Ma perché sei venuta da me, mamma? Hai aiutato tutta la vita Anna, adesso vai da lei a chiedere aiuto! mi ha detto mio figlio. Matteo non mi ha nemmeno invitata ad entrare, mi parlava sulla soglia, con una voce fredda e uno sguardo che pareva quello di un estraneo.
Figlio mio, ma davvero non fai entrare in casa tua mamma? non sono riuscita a trattenere le lacrime.
Lui già stava per chiudermi il portone in faccia, quando una voce dallinterno lo ha fermato.
Matteo, ma con chi stai parlando? ha chiesto Lucia, mia nuora, che si è affacciata in corridoio.
Mamma? ha domandato stupita. Ma che ci fate lì fuori al freddo, entrate in casa dai!
Matteo ha fatto spallucce e se nè andato, mentre io, felice come una Pasqua, mi tolgo le scarpe nellingresso: almeno la nuora mi ha invitata, era già un bel risultato visto che dovevo affrontare una conversazione delicata.
Con mio figlio in effetti un po di torti li ho fatti, ma solo adesso me ne rendo conto davvero. I miei figli sono due: Matteo e mia figlia Anna. E alla fine, ammettiamolo, io ho sempre aiutato Anna, dimenticandomi del figlio.
Mi sembrava che lui fosse uno capace, che se la cavasse da solo, e invece ho scoperto che non era mica così; alla fine tutto quello che ha raggiunto lo ha fatto anche per dimostrare a me che poteva farcela senza il mio aiuto, e senza i miei soldi.
Di soldi ne avevo, perché è ventanni che lavoro come badante in Italia, ma ho sempre riservato la mia generosità solo a mia figlia. Che stupida sono stata: Anna non solo non ha mai apprezzato, ma quando mi sono trovata davvero nei guai, lei si è girata dallaltra parte.
Sono venuta in Italia quando Matteo aveva diciotto anni e Anna sedici. I miei figli sono rimasti con mia madre, il marito non cera già più da un pezzo, ci aveva lasciati che erano bambini. Eravamo così al verde che lavorare allestero mi era parsa lunica via di salvezza.
Appena ho guadagnato i primi euro in Italia, ho mandato i soldi a casa per ristrutturare il nostro casale. Mia madre era felicissima: finalmente la casa aveva lacqua corrente e anche il bagno!
Poi mia figlia si è fidanzata, voleva sposarsi a diciannove anni. Non ero proprio convinta, ma non lho fermata. Il marito comunque era del nostro paese. I due sposini sono venuti a stare da noi.
Matteo e il genero si sono presi in antipatia fin da subito, così anche il figlio poco dopo si è fidanzato con una ragazza ed è andato via di casa. Lucia, la mia nuora, ha avuto una vita dura: cresciuta in orfanotrofio, lo Stato le aveva dato una stanza in una casa popolare, e lì sono andati a vivere.
Anna, invece, ha risolto la questione dei soldi in modo molto pratico:
Mamma, io sono rimasta a casa, quindi tutto quello che mandi deve arrivare a me decretò.
Matteo non diceva mai niente, non si lamentava e si arrangiava, mentre io tutte le miei sudate centinaia di euro le spedivo ad Anna, che li spendeva come meglio credeva. Anche Matteo si guadagnava la vita come poteva e pensava alla sua famiglia.
Poi le cose sono diventate interessanti. Mia madre è venuta a mancare, e subito dopo Anna ha deciso di separarsi dal marito. Lei, se si mette in testa una cosa, nessuno la fa cambiare idea.
E adesso che farai? le ho chiesto.
Vengo anche io in Italia con te! ha esclamato tutta fiera.
Così siamo partite insieme per lItalia, ma lavorare sodo non era proprio nelle corde di Anna. Qualche lavoretto come donna delle pulizie e i pochi soldi che guadagnava li spendeva tutti in affitto e per mangiare.
Io invece lavoravo come colf fissa. Casa e mangiare compresi: quello che guadagnavo lo metteva subito le mani Anna, che ormai aveva un chiodo fisso comprare casa in Italia.
Visto che non voleva tornare al paesello, mi convinse a vendere la nostra casa rustica: Così facciamo prima a comprarci una casa qui! Certo, la coperta era corta. Venduta la casa, aggiunti i risparmi, ancora non bastava. Anna stava quasi per indebitarsi con un mutuo, quando ha conosciuto il nuovo compagno: lui ci ha messo la differenza, e si sono comprati un appartamentino.
Io fin che lavoravo non ci pensavo troppo, ma poi mi sono ammalata, non potevo più continuare. Ho chiesto ad Anna di ospitarmi, come ceravamo promesse, ma lei mi ha detto che la casa è piccola, che pensi alla salute e poi torni pure a lavorare.
Alle sue condizioni non ci sono stata inutile insistere. Sono tornata al paese, ma di casa nemmeno lombra che, logicamente, lavevo venduta. Mi resta solo un bel terreno agricolo, quasi un ettaro: ma per costruirci serve una fortuna che non ho. O si vende, o si resta in tenda
Così sono andata da Matteo a chiedergli di aiutarmi a vendere il campo. O magari a consigliarmi, non sapevo nemmeno io bene che fare.
Matteo, ancora offesissimo, neanche mi voleva parlare. Lucia invece non solo mi ha accolta in casa, ma ha trovato pure una soluzione.
Mamma, io e Matteo stiamo cercando un terreno per costruire casa. Se volete, cominciamo a costruire lì. Quando finiamo, venite a vivere con noi! mi ha sorriso.
Matteo sulle prime ha brontolato un po, ma lidea gli è piaciuta, e già a fine serata si era scordato perché era arrabbiato con me.
Lucia mi ha trattata come una regina: mi ha preparato la cena, fatto il letto, e il mattino dopo mi ha accompagnata dai dottori.
Ma perché fai questo per me? le ho chiesto.
Perché io una mamma vera non lho mai avuta. Ora, grazie a te, ce lho.
Ecco, la figlia biologica si è dimenticata di me, ma la nuora mi ha accolto in casa come una vera figlia dItalia.







