Due madri, un solo cuore: la storia di un amore senza confini

Due mamme, un cuore solo

Mia madre Natalia se ne andò quando avevo appena due anni. La conoscevo solo attraverso le fotografie, ma non lho mai dimenticata. Eppure, per tutta la vita, ho chiamato mamma unaltra donnaquella che entrò nella nostra casa e rimase per sempre.

Non ricordo il giorno in cui arrivò. Sembrava che mamma Gabriella fosse sempre stata lì. Piccola di statura, con occhi neri come la pece e un sorriso che scaldava anche il giorno più grigio.

Mamma Gabriella così la chiamavo.

Gabbianella, diceva affettuosamente papà.

I parenti non nascosero mai che non era la mia madre naturale. Ma il mio cuore laccettò senza esitazione. Credevo che mamma Natalia, andandosene, avesse chiesto a Dio di mandarmi una protettrice. E Lui laveva fatto.

Le sorelle di mamma Natalia e la nonna mi portavano spesso da loro. Non perdevano occasione per chiedere:

Ti prepara la colazione? Ti abbraccia? Ti porta a passeggio?

Io tacevo. Allora non sapevo esprimere a parole che quelle domande mi ferivano. Ora capisco: offendevano il mio amore per mamma Gabriella. Perché lei mi amava come se fossi sua figlia.

Non mi proibì mai di ricordare mamma Natalia. Anzi, mi prendeva per mano e mi accompagnava in chiesa.

Entravamo nel fresco semibuio della chiesa. Davanti alle icone tremolavano le candele. Ne comprava due: una per la salute, laltra per il riposo.

Questa candela la accendiamo per te, piccola mia, perché Dio ti dia salute e felicità. E questa per mamma Natalia, perché il Regno dei Cieli sia luminoso per lei.

La osservavo fare il segno della croce e bisbigliavo le preghiere con lei.

Mamma, ma mamma Natalia ci vede? chiedevo piano.

Ti vede, tesoro, rispondeva, accarezzandomi i capelli. Lanima non muore. Vive presso il Signore. E se preghiamo, mamma Natalia ci sente e si rallegra.

Dopo la messa, ordinavamo sempre una messa di requiem. E quando il prete intonava Requiem aeternam, mamma Gabriella si segnava e sussurrava:

Regno dei Cieli, Natalina guarda come proteggiamo la tua Annina.

Poi, uscendo dalla chiesa, sorrideva tra le lacrime:

Vedi, piccola? Hai due mamme. Una in cielo, laltra in terra. Ma ti amiamo entrambe con lo stesso cuore.

Vivevamo in campagna, e tutti conoscevano mamma Gabriella. Lavorava come cuoca nei campi, correndo al lavoro con passettini rapidi.

Dove corri così, Gabriella? la salutavano i vicini.

Al lavoro, dove altro! Cè sempre da fare, rispondeva.

Tornava a casa con la stessa fretta. Appena varcava la soglia, veniva da me:

Annina, comè andata? Hai mangiato? Hai fatto i compiti?

E poi, inevitabilmente, abbracci caldi, baci sulla fronte, sulle guance, sul nasino

Questo nasino è il mio preferito! sussurrava, baciandomi.

Quando preparava le frittelle, impastava sempre una ciotolina di pasta solo per me.

Ecco, aiutante mia, qui cè la tua pasta. Impara!

Saranno buone? chiedevo, infarinata fino ai gomiti.

Certo! Hai le mani doro, come mamma Natalia.

Le sue frittelle erano meravigliosecon burro, con aglio E lei era come il pane: profumata, dorata, tiepida.

Quando affrontavo le prime difficoltà al lavoro, mi consolava con parole dolci.

Mamma, non riesco a fare niente sbaglio tutto, mi lamentavo.

Si sedeva accanto a me, prendendomi le mani tra le sue:

Annina, chi non sbaglia? Gli errori sono lezioni. Scrivi tutto, per non dimenticare. Anchio non sapevo cucinare subito. Copiavo tutte le ricette su un quaderno. E alla fine ho imparato. Anche tu imparerai. Limportante è non scoraggiarti.

Quando nacque mio figlio, mamma Gabriella trascorse tutta la notte sotto le finestre dellospedale. Era aprile, laria pungente della primavera gelava la strada, ma lei non si mosse.

Mamma, perché sei rimasta al freddo? le chiesi dopo.

Sorrise con quel suo sorriso speciale:

E dove avrei dovuto essere, piccola? Ho pregato sotto le tue finestre, perché Dio ti desse forza e gli angeli cullassero il tuo bambino. Anche se non potevo entrare, il mio cuore era lì, con voi.

Poi, una mattina, papà mi chiamò:

Piccola mamma Gabriella non cè più.

Non potevo crederci. Sembrava impossibile che una luce così potesse spegnersi.

Oggi sfoglio un vecchio album. Le foto di mamma Natalia e mamma Gabriella si intrecciano come fili dello stesso disegno. E capisco: Dio non mi ha lasciata orfana. Una madre me lha data per la vita, laltra per lamore e la fede.

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