La sera sta per concludersi e nellappartamento di Milano dove vivono Ludovica, suo marito Marco e la suocera Nonna Maria, di solito regna un silenzio quasi irreale. Oggi, però, non è così fin dal mattino. Il bimbo di due anni, Matteo, fa i capricci, Nonna Maria trova sempre un motivo per lamentarsi, e Ludovica si sente ormai esausta. Fa del suo meglio: prepara i piatti preferiti dalla suocera, pulisce lappartamento, si prende cura di Matteo. Ma accontentare Nonna Maria sembra impossibile.
Ludovica, hai di nuovo piegato gli asciugamani in modo sbagliato brontola la suocera, passando accanto al bagno. Quante volte ti devo dire di metterli a casa e non lontano!
O forse:
Hai vestito il bambino in modo sbagliato, Ludovica! Fuori è fresco e lo hai messo in una maglietta leggera! Si prenderà un raffreddore!
Ludovica sospira ogni volta. Non alza la voce, sopporta, spera che col tempo le cose si sistemeranno, che Nonna Maria si abituerà a lei, a Matteo, alla loro vita insieme. Quando la tensione diventa insopportabile, Marco di solito tace. Se Ludovica prova a lamentarsi, lui risponde indifferente:
Non farci caso, Ludovica. È solo una mamma anziana, i suoi nervi.
Ludovica prepara una sorpresa per il loro anniversario di matrimonio. Ordina una piccola torta, compra a Marco una nuova cintura di pelle, che desidera da tempo. Vuole organizzare una serata intima, solo per loro tre con Matteo, naturalmente.
Il giorno della festa, quando la cena è quasi pronta e Matteo, per fortuna, dorme, Nonna Maria scoppia in unaltra scena. Questa volta è per colpa, a suo avviso, del zuppa troppo salata. La zuppa è però ordinaria.
È immangiabile! urla la suocera, sbattendo il cucchiaio sul tavolo. Vuoi avvelenarmi? Ludovica, non sai neanche cucinare!
Ludovica resta accanto al fornello, stringendo il mestolo. Lanniversario, la torta, la sorpresa scivolano via. Si volta verso Marco, che è seduto al tavolo con lo sguardo abbassato. Aspetta che lui dica qualcosa, che la difenda, che metta fine a quellassurdo. Ma lui resta in silenzio.
Marco dice piano Ludovica. Dirai qualcosa?
Lui si alza, esce lentamente dalla cucina e si dirige verso il corridoio. Ludovica lo segue.
Hai ragione, mamma dice Marco senza guardarla. Fai sempre tutto storto.
Le lacrime le scendono agli occhi. È lultima goccia. Guarda il marito, lui fissa il muro.
Capisci davvero quello che stai dicendo? la sua voce trema. È il nostro anniversario! Io ho cucinato, ho cercato di fare del mio meglio! E tua madre
Marco si volta di scatto. Nei suoi occhi non cè rabbia, solo stanchezza e unindifferenza quasi glaciale.
Se non ti piace mia madre, vattene.
Quelle parole suonano così ordinarie, così banali, che Ludovica non le capisce subito. Le pronuncia come se le stesse consigliando, non come una sentenza. Poi si volta e va nella camera. La cena è rovinata. La festa è rovinata. Tutto è rovinato.
Ludovica si siede sul letto della loro camera, abbracciando Matteo addormentato. Le lacrime si asciugano, lasciando striature salate sul viso. È sotto shock. Lui le ha detto: «Vattene». È serio? È la loro casa, la loro famiglia. Come può abbandonarla così, con il figlio? Non prende la valigia. Non crede che sia davvero così. Pare un brutto sogno che finirà al mattino.
Passa un giorno. Poi un altro. Marco non si scusa. Si comporta freddo, distante. Torna dal lavoro, mangia in silenzio, poi si chiude nella sua stanza o si siede al computer. Parla a malapena con lei. Gioca con Matteo in modo formale, senza lentusiasmo di prima.
Quando Ludovica prova a parlare, lui la respinge.
Mia madre è molto offesa. Ha detto che lhai insultata.
Lho insultata? non riesce a credere alle proprie orecchie. Mi ha rimproverata per la zuppa!
Non importa interrompe Marco. Dipende da te. Fai il primo passo. Scusati. Forse allora ti perdonerà.
Le sue parole non contengono riconciliazione, solo un ultimatum. Ludovica comincia a capire. Non è più casa sua. È solo una presenza temporanea, tollerata finché è comoda, finché svolge tutti i compiti. Non appena smette di essere perfetta, può essere buttata via come uno scarto. La paura che aveva il primo giorno si trasforma in una consapevolezza opprimente. Non è una famiglia. È un gioco di lealtà unilaterale. Deve essere leale a Marco, a sua madre, ai loro capricci. Loro non le devono nulla.
Guarda il figlio addormentato. Non gli appartiene quel posto. Anche a lei non appartiene. Quellabitazione, quellatmosfera la distruggono lentamente ma inesorabilmente. Marco, suo marito, osserva passivamente. E, come scopre, è lui a spingerla verso il baratro.
Marco è al bar con il suo amico Andrea. Parla lentamente, ponderando ogni frase.
Ascolta, vecchio, ho un problema con Ludovica comincia. Sì, con Ludovica. È un rebus.
Andrea sorseggia il caffè.
Che succede? La suocera?
Marco annuisce.
Sì. Mamma è anziana, ha i nervi tesi. E Ludovica è giovane, dovrebbe adattarsi. Ma non vuole. Sempre litigi, sempre pretese.
Si sente stanco di questa guerra infinita. Le liti continue, le lamentele della madre, linsoddisfazione di Ludovica lo logorano. Vuole pace.
Sono stanco di queste continue tensioni continua Marco, aprendo le braccia. A dirla tutta, forse sarebbe meglio separarci. Non ne posso più di vivere in questo perenne stress. Da una parte la mamma, dallaltra lei, e io al centro. Perché tutto questo?
Andrea ascolta in silenzio.
Le ho detto chiaramente: se non ti piace mia madre, vattene. Cosaltro potevo dire? La mamma è sacra. È lei che mi ha cresciuto. È sola. E Ludovica è sempre scontenta.
Nella sua voce non cè rimorso, solo una rabbia autogiustificata e il desiderio di sbarazzarsi del problema. Non vuole assumersi la responsabilità; vuole che sia Ludovica a decidere di andare via. Così la sua coscienza rimane intatta. Non la caccia, la fa decidere di partire.
Che sia lei a decidere ripete, convinto di aver ragionato con se stesso. Sono stufo. Voglio vivere sereno. Tornare a casa e trovare il silenzio. Che nessuno si lamenti più.
Non riconosce la sua colpa. È certo che la colpa sia di Ludovica, che non riesce a trovare un punto dincontro con sua madre. Non vuole ammettere che il problema sta nella sua inazione, nella sua mancanza di difesa. Lunica soluzione per lui è che lei se ne vada.
Il giorno dopo Ludovica prende una piccola monolocale vicino, trovata grazie a qualche conoscente. Sposta le sue cose in silenzio, senza scenate. Marco è al lavoro. Un autista arriva con una utilitaria e, in poche corse, trasportano tutto lindispensabile: i vestiti di lei e di Matteo, qualche giocattolo, qualche libro. Niente di superfluo. Nessuna urla, nessuna discussione, nessuna lacrima.
Quando Marco torna dal lavoro, lappartamento sembra stranamente vuoto. Entra nella camera da letto. Sul letto non cè più traccia dei suoi effetti. Nessuna prova della sua presenza. Va in cucina. Il suo piatto non finito è ancora lì. Sul tavolo cè un biglietto. Breve, senza emozioni.
«Hai detto ho fatto. Spero ti sia più facile».
In basso, in piccolo, aggiunge: «Matteo è con me».
Marco legge il biglietto più volte. Non lo crede. È davvero andata via? Immagina che passerà qualche giorno da sua madre, si scombinerà, poi tornerà a chiedere scusa. Aspetta una sua chiamata. Un giorno, due, tre. Nessuna chiamata.
Inizia la settimana successiva. Torna a casa e non sente più il riso dei bambini. Matteo non corre più verso di lui gridando Papà!. Lappartamento è silenzioso. Troppo silenzioso.
Chiama Ludovica.
Ciao, come state?
Bene risponde lei, con voce piatta, senza rancore ma senza calore. Matteo sta dormendo.
Quando torni? chiede Marco, sorpreso dal tremore nella sua voce.
Perché? Tu stesso hai detto: Se non ti piace vattene. Sono andata via.
Ma non pensavo che balbetta lui.
Io lho pensato lo interrompe Ludovica. E ho deciso. Così è più facile per te. E per me. E per Matteo.
Riattacca. Marco resta sul divano, fissando un punto immobile. Ha costruito tutto con le sue mani. Non è stato un errore. È stato lui a cacciarla.
Passano alcuni mesi. Marco vive con la madre. Lappartamento che desiderava liberare dalla tensione costante è davvero tranquillo. Troppo tranquillo.
Nonna Maria, ora, è costantemente scontenta. Tutte le sue lamentele si rivolgono a lui.
Marco, non metti il mestolo così! sbraita. Stai sbattendo il tavolo!
Marco, perché di nuovo il tè è sul piatto sbagliato? Ti avevo chiesto di metterlo sul tovagliolo!
Marco, perché mangi così lentamente? Ho già sistemato tutto!
Ciò che prima irritava Ludovica ora è la realtà di Marco. Le continue prediche, le offese infondate, le critiche per qualsiasi motivo. Nessuno lo ostacola. Nessuno lo contrasta. Solo il silenzio, interrotto dalla voce della madre e dal suo potere invadente.
Si sveglia al mattino e la prima cosa che sente è la voce di sua madre. La sera, la prima cosa che lo accoglie è di nuovo quella voce. È intrappolato nella sua stessa trappola. Voleva liberarsi da Ludovica per vivere in pace. Ha ottenuto quella pace: un silenzio morto, accompagnato da uninsoddisfazione perpetua.
A volte scorge Ludovica da lontano, quando passeggia con Matteo al parco. Sembra serena. Libera. Senza urla, senza lotte, senza discussioni. È semplicemente partita, come lui le aveva proposto, portandosi via tutto ciò che rendeva la sua vita piena.
È il padrone della sua casa. Ma in quella casa non cè né amore né gioia né calore. Solo silenzio e un potere estraneo. E quella nuova realtà è la sua punizione quotidiana.







