Non vorrei mai disonorare il cognome!
Mamma! Ma che fai? Tra poco iniziamo il laboratorio! ho sibilato al telefono, lanciando indietro la frangia che continua a cadermi sugli occhi ormai troppo lunga.
Leonella! Scusami, tesoro! Ma ti prego, potresti andare subito a trovare la nonna? Non riesco a contattarla, sono unora che provo a chiamarla, e io adesso ho una riunione importante, sono io che ho invitato le persone qui, vengono da Bologna, capisci? la voce della mamma, ansiosa allinverosimile, mi risuona nelle orecchie.
Capisco. Però anchio… Ho chimica, mamma! E poi dovrò recuperare tutto da sola di nuovo! Il professor Rossi mi ammazza, lo sai, vero? replico incaponita. La mamma è sempre così: lascia tutto e corri a salvare qualcuno. Ma io? Anchio ho la sessione tra poco! Proprio su questo mio simpatico naso lentigginoso…
Leonella, e se la nonna stesse male? Non capisci che è anziana, magari si è sentita male, la pressione, il cuore… Dai, vuoi che provo io a chiamare in segreteria per chiedere un permesso al professor Rossi? Dai, lo faccio io… la mamma non molla.
Non serve, non ti impicciare! Figurati se qualcuno si mette a fare raccomandazioni per me! mi offendo. Va bene, ma sappi che sono profondamente contrariata!
Va bene, Leo! Va bene! Quando arrivi da nonna Agnese, chiamami subito, va bene? Anche se sono in riunione, tu chiamami ugualmente. Hai capito? parla la mamma senza sosta. Il telefono mi scivola dalle mani umide, ho pure la fronte sudata. Ma perché sono sempre gli anziani ad essere così distratti?! Esci, portati il cellulare, no?! Per questo te labbiamo regalato! Dormi? Non mettere il silenzioso, siamo tutti in pensiero! Ma niente! O spegne perché così non si scarica, o lo mette via perché vuole sentire gli uccellini in giardino Quante preoccupazioni
Che è successo, Leo? chiede Matteo, il mio amico (così dico alluniversità, anche se sanno tutti che stiamo insieme).
La nonna non risponde al telefono, la mamma mi manda da lei come se dovessi salvarla. E se fosse solo a passeggio, cosa dovrei fare? Prendo la borsa dal davanzale e scendo giù, verso latrio enorme della nostra università, con una scalinata imponente, tappeto rosso e corrimano dorati. Sembrano fatti per qualche contessa… e invece io sfreccio in jeans strappati sulle ginocchia, felpa verde acceso e ciocche viola tra i capelli. Altro che contessa!
Dite al professor Rossi che mancherò per motivi familiari! ho gridato scendendo, poi mi sono bloccata e Matteo mi ha quasi travolta.
Che cè? mi chiede lui.
E se… E se davvero… Insomma… Ho paura! sussurro.
Vengo anchio. Bruco di laboratorio arrabbiato per un giorno è meglio che tu ti preoccupi. Dai, muoviamoci! Ha preso le nostre giacche dallo spogliatoio, mi ha aiutata a vestirmi.
Io queste cose da fidanzatino le odio. Giacche, maniche, braccio sotto braccio
Non sono mica una bimba, eh! Gli strappo la borsa di mano. So vestirmi da sola!
Lui si rabbuiò, si voltò.
Vabbè, scusa. Hai ragione, sono nervosa. Andiamo, Matt! Andiamo, dai! Mi appoggio con la testa alla sua spalla, lui si irrigidisce e poi sospira.
Io sono una punta, sempre. E lui, paziente, ma anche lui si chiederà cosa mi serve ancora Faccio lindifferente, ma poi sono io a elemosinare coccole. Misteri delle ragazze!
Corriamo per la strada, schivando la gente. Passano tram che scintillano sullasfalto, in lontananza si sente un treno che batte sui binari. E anche il mio cuore batte forte, fortissimo. E se la nonna…
Sullautobus provo a chiamare nonna Agnese. Squilli lunghi, lunghissimi, come se il cellulare si lamentasse: Dove sei, dove sei?. Finalmente, risponde. Io mi sento subito meglio.
Pronto La voce della nonna, incerta. Pronto-oo-oo
Nonna! Ci hai fatti preoccupare! La mamma non riusciva a chiamarti, mi ha mandato da te! Che succede? urlo. Matteo si scansa, penso di avergli sfondato un timpano.
Leonella Non dovevi, non serve Ho solo un po di giramenti di testa Mi riposo un attimo e passa tutto. State tranquilli, avete i vostri impegni, il lavoro, dite a tua madre che va tutto bene.
Ma come bene se ti viene da svenire! Hai misurato la pressione? urlo ancora. Matteo scuote la testa, si attacca al cellulare anche lui.
Cerano dei numeri Non ci ho capito molto, ma sembrava alta, Leo. Mi sdraio ora, passa tutto. Ora butto giù la testa, come quando avevo linfluenza, o la sciatica, o il mal di cuore Il riposo è la miglior cura È proprio da nonna. Riposa e passa tutto. Solo dopo la frattura alla gamba dovette cedere e andare in ospedale
Un buon libro, un tè alla menta, e sarò come nuova! Solo che oggi mi pare scuro, forse viene un temporale sussurra la nonna. Credo di aver lasciato il bucato sul balcone, o forse no Non mi ricordo. Bisogna ritirarlo, sennò si bagna!
Matteo scuote la testa, con le labbra mi suggerisce di chiamare unambulanza. Fuori il sole è accecante.
Nonna, ora siediti e riposa. Niente temporale, non preoccuparti. Io arrivo e chiamo anche il medico, così ti controlla almeno, va bene? cerco di parlare calma, come se volessi avvicinare un passerotto.
Ma cosa devono guardare? Non sono in ordine, che figura ci faccio, accogliere un medico così, da spettinata e in vestaglia! Si disturba la gente per niente Stai a casa, tesoro. sospira la nonna. Medici, ora, chi li vuole?
Neanche a parlarne, nonna! Con queste cose non si scherza. Se bussano, apri. O preparati, arriva lambulanza, e anche noi!
Appena riattaccato, la nonna ancora borbottava che non può ricevere Matteo ora, che dovevamo avvertirla, che deve…
Oddio! Arriva lambulanza… E a casa cè disordine! Libri dappertutto, piatti della colazione ancora nel lavello, pochi ma ci sono, e se entrano in cucina così che figura! E le finestre! Madre santa, che vetri! Qualsiasi vicina sarebbe morta dalla vergogna a ricevere ospiti così! E le mosche, ogni mattina ce nè uninvasione dalle aiuole comuni, come se a casa della nonna ci fosse chissà quale delizia. E ogni giorno lei con straccio e aspirapolvere a pulire, lavare, fare brillare tutto.
Spazzare ogni giorno il pavimento, aspirapolvere almeno ogni due, lavare con essenza di lavanda almeno due volte a settimana. Polvere sempre tolta, le statuine di porcellana luccicano talmente da sbiadire la vernice, e i putti, i pastorelli, i cavallini sono rimasti ormai senza occhi e senza guance rosee.
La lampadario… Dio, quanto lodiava quella lampadario colossale di pendagli di vetro! Nido di polvere, una tortura pulirlo. Rompi un pezzo ed è finita. Mai voluta cambiare, però. Lavevano comprata con il marito, subito dopo il viaggio di nozze un ricordo.
Seduta sullo sgabello dellingresso (come ci sono arrivata? Ah, sì, il telefono che squillava nella tasca del cappotto), la nonna si guarda attorno. La testa le rimbomba, fa fatica a muovere anche solo il collo. E chi è quella allo specchio?! Ma dai! Sono io! Spettinata, in una vecchia vestaglia di flanella con le ascelle consumate. Mai la indosserei davanti a qualcuno, neppure mia figlia sa che ancora ce lho. Ma è così calda e morbida come la mano di Caterina da bambina.
Cambiati e pettinati! si ordina. Subito! Su, muoviti! Tra un attimo arriva gente!
Il riflesso sembra sfocato, le fa una smorfia sofferente.
Dai, forza! In casa e in te deve essere tutto perfetto! Niente lagne! ma la voce, stavolta, è incerta.
Nonna Agnese è nata in una famiglia militare. Fin da piccola, la mamma, Orsola, la educava severamente.
Tuo padre è un ufficiale! urlava la madre. E tu vai in giro da stracciona! Vai, lavati, tagliati le unghie, legati i capelli! Faccio io! E infilava le unghie sotto quelle piccole di Agnese. Faceva male, ma Orsola la teneva stretta.
Il padre era stimato, quasi destinato a un incarico importante a Roma. La mamma si dava da fare per meritare un tale prestigio. E Agnese doveva essere allaltezza!
Devi essere tale che tutti invidino te e la famiglia! diceva orgogliosa la mamma, anche se il buon gusto lo lasciava altrove, spesso esagerando con abiti e trucco. Il marito sopportava o ignorava, le altre donne tacevano, perché Don Paolo era severo e avrebbe fatto rimpiangere di aver toccato la famiglia con una parola. Così si andava avanti.
Quando si trasferirono a Roma, la madre si diede una calmata, iniziò a leggere riviste di moda, si trovò una sarta, ora tutta la famiglia era vestita con cura. La donna delle pulizie pensava a casa e cucina, tutto a livello del nome di papà. Auto, arredamento, cibo…
Anche quando Agnese era malata, doveva sedersi a tavola in ordine. Niente calze rattoppate o polsini sfilacciati, guai!
Va bene? Certo! Ma Orsola esagerava, puniva ogni piccola trasgressione con severità. A volte, Agnese girava con segni sulla schiena per averle trovato le mani sporche dinchiostro…
Crescendo, Agnese imparò ad amare il sentirsi in ordine. A scuola, alluniversità, tutti la notavano. E lei sentiva di valere.
Poi, sposatasi e diventata Bianchi, Agnese capì il significato di risparmiare, di dover essere anche quando si fa fatica a mettere insieme il pranzo. Le è rimasto dentro il bisogno di casa modello e aspetto curato.
Col tempo, questa mania è peggiorata. Quando fecero il restauro in casa…
Mamma! Ma che pulisci i vetri? Domani cè il cantiere! si meraviglia Caterina.
Che importa? Così vedono tutti che in casa mia cè ordine e pulizia! ribatte la nonna.
E infatti, appena finito il cantiere, i vetri erano di nuovo neri, ma Agnese era tranquilla: almeno la gente non aveva avuto da ridire.
Ogni sera puliva le scarpe, ogni mattina erano di nuovo sporche. E chi se ne importa lei ci aveva provato! Le calze? Portava sempre le di riserva.
Dai, mamma, non ti fissare così! sospira Caterina.
Come puoi parlare così! Noi discendiamo da certe persone, mio padre
E via con la solita storia di titoli, incarichi, onore.
Ma Don Paolo, il padre di Agnese, sembrava non notare tutto questo, viveva tranquillo: la moglie badava a tutto.
Già da anni il padre non cè più, Agnese stessa è anziana e pensa ancora ai genitori.
Adesso, che vergogna! Arriveranno tutti: Leonella, i medici e io così Bisogna fare qualcosa, subito!
A fatica, aiutandosi con il muro, la nonna va in camera. Forse cè un vestito, leggero, perfetto per loccasione quale, poi, nemmeno sa, ma con fiocchetti e farfalle ecco, oggi ci vogliono!
Ma infilare il vestito è impossibile, le mani non rispondono, la testa gira…
Almeno i piatti oh, che vergogna! E scoppia a piangere. Che brutto sentirsi inutili, brutto ricevere ospiti così, sbrindellata e invecchiata!
Agnese, tu sei figlia di un galantuomo, vergogna! le rimbombava la voce della madre nelle orecchie, o era già il campanello?
Passa lambulanza davanti, Matteo e Leonella corrono al portone.
Andate al diciotto? chiede Matteo al paramedico in divisa blu.
Lui fa cenno di sì e prende la valigetta.
Parenti?
No, ma questa è la nipote. Leo! Sono qui, apri! urla Matteo alla ragazza con la felpa verde e i jeans strappati.
Salgono, Leonella trova le chiavi, spalanca la porta.
Nonna! Nonna Agnese siamo noi! Dove sei? Venite, ora la trovo Io
Leonella corre in giro per casa, finché non inciampa nella nonna, seduta per terra.
Nonna! Dai, qui! Eccola. Matteo, accompagna i medici! urla.
Leonella, tesoro, no, falli aspettare, aiutami a cambiarmi, per favore. Sono in questo orrendo accappatoio, non mi sono preparata che figura! Da una simile organizzazione, e io Devo sistemarmi!
Ma col tuo vizio per lordine, finirai che ti fanno lestrema unzione invece del ricovero! A me non importa affatto come sei vestita! E laccappatoio è anche carino, sai? E che ordine! Un lampadario così lho visto solo nelle ville E che pulizia! Nessuno dei miei pazienti ha una casa così! Il paramedico sorride gentile. Allora svenuta? Giramenti? Che sente? Mi chiamo Vittorio. Si inginocchia, fa domande, misura la pressione, lECG Dovrà venire un po in ospedale, signora Agnese, si cura e torna a brillare come sempre. Daccordo?
La nonna ricomincia a piangere. Ora deve pure uscire di casa così…
Leonella aiuta la nonna a mettere qualcosa in borsa, a cambiarsi. Matteo si aggira goffo nellingresso.
Non preoccuparti, nonna! Ti porto io un pigiama nuovo, bellissimo! sussurra Leonella, le bacia la testa.
E laccappatoio, Leo! Mi raccomando! Bisogna ricevere i medici con dignità! fa di sì la nonna.
E le ciabatte! Mettete in borsa anche un piattino, fa capolino Vittorio.
Vi girate un attimo? chiede la nonna, che dopo la puntura sembra sentirsi meglio, e torna a fare la pignola. Non mettere le ciabatte, Leo! Che orrore. Usa le sabot, quelle di pelle, nel mobiletto. Le avevo prese questestate, bellissime! Me le trovi, vero? Mi guarda implorante, come una bimba che chiede una caramella.
Certo, nonna. Dai, andiamo piano. Sì che ho preso anche il profumo! E lorologio. Dai Matteo, aiutaci tu un po.
Portiamo la nonna fuori, avvolta nel cappotto.
Tutti mi guardano, Leo! Tutti! sussurra, abbassa gli occhi.
Il parco giochi pieno di bambini e mamme tirate a lucido, gente che passa. E tutti che guardano
Tutti capiscono, nonna. E quando starai meglio andiamo da parrucchiera, in profumeria, a comprare un vestito nuovo, a lavare i vetri sussurro io.
Hai visto i vetri sporchi? Ecco… Che vergogna. E anche tu come sei vestita, Leo! Ma ti presenti così in università? Il paramedico si gira, valuta il mio look con un sorriso che sembra dire molto giovanile, ma la nonna insiste. Non si può, non va bene. Pensa a cosa diranno di te e della famiglia. Siamo persone per bene, tuo bisnonno era famoso! Ma Caterina che fa? Io non ti avrei mai lasciata uscire così! Prometti che appena arrivi a casa ti cambi questa roba da saltimbanco e metti qualcosa di serio! È volgare, è
…una vergogna per la famiglia, sì, nonna, ho capito. Dai, entra in ambulanza! Occhio ai gradini! sbotto.
Ah Ma è altissimo! sospira la nonna. Vittorio e Matteo la aiutano, la infilano in barella.
…E la frangia! Leo, tagliala o tirala indietro. Sì, meglio dietro. E la tinta viola via. I Bianchi non si vestono così!
Ma io non sono Bianchi. E neanche tu! Lo eri da nubile, ora sei Bianchi anche tu Dai, nonna, sei nuova ormai! mi inalbero, guardo fuori dal finestrino.
Fino allospedale viaggio in silenzio imbarazzante. Il paramedico cerca di alleggerire, fa domande, compila fogli, ma la nonna è pensierosa. E pensa anche a me: con quellaspetto! Mia madre sarebbe impazzita, avrebbe buttato i miei vestiti nel cassonetto. La nonna no, ma…
Si preoccupa ancora, persino quando è ormai in stanza, e quando arriva la medicina, e quando le dicono di fare gli esami…
Dopo arriva anche Caterina, fa sistemare la mamma, le pettina i capelli come piacciono a lei, pulisce il suo comodino (e anche quello della vicina), cambia la federa.
Scusi, bisbiglia Caterina allinfermiera so che è tutto pulito qui. Ma la mamma passerà la notte in ansia se non vede tutto perfetto…
Linfermiera non fa una piega. Sono abituati alle manie dei pazienti, basta che non scrivano lettere di lamentele.
E questa nuova… Oh che maniaca! Lava il pavimento e guarda in ogni angolo. Guarisse in fretta, così va a dirigere la famiglia, che qui comandi ne hanno già troppi…
Il mattino dopo, aspettando il giro dei dottori, la nonna si tira la coperta fino al mento.
Freddo, eh? Le notti son fresche! fa la vicina di letto.
Sì… cioè, no… è che… Come faccio a dire che sotto porto ancora la camicia sformata che Leo mi ha infilato in fretta?
Prova a darsi una sistemata, a schiaffeggiarsi le guance. Niente.
Basta sciocchezze! brontola la vicina. Qui non cè nessuno da impressionare!
Non capisce perché si sia offesa tanto, la nonna. Lei vuole solo sentirsi in ordine. Che cè di male?
Eppure, appena starà meglio e il dolore al petto svanirà, sistemerà anche qui, in camera! Sua mamma approverebbe.
Invecchiando, la nonna pensava spesso alla madre. Chissà perché, come se ripassasse la vita da capo. Come ha detto Leo? Sei una Bianchi ormai, nuova vita! Ma Agnese non ci riesce a vivere da capo. Troppo radicate le parole della madre.
La sera dopo Leonella arriva di corsa, vestita come un pappagallo. Saluta tutti, sorride, la nonna la squadra e scuote la testa.
Ti ho portato tutto! Pure le sabot, e rovescia la borsa, tira fuori bustine, sacchetti
Aspetta! la blocca la nonna. Non vedi che le mensole sono sporche?
Ma come?! Le ha pulite mamma ieri! sbotta Leo.
Beh, tu dagli una passata in più! Se no lo faccio io con la pressione alta. Te lho detto cento volte: ordine e pulizia sono un segno di civiltà. I Bianchi
Non parlava lei, ma sua madre. Stesso tono: Ti ho detto cento volte Mi fai vergognare, brandiva la mano, ma non la colpiva mai.
Ma io sono stanca. Ho dato due esami di laboratorio oggi, lezione, ho fatto la spesa per il camice buono, ho portato il tuo tè con lelefante, biscotti, un libro, e devo preparare altro ancora E ora la mensola
Sai cosa, nonna? mi alzo in piedi, chiudo la borsa. Sono contenta di non essere una Bianchi! Davvero! Ho dei genitori normali, mica una Suor Severità a domicilio. Adesso vado, sennò qui mi tagliano la frangia e mi mettono il saio. Guarisci presto, nonna. Ciao!
Me ne vado, chiudendo la porta con forza.
Eh, che ragazza! Un vulcano! ride la compagna di stanza della nonna. E dice che si chiama…?
Fiammetta risponde Agnese distratta.
E infatti! Ci vuole gente così. E voi, la mensola Nellaldilà non serve la pulizia, qui invece ti ricorderanno o non ti ricorderanno affatto e tace.
Nonna Agnese stringe le labbra, volta la testa.
Ha pensato tante volte che sarebbe stato meglio nascere in una famiglia diversa. Le mamme delle amiche le sembravano ideali. Poi si rimproverava, sua mamma aveva fatto tanto per lei, ma quel ma punge sempre.
Si sente sola, le scende una lacrima, la spaventa lidea che Leonella pensi male di lei. Questo chiodo fisso del cosa dirà la gente esce sempre. Ma quando si tratta dei tuoi cari loro non vanno mai feriti.
Leo Leonella, sono la nonna. Non chiudere. Volevo solo chiederti scusa per ieri, per come mi sono comportata. Ho sbagliato! la nonna bisbiglia al telefono, seduta nel corridoio dellospedale col suo nuovo accappatoio, sabot ai piedi, capelli in ordine. Quasi un ritratto.
Le sopracciglia di Leo si alzano. Matteo, accanto, la prega sottovoce di spegnere il cell, che sono al cinema, ma lei lo ignora.
…E ti voglio un bene immenso, Leonella! Scusami. Sto diventando brontolona come mia madre. Devo cambiare, Leo…
Cosa?
Ti voglio bene, hai capito? Appena mi dimettono ti preparo la tua torta preferita, quella con la crema di vaniglia, e vestiti come vuoi. Va bene? trattiene il fiato in attesa della risposta.
Va bene. E ci metti anche le fragole, eh! Leo tira un calcetto a Matteo. Lui sbuffa, fa il broncio, assomiglia a un carlino arrabbiato. Mi viene da ridere.
Daccordo. Ma le prendo dal negozio di via Garibaldi! Solo lì sono buone! Al mercato non sono dolci. E i vetri! Che festa è se i vetri sono sporchi
Sospiro. La nonna non cambierà mai. È Bianchi fino al midollo, discendente di persone importanti, è un fardello
Per fortuna io sono Fiammetta. Per me è tutto semplice. Posso fare la ruota fuori dal cinema, posso portare felpe verdi e capelli colorati, posso mettere i miei pantaloni quante volte voglio. Questa è la mia vita. E ho anche Matteo, e mamma e papà che mi vogliono bene proprio così.
E la nonna Mi fa tenerezza. La coccolavo da bimba, proprio come lei coccolava me con le caramelle fatte in casa e le filastrocche della buonanotte. La nonna mi ama più di ogni cosa, darebbe tutto per me. Il resto è solo contorno, piccole cose. Ce la caveremo, in un modo o nellaltroLa sera, rientrando a casa, do unultima occhiata al telefono: un messaggio vocale della nonna, già. Lo ascolto nel freddo brillante del marciapiede.
«Leo, ricordati di essere felice. Più disordinata, più viva. Io ci provo anche io, promesso.»
Mi esce una risata tra i respiri corti del freddo e la voglia di piangere: lo so che non ce la farà mai, povera nonna. Ma quel tentativo, anche solo detto a voce alta, vale più di mille vestiti stirati.
Guardo lombra dei miei passi sulla strada: ciocche viola al vento, sneakers consumate. Infilo il telefono in tasca e mi metto a saltellare sui sampietrini, infischiandomene degli sguardi, immaginando la faccia della nonna dalla finestra, un po scandalizzata, un po divertita.
Dietro di me arriva Matteo, che mi rincorre con una mano in tasca e laltra che stringe forte la mia.
Da qualche parte, lo so, ci sarà sempre qualcuno a raccomandarmi di tenere alto il nome di famiglia. Ma a me basta tenere alto il sorriso. E se un giorno lo dimentico, cè la nonna, che dalle finestre pulite mi ricorda che anche i bicchieri di cristallo, alla fine, sono fatti per essere riempiti di bolle e brindare.






