Gli amici non si abbandonano mai

Gli amici non si abbandonano

Ma perché mi guardi così strano? ha chiesto la signora anziana, con aria perplessa, agitando ancora più energicamente il sacchetto che teneva in mano. Vieni qui, ti do da mangiare! O non mi hai riconosciuta? Non mi hai riconosciuta davvero?

Filippo sospirò pesantemente. Certo che laveva riconosciuta.

Lui, per farvi capire, conosceva perfino il suo nome completo. Sì, si chiamava Rosa Maria.

A dire il vero, Filippo laspettava oggi con impazienza. Ma proprio in quel momento non poteva avvicinarsi.

Forse me ne pentirò pensò il gatto tigrato, poi si girò dando le spalle alla signora e, sventolando la coda come un saluto, corse più veloce che poteva verso i cassonetti dietro il mercato.
*****

Non si era mai trovato prima in una situazione tanto assurda.

A pochi metri da lui, quella signora anziana stava con un sacchetto di croccantini per gatti e lo invitava insistentemente ad avvicinarsi per offrirgli da mangiare.

Filippo la vedeva spesso al mercato rionale: ogni settimana, spinta da una bontà innata, alimentava tutti i randagi che incontrava, a quattro zampe o due.

Di solito erano cani e gatti di strada.

Però Rosa Maria aveva aiutato anche gli umani bisognosi. Non solo, li interrogava anche: Guarda che non voglio che prendi vino con questi soldi?

No, no, signora rispondeva un uomo con la barba e vestiti strappati Me li spendo per il pane, magari un po di mortadella Ho una fame! Mi aiuti, per carità.

Filippo, dopo aver saziato la sua fame, osservava incuriosito come la signora tirava fuori qualche euro dal portamonete dicendo: Mi raccomando, tu mi hai promesso, e glieli porgeva.

Poi, con sguardo severo, il gatto lo osservava girare langolo di corsa verso lalimentari, da cui usciva con una bottiglia in mano.

Felice, soddisfatto.

Risplendeva tutto, come un sole di primavera Che poco basta alluomo per essere contento.

E così si ripeteva la scena: quelluomo comprava solo vino, mai pane. Bevuto tutto, si acciambellava su un cartone e dormiva sereno.

Una volta Filippo non resistette più e, correndo fino a quelluomo, fece cadere per caso la bottiglia appena aperta vicino a lui.

La bottiglia si ruppe in mille pezzi, il vino scomparve sullasfalto.

Avreste visto gli occhi di quelluomo!

In quellistante avrebbe voluto fulminare il gatto con lo sguardo annebbiato dallalcol.

Se solo fosse riuscito a prenderlo Meglio non pensare cosa avrebbe potuto fargli quel barbone!

Stupido umano pensava Filippo agitando nervosamente la coda Lo facevo per il suo bene. Vivrebbe più a lungo senza quella roba.
Si era rintanato in un angolo sicuro, guardando mentre luomo cercava di trovarlo per vendicarsi.

Da quel giorno luomo lo prese in odio e alle loro rare incontri tentava sempre di lanciargli qualcosa dappresso.

Ma lasciamo da parte il barbone. Ora parliamo di un gatto affamato e di una donna gentile.

Rosa Maria, come sempre, venne al mercato e, vedendo Filippo, lo chiamò.

E Filippo, guarda caso, era alla fame da due giorni: gente tirchia, cani invadenti Avrebbe divorato persino un cinghiale. O uno storione, volendo.

Insomma, avrebbe mangiato qualunque cosa e in quantità!

Per risolvere quel guaio, bastava avvicinarsi alla donna e ricevere la sua razione.

Semplice, no? Basta andare da una donna che sta a pochi metri.

Eppure, in quel giorno, qualcosa lo tratteneva.

Quel qualcosa era un suono strano, proveniente dai cassonetti, che da cinque minuti rimbombava nellaria. I cassonetti erano lontani, alla periferia del mercato.

Filippo rimase in dubbio.

Perché mi fissi così? la signora non capiva e agitava il sacchetto ancora più forte. Vieni qui, vieni, ti do da mangiare! Ma allora non mi hai proprio riconosciuto?

Filippo sospirò.

Eccome se la conosceva.

E sapeva pure come la chiamavano tutti. Rosa Maria.

Era stata una commerciante del mercato, amata da tutti anche dagli animali.

Quindi, che Filippo facesse finta di non conoscere quella donna, non aveva senso. Eccome se laveva riconosciuta.

Intanto, mentre Filippo rimuginava, due micette si accostarono a Rosa Maria accarezzandole le gambe con le testoline, sperando in una ricompensa.

Lei sorrise, si chinò, versò due mucchietti di croccantini e poi, ancora, voltandosi verso Filippo.

E allora, vuoi proprio un invito scritto? Muoviti, dai!

La signora agitò il sacchetto, facendo capire che non aveva molta roba. Se il gatto non si sbrigava, rischiava di restare a digiuno.

Filippo capì tutto. Fece un passo, poi si bloccò ad ascoltare.

Quel verso sempre più chiaro, ogni secondo più disperato.

Qualcuno aveva bisogno daiuto.

Qualcuno dei suoi, peloso e con la coda. Ma ancora non capiva chi.

Il gatto era chiamato a una scelta difficile: avvicinarsi finalmente a Rosa Maria per sfamarsi o correre di scatto verso i cassonetti per capire chi stava in difficoltà e perché.

Non si era mai sentito un Robin Hood felino o un supereroe, ma

aveva labitudine di intervenire quando qualcuno nei guai aveva bisogno di aiuto. E lì, sul retro del mercato, qualcuno era in pericolo.

Un attimo di esitazione poteva costare la vita a quel poveretto.

Forse me ne pentirò pensò Filippo, e voltando le spalle a Rosa Maria, corse via verso i cassonetti.

Lei, con unalzata di spalle, si dedicò a nutrire altri micioni accorsi nel frattempo.
*****

Raggiunti i cassonetti, Filippo si fermò senza fiato e rimase in ascolto.

Mentre correva, il suono che lo aveva turbato, simile allo squittio di un cucciolo di gatto o di cane, si era affievolito.

E questo lo agitava ancora di più. (Dovevo venire qui subito si rimproverava il gatto.)

Poi, con la coda dellocchio, captò un piccolo movimento.

Si avvicinò a un sacco nero, annusò, poi

lo toccò piano con la zampa per capire che cera dentro. Appena lebbe fatto, un pigolio si fece sentire.

Sì, lo stesso squittio. Ma stavolta più allegro che disperato.

Cosa succede qui? si fece ansioso Filippo Qualcuno ha infilato un cucciolo in questo sacchetto, legato e buttato via? Abbandonato a morire di fame e di freddo? O meglio ancora, di mancanza daria Ma come si fa?!

Senza esitare, Filippo si lanciò sul sacco strappandolo con le unghie ma facendo attenzione a non ferire la creatura dentro.

Solo quando vide due occhi pieni di vita affacciarsi tra i tagli del sacco smise. E rimase immobile.

Con i cani aveva sempre avuto rapporti particolari. Insomma, non si amavano. E senza troppi giri di parole: neppure lui li amava.

Niente di cui stupirsi: tra cani e gatti non corre mai buon sangue.

Mentre ricordava lultima volta che aveva dovuto difendersi dallattacco di due Bobby, il cucciolo sgattaiolò fuori dal sacco e lo fissò con aria adorante, come fanno i bambini con la mamma.

Poi si avvicinò e gli leccò il naso.

Ehi! Ma cosa fai? sibilò Filippo, scostandosi Niente smancerie, cucciolo.

Bau bau! abbaiò felice il cucciolo, tentando di leccarlo di nuovo. Filippo si girò dallaltra parte.

Limportante è che sei vivo. Ora trovati un umano e te la caverai.

Ma il cucciolo la pensava diversamente. Che se ne fa degli umani, dopo quello che gli è successo? Lì cera un tata baffuto che lo aveva appena salvato.

E così, ovunque Filippo andava, il cucciolo lo seguiva trotterellando, la coda faceva volare le foglie gialle in aria.

Filippo avrebbe potuto rifugiarsi da qualche parte per scappare a quella pulce, o dargli una buona zampata, ma non lo fece.

Sapeva che il piccolo da solo non avrebbe avuto scampo.

E sapeva benissimo che, gironzolando da solo, poteva attirare di nuovo proprio chi laveva abbandonato.

Va bene sospirò Filippo Ti troverò una buona famiglia. Poi ognuno per la sua strada. Gatti e cani non fanno amicizia, si sa. Ma lo vedrò dopo. Adesso, prima cosa, trovare qualcosa da mangiare, prima di cadere a terra per la fame.

Quella sera Filippo fu fortunato: trovò quasi un panino intero, un hot dog lasciato su una panchina.

Svelto, con i denti lo afferrò e lo trascinò nel suo rifugio, sperando di riuscire a mangiarlo prima che altri ci mettessero sopra gli occhi.

Ma, voltandosi, vide il cucciolo che lo guardava, scodinzolando.

Filippo sospirò, si spostò da parte e con lo sguardo lo invitò.

Il cucciolo abbaiò alcune volte, saltò verso lhot dog e iniziò a divorarlo con entusiasmo. Filippo lo guardava, sbavando e sospirando: Sarà buono, quel panino Peccato non ne assaggi nemmeno un boccone.

Se non altro si sbagliava.

Perché il cucciolo, finita metà, lo lasciò lì e si mise ad abbaiare, invitando Filippo.

Ma guarda che generoso si commosse Filippo Non lha finito tutto, ha pensato a me!

Così iniziò la loro amicizia. Lamicizia può nascere da una risata, da una stretta di mano, o da un panino abbandonato.

Filippo si diceva che non era amicizia, ma solo una sopportazione reciproca. Eppure, ogni giorno il cucciolo si affezionava sempre di più al suo salvatore, e il gatto

il gatto si sentiva sempre più responsabile. Se lhai salvato, ora devi vegliare su di lui, non deve perdersi.

E Filippo controllava il cucciolo con mille occhi. Perché lui, piccolo comera, si cacciava nei guai ogni due per tre: rischiava di finire sotto a una bici, correre in mezzo alla strada, attraversare dove non si deve.

Un attimo di distrazione e chi sa che caos combinava.

E se coi gattini si può ragionare, un cucciolo non capisce niente: abbaia e basta! Un vero piccolo teppista curioso e disubbidiente.

E cresceva, pure, in fretta. Così Filippo si trovava a dividere con lui tutto quel poco che riusciva a trovare. In realtà, divideva anche la sua metà, lasciando una parte per il cucciolo che aveva una fame incredibile.

E poi, che razza grossa era Forse un Maremmano, o uno cane-leone, chissà.

Quando sarà grande diventerà enorme Forse finirà per mangiarmi intero! pensava Filippo, mentre il suo cucciolo amico sbranava una fetta di manzo rubata al banco della carne.

Il macellaio, ovviamente, gridava dietro: Guarda se ti prendo ancora qui! Non ti dico cosa ti faccio!

In realtà, da tempo dovevano cambiare zona, perché Filippo aveva sentito voci che presto sarebbero arrivati degli uomini incaricati dal Comune, che avrebbero catturato tutti i randagi in giro per il mercato.

Ma dove andare? La città era ormai tutta spartita in zone proibite, e appena provavano a oltrepassarle venivano cacciati via dagli altri cani, o peggio ancora, picchiati.

No, meglio restare qui. Finché il cucciolo è piccolo, non si può rischiare, pensava Filippo.

Quindi rimasero sulla loro zona, cercando di non andare troppo in vista.

Più facile a dirsi che a farsi, dato che per tenere buono il cucciolo ci voleva una pazienza infinita.

Un giorno, la stessa Rosa Maria li notò.

Tu stai qui e non ti muovere ordinò Filippo al cucciolo Vado io a prendere il cibo.

Ma appena Filippo si avvicinò alla signora, il cucciolo uscì allo scoperto e gli corse incontro, come se non lo vedesse da giorni.

Eh, mi pare che tu abbia trovato un amico! sorrise la signora. Venite, belli miei, vi offro qualcosa. Croccantini non ne ho più, ormai costano troppo. Però vi ho portato delle polpettine di pollo, buone buone.

Filippo lanciò unocchiata al piccolo: ormai erano stati scoperti.

Filippo fece cenno al cucciolo e si godettero insieme le polpettine.

Ma questo cucciolo è proprio un bel tipo mormorò Rosa Maria, osservandolo. Ma come avrà fatto a finire per strada?

Meglio che tu non lo sappia, cara signora pensava Filippo finendo la sua porzione.

E, mentre si lavava, si ritrovò a ripensare a quando anche lui era un gattino piccolo e aveva perso la mamma. Aveva vagato tra le strade miagolando, ma nessuno lo considerava. Miracolosamente sopravvisse allinverno e, in primavera, una coppia lo notò.

Che dici, Gianni, lo portiamo a casa? Se cresce, ci pensa lui ai topi?

Ma certo, mai visto un gatto incapace! Basta non rimpinzarlo troppo.

Fu allora che Filippo ebbe un nome. Non capiva il motivo. Magari perché era lungo e secco? Però, in fondo non gli importava. Aveva trovato una casa, si sentiva finalmente voluto bene.

Ma si sbagliava.

Le persone che lo portarono in campagna volevano il gatto solo per cacciare i topi. Niente carezze, niente casa calda, quasi mai cibo.

Un gatto deve avere fame sennò non caccia, diceva luomo.

La donna era daccordo. Così Filippo mangiava solo quello che trovava in giro.

Non era proprio un banchetto Ma lui ci teneva a fare bella figura, sperando che la sua dedizione venisse riconosciuta.

Invece, una volta finita la stagione, lo lasciarono lì.

Avevano già lasciato Filippo qualche giorno da solo, ma stavolta non tornarono mai più.

Aspettò giorni, settimane, fino allarrivo del freddo. Allora capì: non sarebbero tornati. Se ne andò

Rimanere in inverno in campagna era follia. Così Filippo partì verso la città. Ci mise tanto, ma arrivò.

Provò ad accasarsi, ma veniva sempre cacciato da cani, gatti o, peggio ancora, dalluomo.

Solo al mercato riuscì a conquistarsi uno spazio, pur tra mille fatiche.

E lì si convinse: meglio non sperare più in una casa o in un padrone. La vita di strada sarebbe stata la sua per sempre.

E, ovviamente, non desiderava la stessa sorte per il suo amico cucciolo, che ancora non aveva nemmeno un nome. Nessuno glielo aveva dato, dopotutto.

Non ti preoccupare, piccolo diceva Filippo Ti troverò dei veri padroni e starai bene, vedrai.

Ma per ora nessuno si presentava allorizzonte. Solo Rosa Maria, ma come avrebbe fatto con un cane che fra un anno sarebbe più grosso di lei? No, non ce lavrebbe fatta

Fu lei però, dopo alcuni giorni, a portare al mercato una giovane famiglia.

Un uomo, una donna e un ragazzino sui nove anni. Persone dal sorriso e dallo sguardo buono. Filippo non sentì alcuna minaccia da loro, e anzi, si trovò a spingere il cucciolo verso di loro con la testa.

Guardate che bel cucciolone diceva Rosa Maria Sicuramente è pure di razza. E ha unintelligenza fuori dal comune. È perfetto per voi.

Quella famiglia aveva preso da poco una casa con giardino vicino a lei, e voleva un cane da guardia.

Il padre viaggiava spesso per lavoro e la moglie restava sola col figlio.

Davvero un bel cane disse sorridendo luomo, accovacciandosi accanto al cucciolo Verrà fuori una bestia imponente.

Papà, dai! Prendiamolo! corse dal padre il bambino Lo chiamerò Leo. Giocherò sempre con lui nel cortile.

Ma perché Leo? rise il papà.

Perché ha la pancia tonda! rispose tra le risate il bambino.

Filippo si allontanò un poco per lasciare alla famiglia il tempo di conoscere il cucciolo.

E anche per nascondere le lacrime che gli riempivano gli occhi. Aveva sempre sperato in una vita migliore per il suo amico ma separarsi era comunque doloroso. Negli ultimi due mesi ne avevano passate tante assieme.

E in tutti quei giorni, Filippo aveva smesso di sentirsi solo e indesiderato.

Era qualcuno, per il suo cucciolo. Un vero amico.

Ora, nelle sue pupille, cerano lacrime. Di gioia, ma anche di malinconia

Allora, cara? luomo prese il cucciolo in braccio e guardò la moglie Prendiamo Leo? Secondo me, sarà un cane perfetto.

Sì, sorrise la moglie.

Ringraziarono Rosa Maria e si avviarono verso casa. Quando, però

Leo cominciò a dimenarsi, scese a terra e corse da Filippo, che lo guardava con occhi sbarrati.

E se avesse avuto un dito, probabilmente si sarebbe messo a toccarsi la tempia: Ma guarda questo! Gli ho persino trovato una famiglia buona, e invece

E invece il cucciolo corse dal gatto, si mise a leccargli il naso.

Non ti lascio! disse dun tratto Leo, in perfetto linguaggio felino Perché sei il mio migliore amico. E gli amici non si abbandonano. Mai.

Filippo era sconvolto. Non tanto perché il cucciolo lo aveva raggiunto, quanto perché ora parlava da gatto! Prima si era sempre limitato a abbaiare!

Padre e figlio cercavano di riprenderlo ma lui non voleva saperne di lasciar stare Filippo.

Ma quanto sei testardo, eh? cercava di convincerlo Filippo Vai con loro, starai meglio, davvero.

No! Non ti mollo solo! ribatteva Leo. Senza di te, ora non sarei qui.

Dopo tutto quello che ho fatto, guarda cosa mi tocca sentire! continuava a borbottare Filippo.

Intanto la mamma e Rosa Maria li avevano raggiunti. Tutti osservavano il cucciolo che girava attorno al gatto e lo leccava festoso.

Senza il gatto non vuole andare sorrise la signora Quindi, o tutti e due o niente.

Papà, dai, prendiamo tutti e due, ti prego! insisté il bambino Il gatto lo chiamerò Filippo. Sono amici, no? Che continuino a vivere insieme!

Va bene rise il capofamiglia Due, allora!

E così adesso Filippo e Leo non vivono più in strada. Hanno una casa con giardino grande, dei padroni buoni, una vicina gentile che ogni tanto porta polpettine fresche. Ma, soprattutto, si hanno lun laltro. Sono insieme.

E ora ne sono certo: andrà tutto bene. Qualunque cosa accada, la vivranno insieme.

Ecco la mia storia.

Di che parla? Di amicizia, di fedeltà, di piccole grandi disubbidienze e, ovviamente, di persone buone di cuore.

Senza queste persone, storie così tenere e con il lieto fine, non ci sarebbero.

Ma, per fortuna, i buoni non sono ancora scomparsi dal nostro mondo e, finché ci sono, tutto è ancora possibile.

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