Il matrimonio era finito, gli invitati se ne erano andati e la figlia si era trasferita dal marito. Lappartamento di Milano era rimasto silenzioso, quasi vuoto. Dopo una settimana di quiete, io e la mia moglie, Maria, abbiamo deciso di comprare un animale. Volevamo che fosse un sostituto degno della nostra Giulia, che risvegliasse i riflessi genitoriali di nutrire, addestrare, portare a spasso e pulire dopo qualcuno. Inoltre speravo che, a differenza di Giulia, lanimale non fosse un furfante, non rubasse le mie sigarette e non frusciasse di notte nel frigorifero.
Non avevamo ancora deciso che tipo di bestiola acquistare, così abbiamo rimandato la decisione al luogo dove lavremmo trovata.
Domenica scorsa siamo andati al Mercato degli Animali di Bologna, proprio accanto allingresso del bazar. Qui vendevano dei cavie carini, ma io ho rivolto uno sguardo interrogativo a Maria.
Non andava bene, ha risposto lei, la nostra era terrestre.
I pesci erano silenziosi, i pappagalli, variopinti e chiacchieroni, scatenavano lallergia di Maria verso le piume. Una scimmietta mi ha colpito per i movimenti che ricordavano la nostra figlia in fase di adolescenza, ma Maria ha promesso di non farci prendere un cavallo di legno e ho dovuto cedere. Alla fine, con quella scimmia ci avremmo conosciuti al massimo cinque minuti, mentre a Maria mi ero già affezionato.
Rimanevano cani e gatti. I cani, però, richiedono passeggiate continue; i gatti, invece, sono un crogiolo di guai: non mi immagino di fare il venditore di gattini nella metropolitana. Così, abbiamo optato per un gatto.
Il nostro gatto labbiamo riconosciuto subito. Giaceva in un acquario di plexiglass circondato da piccoli gattini. Quegli animaletti spingevano il naso bagnato sul suo pancione peloso e muovevano le zampette assonnate. Il gatto dormiva. Sullacquario pendeva un cartellino con scritto Lillo. La venditrice ci ha raccontato una storia toccante sul suo difficile passato felino: un cane che, crescendo insieme a lui, quasi lo aveva azzannato, lasciandolo senza posto in casa.
Il felino era un persiano di bellissimo manto grigio. Però non cerano documenti che attestassero che il suo naso schiacciato fosse una caratteristica di razza e non un trauma. Nei registri mancanti, il gatto veniva ufficialmente chiamato Cesare, ma rispondeva facilmente a Lillo. Così, lo abbiamo comprato.
Il viaggio verso casa è stato sereno; Lillo ha ronfato silenzioso sotto il sedile dellauto. Giunti allingresso del palazzo, sapendo del mio atteggiamento verso il mutilismo, Maria ha chiesto beffarda:
Sei sicuro che non sia stato castrato?
Mi sono irrigidito. Non per avversione verso le minoranze, ma perché un gatto castrato mi ricorda il mostro di Pasolini, un essere disumano. Ho posato Lillo sul pianerottolo e ho effettuato un primo esame urologico. Nelloscurità del palazzo, i genitali felini coperti di pelo non erano visibili, ma il suo pancione soffice era avvolto da ciocche di pelliccia. Ho provato a evocare sentimenti zooerotici e ho sfiorato larea genitale. Il gatto ha miagolato, ma lambiente sembrava intatto.
Quel giorno, mentre facevamo una revisione del frigo, è arrivata Giulia in visita. Appena ha visto Lillo, ha lasciato sul tavolo una torta già rosicchiata e si è scagliata sul felino. Insieme a Maria, lhanno infilato nella vasca da bagno e lhanno lavato con uno shampoo per bambini. Lo hanno poi avvolto in un asciugamano e, con il mio asciugamano, lo hanno asciugato al phon.
Lillo, ora dal aspetto dignitoso, è stato spazzolato da Maria, che ha rimosso i grovigli di pelliccia. Il gatto si contorceva disgustato. Io, non volendo intralciare, mi sono ritirato in cucina con una birra.
Lidillio della stanza è stato infranto da un miagolio straziante e da un rumore fragoroso. Scrosci di vetri e un urlo. Ho messo da parte la bottiglia e mi sono avvicinato al suono. Maria era seduta sul divano, doveva muovere le braccia macchiate di sangue, mentre accanto a lei cerano forbici e ciuffi di pelliccia. Io e Giulia eravamo accanto al corpo ferito.
Che è successo? ho chiesto.
Maria mi ha fissato con occhi tristi e ha urlato di nuovo:
Iiiooo
Che è luovo? ho replicato.
Si è spaccaaa
Da dove?
Dal gatttt
Non sono un medico, ma ho il sospetto che tali cose non si stacchino così facilmente, soprattutto nei gatti.
Abbiamo pianto e pianto cercando di capire. Per natura sono una brava persona, ma avrei voluto soffocare la moglie. Mi è sempre venuta voglia di uccidere una donna che piange, per compassione, come si fa per un combattente ferito, per non farla soffrire ulteriormente e non farla straziare gli astanti.
Alla fine Maria ha mostrato le mani ancora strette. Sui palmi insanguinati e bagnati di lacrime giacevano due sacchettini di pelliccia. La pelliccia grigia scintillava di gocce di sangue. Si è scoperto che, mentre Maria tagliava i pelucchi tra le zampe posteriori, il gatto si è mosso di scatto. Lei, già puntata con le forbici sul ciuffo, ha incrociato per inerzia ciò che era lì. Era lovaio, ha detto.
Tra singhiozzi e naso che colava, abbiamo capito che il gatto aveva ruggito dal dolore, si era nascosto sotto il divano, graffiando le mani di Maria, e per caso aveva rotto un vaso. Se fossi stato al suo posto, gli avrei morsicato la testa e distrutto lappartamento. Lho detto a Maria, che ha ricominciato a piangere.
Io e Giulia, armati di spazzola, ci siamo accovacciati a terra. Sotto il divano, nellangolo più polveroso, brillavano gli occhi di un neonato castrato. Il gatto ruggiva in maniera minacciosa. Le offerte di salsicce non gli hanno suscitato risposta. Come uomo, lo capivo.
Giulia ha spinto delicatamente Lillo verso il bordo del divano con la spazzola, io cercavo di afferrare la sangue del piccolo chirurgo domestico per le zampe. Lillo era astuto, non si lasciava coglier. Ha continuato a mordicchiare e a battere le zampe sul legno, creando profonde graffiature. Alla fine, ha afferrato la spazzola con gli artigli e si è avvicinato. Dio, che aspetto aveva! Occhi gialli e furiosi. Ragnatele sul muso e sui baffi, polvere centenaria sulla coda. Dopo mezzora con Maria, da un persiano elegante era diventato un barbone castrato. Mi è venuta unanalogia triste.
Lho avvicinato al petto, lo ho accarezzato delicatamente dietro lorecchio. Piano piano Lillo si è calmato, le sue zampe tese si sono rilassate e ha iniziato a fare un forte ron ron. Ha miagolato forte, quasi chiudendo gli occhi. Maria, come una sciocca, ha detto:
Sta male? Tutti i suoi suoni? Chiamerò lambulanza!
Il gatto ha aperto un occhio torbido e, vedendo la tormentatrice, è rimasto in silenzio, quasi a voler ruggire. Lho spinto via le donne e ho portato Lillo in cucina.
Abbiamo sorseggiato birra e chiacchierato, cercando di scaricare lo stress. Ho raccontato quanto sia dura la vita di un uomo quando la casa è popolata solo da donne, e Lillo, con un grugnito, sembrava capire. Dopo un po, si è sdraiato sul mio grembo, scaldandomi con il suo ron ron. La fiducia reciproca ha permesso domande intime e, con garbo, ho allargato le zampe di Lillo. Volevo verificare se il taglio di Maria avesse influito sulla sua fertilità. Lesame ha confermato lassenza di organi riproduttivi maschili. Ho bevuto ancora un sorso di birra e ho continuato a spazzolare. Il segno non è più comparso; probabilmente non è mai esistito. Sul mio grembo giaceva una bella gatta persiana, con il ventre arrotondato. Quello che Maria aveva rimosso erano solo ciocche di pelliccia macchiate di sangue.
Non siamo andati a picchiare la venditrice per linganno. Le esperienze condivise con la gatta ci hanno legato. Ora non si chiama più Lillo, ma Beppe. Ieri, la gatta Coco ha partorito quattro cuccioli soffici. La casa è di nuovo piena di figli.
© Adaptato per la cultura italiana.







