Un giorno nella campagna italiana

Una volta, in un paese italiano

E se non dovesse tornare più? sospirava la signora Maria Federica, guardando il maresciallo e tamponandosi le lacrime con un fazzolettino ricamato. Mio Gino non scapperebbe mai così, io lo so. Non è uno di quelli che pensa solo a divertirsi, come certi uomini. Il mio Ginone è diverso.

Non sarà mica uomo allora? rise piano Alessio.

*****

Alessio sbirciò lorologio e lasciò scivolare fuori un sospiro di sollievo: il turno era finito, e poteva finalmente tornare a casa con la coscienza pulita.

Uscendo dalla piccola stazione dei carabinieri, chiuse la porta e si diresse verso la sua vecchia Fiat. Ma non fece in tempo a raggiungerla.

Aiuto-o! gridò dietro di lui una voce di donna, acuta e tremante. Alessio si voltò di scatto.

La signora Maria Federica stava correndo verso di lui, agitando le braccia e inciampando ogni tre passi. E dal modo in cui si affrettava, era chiaro che era successo qualcosa di grave.

Speriamo non sia successo qualche guaio serio, pensò Alessio, avviandosi incontro a lei.

Alessio era il maresciallo assegnato al paese da appena tre mesi. Faceva il giro tra le frazioni 3-4 volte a settimana, e per tutti, era ormai il carabiniere del paese.

Quel giorno era uno di quelli che chiamava scherzosamente il giorno delle porte aperte, perché davvero, dalla pausa pranzo in poi, la porta della caserma non faceva in tempo a chiudersi.

Per primo era arrivato il signor Stefano Nicolosi a lamentarsi che il vicino portava la legna dal bosco.

Io la legna la compro e lui la prende gratis! Non è giusto. Voglio che lo puniate! sbatté il bastone sul pavimento lanziano.

Vedremo, signor Stefano, le prometto che ci occuperemo di tutto annuiva paziente Alessio, prendendo appunti nel suo blocco.

Ma mi raccomando: come si deve! Altro che furbo, quello sfrutta lo Stato! Io pago, lui no!

Certo, vedrà che giustizia sarà fatta. Ma solo se avrà davvero fatto qualcosa di illegale, sorrideva Alessio.

Queste denunce non erano una novità: ogni volta, si scopriva che il vicino altro non raccoglieva se non rami secchi caduti dopo il vento e faceva pure un favore al bosco. Ma il signor Stefano si sentiva derubato, perché lui la legna la pagava cara, e il vicino ce laveva gratis. Come dargli torto, in fondo?

Poi arrivò la signora Giovanna, preoccupata per suo figlio Dario, un quarantenne che si era di nuovo giocato e bevuto tutta la pensione della mamma.

Vi prego, maresciallo Alessio! Parlategli voi, io non ce la faccio più, singhiozzava la donna.

Alessio prese nota, spiegò che lavori socialmente utili non si danno così, e promise che avrebbe parlato con Dario.

Non che le chiacchierate servissero a molto, ma quello era il suo mestiere ascoltare.

Chi calmava, chi consigliava… Con qualcuno era necessario essere più duri e raddrizzare certe idee storte. Poi, ogni giorno, cera chi veniva solo per fare una chiacchierata, qualcuno per chiedere favori semplici: la signora Lucia pregava di portarle i semi di zucchine, pomodori e ravanelli, ché in città lei non poteva andare.

Cera anche il signor Michele, ex custode del comune, che chiedeva se cerano posti vacanti fra i carabinieri. Mi piacerebbe proprio sentirmi utile, dichiarava fiero.

Alessio sorrideva di rimando: no, nulla al momento, ma se capita vi faccio sapere.

Così era passata la giornata intensa, faticosa, e Alessio non vedeva lora di buttarsi sul letto quando, allultimo minuto, arrivò trafelata la signora Maria Federica.

Mi dica, che è successo? le chiese appena fu abbastanza vicina da respirare con calma.

Il mio Gino è sparito! Deve aiutarmi, dobbiamo cercarlo subito.

Alessio rimase soprappensiero.

Gino? Sapeva che la donna era vedova. Ma allora, chi sarebbe questo Gino?

Calma, Maria Federica. Chi è Gino? Un suo parente?

Ma che parente! Gino è il mio gatto! Il mio caro Gino. Da un anno viviamo insieme come due anime gemelle. E ieri sera, puff, sparito. Lho chiamato, niente. Dovè finito, maresciallo? Può essere successo di tutto!

Alessio trattenne a fatica una risata, ma si mise a pensare a come spiegarle che la ricerca di gatti smarriti non era compito dei carabinieri

La donna non lo lasciò neanche parlare:

Ma magari lhanno rubato! È così bello! Bisogna cercarlo subito. Maresciallo, bisogna lanciare come si chiama! Ah, sì, il piano Fermateli tutti! Lho visto in televisione!

Dai, magari chiamiamo pure i reparti speciali da Roma, pensò ironicamente Alessio.

Signora Maria, magari il suo Gino farà solo un giretto. Magari è stagione: i gatti spesso si allontanano per un po, ma poi tornano sani e salvi

E se non torna? riprese a piangere No, non avrebbe mai potuto scappare. Queste cose le pensate solo voi uomini! Il mio Gino non è così.

Allora non è maschio? sorrise Alessio.

Ma sì che lo è! Soltanto che mia figlia me lha portato dalla città, e lì i maschi li fanno operare insomma, avete capito.

Basta, ho capito, non serve andare avanti

Povero Gino, pensò il maresciallo. E anche: questa non la convincerò mai a lasciar perdere. E, in fondo quante volte quella donna laveva invitato per il caffè e i biscotti? Si poteva rifiutare?

No, doveva aiutarla. Anche se sapeva già che magari lo avrebbero preso in giro tutti in paese per aver cercato un gatto al posto di un ladro.

Daccordo, Maria Federica, andiamo a casa sua. Vediamo se troviamo qualche indizio. Magari racconti qualche dettaglio sul comportamento di Gino negli ultimi giorni.

Va bene, va bene si accomodò, ansiosa, sul sedile dellauto dei carabinieri. Le racconto tutto.

*****

Alessio perlustrò casa e orto della signora. Niente Gino.

Non è mai uscito da solo. Lanno scorso, a marzo, gli altri gatti scappavano e lui mai. Sa perché? disse la donna accigliandosi.

Perché?

Perché mia figlia mi ha detto che a lui certe cose non interessano. Dagli un tetto, un letto caldo e gli avanzi buoni

Ho capito, ho capito di cosa parliamo, tagliò corto il maresciallo.

La donna strinse la mano di Alessio:

Quindi, non avrebbe dovuto scappare. O glielhanno portato via. Io sento che cè sotto qualcosa di strano…

Alessio inspirò. Laria di febbraio, lodore di letame e dallaltra strada il sentore di carne alla brace sicuramente i Signori Verdi festeggiavano qualcosa. Gli venne fame, ma cercò di scacciarla.

Stamattina ho messo il solito cibo nella sua ciotola Guardi, non lha nemmeno toccato gli mostrò la ciotola col cibo intatto.

Sì, vedo Diceva che ultimamente lui si sedeva sul muretto e guardava lontano?

Esattamente. Da una settimana, si piazzava là e fissava.

Verso dove?

Verso lincolto, la vecchia casa abbandonata. Da dieci anni nessuno è più tornato lì.

Maria Federica guardò Alessio:

Ma Gino non ci avrebbe mai messo piede. Non andava là. E in ogni caso, sarebbe tornato la mattina dopo. Io però temo che qualcuno labbia preso

Facciamo così: chiediamo ai vicini se hanno visto qualcosa. Cominciamo dalla sua strada.

Passarono un paio dore. Nessuno, tra i vicini, aveva visto Gino il giorno prima o quello stesso giorno.

Alcuni, a dir la verità, non lavevano mai visto in vita loro.

E comè fatto il tuo Gino? domandò la signora Speranza, che viveva in fondo al paese e parlava poco con Maria Federica.

Ma comè normale, un bel gattone. Grigio, striato, con degli occhioni verdi, paffuto.

Ha una foto?

Mia figlia ne ha una nel telefono. Le mando adesso un messaggio, e gliela girerà rispose raggiante Maria Federica. Quando parlava di sua figlia Chiara, le si illuminavano gli occhi. Ne era fiera. Chiara era in una grande azienda a Milano, tornava di rado ma aiutava spesso.

Aveva portato Gino proprio per non lasciar sola la madre, e le spediva sempre del buon cibo per gatti. Chiamava ogni giorno, tranne ieri, ma la madre non se nera accorta, impegnata comera a cercare disperatamente Gino, col cuore stretto, il foulard inzuppato di lacrime.

Va bene, che mandi la foto annuì Alessio, poi si rivolse a Speranza: Da voi sono mai spariti gatti o gatte?

Da me? Magari, ne ho sei in casa che mi fanno diventare matta! Mangiano come dieci Ma no, non ne è sparito nessuno, sospirò la donna.

Anche gli altri avevano tutti i propri animali in casa. Nessun rapitore di gatti in giro. Allora dove diamine sarà finito Gino?

Resta una sola pista disse piano Alessio, guardando la vecchia casa abbandonata.

Quale? si prese il petto la povera Maria, angosciata.

Lultima seguitemi, ordinò Alessio, dirigendosi verso la casa diroccata.

*****

Dopo dieci minuti arrivarono davanti al cancello arrugginito. La casa aveva i vetri rotti e pareti scrostate. Pericolosa da entrarci.

Signora, aspetti qui. Guardo io.

Perderà soltanto tempo sospirava la donna Gino, in questi posti, proprio non ci starebbe mai.

Ormai dobbiamo levare ogni dubbio.

Per dieci lunghi minuti Maria credette perfino di sentire dei lamenti. Quando vide Alessio uscire, la tensione le paralizzò il respiro.

Aveva la giacca tra le braccia, sembrava ci fosse qualcosa dentro

Che sia proprio Gino? pensò ansiosa.

Maresciallo, cosa ha lì? gli corse incontro.

Dei gattini.

Gattini? E Gino? Cera anche lui?

Gino e la sua dolce compagna. Eccoli lì! Alessio si scansò, e Maria Federica vide Gino e una gatta venire allegri dietro il maresciallo, code dritte.

Non capisco Ma Gino lui non può cioè

Signora, ho capito la rassicurò Alessio divertito.

Uhmm e allora? Sono suoi quei gattini?

Difficile, rispose Alessio sorridendo. Mi ha detto lei stessa che è stato operato. E poi il tempo non coincide: la gatta avrà aspettato almeno due mesi. Forse Gino voleva essere padre ad ogni costo. Oppure un colpo di fulmine! Magari si sente proprio il papà e basta. Qualche volta lamore è più forte di tutto.

Ah, si è innamorato?! lo rimproverò affettuosa Maria Federica.

Miao, miagolò il Gino.

E farmelo sapere era troppo difficile? Per forza dovevi farmi stare in pensiero così?

Gino si strofinava sulle gambe della padrona, chiedendo perdono.

Forse aveva paura di deluderla, suggerì il maresciallo Quando sono entrato li ho trovati tutti e tre vicini. Lui proteggeva la gatta coi piccoli: faceva freddo Difendeva la sua nuova famiglia.

Va bene, asciugò una lacrima Maria Federica. Ci accompagna a casa conoscendo la strada?

Li tiene, i gattini?

E tengo pure la gatta! sorrideva. Un po di gioia in più non fa mai male, come si dice.

Verissimo.

E poi, se Gino sinnamora, vuol dire che questa famiglia gli va proprio bene.

*****

Quando la Panda dei carabinieri si fermò davanti al cancello, cera una 500 fiammante e accanto una giovane donna in tailleur.

Mamma, hai trovato Gino?! E perché non rispondevi? Ti ho chiamata cento volte!

Ho dimenticato il telefono scarico, e cercare Gino era più urgente! Ah, Chiara, questo è il maresciallo Alessio. Gli avevo chiesto di mandarti un messaggio per avere la foto di Gino.

Ma hai scritto male il numero! Manca una cifra, rise Chiara, stringendo la mano al maresciallo.

Piacere mio.

Quindi Gino? Si trova? Non capisco

Entrate, che preparo un tè, poi friggo due patate, prendo qualche cetriolino sottolio dalla cantina E magari un bicchierino di limoncello, dobbiamo festeggiare!

Festeggiare cosa? domandò Chiara.

Vieni in casa che ti spiego tutto. E anche lei, maresciallo, venga!!

Un attimo che prendo la giacca Alessio sorrise.

*****

Così ora Maria Federica non ha più solo un gatto, ma unintera famiglia felina: cinque in casa. Maria e Chiara avevano miliardi di domande sul perché Gino, il gatto operato, avesse scelto di occuparsi di gattini non suoi, e su dove avesse trovato quella compagna misteriosa.

Ma, alla fine, non importava più. Limportante era che tutti erano felici.

Gino e Minù, i gattini ancora senza nome (che ora non rischiavano il freddo della strada) e la stessa Maria Federica, grata per questa confusione che aveva riportato vita nella sua casa.

E poi era contenta che Chiara, la figlia, si era finalmente innamorata di un uomo in gamba e magari, chissà, presto avrebbe messo su famiglia, dando qualche nipotino anche a lei.

Tutto grazie a Gino!

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