Il diritto di amare
Irina! Ma vuoi calmare tuo figlio, per favore?! urlò esasperata Paola Vittoria, massaggiandosi le tempie con foga. Non Irene, non Irina, ma proprio Irina, come una domestica.
Dietro di lei scorrazzava urlando, tra un saltello e laltro, un bambino che giocava al soldato. In testa aveva una vecchia pentola trovata in cantina, in mano un matterello, sempre dalla dispensa delle meraviglie, ai piedi un paio di stivaletti neri della mamma con pelliccia finta ormai lisa. Cadeva sul tappeto di Paola e ci si incastrava come fosse sabbia mobile, rovinando irrimediabilmente laspetto della stanza.
Paola Vittoria! Ancora cinque minuti! Finisco la lezione con Ninetta e poi sono tutta per lei! rispose dalla stanza accanto la giovane maestra. Subito dopo si sentì suonare il pianoforte, in modo scoordinato e rumoroso. Sasha, non fare casino! Sasha! Irina sporse la testa dalla porta, poi si rivolse allalunna Brava, Nina, più dolce, come se accarezzassi un passero. Così, sì, sì!
Paola Vittoria emise un grugnito basso. Ne aveva abbastanza! Di quel ragazzino vivace, delle lezioni di musica che infestavano la casa, e pure di Irina, che ormai si aggirava per lappartamento come se fosse roba sua.
Ha trovato proprio la situazione ideale, questa Irina! Si è infilata come una lucertola e adesso si è piazzata qui a fare la padrona Eh già, e chi dice il contrario?! Paola accartocciò nervosamente il tovagliolo. Venuta chissà da dove, bang! E subito pare fosse la moglie di Michele. Che poi non sono manco sposati! E il bambino non è suo, si vede. Eppure vive qui, ha invaso la camera, guadagna con le lezioni. Ma non è casa sua, non è suo neanche il pianoforte! Basta, davvero basta.
Paola Vittoria annuì tra sé, si alzò risoluta e urlò contro Sasha-soldatino.
Ma il ragazzino manco la sentiva. Lui era sul campo di battaglia! Guidava il suo esercito e di fronte, nella valle misteriosa avvolta nella nebbia cioè sotto il tavolo si nascondevano i nemici. Avevano puntato i loro fucili sugli amici di Sasha, ma Sasha avrebbe vinto! La mamma gli aveva detto che era un vero soldatino, furbo, coraggioso, nessuno gli faceva paura. Gli aveva dato lei sia la pentola sia il matterello, e perfino gli stivali. Poi si era seduta con il portatile. Doveva lavorare, ma solo un attimo poi sarebbero andati al parco. Forse papà sarebbe tornato a casa presto. Sasha lo aspettava sempre, ogni giorno chiedeva a Irina se avesse chiamato. Ma papà non chiamava mai
È in viaggio, tesoro, non prende il telefono dovè lui. Papà sta portando frutta, verdura e dolcetti ai bambini di altre città, poi tornerà diceva Irina accarezzando i capelli ispidi e ribelli del figlio.
Sasha sospirava e tornava a giocare.
Anche adesso non sembrava proprio far caso alla nonna sempre urlante (beh, quasi nonna visto che mamma e Michele non sono sposati).
Portalo via, Irina, altrimenti altrimenti Paola Vittoria si spazientì e diede uno scappellotto al nipote, che sobbalzò e fece cadere il matterello. Nel tonfo andò a urtare la sua adorata statuina: una cacciatrice di porcellana, quasi nuda, con larco teso pronta a colpire qualcuno invisibile (per fortuna non lei stessa, non la signora Paola Vittoria Strassini).
La statuetta vacillò, la base superò il bordo del mobile e la cacciatrice volò giù.
Paola Vittoria e Sasha rimasero paralizzati a fissarne la caduta. Poi gemettero allunisono quando la bella statuina, un souvenir comprato dal marito di Paola al mercatino di Porta Portese, si sfracellò in mille pezzi.
Quello fu il punto di non ritorno, il fatidico punto dopo cui non resta che una cosa: lo scandalo.
Irina! Qui subito! Accompagna Nina alla porta e vieni qui!
Irina sospirò, scrisse rapidamente i compiti a Nina, la aiutò a vestirsi nellingresso, la salutò e andò nel salotto.
Nel frattempo Sashino, con il labbro tremulo, stava già raccogliendo scopa e paletta per pulire i cocci.
Mamma mia mormorò Irina scuotendo la testa. Paola Vittoria, la prego, non lo sgridi: non è colpa sua. Sasha, fai attenzione a non tagliarti, lascia che ti aiuti io.
Il bambino fece il broncio.
È stata lei a spingermi! esclamò. Ho perso la mia spada e la nonna mi ha dato uno schiaffo.
Oh, tesoro! Ti ha solo dato uno scappellotto, mica ti ha messo sul rogo! Paola strattonò la scopa dalle mani di Irina e iniziò a spingere i cocci avanti e indietro. E comunque troppo poco è stato! Vedi che ho mal di testa?! Lo vedi?! Si chinò su Sasha, urlandogli nelle orecchie.
Lo vedo, borbottò il bambino.
Allora comportati bene! Sei viziato, arrogante, e la tua mamma è una madre scarsa per come cresce un impacciato come te! Guarda te, lei lavora e io devo andarti a prendere allasilo, darti da mangiare e pulirti il nasino! Ma io, con Michele, come ce la facevo? Da sola! Senza nonne! E nessuno rompeva niente in casa Arrossì e iniziò a respirare a fatica, poi spinse Sasha di lato per raccogliere meglio i cocci.
Ma Paola Vittoria, è solo una statuina cheap! Capisco, lei è stanca, è dura per tutti. Ma è solo per due mesi, appena ci consegnano la nostra casa noi andiamo via. Glielo avevamo detto che avremmo vissuto qui per un po Non si arrabbi così A Irina venne da piangere. Anche per lei era pesante: lo stipendio misero, Sasha a casa quasi tutto il giorno senza di lei, il tempo che non basta mai. Forse, davvero, non dovevano venire qui. Non succede mai che vada tutto liscio: solo nelle favole la mamma single trova subito marito, padre e alloggio. Ma nella realtà le dicono che sbaglia.
Le spiego tutto in cucina! Andiamo, Irina! E tu piccolo, resta qui! Paola guardò il nipote. Quando torna il nonno, vedi che ti sistema lui!
Sasha si strinse alla gamba della mamma. Irina lo baciò in testa e gli ordinò di non aver paura, poi seguì Paola in cucina.
La signora Paola, strizzando la cintura della vestaglia come se volesse strizzare i pensieri, mise in funzione il bollitore, versò del tè nella tazza, tagliò una fetta di limone e la buttò dentro. Tutto con una calma quasi sospetta, persino canticchiando. Poi finalmente seduta, cucchiaino in bilico sul piattino si girò verso Irina e dichiarò:
Non prendertela, ma qui tu e tuo figlio non ci dovete più stare. Avete soggiornato abbastanza.
Ma io con Michele
Non parlo di questo. Siediti, per favore! Paola indicò con lo sguardo la sedia. Irina obbedì. Non è nemmeno una questione di antipatia non sono la suocera dellinferno. Semplicemente tu qui stoni, Irina. Anche nella vita di Michele. Prima che arrivassi tu era attivo, curioso, avrebbe potuto fare carriera! Ma poi sei arrivata tu, questa musicista con le mani eleganti e pure con un bambino! Irina, è uno scandalo! Al mio paese ti avrebbero esclusa. Da quando ci sei tu, tutto va peggio, te lo dico! Perché ti sei incollata a Michele? Non potevate divertirvi e poi ciao, ognuno per la propria strada? Perché sei venuta a Roma?!
Michele mi ha fatto la proposta, lo sa! Sasha non è un problema per lui, vuole adottarlo Irina osservò Paola girare distrattamente il tè con le sue unghie smaltate di rosso lacca. La manicurista veniva apposta a domicilio, ché i saloni non erano a livello. La stessa tonalità di rosso. Immutabile.
Ecco! Paola alzò la mano come a indicare l’origine di ogni male. Ecco il dramma: tu hai cresciuto un figlio da sola e, stanca, hai deciso che Michele sarebbe stato un bravo papà. Ma lo hai pensato a lui con una famiglia tutta sua, senza figli degli altri? Io sto zitta solo perché me lo ha chiesto. Labbiamo cresciuto onesto, generoso. Ora vuole salvare te, e finirà rovinato! Dovè adesso? In autostrada, a lavorare per te e Sasha. Io non lho messo al mondo per rischiare la vita a portare soldi a un altro figlio non suo!
Il cucchiaino smise di tintinnare, scivolò sul tavolo. Le dita smaltate si chiusero a pugno. Paola strizzò gli occhi.
Non pensare di aver trovato il Bengodi. Lì da te, nella tua provincia sperduta, magari si va ancora in giro con le bestie, qui cè la vita vera: teatri, negozi, cinema, ristoranti. Ti compri gli stivali, ma i pantaloni invernali di Sasha li pago io. E tu cosa mi guardi? Ho forse torto? Immagina quando Sasha porterà una come te a casa nostra, con pargoli annessi, e vorrà vivere a scrocco capirai allora cosa vuol dire!
Non è vero! Non è vero! scattò Irina, camminando avanti e indietro per la cucina Misha non ha pietà, mi ama! E Sasha lo ha accettato, abbiamo parlato! E che vuol dire, le stoviglie?! Paola Vittoria, non deve rinfacciarci il pane! Lavoro anchio! Se siamo qui è perché Michele mi ha convinta. Ancora un po di pazienza e andremo via.
Tu andrai via. Tu. Michele resta. Per pietà. È stato con te per pietà E un po perché sei carina. Lui ha gusto, sa scegliere le belle. E tu, guarda caso, pianista! Quando la sua azienda è crollata avrebbe potuto ripartire da capo, offrirgli un ottimo posto, ma per te è rimasto qui. E si è rovinato, diciamolo. Adesso è via, un viaggio che doveva finire tre giorni fa. Sicuramente gli è successo qualcosa e per colpa tua! Paola tirò su col naso, poi si raddrizzò, dignitosa e rigida. Io te lo dico: non aspettarlo. Non siete una vera famiglia. Solo fumo. Troverà un’altra donna e allora sì che avrò finalmente dei nipotini veri, non prenderò mai in braccio Sasha. Non ce la faccio, che qualcuno di estraneo metta radici nella mia famiglia. Non ce la faccio! E la realtà, Irina, non è come la fiaba. È ora che tu lo capisca e torni a casa.
Paola si alzò, scelse una bottiglietta di brandy dal mobiletto del marito. Il brandy era la sua medicina per i mali dellanima e del fisico.
Alla tua salute, Irina! Bevve dun fiato, come fosse grappa, poi addentò il limone del tè. Lo zucchero colò dalle unghie sul tavolo. Si voltò verso la finestra. Ludienza era terminata.
Quindi, ci state buttando fuori? Ho capito bene? chiese Irina.
Esatto. Vi caccio. Per il bene della mia famiglia. E guarda che nessuno dei tuoi allievi metta mai più piede qui! Basta.
Irina avrebbe voluto ribattere, supplicare almeno per qualche giorno: trovare una stanza, un alloggetto. Ma era chiaro che Paola Vittoria non avrebbe cambiato idea
Sasha ascoltava dietro la porta ma aveva capito ben poco: guardava la madre spaventato mentre lei già telefonava.
Taisia Andreevna? Buonasera, sono Irina. Ci sarebbe modo di restare un paio di giorni in segreteria con mio figlio? Solo finché trovo una stanza Come? Ispettorato? Solo una notte No? Grazie, mi scusi Chiamò unaltra persona. Natalia! Ciao! Senti, con Sasha posso La voce le tremava. No? Capisco, grazie
Irina aveva lasciato molto della sua vita di prima il lavoro, le amiche, i suoi genitori. Un lavoro buono, con uno stipendio niente male, ma Michele laveva convinta a venire a Roma: Per Sasha qui ci sono mille possibilità! Era salita sul treno e adesso doveva tornare indietro. Ma anche la madre era contraria.
Te ne vai, Irina? E con chi? Quel Michele non è nessuno per te, lo capisci? Tu e Sashino siete la nostra famiglia Se te ne vai, ti sei giocata tutto, sappilo! Porti via il bambino in chissà che situazione, e Michele nemmeno ti ha chiesto di sposarlo. Pentiti, Irina! ricordava le parole della mamma al momento della partenza. Noi non ti aiuteremo. Lascia qui Sasha: tu sposati e fai la tua vita, noi cresceremo il nipote!
Irina aveva portato con sé Sasha. Ma adesso che chiedeva rifugio alla madre… niente.
Abbiamo cominciato i lavori, tutta la roba è nella tua stanza, dormiamo lì Sarà lunga, Irina, non insistere. Capisci La madre tentava di scusarsi. Irina chiuse la chiamata.
Sì, per sua madre quella gravidanza e Sasha erano stati uno shock. Una famiglia rispettabile, una figlia perfetta, e poi come se Irina fosse di unaltra specie Non era nemmeno voluta andare col pancione ad accompagnarla alle visite. Il padre del bambino? Irina non ne aveva mai parlato. E al ragazzo, conosciuto quasi per gioco al mare, nemmeno aveva mandato una lettera. Lavrebbe gestita da sola. Così aveva deciso.
Quando aveva conosciuto Michele, lui aveva iniziato a corteggiarla subito. Al primo appuntamento si era presentata col figlio, che aveva già tre anni. Michele ci era rimasto di sasso: pensava di andare a pattinare con lei, poi al cinema, romanticherie Ma al parco, mentre dava da mangiare alle anatre, Sasha rideva e Michele pure.
Che bambino fantastico, il tuo! le aveva detto dopo averla riaccompagnata a casa. Secondo te sono piaciuto a tuo figlio?
Irina aveva scrollato le spalle. Ormai non si aspettava una seconda chiamata
Ma chiamò. Uscirono ancora, con Sasha, poi caffè e chiacchiere come due adolescenti con Sasha addormentato sulla sua spalla.
Pareva una favola vera. Un caso su un milione! Irina pensò di aver trovato il suo biglietto fortunato.
Michele tornò in trasferta in città ancora due volte, poi a settembre propose di andare a vivere insieme.
A Roma, si intende. Staremo dai miei per un po, mamma adorerà Sasha, vedrai. Trovi lavoro, e
Irina sorrideva, incredula. Uguale, serviva lì come il gorgonzola sul tiramisù
Credo che tu corra troppo, disse solo. Sicuro che i tuoi siano daccordo?
Se non lo sono, affitteremo una casa, rispose Michele subito. Dammi una possibilità
Irina cedette
Paola Vittoria li aveva accolti in modo apparentemente gentile, tutta buone maniere, con Sasha invece era stata distante, senza paturnie ma senza affetto.
Si sistemarono: Michele mise quasi moglie e quasi figlio nella sua camera. Anche in cucina si organizzavano. Il padre di Michele, Romano Gregorio, guardava Irina con sospetto: lei era estranea, arrivata con tanta storia. Solo il tempo avrebbe detto chi era davvero: per ora, freddezza e formalità. E quello era il massimo che potesse dare il suocero quasi.
La fortuna volle che Irina trovasse presto lavoro come accompagnatrice e insegnante nella scuola di musica. Riuscì pure a iniziare qualche lezione privata.
Che bel pianoforte avete! commentò Irina sfiorando con le dita i tasti della vecchia Lira. Se lo accordiamo, suonerà una meraviglia
Sì, acconsentì Paola Vittoria. Accordatelo pure. Che fortuna hai, Irina! commentò ironica.
Stare tutti insieme a casa era difficile e, nella stessa cucina, nella stessa città difficile dividere Michele in due. Tutte e due lo sapevano, ma tacevano, aspettando il giorno della fatidica andiamo a vivere da soli.
Ora però non serviva più. Irina sarebbe tornata a casa.
Chiamò Michele più volte, voleva dirgli che tornava in provincia. Non rispondeva, anzi, sembrava che avesse spento il telefono.
Pazienza, gli avrebbe scritto. Prima, però
Mamma! Mamma, ma dove vai che fuori è già buio?! Sasha la guardava spaventato, mentre lei buttava vestiti nel trolley, frugava sotto il letto in cerca delle pantofole e delle macchinine.
Andiamo dalla nonna, dalla mia mamma. Sasha, vestiti che dobbiamo andare in stazione. Torniamo dove sei nato, mentiva allegra Irina. Forza!
E papà? domandò Sasha, come sempre. Ormai chiamava Michele papà, gli veniva spontaneo.
Gli scriveremo, ci raggiungerà. Ha la macchina, Sasha, può venire ovunque!
E per la statuina che ho rotto, vero? mormorò Sasha, infilando alla rinfusa le sue cose nel sacchetto.
No, tranquillo. Solo che mi hanno concesso le ferie e partiamo! Pronto tutto? Vestiti, su!
Paola Vittoria, una mano sulla bottiglia di brandy, fissava i platani nel cortile, gialli come fuochi e le chiome rosse come brace. Poi vide Irina che trascinava il trolley sullasfalto.
Nemmeno un saluto! mugugnò offesa Paola. Si è offesa, ma io ho ragione! Un giorno capirà. Quando anche Sasha porterà a casa una ragazza senza arte né parte e la chiamerà moglie con annessi e connessi Capirà, ah se capirà!
Irina, alla fermata dellautobus, fissava gli orari: i numeri ballavano, si confondevano e diventavano lacrime. O era solo pioggia? Ma no, che lacrime! Irina è forte, non si mette certo a piangere. E Sasha non si deve spaventare.
Irina? Ma sei tu? accanto a loro si fermò una ragazza. Irina laveva vista un paio di volte a casa di Paola Vittoria. Si chiamava, se ricordava bene, Elena. Con la valigia? Te ne vai via? E Michele?! Dove stai andando?! chiese, bloccandola.
A casa rispose secca Irina, serrando la mano di Sasha. Lui si fece male.
Dove casa? Elena era una vera curiosona.
A casa mia. Mi scusi, dobbiamo andare alla stazione e qui lautobus non passa mai! Orari che non valgono e Michele è irraggiungibile
Irina stava quasi per scoppiare a piangere.
Irina, a questora treni non ce ne sono più! Si parte domani, mica adesso. E piangi, vero?
Irina si voltò via, Sasha tirò via la mano e la infilò in tasca.
Ok, capito. Venite con me! dichiarò Elena. Dai, lascia la valigia, non serve che la trascini così! Sasha, vieni, ho un gatto a casa. Ti piacciono i gatti?
Il bambino annuì, cercando approvazione dalla madre.
Vai pure, Sasha. Non preoccuparti, mamma dice di sì! Elena spinse il bambino verso il portone. Noi intanto prepariamo un tè. Irina, ci dai una mano?
Irina annuì, poi prese coraggio.
È meglio se andiamo via sussurrò. Domani parto davvero. È meglio.
Sì, domani parti. Ma stanotte resti da me, ecco. È tardi, Sasha ha bisogno di dormire e di mangiare! Due ospiti non mi pesano, tranquilla! Volete la pasta? O preferite le polpette? Uno spaghetto lo faccio al volo! E il caffè? Che buon caffè mi ha regalato una cliente! Dai, rilassatevi, vi sistemo in soggiorno.
Elena mette Irina a suo agio: nella grande casa si respira aria di serenità, con la famosa parete attrezzata carica di servizi di porcellana, libri, un divano e un tavolo tondo. Una camera tutta atelier: macchine da cucire, tessuti, rotoli, spilli e persino una piccola passerella con specchio. Elena cuce abiti su commissione, lavora anche per privati.
Irina osservava, un po incredula, mentre Elena la conduceva tra le stanze come una guida turistica.
Vi sistemo in soggiorno. Il divano diventa letto matrimoniale, comodissimo! E stai tranquilla, se domani Sasha deve andare allasilo nessun problema! Ma hai intenzione di parlare o resterai muta? Elena, indaffarata, non si dà pace. Sasha! Il mio Boris ti aspetta in camera, adora le carezze. Vai a conoscerlo! Non mordicchia mica.
Sasha guardò la madre in cerca di via libera lo fa sempre.
Dai Sasha, mamma ha detto sì! Elena lo accompagna verso la porta. Ora beviamo un tè, Irina, vero?
Irina annuì, ma poco dopo si bloccò.
Forse è meglio se andiamo via. Torniamo da mia madre, è giusto così
Ma figurati! Parti domani. Oggi Sasha deve mangiare e dormire. E tu respiri. Vuoi del pane con la pasta? O solo la pasta al sugo? Elena fa tutto con leggerezza e un calore rassicurante: prepara, taglia le verdure, parla dei clienti e degli abiti. Irina affetta un cetriolo e ascolta. E pensa, una volta una cliente ha versato succo di melagrana sul vestito in prova tutta la notte a ricucire, tipo Cenerentola! Per carità, lho fatta pagare doppio! Insalata con olio va bene per Sasha? E poi, allimprovviso: Ti prego, Irina, basta il silenzio: che vi è successo con Michele?
Irina rabbrividì, scosse la testa.
Niente tra noi, lui è in viaggio. Solo che Paola Vittoria ci ha ricordato che eravamo ospiti e che abbiamo abusato della sua pazienza. E, probabilmente, aveva ragione
Capito la poesia dellanima è fragile, eh Elena preparava la tavola scossa le spalle. Lei ha sempre messo suo figlio su un piedistallo doro massiccio. E onestamente, sperava che finissimo io e Misha insieme! Abbiamo frequentato la stessa scuola, studiosi, famiglie giuste secondo lei Tu saresti unottima moglie per Misha, mi disse un giorno. E io pure, in pigiama sforacchiato! ride Elena. Quando le fu chiaro che tra noi cera solo amicizia, fu delusissima. Pianse su questa stessa sedia! Elena indica una sedia e Irina quasi trasale. Voi siete giovani, magari cambiate diceva. Che Dio E io? Boh Sashino! A tavola!
Boris, il gatto, portò Sasha a tavola e si piazzò davanti a lui per sorvegliarne la cena. Sasha pescava il cetriolo colla forchetta, Boris annuiva soddisfatto.
Allora, Irina? Racconta Elena poggiò davanti a lei il ketchup e una bottiglia di vino ne vuoi? No? Allora acqua.
Paola Vittoria ha detto che dobbiamo andare. Che roviniamo la vita a Michele, che Sasha è un intruso Che ho approfittato di lui, insomma. Dal principio non volevo venire. Non sono una sognatrice infantile, le favole non esistono! Nei film solo capita che il principe sposi la ragazza con bambino e la ami davvero. Ma la realtà
Elena scoppiò a ridere. Aveva una risata arguta, musicale, come unarpa pizzicata per caso. Bella davvero. Irina, invece, aveva una risata un po grezza e Sasha pure, se lo si solleticava.
Guarda, Irina, ci crediamo tutti alle favole! È umano. Se non speriamo, come facciamo a sopravvivere? Io confido che domani, magicamente, ci sarà posto sullautobus, e dopodomani, magari, il postino mi porta il Superenalotto! Se non ci credessi, sarebbe tutto grigio. Elena si versa dellacqua. Ma allora, per chi è riservato il lieto fine? Perché Misha non può fare il principe per una volta? Perché dobbiamo pensare che è una colpa amare e rischiare? Ti hanno fatto credere che sei sempre di troppo, ma chi lha detto?!
Paola Vittoria dice che Michele avrebbe avuto offerte migliori ma è rimasto per noi mormorò Irina.
Ma va! Sua madre non lo avrebbe mai lasciato andar via da Roma! Da ragazzino, lo rincorreva con i panini anche dopo la scuola. Misha arrossiva, ma lei niente, mille attenzioni. Potrebbe fare lattrice. Lo sai che quando lavorava in ufficio faceva teatro con la mimica anche in fila alle Poste? Tu, Irina, sei stata il suo salvagente, lhai fatto sentire utile, da uomo. Se non ci fossi stata si sarebbe disperso. Chiama Misha! Elena ordinò. Vedrai che risponde.
Infatti Misha era on-line. Prima Irina tentò di spiegare tutto, poi Elena prese la linea, chiarì tutta la situazione. Michele diede ordine: tutti fermi e tranquilli. Sarebbe arrivato lui.
Lo ami? Elena chiese, piano, quando Sasha dormiva.
Non so cosa vuol dire davvero confessò Irina. Ma sì, lo amo.
Allora va bene così. Adesso dormi. Domani arriva Michele e sistema tutto, lui è uno che risolve!
Paola Vittoria, abbracciandosi sulle spalle, si affacciava alla finestra ascoltando il figlio che le dava il terzo grado: ricordò panini a scuola, calzamaglie nel sacco a pelo per il campeggio (destate!), e come le aveva proposto lamica Elena come nuora tutto.
Hai esaurito lelenco, figlio mio? chiese Paola alla prima pausa.
Sì, mamma! E adesso basta! La mia vita è affare mio e da ora sarà anche casa a parte. Abbiamo trovato un appartamento, staremo io, Irina e Sasha e tra un mese ci sposiamo. Basta, mamma! E guai a te se piangi!
Così urlava da piccolo, Paola con i panini, ferma nellatrio della scuola a guardare il suo guerriero, il suo Otello domestico, il suo piccolo macedone! Ladorava, ma non voleva condividerlo con nessuno. Ma ormai
Il vestito da sposa glielo cucì Elena: niente pizzi, niente luccichii, solo un abito elegante, cintura larga in vita, un ricamo leggero. Paola Vittoria regalò a Irina degli orecchini di perle, di famiglia, perfetti. La madre di Irina portò le scarpe con cui lei stessa si era sposata. Tutti ad aiutare, perfino Boris il gatto che si lasciava tormentare dal nervosismo di Sasha.
Elena, è magnifico! sorrideva Irina davanti allo specchio.
Niente di eccezionale. È il vestito di una principessa normale, come tutte noi, Irina! Serve solo un briciolo di magia, se no il mondo impallidisce. E dobbiamo crederci, sempre. Dai, il bouquet però tocca a me! rise Elena, ammiccando. Anche lei avrebbe avuto il suo principe: domani, dopodomani o tra una lavatrice e laltra. Limportante è credere che anche limpossibile accada soprattutto in Italia, e soprattutto se lo si aspetta con un buon caffè.





