Lui ha sposato te, ma ama me – mi sussurrò l’amica, evitando il mio sguardo

“Si è sposato con te, ma ama me,” sussurra l’amica senza incrociare lo sguardo.

“Marina, vuoi un caffè?” chiede Lucia accendendo il bollitore e prendendo due tazzine dalla credenza.

“Sì, grazie. Ma forte, ho un mal di testa terribile,” Marina si massaggia le tempie e si lascia cadere sulla sedia della cucina, esausta.

Lucia versa il caffè in silenzio, poi si gira verso l’amica. Si conoscono da più di dieci anni, dai tempi dell’università, e Lucia sa sempre cosa passa per la testa di Marina. Oggi la vede stanca, con occhiaie profonde e i capelli raccolti in fretta in una coda di cavallo.

“Sei tornata tardi anche ieri sera?” chiede con cautela.

Marina annuisce, fissando il motivo della tovaglia di plastica.

“Fino all’una e mezza a sistemare i rapporti. Dovevano essere consegnati oggi, ma i numeri non tornavano. Immagina, arrivo a casa e Luca già dorme. Al mattino mi sveglio e lui è già uscito. Una settimana così.”

Lucia le porge la tazzina fumante e si siede di fronte. Nei suoi occhi compare qualcosa di strano, ma Marina non se ne accorge.

“Comè andata dopo il matrimonio, in generale?” chiede Lucia, mescolando lo zucchero nel caffè.

“Bene, credo,” Marina alza le spalle. “Ci stiamo abituando. Sai comè, il primo anno è il più difficile. Mia madre dice che è normale, ci vuole tempo per adattarsi.”

“Adattarsi,” ripete Lucia, e nella sua voce cè una nota amara.

Marina finalmente alza lo sguardo e fissa l’amica.

“Lucia, che succede? Sei strana oggi.”

“Tutto a posto,” fa un gesto vago. “Solo stanchezza. Lavoro, poi a casa cè il caos per la ristrutturazione. Non so dove sbattere la testa.”

Ma Marina è già in allerta. Si conoscono troppo bene per nascondersi le cose. Lucia ha lo stesso sguardo di quando, all’università, le confessò di essersi innamorata del professore di filosofia. La stessa luce negli occhi, la stessa tensione nella voce.

“Lucia, dimmi cosa cè. Siamo amiche,” insiste Marina.

Lucia si alza, va alla finestra, rimane in silenzio a guardare il cortile. Poi si gira di scatto.

“Marina, devo dirti una cosa. Non so come la prenderai.”

“Cosa?” il cuore di Marina accelera.

“Riguarda Luca.”

“Luca?” Marina posa lentamente la tazzina. “Cosa cè con lui?”

Lucia si avvicina, ma non alza gli occhi.

“Ci vediamo. Da sei mesi.”

Marina si blocca. Le parole non le entrano in testa subito.

“Come vi vedete?”

“Così. Dopo il lavoro. I weekend quando vai dai tuoi genitori. Marina, scusami, non volevo è successo senza volerlo. Marina fissa Lucia senza parlare, il respiro fermo, le mani gelate attorno alla tazzina ormai fredda. Poi si alza lentamente, va alla porta, la apre. “Vattene,” sussurra. Lucia cerca di dire qualcosa, ma le parole si dissolvono in un singhiozzo muto. Esce senza voltarsi. La porta si chiude piano. Fuori, la pioggia ha cominciato a cadere, leggera, come se il cielo avesse aspettato quel momento per cominciare a piangere.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

fifteen + 15 =