Lasciare andare il passato

Lasciare il passato

Stiamo partendo per qualche viaggio? chiesi sorpreso, guardando Martina mentre entrava in camera e mi vide mettere le mie cose in valigia.

Era appena tornata dal lavoro e io non le avevo detto nulla. “Forse le sto preparando una sorpresa?”, pensò.

No, non andiamo da nessuna parte risposi io, senza nemmeno girarmi. Sono io che vado via da te.

Non ho capito Che vuol dire che vai via? Se è una battuta, non fa ridere.

Ma quali battute, Martina? mormorai, tirando fuori dal guardaroba la camicia che avevo scelto per Capodanno. Sai dovè il mio passaporto?

Sì, nel terzo cassetto del comò. Potresti almeno spiegarmi cosa sta succedendo? Non è più divertente.

Martina, ma perché sei sempre così dura a capire? sorrisi amaramente. Lo sto dicendo, vado via… La nostra storia ormai non ha più senso. Sei una ragazza meravigliosa, ho passato bei momenti con te, però

Però cosa, Luca?

Qualche giorno fa ho incontrato Chiara, sai, abbiamo fatto il liceo insieme

E quindi?

E quindi siamo andati a prendere un caffè, abbiamo parlato, ricordato i vecchi sentimenti, e abbiamo capito che dobbiamo stare insieme. Io la amo, capisci? La amo dai tempi del terzo anno.

E me, quindi, non mi ami? mi chiese Martina, lasciando cadere le buste della spesa.

Te? Con te stavo bene Ma io amo unaltra. Amo Chiara attraversai il corridoio, mi misi le scarpe, la giacca e senza dire altro mi chiusi la porta alle spalle.

Martina rimase a fissare il vuoto ancora per qualche minuto

Non riusciva a credere che quello che le stava capitando fosse reale e non un incubo.
Poi arrivò la consapevolezza Quella di essere stata buttata via come un giocattolo inutile.

E per giunta tre giorni prima di Capodanno, proprio quando pensava a cosa regalarmi, a come addobbare lalbero, a quali piatti speciali cucinare per la festa “Ma come ha potuto?”.

Martina si appoggiò al muro, si accovacciò e scoppiò in un pianto disperato, coprendosi il viso con le mani.

Non avrebbe mai pensato che potesse succedere una cosa del genere. Non cerano stati segnali. Lei mi amava, e pensava che io amassi lei. Avevamo persino parlato di sposarci presto.

Per un anno intero, da quando vivevamo insieme, tutto era andato bene. Fino a oggi.

O forse no In effetti, Martina aveva notato che negli ultimi giorni ero strano. Ma non ci aveva badato: fine anno, tanto stress, il mio lavoro era molto impegnativo.

Stavo al computer fino a tardi, rispondevo a monosillabi

Si vedeva che qualcosa mi spegneva dentro, ma Martina pensò che sarebbe stato meglio non insistere. Se avessi voluto, le avrei raccontato.

Ed ecco che lho fatto

Neanche la delicatezza di addolcire la notizia.
Martina riuscì ad arrivare a letto solo per stringersi in posizione fetale e continuare a piangere fino al mattino.

Il giorno dopo, non si alzò nemmeno, fissò soltanto la foto incorniciata che ci ritraeva insieme al mare.

Era una vacanza insieme. Proprio lì aveva capito di amarmi davvero.

Avevamo in programma anche questanno un viaggio a Sorrento, ma ormai Niente più Sorrento, niente presentazioni ai miei. Un vuoto, una tristezza infinita

Tutta la giornata la sua migliore amica, Giulia, provò a chiamarla. Dovevano incontrarsi, ma Martina non voleva sentire nessuno, tantomeno vederlo.

Allinizio ignorò le chiamate, poi spense il cellulare.

Non era il momento di parlare. E di cosa avrebbe potuto parlare, quando in un attimo la sua vita aveva perso senso?
Prima di dormire accese il portatile, aprì i social e andò sul mio profilo.

Avrebbe fatto meglio di no

Cerano una ventina di foto nuove, in cui abbracciavo una ragazza sicuramente quella Chiara, la cotta dei tempi del liceo, accidenti a lei.

“Ma cosa avrà trovato in lei?” pensava Martina, osservando da ogni angolo chi le aveva rubato il mio cuore. “Non ha niente di speciale”.

Le venne voglia di scrivere due righe velenose, poi si trattenne tanto non avrebbe risolto nulla.

Chiuse il laptop, lo posò sulla scrivania, si accoccolò e tornò a piangere. Mi aveva davvero amato, mentre io

mentre io facevo solo finta.

E questo era il doppio del dolore.

*****

Martina si svegliò di soprassalto: qualcuno stava bussando alla porta con insistenza, così forte che allinizio pensò fossero i vicini a fare lavori prima di Capodanno.

“Forse Luca è tornato?” le balenò in testa, e corse ad aprire.

Marti! Stai bene! sia buttò su di lei Giulia. Mamma mia, che ansia mi hai fatto venire! Per tutto il giorno non rispondevi, poi hai staccato il telefono. Ho già pensato di chiamare la polizia e i pompieri. Pensavo che stesse trascorrendo il Capodanno in intimità con Luca Bastava dirlo che non dovevo preoccuparmi!

Non hai indovinato rispose Martina e di nuovo scoppiò a piangere.

Ma che ti è successo allora? Avete litigato? Stavate così bene

Stavamo Andava tutto bene, ma mi ha lasciata.

Ma come ha lasciata? Luca? Non ci credo Giulia era incredula.

Nemmeno io pensavo. E invece eccomi qui.

Martina le raccontò tutto mentre lei preparava un buon caffè.

Ma è ridicolo si indignò Giulia. Sembrava così responsabile, così per bene. Ma lasciare una ragazza prima di Capodanno E pure così: mettere insieme le sue cose e andare via.

Eh, già

Mi sembra assurdo. Ma lhai vista almeno quella Chiara? Chi è, una modella? Figlia di qualche imprenditore?

Martina portò il portatile e le mostrò le foto di me e Chiara. Ce nerano addirittura di più di ieri notte.

Ma dai Labbra rifatte, curve di plastica, occhi Sono di ghiaccio. Ma che ci ha trovato?

Liceo, primo amore

Senti, Marti. Lo so che dare consigli è difficile Ma forse non dovresti star così male per Luca.

Non capisci Stavo programmando il matrimonio, per il nuovo anno.

Beh, meglio così, dai! Immagina se vi foste sposati e aveste avuto dei figli E lui ti mollava dopo dieci anni?

Lo amavo

Amerai qualcun altro uno migliore! E comunque, domani è Capodanno, basta piangere. Che ne dici di un giro per negozi con me?

Onestamente non ne ho nessuna voglia. Non voglio né uscire, né festeggiare più il Capodanno.

E invece devi!

Giulia riuscì comunque a trascinarla fuori di casa.

Andarono prima in un caffè, poi dal parrucchiere, infine a fare spese. Martina non voleva comprare niente, ma Giulia le regalò una scatola di palline per lalbero.

Ecco il mio regalo! E promettimi che addobberai lalbero. Non può restare lì tutto triste in un angolino.

Promesso sospirò Martina.

Così ti voglio! E domani vengo a controllare che hai mantenuto la parola.

Martina tornò a casa da sola.

Anzi, era quasi contenta che Giulia non lavesse accompagnata. Le era grata per i suoi tentativi di tirarla su di morale, ma voleva restare sola.

La ferita era troppo fresca, e certo non si sarebbe rimarginata in un giorno.

Auguri, bella! le gridò un ragazzo che le veniva incontro.

Uhm rispose Martina a malapena, tirando dritto senza guardarlo.

Non aveva voglia di parlare con nessuno, tanto meno con uomini sconosciuti.

Passando davanti a un negozio di animali, vide la porta spalancarsi e una ragazza uscire con una busta di croccantini per gatti.

Versò il cibo su un pezzo di cartone, guardò attorno e rientrò. Un secondo dopo, spuntò un gattino rosso, magro, che iniziò a mangiare voracemente.

Dopo, guardò la porta con occhi tristi e miagolò.

Martina si fermò a guardare. “Anche lui sarà stato abbandonato, proprio sotto Capodanno” e altre lacrime le scesero lungo le guance.
Il gattino tremava, magro comera, come se avesse freddo.

Poi, vedendola, corse verso Martina, sperando in un po di calore.

Lei lo prese in braccio, lo strinse forte e rientrò nel negozio.
Ma non potete lasciar almeno il gattino a scaldarsi? chiese al commesso.

E lei perché lha portato qui? replicò la commessa, aggrottando le sopracciglia. Il proprietario vieta di far entrare animali randagi. Sono piene le telecamere!

Come se gli costasse qualcosa, al vostro padrone, ribatté Martina.

Non aveva voglia di litigare, ma le dispiaceva per il cucciolo. Si sentiva come lui: scartato, abbandonato.

Se è tanto brava, allora se lo prenda con sé! Tanto a lei non manca nulla! replicò la commessa.

E va bene, me lo prendo! rispose Martina, irritata. Almeno qualcosa di buono succede in questo Capodanno.

Davvero? Sta scherzando?

Serissima.

Martina uscì dal negozio con il gattino e un sacchetto pieno di tutto loccorrente per lui.

Non aveva mai speso soldi con tanto piacere. Nascose il micetto sotto il piumino e andò a casa con un mezzo sorriso.

*****

Pensava di “strapparsi il cuore” per almeno una settimana, durante tutte le feste. Ma il gattino capovolse subito quei piani.

Come ti posso chiamare, piccolina mia? sorrideva Martina mentre guardava la piccola che tentava di scendere dal divano.

Il micetto, dopo un po’, superò la paura dellaltezza, saltò giù e cominciò a esplorare casa.

Sei una coccolina Cocco, Coccinella ecco, ti chiamerò Coccinella, rise Martina.

Da quando era arrivata, il tempo sembrava correre più veloce, e la casa era più allegra.

Si ricordò la promessa fatta a Giulia solo prima di coricarsi. Ma doveva farlo, lo aveva promesso.

Con Coccinella, tirò fuori la scatola con le nuove palline e cominciò ad addobbare lalbero.

Lei attaccava, la piccola subito buttava giù quelle più in basso.

Ogni volta che ci riusciva, correva a nascondersi sotto il divano. Uno spasso.

Durante la notte, Martina si svegliò più volte, sentendo il rumore delle palline che cadevano. Doveva rialzarsi ogni volta a rimetterle sullalbero.

Ehi, piccola monella, vuoi calmarti o no? disse Martina indicandole il dito.

Miao rispose la micetta, un po colpevole.

Alla fine Coccinella salì sul letto, si accoccolò sul cuscino e crollò dal sonno.

Martina prese la cornice che ancora teneva la foto con me, la sfiorò con la mano e la ripose sul comodino. Unaltra lacrima cadde. Non riusciva a dimenticarmi

*****

La mattina dopo arrivò Giulia.

Passò in rassegna lalbero, ammirando i decori e sorridendo larga.

Brava Martina! Che succeda quel che succeda, Capodanno non si cancella. Ti ho portato dei mandarini e le stelline luminose. Così latmosfera è completa.

Grazie davvero. Non so proprio come farei senza di te

Lo so io cosa faresti: piangeresti a letto! Dai, perché non passi Capodanno da noi? Io e Andrea non ti lasceremo annoiare!

Grazie, ma Capodanno è una festa di famiglia, non voglio essere dintralcio. E poi

E poi?

E poi ora ho compagnia per Capodanno, sorrise Martina.

No dai! In una sera hai già trovato un altro ragazzo? sbottò Giulia.

Meglio! Ho trovato un gattino, Martina tornò dalla camera con Coccinella tra le braccia.

Ma che bello! Dove lhai beccata?

Fuori dal negozio di animali. Tremava dal freddo, miagolava, non ce lho fatta a lasciarla

Avrei fatto lo stesso disse Giulia, commossa. Hai fatto bene. Lei ti aiuterà a rimetterti in sesto. E secondo me, ora devi liberarti anche delle cose di Luca. Anche se lui se nè andato, qui è ancora presenza ingombrante!

In che senso? È andato via

Sì, ma ha lasciato le sue cose: lorsacchiotto che ti ha regalato, il posacenere sul davanzale, la tazza nellarmadio. La foto sul comodino. Hai così tante sue cose che sembra un museo!

Giulia, non riesco a buttarle Sono i ricordi che ho di lui.

Ma perché devi soffrire per puro masochismo? Lui ti ha lasciata! E tu conservi le sue cose

Martina rimase in silenzio.

Non voglio forzarti, ma se fossi in te

Ho capito, Giulia Ma credo che ancora non sia pronta. Ho bisogno di tempo.

Il tempo è poco, ormai manca niente al nuovo anno, sorrise Giulia guardando lorologio. Devi entrarci libera e felice.

Giulia andò via, ma Martina non trovò pace per molto. Sapeva che aveva ragione. Bisognava lasciarsi il passato alle spalle. Solo che

Provava quello strano sentimento. Come direbbero gli psicologi, un dissonanza.
Una parte di lei voleva dimenticare tutto e cancellarmi, laltra

credeva ancora che io potessi tornare, che avremmo potuto ricominciare.

Rimase a lungo alla finestra, indecisa. Poi sentì un tonfo provenire dal salotto.

Coccinella, vengo subito

Entrando, invece delle solite palline dellalbero sparpagliate, vide che era caduta la cornice.

Proprio quella con la nostra foto al mare. E cadendo, il bordo si era spaccato e il vetro rotto in mille pezzi.

Ma che hai combinato? sussurrai, mentre la micetta mi fissava da sotto il divano, giocando con la coda.

Si avvicinò, si strofinò alle mie gambe. Io raccoglievo i pezzi dal pavimento, pensavo a come aggiustare la cornice che avevo comprato tanto tempo fa insieme a Martina. La cornice, con un po di colla, ma il vetro quello era perso.

Coccinella saltò sulle mie ginocchia e mi guardava piena di aspettativa, pronta a giocare.

Scusa, stellina. Ora non ce la faccio dissi piano.

Poi improvvisamente

“Forse basta così?” mi domandai. “Cosa sto cercando di negare?”.

Se una storia si incrina, se lamore si frantuma, è inutile insistere.

Miao! Coccinella sembrava avermi letto nel pensiero.

Decisione presa!

Presi la vecchia borsa da viaggio, quella che avevamo comprato insieme, e ci infilai tutto quello che mi legava ancora a Martina: la cornice con la foto, lorsacchiotto, il posacenere, la tazza, i magneti dei viaggi tutto quanto.

Faticai a trascinare la borsa nel corridoio. Mi vestii e aprii la porta.

Torno subito, piccola! gridai a Coccinella e trascinai la borsa sulle scale.

Il peso del passato era enorme, ma volevo lasciarmelo alle spalle, a tutti i costi. Alcuni mi guardavano stupiti, ma non mi importava più di nulla. Ormai era fatta!
Quando finalmente depositai quella borsa piena di ricordi vicino ai cassonetti, sentii una leggerezza incredibile. Non solo nel corpo, ma nellanima.

Ora sono libero! Finalmente libero, sorridevo agli sconosciuti.

Poi guardai verso la finestra e vidi Coccinella che mi osservava attenta.

Sto tornando, piccola mia! le feci un cenno e rientrai in casa.

Nel cuore, ringraziavo la mia adorata Coccinella perché aveva saputo aiutarmi a fare lunica scelta giusta e, semplicemente, ad andare avanti. Anche grazie a lei avevo davvero lasciato andare il passato.

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