Ciao, ti racconto un po di quella pazza avventura che è capitata a Vincenzo, proprio come se te la stesse raccontando al volo.
Quando a Ludovica è iniziato il travaglio, Vincenzo era in un giro di consegne con il suo camion. Due giorni più tardi, senza neanche fare tappa a casa, è corso subito al reparto maternità, ma gli hanno detto che la moglie aveva firmato un documento di rinuncia ai neonati maschilidue gemelli. Ha detto che non voleva più neanche i due piccoli che aveva già, perché aveva già i treanni di Antonio e Andrea, e se ne è andata.
Vincenzo era ancora incerto se fossero davvero suoi figli, ma si è incazzato davvero tanto: Ludovica ha davvero superato tutti i limiti! Corse a casa, ma non lha trovata; lei aveva impacchettato le sue cose, lasciato i due micetti di tre anni con la nonna Vera, e se ne era andata. A Vincenzo non rimaneva più che la vecchia nonna e la pensionata del quartiere; mandare i bambini in un orfanotrofio sembrava unoffesa troppo grande. Così ha seguito il consiglio di un amico e ha assunto una babysitter.
Lavorava come autista a lunga percorrenza, guadagnava bene, quindi poteva permettersi una tata. Una mattina ha bussato alla porta del vicino e ha chiesto a Marina, una ragazza di 19 anni, timida ma già educatrice in un asilo. Allinizio esita, ma Vincenzo lha convinta e lei ha lasciato il lavoro in asilo per prendersi cura dei quattro piccoli: i due neonati, Davide e Domenico, e i due bimbi di tre anni, Antonio e Andrea.
Vincenzo, fra un volo e laltro, non ci stava molto a casa, ma quando era lì erano tutti insieme: lui, Marina e i quattro ragazzini, due combinaguai rumorosi e due cicciolini che piangevano solo quando avevano fame. Lì cera sempre qualcosa da fare: comprare vestiti, sdraiarsi sul divano a ridere, lanciare i bimbi a turno. Una mattina si sono svegliati entrambi nello stesso letto, e una settimana dopo hanno presentato la domanda al comune per registrarsi come coppia.
Intanto Vincenzo aveva già avviato il divorzio e aveva tolto a Ludovica la custodia dei figli. Marina non ascoltava nessunoné i genitori né le amicheche la mettevano in guardia sul fatto che non era davvero una coppia. Lei amava i ragazzi e si era affezionata a Vincenzo, credendo che lui lavrebbe rispettata e curata.
Il matrimonio è stato semplice, in cerchio ristretto, senza vestito da sposa né velo. Limportante è vivere bene, ha detto Vincenzo, e Marina ha annuito. Ma la vita non è stata così dolce. Vincenzo è risultato un marito poco presente: la casa, i bambini, laiuto domestico, quasi nessuno. Si lamentava di essere stanco dopo i viaggi, chiedeva di riposare a casa, si bevesse un bicchierino di grappa, e poi spariva sempre più spesso, lasciando poche risorse per pannolini e frutta. Quando Marina provava a parlare, lui la tagliava bruscamente: Se non ti piace, vattene! Ma lei non poteva abbandonare i bambini.
Sono passati due anni. Un giorno Vincenzo, tornato da un lungo giro, si è seduto sul divano e ha chiamato Marina:
Non girerò intorno, ti dirò tutto. Ho una donna in un paesino vicino, la vedo più spesso di te e presto avremo un bambino. Mi sposo con lei e voglio divorziare da te. Scusa.
Marina è rimasta senza parole. Non ti darò i bambini! ha sussurrato. E il bambino è tuo? ha risposto Vincenzo, irritato. Non voglio che tu mi legga la morale, ho già una tata. Mi serve solo il divorzio.
Marina ha accettato, a patto che Vincenzo le concedesse ladozione dei due maschietti e non avesse mai dovuto dire loro che non era la loro madre biologica. Prometti di non parlare male di me ai ragazzi, devono rispettare il padre, ha aggiunto Vincenzo.
Così si sono separati in silenzio. Marina ha detto ai bambini che il papà era partito per lavorare allestero, a costruire case per i più poveri, e che ci metterà un po a tornare. Hanno venduto la vecchia casa e ne hanno comprata unaltra in una zona più vicina: niente dispute, solo tranquillità.
Marina, dopo il liceo, ha fatto un corso da parrucchiera e ha iniziato a tagliare i capelli dei vicini, poi di amici di amici. Il suo talento è diventato famoso, le entrate bastavano per tutto. Non chiedeva nulla a Vincenzo.
Papà, tornerà da noi per la scuola? chiedevano Andrea e Antonio, preparando gli zaini.
No, figli miei, ha ancora tante case da costruire, rispondeva Marina, alzando gli occhi al cielo.
Vincenzo non si è più fatto sentire; Marina non voleva più sapere nulla di lui. Limportante era averli lì, vicini, crescere insieme: leggere, cantare, giocare a calcio, spruzzarsi acqua fresca al mattino. La sera facevano il tè e inventavano fiabe, che Marina trascriveva in un grande taccuino.
Un giorno, mentre raccontava la storia di Il principe Giovanni e il lupo grigio che impastano una torta per la principessa, la principessa diventa un cucciolo di cane e poi si esibisce al circo, i ragazzi, ormai grandi, si erano già laureati, i più anziani erano sposati e avevano portato un nipotino a Marina.
Era una domenica di festa, il compleanno di Davide e Domenico. Il sole scaldava, la musica riempiva il cortile, il tavolo era pieno di cibo, le mogli di Davide e Domenico preparavano le portate, e i ragazzi, con gli amici, sistemavano la tavola. Marina, appoggiata al telaio della porta, sorrideva pensando a quanto fosse felice.
Mentre osservava la sua famiglia, un uomo anziano, vestito di una camicia stropicciata, pantaloni sportivi sfilacciati e vecchie scarpe, entrò nel cortile. Si avvicinò, guardò il gruppo e gridò:
E allora perché non accogliamo il papà?
Tutti si fermarono. Marina riconobbe a malapena Vincenzo, che barcollava verso i figli. Cercò di abbracciare Davide, ma i ragazzi si allontanarono, respingendo lodore di vecchio alcol.
Marina, dì ai bambini chi sono, devono rispettare il padre! insistette lui.
Marina, sconvolta, non sapeva come spiegare che quelluomo, che un tempo costruiva case per i poveri in terre lontane, non era altro che un vecchio ubriaco che li aveva abbandonati. Il silenzio riempiva laria, poi Andrea, il più grande, parlò:
Rispettiamo il padre? E dove sei stato per tutti questi anni? Forse dovremmo rispettare chi ci ha cresciuti davvero, la mamma!
Mia madre? Non è nemmeno una madre, è solo una tata! sbottò Vincenzo.
Marina, con gli occhi pieni di lacrime, corse dentro, si chiuse in camera dove i nipotini dormivano, si sedette sul letto e pianse. Quando aprì gli occhi, vide i suoi figli, ormai uomini forti e belli, abbracciati, sorridenti, con il Libro delle Fiabe in mano. Andrea le porse la copertina e, sullultima pagina, cera scritto in grandi lettere:
**E vissero tutti felici e contenti, perché avevano con sé la loro mamma, la più amata e la migliore al mondo.**
Ecco, questa è la storiaun po triste, un po dolce, ma alla fine la vita ha trovato il suo modo di sorridere. Ti mando un abbraccio!







