Il campanello suonò con un *ding* insistente, segnale che qualcuno era arrivato. Elisa gettò il grembiule, si asciugò le mani e andò ad aprire la porta. Sulla soglia cerano sua figlia e il suo ragazzo. La donna li fece entrare in casa.
Ciao, mamma! la figlia le diede un bacio sulla guancia. Ti presento Vincenzo, sarà il nostro coinquilino.
Salve, salutò il ragazzo con un cenno di capo.
E questa è la zia Luisa, precisò Elisa.
Signora Lucia, corresse la figlia.
Mamma, che cè per cena?
Purea di piselli e salsicce.
Io non mangio la purea di piselli, rispose Vincenzo, si tolse le scarpe e si diresse verso la stanza.
Ma dai, mamma, Vincenzo non mangia i piselli! esclamò la figlia con gli occhi spalancati.
Vincenzo si buttò sul divano, scaricando lo zaino a terra.
Questa è la mia stanza, disse Elisa, indicando il piccolo angolo dietro il divano.
Andiamo, ti mostro dove vivremo, chiamò Lorenzo, la sorellina di Elisa.
Io mi sento già a casa, borbottò il ragazzo alzandosi.
Mamma, pensa a cosa dargli da mangiare.
Non lo so, ci rimane solo mezza confezione di salsicce, alzò le spalle Elisa.
Va bene, con un po di senape, ketchup e pane, rispose Vincenzo.
Perfetto, commentò Elisa, dirigendosi verso la cucina. In passato la casa era piena di gattini e cuccioli; ora invece era la volta di nutrire quel genero. Si versò una ciotola di purea di piselli, adagiò due salsicce grigliate sul piatto, spostò la ciotola dinsalata e si mise a cena con gusto.
Mamma, perché mangi da sola? entrò la figlia.
Perché sono appena tornata dal lavoro e ho fame, rispose Elisa, masticando una salsiccia. Chi vuole mangiare, si serva da solo o lo prepari. E poi, una domanda: perché Vincenzo vive con noi?
Perché è mio marito.
Elisa quasi si strozzò.
Mio marito?
Sì, così è. La tua figlia è ormai grande e può decidere se sposarsi o no. Io ho già diciannove anni.
Non ci avete nemmeno invitati al matrimonio.
Non cè stato alcun matrimonio, ci siamo semplicemente sposati e basta. Ora siamo marito e moglie, quindi viviamo insieme, rispose Lorenzo, guardando la madre che ancora mastica.
Bene, congratulazioni! E perché senza cerimonia?
Se hai soldi per il matrimonio, li puoi darci; troveremo qualcosa da fare con loro.
Capito, continuò Elisa, inghiottendo lultimo boccone. Perché proprio qui?
Perché hanno un monolocale e vivono quattro persone.
Quindi non avete considerato laffitto?
Perché dovremmo affittare se ho già la mia stanza? si stupì la figlia.
Chiaro.
Allora ci dai qualcosa da mangiare?
Ecco la pentola con la purea sul fuoco, le salsicce in padella. Se non è abbastanza, cè ancora mezza confezione in frigo. Prendete, servitevi e mangiate.
Mamma, hai un *genero* adesso, sottolineò Lorenzo lultima parola.
E allora? Devo fare una danza rituale per festeggiare? Mamma è stanca, basta con le scenette. Se volete muovervi le mani e i piedi, fate da soli.
Ecco perché non sei sposata! sbottò Lorenzo, guardando la madre con rabbia, poi sbatté la porta della sua stanza.
Elisa finì di mangiare, lavò i piatti, pulì il tavolo e si diresse verso la sua stanza. Si cambiò, prese la borsa con gli abiti sportivi e andò al centro fitness. Era una donna libera, che trascorreva qualche sera alla settimana in palestra e in piscina.
Quasi alle dieci di sera tornò a casa. Con la speranza di un tè caldo trovò la cucina in completo caos, come se qualcuno avesse tentato di cucinare senza sapere cosa fare. Il coperchio della pentola con la purea era sparito, il contenuto si era seccato e incrinato. La confezione delle salsicce giaceva sul tavolo, accanto a del pane raffermo senza sacchetto. La padella era bruciata, il rivestimento antiaderente raschiato con una forchetta. Il lavandino era pieno di piatti, e sul pavimento cera una pozzanghera di qualcosa di dolce. Laria puzzava di sigarette.
Ma guarda che novità! Lorenzo non si concedeva mai simili disordini.
Elisa aprì la porta alla figlia. I giovani stavano bevendo vino e fumando.
Lorenzo, pulisci tutto in cucina. Domani compri una nuova padella, ordinò la madre, tornando nella sua stanza senza chiudere la porta.
Lorenzo saltò in piedi e corse a inseguirla.
Perché dobbiamo pulire? E dove trovo i soldi per la padella? Io non lavoro, studio. Ti dispiace il piatto?
Lorenzo, sai le regole di casa: mangi? Pulisci. Sporchi? Pulisci. Rotti? Sostituisci. Ognuno pulisce dopo sé. E sì, la padella non è una spicciola, è rovinata.
Non vuoi che viviamo qui, sbottò la figlia.
No, rispose Elisa con calma.
Non aveva voglia di litigare, soprattutto perché non aveva mai avuto problemi con Lorenzo.
Ma io ho la mia parte,
No, lappartamento è tutto mio. Lo ho guadagnato, lho comprato. Tu ci sei solo registrata. Non risolvere i miei problemi con i tuoi soldi. Se volete vivere qui, rispettate le regole, disse Elisa a tono placido.
Vivo tutta la vita secondo le tue regole. Mi sono sposata e ora non ti puoi più permettere di dirmi cosa fare, urlò Lorenzo. E poi sei vecchia, devi cedere lappartamento.
Ti cedo il corridoio del palazzo e un posto sulla panchina del parco. Hai fatto il matrimonio? Non me lhai chiesto. Dormi qui da sola o con il marito altrove, ma lui non vivrà qui, rispose fredda Elisa.
Vai a fare schifo nella tua casa! Vincenzo, ci andiamo, gridò Lorenzo, iniziando a raccogliere le sue cose.
Pochi minuti dopo, il nuovo genero fece irruzione nella stanza di Elisa.
Mamma, non fare storie e andrà tutto bene, disse, barcollando per lalcol. Non scappiamo di notte, se ti comporti bene potremo persino fare lamore in silenzio.
Che mamma sei, si irritò Elisa. La mamma e il papà sono rimasti a casa tua, quindi smettila di creare problemi e porta la tua nuovissima moglie con te.
Sì, adesso, il ragazzo alzò il pugno verso la suocera.
Ah, certo, adesso, ribatté Elisa, afferrando il pugno con le unghie ricoperte di smalto.
Smettila, pazza! urlò Lorenzo, cercando di strappare la madre dal genero.
Elisa spinse la figlia indietro e colpì Vincenzo al reggiseno con il ginocchio, poi lo colpì al collo con il gomito.
Documenterò le percosse, minacciò il ragazzo. Ti denuncerò.
Aspetta, chiamo la polizia così sarà più facile da documentare, rispose Elisa.
I giovani fuggirono, lasciando lappartamento ordinato.
Non sarai più mia madre, gridò Lorenzo per lultima volta, e non vedrai mai più i tuoi nipoti.
Che peccato, commentò ironicamente Elisa. Almeno vivrò per me stessa.
Guardò le sue mani: alcune unghie erano rotte.
Solo perdite da parte vostra, borbottò Elisa.
Dopo la loro partenza pulì la cucina, gettò la purea e la padella rovinata, e cambiò le serrature dellappartamento. Tre mesi dopo, mentre stava uscendo dal lavoro, la figlia la incontrò davanti allufficio. Era molto dimagrita, le guance erano incassate, e laspetto generale trasmetteva tristezza.
Mamma, che cè per cena? chiese.
Non lo so, scrollò le spalle Elisa, non ho ancora deciso. Tu cosa vuoi?
Pollo e riso, inghiottì Lorenzo, e insalata russa.
Allora andiamo a prendere il pollo, rispose la donna. Linsalata russa la fai tu.
La figlia non fece altre domande, e Vincenzo non tornò più nella loro vita.
/Autrice: Elena Ferrara/.







