La Vipera

Vipera

Francesca, perché Marco non risponde al telefono, e poi rispondi tu?! Voglio sentire mio figlio!

Nella voce di mia suocera, la signora Giovanna, s’intuiva un gelo tale che Francesca si accapponò la pelle senza rendersene conto.

Marco è in garage, signora Giovanna. Ha dimenticato il cellulare in casa.

Portaglielo! È così difficile capirlo? A me serve Marco! E subito!

Francesca non ascoltò il resto. Abbassò il telefono e si avviò verso il garage, dove suo marito era impegnato a sistemare la motocicletta.

Tua mamma, gli disse semplicemente, porgendogli il telefono.

È arrabbiata?

E tu che pensi?! rispose Francesca con una smorfia. Te lo sei scordato? Abbiamo Mercurio retrogrado in corso. Proprio ieri si lamentava! Vuoi rispondere o fingiamo che non c’è campo?

Marco sorrise amaramente e allungò la mano:

Allora meglio andare direttamente al Polo Nord! Lì non ci raggiunge…

Francesca gli diede il cellulare e uscì dal garage.

Non cambiava mai nulla. Per sua suocera, era ancora la rovinafamiglie, anche dopo quasi dieci anni che vivevano insieme, crescendosi insieme la figlia nata dal primo matrimonio di Marco. Giulia chiamava Francesca mamma, perché della sua madre naturale, che laveva lasciata quandera ancora in fasce per rifarsi una vita, ricordava poco e niente. Laveva vista solo un paio di volte, quando la donna era passata solo per dovere di visita. La madre, Martina, non aveva intenzione di riprendere la bambina, con una nuova famiglia già avviata e altri due figli piccoli: solo a richiesta dellex marito si faceva viva con Giulia, secondo Marco perché la bambina dovesse sapere da dove veniva.

Giovanna però non prendeva mai in considerazione né il tradimento di Martina, vera causa del divorzio, né che Francesca fosse arrivata nella loro vita quando Giulia aveva già due anni. Si erano conosciuti proprio a una festa di compleanno, dove era stato proprio Giovanna a ingaggiare Francesca come fotografa.

Vipera! È entrata in famiglia e se la gode! si infuriava misteriosamente Giovanna il giorno del matrimonio tra Marco e Francesca, celebrato un anno dopo il loro incontro. E sè anche presa la bambina! Visto che dei suoi figli non può averne, almeno quella le fanno crescere!

Come Giovanna fosse venuta a sapere dei problemi di salute di Francesca restò un mistero. I medici non facevano previsioni, ma Francesca sperava ancora di diventare madre. Intanto, Giulia era per lei un dono sbucato dal cielo. Dal primo momento, quando quella bimba in abito elegante, la faccia sporca di panna dalla torta, le si era aggrappata alla mano… Francesca scherzava spesso: Ho sposato Marco grazie a Giulia.

Lui rideva sempre a quella frase. Per lui, Francesca era un dono del destino, e non voleva ascoltare le lamentele della madre, convinta che prima o poi lei avrebbe mostrato la sua vera faccia.

Distruttrice di famiglie! raccontava Giovanna alle vicine. Che dire di una donna che entra in una famiglia altrui?!

Ma Giovanna, che famiglia?! Era già finita! Marco vive da solo da più di un anno! Guarda piuttosto tua nuora di prima, era migliore quella?

Quantomeno mi ha dato una nipote! E questa qui? Non farà mai nessuno!

Si vedrà col tempo.

Io non voglio vedere nulla! Non da LEI! Voi non immaginate che razza di persona sia!

Il giudizio di Giovanna su Francesca poggiava su mille dettagli. Soprattutto, si fissava sul fatto che Francesca fosse cresciuta solo con la madre. Suo padre era mancato quandera piccola, e la mamma laveva tirata su da sola, aiutata solo da una vecchia zia che la viziava con pasticcini nelle feste e la vicina che spesso la prendeva alluscita dallasilo.

Cosa mai può nascere da una figlia cresciuta senza famiglia reale?! Come fa a sapere come si costruisce una casa?! si lamentava Giovanna con le amiche. Pensate, fa lavare i piatti a Marco la sera!

Giovanna, cosa cè di male? Le dà una mano! sorridono le amiche, conoscendo il carattere di Giovanna.

Gli uomini non devono stare in cucina! si infuocava lei. Sono cose che portano solo cattive abitudini!

Ma non scendeva in particolari.

In casa sua cera sempre stata una gerarchia chiara: gli uomini portavano a casa quanto bastava, pescavano, e tacevano di fronte alle sfuriate della padrona di casa. La missione di Giovanna era mantenere la casa un fortino, dove almeno dentro regnasse pace. E cera sempre riuscita, sino a che non arrivò Francesca.

Conosceva da anni Martina, prima moglie di Marco, amica della madre e considerata ragazza di buona famiglia. O meglio, figlia di un professore universitario e di una donna che, come Giovanna, si dedicava solo alla casa, convinta che la figlia dovesse seguire il suo esempio. Martina aveva finito a malapena il liceo, iscritta alluniversità solo perché il padre insegnava lì, ma aveva mollato dopo due anni, sposando Marco e dando alla luce Giulia.

Poi, incontrò il vero amore…

Marco, perdonami! Ma non posso farci nulla! Lo amo!

E me? E Giulia? Ci hai mai amate? Marco non sapeva cosa dire davanti alla moglie che faceva la valigia senza nemmeno unocchiata alla culla dove dormiva la loro bambina.

Vi ho amati, certo! Ma è diverso! Di lui non posso fare a meno, mi manda la testa fuori posto!

Di me non importa, ma pensa a Giulia! le rispose duro, ma Martina non abbassò mai lo sguardo.

È proprio a lei che penso. Meglio crescerla fuori da una madre infelice? Tanto lo sai che carattere ho. Finirei per divorarvi entrambi… Non voglio, Marco. Addio.

Quando Giovanna seppe che la nuora aveva lasciato tutto, sindignò.

Marco! Come hai fatto a lasciarla andare?! Dovevi insistere!

Che dovevo fare, mamma? Legarla ai termosifoni?! O metterla in castigo? sospirò Marco, cullando la figlia. Mi aiuterai con Giulia?

Certo! Quando posso. Tuo padre non vuole mai che lasci la casa… Ma perché non venite a stare da noi?

No, mamma. Restiamo a casa nostra, fu fermo Marco, conoscendo già dove sarebbe finita la cosa. Però, se mi aiuti a trovare una baby-sitter per Giulia ti sono grato.

Nessuna baby-sitter! saltò Giovanna. Affideresti una bambina a chi capita?! Ma per carità!

Marco retto da solo per un po, poi fu costretto a chiedere aiuto. La madre di Martina scoppiò in lacrime alla telefonata, ma fu lieta di occuparsi della nipote.

Purtroppo, anche quel rapporto durò poco. Problemi di cuore, taciuti per non preoccupare nessuno, la portarono via allimprovviso. Marco, rincasando un pomeriggio dal lavoro, trovò Giulia in lacrime nella cameretta: al risveglio dal sonnellino non aveva trovato la nonna e non sapeva aprire la porta.

E la nonna dovè? chiese Marco, già sapendo che qualcosa non andava.

Era stesa sul divano. Marco, vedendola, pensò quasi che dormisse. I medici del 118 si limitarono a scuotere la testa:

Un infarto, quasi certamente. Peccato, era ancora giovane…

Giovanna arrivò subito, appena chiamata.

Povera Giulia! Quante ne ha già passate questa bambina!

Mamma, non ha visto nulla. La tieni per un po? Devo andare dal padre di Martina.

E che alternative ci sono? Devo.

Giulia singhiozzava debolmente quando la nonna la prese in braccio e in quel momento, Giovanna sentì dentro qualcosa cambiare. Fino ad allora non laveva mai percepito: né il giorno che era venuta dallospedale, né le sere passate a cercare di consolare la nipote che piangeva per la madre lontana. Ma stavolta, stringendo a sé quella bimba che tremava di paura e piangeva tutte le sue lacrime, Giovanna si sentì finalmente nonna.

Amore mio, basta piangere! Sono qui, ci penso io a te! Andrà tutto bene!

Da quel giorno Marco non dovette più chiederle aiuto: Giovanna veniva ogni mattina, restava fino a sera, si dedicava a Giulia. Si divertiva a vestirla come una bambola, si vantava con le vicine:

Ha messo il primo dentino! Non ci ha fatto dormire tutta la notte ma che meraviglia! Ora morde eccome!

Poi arrivò Francesca e quellidillio si incrinò. Giovanna non era per niente entusiasta. Francesca, poi, prese silenziosa e decisa in mano la casa, la bambina e anche le decisioni che Marco prima discuteva solo con la madre.

Questo, per Giovanna, era inaccettabile. Cercava il difetto, ma non lo trovava.

Francesca cavava il meglio: Giulia le si affezionò subito, pur senza che lei la vizzasse. Era severa, sì, ma dolce. Giulia, con quellistinto che hanno i bambini, lo capì in fretta e iniziò a chiamarla mamma. Francesca di questo andava fiera.

A Giovanna non restava che adattarsi momentaneamente alla nuova situazione. Fece capire a Francesca che non lamava, ma evitava i conflitti aperti. Aspettava un passo falso, anche uno minuscolo, pur di poter criticare. Dopo lesperienza con Martina, era convinta che per Marco fosse meglio stare solo, che soffrire di nuovo.

Quando veniva a casa nostra, Giovanna si sforzava di essere cordiale, non che ciò le riuscisse sempre. Francesca invece non si preoccupava di compiacere la suocera. Sapeva bene che la madre resta sempre la madre per il proprio figlio, e un tentativo di mettere zizzania tra marito e madre sarebbe stato solo fonte di tensioni. Francesca non lo voleva, soprattutto per il bene di Giulia: la bimba aveva bisogno di serenità e di persone che lamassero, a prescindere dai rapporti tra loro adulti.

Non c’era nulla da contendere con Giovanna. Francesca amava Marco, adorava Giulia e lasciava correre su capricci e malintesi, facendo sconto sulletà e la preoccupazione materna di Giovanna per il futuro di Marco.

Eppure, la rottura definitiva avvenne il giorno in cui Giovanna, venendo a trovare la nipote, portò una grossa torta.

Signora Giovanna, Giulia per ora i dolci non può prenderli. Il medico lo ha vietato.

Ma che storie sono?!

Ha una forma di allergia, ancora cerchiamo di capire a cosa. Giulia è a dieta.

Ma per carità! Ai miei tempi di allergie nemmeno si sentiva parlare! Giulia lo mangia, se lo dico io! Ti piacciono i dolci, vero tesoro?

Francesca non protestò. Fece un segno con la testa a Giulia, che baciò la nonna e scappò in cameretta. Marco intervenne:

Mamma, la torta Giulia non può mangiarla, ma noi sì! Dammi una mano, ti preparo il tè.

Ma Giovanna era ormai tutta un fuoco:

No, grazie! La torta lho presa per la bambina, non certo per… quella vipera lì!

Lo disse in modo così naturale, che quasi si stupì da sola di come le fosse scappato. Mi accorsi che persino Marco rimase interdetto.

Mamma! disse solo lui.

È ora che me ne vada! dichiarò fiera Giovanna e uscì senza nemmeno considerare di scusarsi.

Io tirai la manica di Marco, fermandolo con unocchiataccia:

Lasciala perdere! gli sussurrai.

Giovanna salì in macchina e sparì. Io, archiviata la torta, mi scoppiai a ridere.

Ma cosa ridi? Marco mi guardò stupito.

Solo immaginavo quanto ha serbato dentro tutto questo! Ha sofferto, ha scrutato, ma non riuscendo mai a trovare appigli per odiarmi. Oggi finalmente ce lha fatta, lha detto in faccia e si è liberata! Non lhai vista che faccia soddisfatta?

Non ti fa male?

Un po sì, non mento. Ma mi viene più da ridere, e… a essere sinceri, mi fa persino pena. Vivere succhiando veleno, rodersi per nulla, senza mai godersi la felicità degli altri, devessere pesante. Così si perde anche laffetto e tutto quello che cè di bello come lamore per una nipote. Oggi è uscita da qui col petto in fuori, ma non sè resa conto che tra una settimana ci sarà il compleanno di Giulia. Dovrà pur chiamarla o venire.

Pensiamo ci sarà unaltra scenata? Marco mi abbracciò.

No, non credo. Giulia non centra, la festa sarà comunque sua.

Allora scappiamo via, io te e Giulia, festeggiamo altrove?

No! Giulia ha già invitato le amichette e ho ordinato una torta di frutta, senza panna, come ha prescritto il pediatra. Solo un piccolo assaggio. Niente creme!

Sarà considerato tradimento da mamma, sospirò Marco.

Oh, Marco, che ti importa? Noi dobbiamo fare felice Giulia. Anche se questo significa chiudere un occhio sui capricci di tua madre, lo farò.

Marco mi baciò la fronte in silenzio. La mattina dopo andò dai suoi genitori a chiarire.

Mamma, dovresti scusarti.

Io? Giovanna spalancò gli occhi. Perché?

Sai il perché.

Figlio, perché mi parli così? Sono tua madre o una sconosciuta?

Rischi di diventare una sconosciuta, se continui così. Sono felice, mamma! Ho accanto una donna che amo, lei ama anche mia figlia. E lo sai, anche se preferisci fingere di no.

Perché dici così?

Perché con questa storia stai distruggendo la mia famiglia, così, per nulla! Anche io ho emozioni, sai? Ma voglio usare la testa. Pensaci.

Non aggiunse altro. Salutò il padre, che non intervenne, e tornò a casa.

Al compleanno della nipote, Giovanna non si presentò. Inventò una scusa, poi saltò anche quello dellanno dopo.

La sua rabbia cresceva di giorno in giorno, ormai aveva dimenticato perfino il motivo delloffesa. Era convinta che fosse Francesca ad averla ferita, col solo fatto di esistere e prendersi lamore dei suoi cari.

Sentiva Giulia solo al telefono. Suo marito la invitava a lasciarsi andare, ma lei non voleva sentire ragioni.

Non ho nulla di cui scusarmi!

Rischi di restare sola.

Ma dai! Ho te!

Non sarò per sempre, Giovanna. Fai come vuoi. Ma poi non lamentarti se Giulia ti scorda!

Ora chiamava Marco solo per cose importanti. E si innervosiva enormemente quando rispondeva Francesca.

Marco, ancora una volta risponde lei al tuo telefono?

Ce laveva sotto mano, mamma, tutto qui.

Va bene, va bene, non cambia la questione.

Era sulla tavola, stavo prendendo il tè. Che succede?

Tuo padre è di nuovo di malumore. Ha dolore alla gamba, non vuole che mi avvicini. Serve che vieni tu.

Arrivo subito.

Marco si scordò dei documenti e salì in moto: i suoi stavano a due passi. Sarebbe arrivato prima così.

In quel momento, io ero in cameretta con Giulia a risolvere insieme un problema di matematica.

Quanto ti viene a te?

Sedici. A te?

Ventisette.

Mamma, come hai fatto? Mi fai vedere?

Certo! Guarda: presi la matita e poi sentii uno stridio di freni, un tonfo.

Mi si annebbiò la vista, Giulia urlò di paura quando mi aggrappai al tavolo. Poi gridò ancora.

Andava piano, Marco. Era appena svoltato in fondo al vicolo, quando un furgone lo urtò di lato. Il casco batté sul cancello.

Si svegliò in ospedale, notte fonda. Le mani pesanti, la testa che martellava, e io seduta accanto a lui, addormentata con la testa sul letto.

Fra, Fra… sono vivo!

Mi svegliai di colpo, scoppiai a piangere e lo abbracciai cercando di non fargli male.

Sei vivo… Oh, Marco, che spavento ci hai fatto prendere!

Marco cambiò espressione.

E tu? Stai bene? Non devi agitarti!

Va tutto bene! Tranquillo!

Il sospiro di sollievo che si prese Marco mi disse più di mille parole.

E Giulia? si preoccupò subito.

È da tua madre. Lho convinta a stare con la nipote finché tu non ti svegliavi. Aspetta che la chiamo.

Magari domani, ormai è tardi.

Marco! lo sgridai. Sei impazzito? Sta in pensiero!

Solo, non voglio che tu ti stressi ancora di più. Basta ansia…

Stai sereno! sorrisi maliziosa. Tua mamma non litigherà più con me. Ha subito capito che aspetto un figlio.

Davvero?

Sì. Ora non sono più una vipera, Marco. Sono Franceschina!

Il mio riso fece sorridere anche lui, finalmente.

Così facile?

E che cè di difficile? Pensi sia facile vivere solo dodio, senza nessuna speranza? Lhai vista come si è spaventata, quando ti hanno portato qui? Non gliene fregava più nulla se ero io, tua moglie! Ha sentito che eri vivo, mi ha abbracciata e si è messa a piangere. Poi ha pure chiesto scusa. Forse neanche lei sa bene per cosa. Per tutto, forse.

E tu… lhai perdonata?

Marco, quello che è stato non conta più. Ora conta solo quello che sarà! Io voglio che i miei figli abbiano una nonna. Che porti loro le torte di nascosto e li vizii pure un po, tanto lallergia la superiamo e le arrabbiature alla fine passano. Il resto lo dirà il tempo!

Feci un respiro, lasciando andare anche i vecchi rancori.

Sai che pensavo… Luca va bene sia per un maschio che per una femmina.

Preferisco Matteo! O Valeria, se è femmina!

Tua mamma ha detto che Luca è perfetto!

Ah sì? Marco inarcò le sopracciglia, domandandosi se non stesse ancora sognando dopo la botta. Vabbè, ci penseremo. Fra, sai che ti amo?

Lo immagino! Ora dormi! Vado a chiamare tua mamma, se no non chiude occhio per tutta la notte.

Dille che voglio bene anche a lei.

Lo sa benissimo! e sorrisi, glielo dirò lo stesso. Non sono mai troppe queste parole, Marco, non sono mai troppe. Buonanotte.

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