Maria, sbrigati! Sono appena uscito dalla drogheria e ho visto tua nuora. Stava comprando due confezioni di veleno per topi. Dice che i ratti le sono comparsi, ma io so che non hai nemmeno un topo in casa! mi è caduto il passo, i piedi come se fossero ingannati dal sonno. È proprio quello che succede quando si decide di spazzare via la polvere di unintera dimora!
Baroncino mio, amico mio sospirò la signora, uscendo nel cortile con una ciotola di polenta. Siamo rimasti noi due su questo mondo bianco.
Il cane sollevò il muso, leccò gratevolmente la mano della padrona e si lanciò sullimpasto. Maria Niccolini aveva sessantacinque anni, ma sembrava più giovane: robusta, fiera, con i capelli argentati ordinatamente raccolti.
Solo gli occhi tradivano il dolore sopportatouna tristezza così ferma da fare male a guardare.
Sei mesi prima Edoardo si era scontrato in moto. Aveva comprato una cavalla di ferro, un vecchio modello dei quarantanni, come una vecchia promessa. Maria lo aveva rimproverato, ma che poteva fare per il figlio? Un mese dopo arrivò la chiamata dallospedale: una curva, perdita di controllo, la fine.
Dopo il funerale, Natalina portò Andrea via e tornò nella sua città natale. Prima telefonava, voleva parlare con il nipote, poi le chiamate divennero sempre più rare.
Maria insisteva per incontrare il piccolo, perché per legge aveva diritto a vedere il figlioletto. Ma Natalina si giustificava con la malattia del bambino o con gli impegni. Poi, un giorno, cambiò persino il numero di telefono. Maria si recò allindirizzo indicato; i vicini le dissero che Natalina e i genitori avevano venduto lappartamento e si erano trasferiti in unaltra città. Nessuno sapeva dove.
Ehi, Maria! si udì una voce oltre il recinto. Sei ancora viva?
Era Pietro Vassallo, settantaenne vivace, vedovo. Lui e il marito defunto avevano condiviso le famiglie per anni; dopo la scomparsa del compagno, Pietro aveva preso a cuore la cura della vicina.
Vedo, Pietro, dove andrò di lì a poco rise Maria. Entra, prendiamoci una tazza di tè.
Devo andare in città per lospedale e la drogheria, ti porto qualcosa? rise il vicino. No, grazie, ho tutto qui.
Guardati, Maria. Ti conosco: stai lì come una civetta, non esci più. Non è così, cara. Bisogna vivere.
Pietro partì e Maria tornò in casa. Sul muro del vestibolo pendevano fotografie, la sua vita come una tavola ben disposta.
Ecco la giovane al suo matrimonio, ecco Edoardo che faceva i primi passi, ecco il figlio ormai adulto con la moglie e il piccolo Andrea. Tutti sorridenti, felici.
Maria sospirò pesantemente e andò in cucina. Il giorno sembrava non finire mai. Accese la televisione, ma nulla le interessava; tutto le appariva estraneo e inutile.
Provò a lavorare a maglia, ma le mani non la ascoltavano. Alla fine si corresse a letto prima, sperando che il sonno portasse dimenticanza.
Mamma, mamma!
Maria aprì gli occhi. Davanti a lei cera Edoardo, giovane, sorridente, con quella camicia a quadri che le aveva regalato per il compleanno.
Edoardo! singhiozzò la donna. Mio figlio!
Non piangere, madre. Sono qui per avvertirti. Stai attenta. Il male è vicino, proprio accanto a te. Proteggiti.
Che dici? Che male? Edoardo!
Il ragazzo svaniva già nella foschia dellalba. Maria si svegliò in lacrime. Fuori, lalba si stendeva, i galli cantavano a squarciagola. Il sogno era stato vivido, quasi reale.
Si alzò, si lavò con lacqua fredda e uscì fuori. Laria del mattino era fresca e limpida; sullo sfondo, dietro il fiume, il nebbia si levava a nuvole leggere. Una bellezza che stringeva il cuore.
Nonna Maria! Nonna Maria!
Alla porta correva una bambina di nove anni: Ginevra, la nipote di una cara amica defunta. I genitori della piccola erano morti in un incidente stradale due anni prima, così Ginevra viveva nellorfanotrofio del paese.
Maria la faceva spesso visita, portando dolci e aiutandola con i compiti.
Ginevra, tesoro! Che fai così presto?
Ci portano al campo di patate, signora. Sono venuta a salutarti, torno fra una settimana.
Aspetta, afferrò Maria un sacchetto. Prendi questi biscotti di cavolo, mele del giardino e caramelle. Condividili con gli altri bambini.
Grazie! la bambina la stringè forte. Vi voglio bene!
Anchio ti voglio bene, piccina. Stammi bene là fuori.
Ginevra se ne andò, ma Maria la osservò lungo il viale, pensando a quante volte avrebbe voluto accoglierla a casa. Le autorità di assistenza, però, richiedevano una famiglia completa, reddito stabile, certificati medici. E lei non aveva più una famiglia.
Il giorno trascorse tra i soliti lavori: curare il orto, nutrire le galline, preparare il pranzo. La sera, stremata, andò a letto presto, e di nuovo un sogno la colse.
Edoardo era di nuovo alla porta, agitato, a indicare il cancello.
Non far entrare! gridava. Mamma, non far entrare! Pericolo!
Maria si svegliò al bussare improvviso. Lorologio segnava le undici e trenta di sera. Chi poteva bussare a quellora?
Chi è? chiese, senza aprire.
Maria Niccolini, sono io, Natalina. Apri, per favore!
La sua ex nuora, con una valigia ingombrante, vestita in modo trasandato, apparve sullo stofo.
Scusa il ritardo. Il mio appartamento è bruciato, tutto. Ho solo scampato.
Dio! E Andrea? Dove è il piccolo?
È dai miei genitori. Sono al mare, lhanno preso con sé. Maria, posso stare qui per poco, finché non trovo qualcosa.
Maria la scrutò. Natalina non era mai stata affettuosa con la suocera; da quando Edoardo era scomparso, evitava ogni incontro. E ora, a questora, bussava.
Non far entrare! le rimbalzavano le parole di Edoardo.
Ma come poter chiudere la porta a chi è in difficoltà? Così, con un sospiro, Maria la fece entrare.
La stanza di Edoardo è libera disse.
I primi giorni Natalina fu tranquilla, aiutava in casa, preparava il pranzo, andava al mercato. Maria cominciò a dubitare dei suoi sospetti. Forse il dolore laveva accecata.
Che pace qui, Maria diceva Natalina a cena. Silenziosa, lontano dal frastuono della città, è una benedizione.
La casa è grande, cè spazio per tutti rispondeva Maria. Stai finché vuoi.
Settimane dopo, lattitudine di Natalina cambiò. Smise di aiutare, passava le giornate sul divano con il cellulare, pretendendo cibi particolari.
Posso spostare il televisore nella mia stanza? È scomodo andarci sempre in salotto.
Prendilo dalla mia camera, non lo guardo più.
Dovresti controllare i documenti della casa. Potrebbe esserci un errore. Posso aiutare, ho lavorato in uno studio legale.
Maria si irrigidì. Che interesse aveva Natalina ai documenti?
Grazie, ma tutto è in ordine.
Natalina si ritirò. Quella notte Edoardo le apparve nuovamente in sogno.
Mamma, sta tramando. Non mangiare nulla che lei prepara. Proteggiti, ti prego.
Edoardo, cosa devo fare? Come la scaccio? È la madre di Andrea!
Andrea è al sicuro. Tu invece sei in pericolo. Ricorda le mie parole.
Al mattino, Maria si alzò con la testa pesante. In cucina, Natalina già serviva il caffè e la polenta.
Buongiorno! Ho preparato la colazione, accomodati.
Grazie, prima darò da mangiare alle galline.
Maria uscì fuori a riflettere. Forse Natalina era davvero una minaccia? Ma cosa voleva? Proprio in quel momento Pietro Vassallo si avvicinò al recinto.
Ciao, vicina! Che silenzio qui?
Sto pensando.
Ho sentito che la tua nuora è tornata. Comè?
Vive qui per ora, dice che il suo appartamento è andato in fiamme.
Pietro aggrottò le sopracciglia.
Strano. Laltro giorno ho incontrato il signor Cola Rosso, collega di Natalina. Mi ha detto che sei mesi fa è stato licenziato per furto.
Non cè stata alcuna incendio. Vive con un uomo che lha cacciata, ed è venuta da te.
Maria rimase in silenzio. Forse i sogni di Edoardo erano davvero premonitori.
Grazie, Pietro, per lavvertimento.
Fai attenzione, Maria. Non è una buona gente.
I giorni successivi Maria rimase in allerta. Preparava i pasti da sola, osservava Natalina di nascosto. Questultima divenne più spudorata, ordinava la casa a suo modo, invitava amiche sconosciute.
Maria Niccolini, la tua casa è grande. Perché non affitti le camere? Sarebbe un bel guadagno.
Non mi serve denaro. Voglio solo pace.
Ma la pace non si trova così! Forse dovresti sposarti, Pietro! Tu e io, una volta io sono ancora forte, conosco il lavoro di casa. Non ti farà male.
Maria guardò Pietro, pensò al marito scomparso. Pietro era un uomo buono, laborioso. Ma il pensiero di una nuova unione la turbava.
Pietro, e che diranno gli altri? A questa età
Che dicano! Vivo per me, non per gli altri. Ho una figlia a Roma, non vedrò nipoti. E Ginevra potremmo adottarla? Se ci vuole, lo faremo subito.
Il cuore di Maria si strinse. Ginevra! Come non aveva mai pensato a questo!
Sei pronto a prenderla come figlia?
È una bambina dolce, intelligente. Avrà qualcuno a cui porgere il bicchiere dacqua quando sarò vecchio.
Maria scoppiò in lacrime, per la prima volta in mesi non per dolore, ma per gioia.
Grazie, Pietro. Accetto.
Il matrimonio fu semplice, con i vicini più cari attorno al tavolo. Poi iniziò la lunga burocrazia per laffido di Ginevra.
Raccolsero certificati di reddito, stati di salute, schede anagrafiche. Vennero ispezioni: la commissione controllò la casa, verificò che la bambina avesse una stanza libera e uno spazio per lo studio. Due mesi di corsi per genitori adottivi nei centri di zona, incontri con psicologi, colloqui negli uffici dellassistenza sociale.
Il processo si prolungò per sei mesi, ma non si arresero. Ginevra, in attesa, nutriva la speranza, mentre Maria e Pietro la visitavano spesso allorfanotrofio.
Finalmente arrivò la decisione: laffido era stato approvato. Una coppia di pensionati con casa propria e reddito stabile era ritenuta idonea.
Ginevra, sapendo che avrebbe vissuto nella casa di nonna Maria e del nonno Pietro, scoppiò in lacrime di felicità.
Lho sognato! Ogni giorno lo ho sognato!
La casa si riempì di nuovo di vita. Ginevra correva per le stanze, Pietro costruiva mensole per i libri, Maria insegnava a fare le focacce. La sera si sedevano tutti attorno al tavolo, sorseggiando tè e chiacchierando.
Edoardo tornava a comparire nei sogni di Maria, ma ora sorrideva.
Grazie, mamma. Hai fatto bene. Ginevra sarà come una nipote per te. E custodisci Pietro, è un uomo buono. Io sono in pace.
Maria si svegliò con il cuore leggero. La vita continuava, e con essa ritornò la felicità.
Un anno dopo, in primavera, il cortile riecheggiava di risate infantili. Ginevra dondolava sullaltalena che Pietro aveva costruito, mentre il gatto Barone rincorreva un pallone di palla.
Maria, sulla soglia, osservava la scena con gli occhi pieni di lacrime di commozione.
Nonna, guarda quanto so bene!
Fai più attenzione, piccolina!
La parola nipote suonava così naturale. Da qualche parte, in un luogo lontano, Maria sentiva Edoardo sorridere anchegli.
La vita ha preso il suo corso. La casa non era più vuota; era di nuovo colma di gioia.
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