Ciak, si gira!
Madonna santa! esclamò nonna Carmela, che si muoveva lentamente lungo la strada con due grandi borse era giorno di mercato alla stazione e che non aveva alcuna intenzione di salire sul marciapiede con tutta quella fatica. Sobbalzò di colpo sentendo alle spalle il rombo del motore e si scansò appena in tempo quando le sfrecciò accanto un pulmino decorato con disegni e, subito dietro, due macchine. A lei, abituata ai ritmi lenti della vita di paese, parevano correre a una velocità folle.
Ma questi sono proprio pazzi! borbottò Carmela. Ma dove credono di essere? Neanche si riesce a passare! si lamentò, rivolgendosi a Matteo, che era seduto su una panchina e stava affondando la mano nei suoi croccanti preferiti. Matteo, che succede? Qualcuno è morto, che hanno tutta questa fretta?
No, non è morto nessuno, dai! rispose il ragazzo con unalzata di spalle, pescando un altro chips profumato alla cipolla dalla busta. Sono quelli della televisione, stanno per girare un film qui in paese. Dicono che arriva proprio la Vipera! aggiunse con orgoglio.
La Vipera? Ma siamo impazziti? Portano una vipera vera in paese? Qua ci sono bambini, qui si vive tranquilli! Chi lha autorizzato? Carmela mise le mani sui fianchi e gonfiò le guance, sconvolta.
Ma non hai capito, nonna Carmela! rise Matteo, lanciandole uno sguardo complice. Non è un serpente vero! È una famosa attrice, la chiamano la Vipera! Lavrai vista in tv, quella con i capelli neri, giovane, bella… conduceva anche una trasmissione, Quanto costa oggi il burro?, ti ricordi?
Carmela socchiuse gli occhi sforzandosi di ricordare, e intanto si allungò per prendere una patatina dal sacchetto.
Niente da fare! Non sono abbastanza moderna per questo vostro cinema di oggi sospirò Tuttal più ricordo quella bionda in tailleur rosa… tentò, grattandosi la testa.
Matteo rise e le allontanò il pacchetto. No, no! Attenta al colesterolo, nonna! protestò, nascondendo il sacchetto dietro di sé.
Dai, una sola, te ne prego! piagnucolò Carmela, sistemando le borse sotto il cespuglio di ribes, con le gambe che dondolavano come quelle di una scolaretta. Solo il gusto!
Alla fine Matteo cedette. Carmela si gustò la sua patatina, fece una smorfia come se valutasse un vino pregiato e poi commentò soddisfatta: Troppo cotte, ma buone comunque!
Ma quindi, insisté questa Vipera viene davvero qui? E di che parla il film? Di animali? E se veramente arriva un serpente, che succede alle galline? Se ne accorgono almeno?
Matteo sbuffò. Ma non è un serpente! È solo una famosa! E non verrà a mangiarti le galline, stai tranquilla.
Carmela, ora più tranquilla, si appoggiò alle ginocchia e riprese fiato. Vabbè, io vado che il burro inizia a sciogliersi! E sincamminò verso casa, la piccola casetta dove da anni ospitava i bambini del paese con biscotti e uova colorate a Pasqua, dipinte come le aveva insegnato il marito defunto.
Matteo spesso andava da nonna Carmela nel pomeriggio, specialmente destate. Saltava sotto la sbarra fissata alla staccionata, menava pugni allaria, poi si appendeva alla trave e ci restava finché la noia non lo mandava altrove, senza mai riuscire a tirarsi su, perchè secondo Carmela aveva la schiena debole e gli serviva lavorare la terra. Ma lui non ne aveva voglia, voleva solo passare il tempo a sgranocchiare snack e chiacchierare con quella “zia” stramba che sapeva sempre cosa dire.
Era ormai un rituale: spiegavano il tempo, Carmela raccontava del mercato, Matteo replicava con le avventure online, e ognuno alla fine prendeva la sua strada, chi veloce e chi piano, trascinando i piedi con un sorriso.
Ma oggi Carmela camminava allegra e rapida, quasi come una giovenca irrequieta daltronde, il burro si stava sciogliendo davvero!
Andando avanti vide che davanti al municipio era comparso un piccolo villaggio di roulotte, furgoni, tavolini pieni di scatole e gente che, seduta sulle panche, digitava sui portatili mentre addentava panini. Questi forestieri sembravano tutti così seri, nervosi, quasi non vedessero né sentissero la dolce fragranza dei tigli in fiore né il picchio battere sulla corteccia.
Carmela li guardò con commiserazione: Ecco cosa succede in città, non si accorgono neanche della natura intorno.
Sulle roulotte cerano nomi scritti a penna: Farfalla, Pallina, Calzino, Giulietta, Tato Carmela rise tra sé leggendo Pallina, come la sua gatta dinfanzia.
Cercando un po dombra dove lasciare le uova senza romperle, appoggiò le borse nel prato morbido e si mise a controllare i costumi appesi a una lunga barra metallica: camicie, pantaloni e strane vestaglie che per lei non avevano alcun senso.
Valutava ogni indumento: quello bello a destra, quello brutto a sinistra.
La sicurezza! Chi ha fatto entrare questa qui? sbucò dalla roulotte Calzino un uomo alto, smilzo, che subito a Carmela parve proprio perfetto per la parte dellantagonista: aveva unaria davvero antipatica! Perché questa signora si infila dappertutto e fruga tra le nostre cose?! strillò.
Ma che frugo! Sono tutte cose da vendere queste, no? Mica posso farmi prendere per ladra! ribatté Carmela decisa. La mia nipote mi ha detto che cè questa moda: si chiama seconda mano! difese ridendo tra sé.
Ma questa è ignoranza! Portatela via! urlò ancora Calzino, arruffando i capelli radi e richiudendo lo sportello.
Arrivarono due energumeni in nero che la presero sotto braccio e la sollevarono come un sacco di patate. Carmela si agitava a mezzaria, mentre loro si sganasciavano dal ridere.
Giù le mani! Ho le borse lì, lasciatemi stare! gridò lei, tirando su i vecchi pantaloni di lana rimasti dal marito, che lei considerava seconda mano di famiglia.
Gente, aiuto! Ma che fate? Mi rapiscono questi pagliacci del cinema! si mise a urlare come una vera attrice di teatro paesano.
A quel punto arrivò Matteo.
Calma, nonna Carmela! Meglio tornare a casa, che intanto ti sta sciogliendo il burro e magari le galline si sono già disperse per tutto il paese! sussurrò, ficcandole le borse in mano e spingendola verso casa.
Carmela, scossa dal pericolo, lasciò perdere la scenata e corse verso la casetta, domandandosi se il cancello fosse rimasto aperto, come aveva insegnato Matteo: Speriamo di non perdere pure le galline! Vieni a mangiare qualcosa, Matteo, la tua mamma dovè?
A lavoro, due turni oggi sospirò lui. È in ospedale, la conosci
La mamma di Matteo, Nina, era infermiera lì vicino; spesso arrivava tardi e stanca morta, mentre Matteo laspettava per offrirle un tè con miele che Carmela preparava per loro. Lui, in cucina, si sentiva ormai il padrone: cuoceva le cotolette, friggeva le patate, rispondeva sempre sì, mamma! anche solo per sentirla sorridere.
Matteo era già uomo di casa da quando il papà era mancato, nonostante letà. Nina si sentiva ancora in colpa di non aver potuto salvarlo, anche se sapeva che non cera nulla da fare. Ma comunque, erano rimasti in due a sostenersi.
Allora forza, lavati le mani che preparo le frittelle di ricotta. Le vuoi con la confettura di ribes o di fragole? Carmela alzò le maniche blu della tuta, prese la ciotola e iniziò ad amalgamare la ricotta fresca. Matteo si unì volentieri ad aiutarla.
Non erano parenti, ma Carmela era diventata come una nonna anche per loro. Si erano incontrati in ospedale, quando Carmela si era rotta un braccio cadendo in orto e si era seduta sulla panca fuori dal pronto soccorso ad aspettare senza disturbare nessuno, tanto siete tutti impegnati come cavalli in corsa, aveva spiegato quando Nina glielo aveva chiesto.
Da allora erano diventati amici, quasi famiglia.
Friggevano, preparavano il tè, Carmela raccontava vecchie storie, Matteo aiutava come poteva, e Nina era felice di sapere il figlio in buone mani durante i suoi turni.
Dopo aver sistemato la tavola, mentre mangiavano le frittelle, da fuori arrivavano singhiozzi: era Stefania, la vicina, disperata perché volevano licenziare il marito. Carmela la accolse subito.
Siediti, bevi una tazza con noi, Stefania! Su, la vita gira e si sistema! la rincuorò, mentre Matteo si prodigava a servire tè e dolci con una galanteria che lo faceva sentire grande.
Poi arrivò anche Ilaria, la postina, sempre sorridente, a portare pettegolezzi freschi dal paese.
Avete visto? Sono arrivati quelli del cinema! spiegò Carmela alle amiche. Matteo dice che portano anche la Vipera. È famosa, dice Che stiano attenti a non farci troppo chiasso!
Non è vera una vipera, nonnina! protestò Matteo scuotendo la testa.
E chi lo sa? Questi attori di oggi sono così strani! rise Stefania. Tutto finto, tutto scena! Almeno la nostra gioventù sapeva cosa vuol dire lavorare per arrivare!
Si misero a chiacchierare, il tè caldo e la pioggia che ora batteva forte sul tetto li invogliarono a rilassarsi. Giusto il tempo di addentare le prime frittelle, che si sentì bussare freneticamente: entrarono cinque persone, fra cui il famoso Calzino, trafelato e sudato, operatori con le telecamere e una truccatrice col borsone.
Prima che potessero capire chi erano, sistemarono luci e macchine da presa in tutta la casa, spruzzando polvere sul viso delle signore e ordinando a tutte di mettere un fazzoletto in testa per la scena Siete le donne del paese dal sindaco, una discute con la segretaria che sbuffa per le troppe scartoffie, urlava il regista, mentre Fabiola, la truccatrice, faceva il possibile per domare il viso paffuto e morbido di nonna Carmela.
Carmela si guardò intorno stupita ma anche divertita. In fondo, era tutto uno spettacolo e, per una volta, essere al centro dellattenzione le piaceva proprio!
Quasi senza accorgersene si ritrovò a recitare mentre una giovane attrice, zuppa di pioggia e con il naso allinsù, entrava in casa gridando Bruciano le stalle!. Per un attimo a tutti mancò il fiato e Carmela, come una vera regista paesana, salzò di scatto pronta a correre fuori: Le mucche! Presto Matteo, chiama i pompieri! Corro io!
La giovane truccatrice e il regista la bloccarono per tempo spiegando che era tutto nel copione, una semplice scena del film. Carmela, allora, si rilassò e, con la generosità tipica delle nonne italiane, invitò tutti a restare per mangiare qualcosa, offrendo cetrioli sotto sale a chiunque avesse fame e infilandosi un grembiule senza perdere il sorriso:
Sedetevi, vi servo subito! Questa casa è sempre aperta per chi arriva in pace! E la Vipera, in realtà Francesca così piccola e delicata si sedette accanto a lei e chiese se poteva rimanere un po, perché la sua bisnonna aveva una cucina che profumava proprio così: di ricotta, di marmellata e di legna.
Da quel giorno, spesso Francesca tornò da Carmela, portando piccoli regali dal set o dalla città, ma sempre attratta da quella semplice gentilezza che si respira solo nelle case in cui il tempo scorre piano.
Col passare dei mesi, quando il film uscì nei cinema di tutta la zona il paese si riunì davanti allo schermo per vedere le loro donne e il giovane Matteo recitare accanto ai veri attori di Roma. Ne furono fieri, ciascuno si riconobbe in una battuta, in unespressione, e il paese per un po chiacchierò solo di questo.
Alla fine, se qualcuno chiedeva a Carmela cosaveva imparato da quellavventura, lei stringeva le spalle e rispondeva: Che sia sotto le luci del set o nella quiete della cucina, siamo tutti parte di questo grande teatro che è la vita. E ci vuole poco per sentirsi felici insieme: un piatto di frittelle, una risata condivisa, e la porta di casa sempre aperta. Questo è il vero segreto della felicità, altro che cinema!







