Buttalo fuori in strada. Ho trovato il gatto del vicino sotto la neve, ma la padrona si è rifiutata di salvarlo
Margherita aveva sempre guardato con un certo sospetto il gatto del vicino. Niente odio verso i felini, ci mancherebbe, ma quel micione tigrato e spavaldo una volta le aveva davvero fatto saltare i nervi.
Questa è una storia su quanto sia importante rimanere umaniqualsiasi cosa succeda.
Quellestate il gatto del vicino, Gigi, aveva preso la cattiva abitudine di considerare lorto altrui il suo personale gabinetto. Più di una volta Margherita lo aveva sorpreso nel suo minuscolo fazzoletto di terra: zampettava nella terra con tale impegno che sembrava stesse cercando la tomba di qualche imperatore romano. Lei, urlando, gli correva dietro; lui, con la calma di un monaco zen, scappava via. La casetta di Margherita non era grande, ma solidauneredità della nonna, in una bella posizione appena fuori Firenze.
Bastava scendere un po più in là sulla stradaet voilà, si era in piena campagna toscana. Se invece si andava verso la fermata dellautobus, si arrivava in città in dieci minuti. Da bambina, Margherita adorava venire lì con la nonna. E anche dopo la sua scomparsa non aveva perso labitudine: invitava le amiche nei weekend, accendevano la stufa a legna, arrostivano salsicce, raccoglievano more. Nel boschetto vicino, in unora si trovavano abbastanza porcini per una pasta da re. Silenzio, aria pulita, spaziocosa vuoi di più dalla vita? In quel paesino viveva anche sua cugina Giulia, figlia di zio Piero, il fratello della mamma. Da bambina, la sua migliore amica di marachelle. Tra orto e fiumiciattolo, non ci si annoiava mai.
Nellorto, Margherita coltivava due piccole aiuole di ravanelli e insalata, e su unaltra lerba cipollina. Piccolo orto ma suo. Ed è proprio lì che il gatto del vicino faceva il vandalo. Margherita si era lamentata con la padrona di Gigizia Carla. Lei, alzando gli occhi al cielo, aveva solo risposto: E che vuoi che ti dica? Dovrei stargli dietro tutto il giorno? Prendi un pezzo di legno, se non lo prendi al volo!
Un approccio, diciamo, poco sentimentale: Gigi era stato il gatto del defunto marito di zia Carla, il signor Giovanni. Zia Carla stessa, daltronde, lo ripeteva spesso: Questi gatti, a me, neanche regalati! Lei si era sempre considerata unaffezionatissima padrona di cani. Ma qualche anno prima Giovanni era venuto a mancare e il gatto le era rimasto tra i piedi, per forza di cose.
Gigi non era certo un tipo bisognoso. Cacciava i topi come un pescivendolo pescerebbe le cozze, e si diceva addirittura che portasse a casa trote prese nel ruscello. Accompagnava il padrone a pescare, unistituzione locale. Gli bastavano un tetto, una stufa accesa e un paio di coccole nei giorni di pioggia.
Così Margherita aveva dovuto dichiarare guerra aperta al gatto. Provò a parlargli, blandirlo, perfino a offrirgli qualche stuzzichino cittadino. Niente: Gigi non degnava manco di uno sguardo quelle chicche da supermercato. Alle parole dolci rispondeva con uno sguardo da vediamo chi la spunta, e non si avvicinava mai a meno di cinque metri.
Un giorno Margherita gli rovesciò addosso dellacqua gelata dal tubo. Unaltra volta prese a inseguirlo tra le aiuole con un fischietto, improvvisandosi arbitro di calcio in un campionato tutto loro. Poi, stremata, si buttò a terra a ridere come una matta al pensiero di come il gatto avesse scavalcato la staccionata, si fosse girato indignato e con la coda dritta come una bandiera sembrava dicesse: Così non vale, hai barato! e si fosse dileguato tra i cespugli.
Zia Carla, dal giardino, se la rideva di gusto. Anche perché aveva finalmente realizzato il sogno della vita: dedicarsi ai cani. La figlia le aveva lasciato in affidamento una minuscola cagnolina toy, Bella, per le vacanze, e così il tempo laveva tutto occupato. Margherita risolse il dramma dellorto con un po di furbizia: portò tre sacchi di segatura e li mise in un angolo, invaso dallortica.
Gigi valutò il gentile omaggio e si mise a scavare tranquillo solo lì. Margherita tirò un sospiro di sollievo, ma presto si accorse che il gatto la teneva sotto controllo: la spiava dai cespugli, dai tetti, attraverso le fessure dei cancelli. Una sera tardi uscì in cortile e, sentendo due occhi verdi che la fissavano nel buio, quasi perse i sensi. Quel grido svegliò mezza campagna. Da allora, con Gigi, si diede del leinon si sapeva mai dovera pronto a sbucare.
Margherita rimase nella casetta della nonna fino a settembre, poi tornò a Firenze per luniversità e veniva solo il weekend.
Un giorno, al suo arrivo, davanti al portone vide un piccolo cumulo coperto di neve. Era Gigi. Il gattone, rigidamente seduto, aveva i baffi pieni di ghiaccioli e uno strato di neve sulla schiena. Non si agitò, non fece le fusa, stava solo raggomitolato con la testa bassa. Margherita gli tolse la neve di dosso, ma lui niente, silenzioso. Quando provò a parlargli, lui aprì la bocca in un tentativo di miagolio, ma non riuscì nemmeno a fare uscire un po di fiato caldo.
Margherita lo prese subito di peso e lo portò in casa. Lo avvolse in una coperta, gli sciolse i ghiacci sui baffi con un asciugamano caldo, cercando di ridargli un po di vita. Gigi non protestavanon aveva forza. Lo circondò di bottiglie dacqua calda e andò di corsa da zia Carla per bussarle in testa la questione.
Lì, la sentenza fu fredda: Sta in garage, ormai. Mi ha pure segnato in casa, non lo voglio neanche sulla soglia! A quanto pareva, dopo larrivo di Bella, Gigi aveva cominciato a fare la guerra alla cagnolina e a marcare il territorio, così la padrona laveva sfrattato nel garage.
Destate si stava anche, ma in inverno, in quellumido garage toscano, diventava dura. Margherita cercò di far ragionare la vicina: prima Gigi era tutto cacciatore, e ora neve, ghiaccio, freddo! Ma zia Carla era irremovibile: Gli ho lasciato i croccantini e un po dacqua, che beva anche la neve! Mica muore di fame! Buttalo in strada, se non ti torna!
Tornando a casa, Margherita capì: Gigi si era presentato sul suo portone non per caso. Era venuto a cercare aiuto. Stanco di aspettare la grazia della padrona, aveva scelto proprio quella con cui aveva battagliato unestate intera.
Quella notte Margherita chiamò mezzo paese: nessuno voleva adottare il gatto. La cugina propose di sistemarlo in stalla con la mucca e il maialemeglio che fuori, sì, ma in casa non poteva: aveva già due gatti.
Intanto, riscaldato, Gigi uscì dalla coperta, camminò lentamente per la stanza, le toccò la gamba e si piazzò davanti fissandola negli occhi. Sembrava capire che, lì, si decideva il suo destino. Margherita sospirò e chiamò la mamma. Nemica giurata degli animali in casa, ma ricordando quanto fosse stato generoso Giovanniche aiutava la nonna, portava pesce a tutti e aveva quel micio fedele al fianco come un piccolo canesi commosse. Persino una lacrima le scappò, pensando al povero vecchio gatto che ormai non voleva più nessuno.
La soluzione arrivò così, naturale.
Al negozio del paese, Margherita comprò una trasportina di plastica, preparò comodo Gigi e lo portò con sé in città. Per lui cominciava una nuova vita.






