— Quando potremo trasferirci nella vostra nuova casa? — chiese la suocera senza giri di parole. — Non ha capito? — si irrigidì Livia. — Beh, dato che avete già concluso tutto, abbiamo deciso che presto anche noi verrete invitati a casa vostra.

Quando potremo trasferirci nella vostra nuova casa? chiese la suocera, puntuale come un orologio.
Non ho capito? si irrigidì Ginevra, i nervi al limite.
Se avete già finito tutto, allora contiamo di invitarci presto da voi concluse Giorgio, con un sorriso che non nascondeva nulla.

Nicolò, ti rendi conto che stai oltrepassando tutti i limiti? Ginevra non riusciva più a trattenere le emozioni, soprattutto mentre il marito fingeva di non capire perché fosse così agitata.

Forse, pensò, avevano architettato tutto fin dal principio: farle investire anni della sua vita e tutti i risparmi in quella costruzione, per poi lasciarla senza nulla.

I giovani non avevano seguito lesempio dei coetanei, che compravano piccoli appartamenti a prezzi esorbitanti. Finché Ginevra e Nicolò si erano conosciuti, avevano deciso di costruire una casa. Era più economico, più veloce e più vantaggioso: al posto dei trentatré metri quadrati di un appartamento, ottenevano centotrenta metri per la stessa cifra.

Avremo spazio per i bambini e potremo tenere gli animali domestici senza problemi esultava Ginevra.

Per fortuna il terreno era già in loro possesso. Apparteneva alla zia Carla, che lo aveva intestato alla nipote una volta capito la serietà del progetto.

Non ti ho fatto un regalo di nozze davvero significativo, perciò questo sarà il mio dono: un posto dove far crescere i vostri figli disse la zia, e poi il terreno è rimasto inutilizzato da ventanni, sarebbe bello che servisse a qualcosa.

Non fu però facile: per risparmiare, la coppia doveva occuparsi di alcune fasi del lavoro da sola, lavorando anche dopo lorario dufficio, nei weekend e persino sotto la pioggia.

Ginevra dovette attingere alleredità; le arrivò la liquidità dalla vendita dellappartamento di sua nonna e la investì nella costruzione.

Quando, finalmente, la casa fu pronta, capirono che ogni minuto di fatica era stato ben speso.

Ovviamente la casa non era ancora del tutto finita: mancavano ancora molti dettagli di struttura e finitura, ma il fatto che fosse già abitabile riempiva gli sposi di una gioia travolgente.

Iniziarono a trascorrere le notti nella nuova dimora, a invitare amici. Ginevra rimpiangeva solo una cosa: i genitori di Nicolò non le avevano mai offerto aiuto, nonostante le numerose richieste.

I genitori avevano sempre impegni molto importanti e non riuscivano a dare una mano né per la recinzione, né per piantare lalbero di Natale, né per portare il frigorifero. Eppure possedevano un 4×4 con rimorchio, il mezzo ideale per le consegne fuori città. Così, alla fine, furono i giovani a pagare la consegna.

Sono sempre occupati? Ma perché? Sono pensionati, dopotutto si domandava Ginevra.

Non si può negare, sbuffò Nicolò.

Ginevra intuì che i genitori fossero davvero impegnati, ma un piccolo dubbio serpeggiava nel suo animo.

Ginevra, oggi arriverà il nuovo televisore. Lo accetterai? chiedeva Nicolò, masticando in fretta un panino nella cucina splendente.

Certo, a che ora?

Dovrebbero arrivare nel pomeriggio, tra le 15 e le 20. Ho dato loro il tuo numero, hanno promesso di telefonare unora prima.

Grazie, ti ho preparato il pranzo da portare al lavoro.

Grazie mille, vado Nicola baciò Ginevra sulla guancia e si diresse verso lingresso.

Verso le quattro, bussarono alla porta.

Ginevra era certa che si trattasse della consegna, ma era strano non aver ricevuto la telefonata promessa. Aprì la porta. Sulluscio cerano i genitori di Nicolò: Lidia Barone e Giorgio Barone.

Oh! Ginevra balbettò, colta di sorpresa, incapace di salutare.

Ciao, Ginevrina! Non mi riconosci? Saremo ricchi! sorrise Lidia, facendo una risata un po troppo forzata.

Scusate, vi riconosco, è solo che non mi aspettavo che veniste.

Ci fate entrare? strizzò locchio Giorgio.

Oh, sì, entrate pure.

I genitori si infiltrarono nel salone spazioso, che si apriva sulla zona cucina, e scrutavano lambiente.

Che bellezza! esclamò Lidia, scuotendo la testa con entusiasmo. È meglio aver costruito una casa anziché comprare un appartamento. Una casa è solidità, spazio per tutti!

Bene annuì Ginevra.

Quando potremo trasferirci nella vostra nuova casa? chiese di nuovo la suocera.

Non ho capito? si irrigidì Ginevra.

Se avete finito, allora ci inviterete presto, vero? ipotizzò Giorgio.

Non avevamo pensato a una casa per quattro persone barcollò Ginevra, confusa dalle domande.

Ma noi non siamo dei principi! Una sola stanza ci basta! rise Giorgio.

Noi, Ginevrina, pensavamo di aumentare la pensione e di affittare il nostro appartamento, ora che abbiamo dove stare spiegò Lidia.

Lavete discusso con Nicolò? chiese Ginevra, che non gradiva lidea dei genitori di suo marito.

Non ancora, ma lui non si opporrà, ne sono certo.

Ginevra rimase sconvolta da tanta spregiudicatezza. I genitori non avevano mai risposto alle richieste di aiuto e ora volevano stabilirsi nella loro casa, guadagnando anche qualche affitto.

Non trovò la forza di contrapporsi, ma sperava in Nicolò.

Siamo dei ospiti! sbottò Giorgio. Almeno offriteci del tè!

Certo, con piacere rispose Ginevra, sottomessa.

I genitori sorseggiavano il tè con calma, seduti al tavolo della sala, quando il cellulare squillò.

Il fattorino si scusò per non aver chiamato lora concordata e comunicò di essere già arrivato. Ginevra andò a ricevere il televisore. I corrieri aiutarono a portare la grande scatola dentro e si congedarono cortesi.

Che imponente! esclamò Giorgio. Dove lo mettiamo?

Qui, indicò Ginevra il muro vuoto.

Perfetto, la sera ci sederemo sul divano a guardare le notizie.

In realtà non avevamo previsto di installare unantenna.

Ah, che ridicoli! E allora cosa guarderete? Uno schermo vuoto?

Niente. Film, serie, video in streaming. Oggi quasi nessuno guarda la TV tradizionale, se non gli anziani scrollò le spalle Ginevra.

Allora siamo noi! rise Lidia. Parlerò con Nicolò per farci mettere lantenna.

Ginevra contava i minuti allarrivo di Nicolò, pregando che non fosse fermo al lavoro. Fortunatamente, arrivò puntuale.

Ecco Nicolò! esclamò, appena sentì il rombo del motore.

Ginevra corse al corridoio per incontrarlo.

I tuoi genitori sono venuti e vogliono trasferirsi da noi sussurrò, stringendolo al collo.

Cosa?! sbottò lui.

Silenzio, ti spiegheranno tutto.

Da quando? chiese Nicolò, perplesso.

Sono arrivati a vedere la casa, tutto ci è piaciuto! commentò Giorgio.

Che stanza? Sta per nascere un bambino e non cè spazio replicò Nicolò, preoccupato.

Ma avete altre due stanze al piano di sopra! intervenne Lidia.

Sì, una per i bambini, una per gli ospiti. Spesso gli amici rimangono a dormire, facciamo festa Siamo giovani, sai? sorrise Nicolò.

Noi non amiamo il rumore osservò Lidia, fissando luomo.

Dovrete parlare più piano, allora concordò.

Perché? domandò Nicolò.

Lo abbiamo già detto a Irene: vogliamo trasferirci, affittare il nostro appartamento e guadagnare un po. affermò fermamente Giorgio.

Non cè posto per noi scrollò le spalle Nicolò.

Figlio mio, come è possibile? Non cè spazio neanche per i genitori? esclamò Lidia, con voce dolce ma ferma.

E i genitori hanno trovato tempo per aiutarci? ribatté Nicolò. Neanche un frigorifero riescono a consegnare! Non siete mai venuti, ora volete anche guadagnare sul nostro tetto? No, non sarà così. Vi voglio bene, ma non abbiamo spazio.

Giorgio e Lidia si scambiarono uno sguardo.

Andiamo, Lidia, è ora di partire disse brevemente il padre.

Andiamo.

Silenziosi, si alzarono e si avviarono verso lingresso.

Quando se ne andarono, Ginevra si lanciò su Nicolò e lo strinse al collo.

Grazie di cuore! Avevo paura che ti schierassi dalla loro parte confessò, ancora agitata.

Perché dovrei? Ti ho visto disperata ogni volta che rifiutavano di aiutare. Non voglio accettare il loro inganno: Vogliamo guadagnare affittando. Non è una scusa per vivere nella nostra casa.

Grazie! Ginevra si appoggiò più forte a lui.

Di nulla, sorrise Nicolò. Ora, per ringraziarmi, prepara la cena!

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— Quando potremo trasferirci nella vostra nuova casa? — chiese la suocera senza giri di parole. — Non ha capito? — si irrigidì Livia. — Beh, dato che avete già concluso tutto, abbiamo deciso che presto anche noi verrete invitati a casa vostra.
Una Rinascita di Felicità: «Signore, la prego, smetta di seguirmi ovunque vada! Gliel’ho già detto, sono in lutto per mio marito. Non mi perseguiti! Inizio ad avere paura!» – gridavo quasi esasperata. «Mi ricordo, mi ricordo… Ma ho l’impressione che il lutto lo porti per te stessa. Mi scusi», insisteva il mio… corteggiatore. …Ero in una casa di cura nei pressi di Abano Terme. Cercavo solo pace e il cinguettio degli uccelli del bosco, non le attenzioni di uomini irritanti. Mio marito era mancato improvvisamente da poco. Avevo bisogno di rimettermi in piedi, capire come andare avanti dopo una simile perdita. …Io e mio marito Oleg avevamo appena iniziato la ristrutturazione del nostro appartamento a Bologna, risparmiavamo ogni centesimo, eravamo pieni di progetti… e invece, tutto finito. Un infarto se l’era portato via. Mi ritrovai sola, con due figli adolescenti e i sogni in sospeso. Non sapevo da dove ricominciare. Sul lavoro mi diedero un soggiorno alla casa di cura. Non volevo andarci nemmeno sotto tortura. I colleghi mi sgridarono: «Non sei la prima vedova e non sarai l’ultima! Hai dei figli, devi vivere, Marina! Vai, riprenditi, rimetti insieme i pensieri.» Così partii, a malincuore. Dal funerale erano passati quaranta giorni, il dolore era ancora vivo. Alla casa di cura mi misero in camera con una ragazza solare, Vicky, dalla gioia contagiosa (forse troppo). Non mi andava di condividere le mie lacrime. Le corteggiava un animatore locale, come succede sempre in questi posti pieni di single, divorziati e vedovi malinconici. Diffidai Vicky da lui: «Quelli come lui, fidati, hanno già una famiglia altrove!» Lei rideva: «Ma dai, Marina! Nessuno mi imbroglia più ormai…» E la sera usciva a divertirsi. Io invece restavo in camera, persa nei miei pensieri. …Una mattina, finalmente di buonumore, mi avventurai nel bosco. Lì incontrai uno sconosciuto. Lo avevo già notato in mensa: bassino, sguardo impertinente, di sicuro non il mio tipo. Ma era sempre perfetto, elegante, con una voce profonda che mi sorprendeva. Si presentò: «Sono Valentino.» E ad ogni cena si sedeva al mio tavolo con un mazzetto di campanule, sempre più premuroso nelle attenzioni. Non cercavo una relazione, ma lui non desistette. Alla vigilia della partenza, mi invitò per una tazza di tè… e quella sera nacque qualcosa di inaspettato, come un primo raggio di sole dopo tanta pioggia. …Tornata a casa, ricominciò il presente difficile: due figli, la quotidianità, il passato che non mollava la presa. Un giorno ricevetti una lettera… dalla moglie di Valentino! Diceva che sapeva tutto, e che io non avrei avuto comunque mai una vera relazione con lui. Non risposi. Che senso aveva? Sei mesi dopo, all’improvviso, Valentino venne a Bologna. «Ci sposiamo, Marina?» mi propose con timida speranza. Aveva una figlia piccola, anch’egli abbandonata da una madre problematica. Accettai, non senza timori. Convivere fu tutt’altro che facile: tra figli adolescenti, caratteri diversi, vecchie ferite. …Poi successe l’incredibile: mio figlio Andrea e Alena, la figlia di Valentino, si innamorarono e si sposarono a sorpresa. Dopo un periodo di incomprensioni e tensioni, ci invitarono a conoscere il nostro nipotino appena nato. «Vi chiediamo perdono: la vita a volte va dove meno te l’aspetti. Abbiamo chiamato nostro figlio Miroslavo, perché in famiglia ci sia sempre pace.» Così, dopo dolori e prove, è nata la nostra felicità… Una felicità tutta nuova, tutta italiana, finalmente rinata.