Sasha non sopportava i giorni in cui nel collegio arrivavano potenziali genitori adottivi! Perché in sette anni trascorsi lì, nessuno l’aveva mai scelta.

Giulia non sopportava i giorni in cui nel collegio arrivavano le famiglie in cerca di bambini da adottare! Nei sette anni che aveva trascorso lì, nessuno laveva mai scelta.

Da piccola, invece, attendeva quei giorni con il fiato sospeso. Guardava, incantata, le signore eleganti e i signori sorridenti che sembravano maghi: pensava che lavrebbero portata via con sé, in una casa tutta loro! Immaginava una nuova mamma che lavrebbe baciata prima di dormire, e un papà che lavrebbe fatta volare seduta sulle sue spalle. Sognava di avere una stanza solo sua e di non vedere più ogni giorno quel fastidioso Michele, che le tirava spesso le trecce e la chiamava Fringuello.

Giulia non sapeva neppure cosa significasse Fringuello, ma per lei era unoffesa tremenda. Eppure, Michele non smetteva mai di ripeterlo:
Fringuello! Fringuello!

Aveva solo cinque anni quando restò sola; i genitori, morti in un incidente, non tornarono mai a prenderla dal collegio. Giulia non riusciva a capire perché fossero spariti, perché lavessero lasciata lì. Col passare del tempo, comprese che non li avrebbe più rivisti. I loro volti e voci si sbiadirono nella memoria, come una fotografia lasciata troppo al sole. Persino il ricordo della casa si fece nebbia nella sua mente.

Desiderava ardentemente essere scelta, ma più cresceva più capiva che non sarebbe mai successo. Non era una bella bambina; venivano sempre adottate quelle con i nastri nei capelli lucenti e sorrisi dolci come miele.

Michele continuava a tormentarla, ma col tempo Giulia scoprì che il fringuello è solo un uccellino. Quel giorno arrivarono di nuovo i genitori in cerca di figli. Tutte le bambine furono vestite a festa, i capelli raccolti con fiocchi. Giulia invece prese le forbici e si tagliò i capelli corti come un bambino. Ormai non le importava più di essere scelta; decise che nella vita sarebbe sempre lei a scegliere per sé.

Quando la videro coi capelli tagliati alla meglio, le educatrici si misero una mano sulla bocca, e Michele come sempre le gridò dietro:
Fringuello!

Giulia aveva ormai dodici anni, Michele tre in più. Anche quel giorno non la scelsero: i suoi capelli a ciocche storte e lo sguardo duro, fiero, non invitavano nessuno ad avvicinarsi.

Dopo tre anni Michele lasciò il collegio. Salutò tutti; poi si avvicinò a Giulia.
Ciao allora, Fringuello?
Ciao ciao, rispose lei, senza emozione.
Tieni duro! Ormai manca poco. Tre soli anni! E poi vengo a prenderti io! disse convinto.
Ma guarda che presuntuoso! Sei proprio convinto che sarò io a scegliere te? gli rispose brusca.

Michele la guardò a lungo con unespressione strana e se ne andò, senza voltarsi.

Uscita dal collegio, Giulia respirò laria della libertà e delletà adulta. Da brutto anatroccolo era diventata uno splendido cigno: capelli folti fino alla vita, occhi grandi verdi, la figura slanciata. Si diresse verso lappartamento che un tempo era stato dei suoi genitori. Improvvisamente sentì una voce:
Ciao, Fringuello!
Si voltò di scatto e vide Michele.

Che vuoi? domandò.
Te lavevo detto che sarei venuto a prenderti. Eccomi qua, disse Michele avvicinandosi.
Ti ho già detto che nella mia vita scelgo io! Giulia lo fissò dritto negli occhi. Michele nel frattempo era cresciuto, spalle larghe e alto.
Scegli me, Giulia! la pregò.
Ci penserò, e Giulia si avviò verso casa.

Michele la seguì fino al portone, aspettò che entrasse e poi se ne andò. Da quel giorno, ogni sera si sedeva sulla panchina sotto casa sua, e restava lì finché nella finestra di Giulia non si spegnevano le luci.

Lestate calda lasciò il posto allautunno piovoso, poi arrivò linverno. Michele continuava a venire ogni sera. Una notte Giulia gli si sedette accanto sulla panchina.
Chiese: Non ti sei stufato? Non prendi freddo?
Pazienza. Aspetto. Basta che tu mi scelga, per favore! le rispose guardandola con dolcezza.

Giulia scattò in piedi spaventata, corse a casa, e da dietro i tendaggi guardava Michele fissare la sua finestra.

La sera del 31 dicembre Giulia si affrettò verso casa dopo il lavoro: doveva ancora preparare la tavola, mettersi il vestito nuovo, mancava poco a Capodanno! Michele, quella sera, non cera sulla solita panchina: il cuore le balzò in gola. Era successo qualcosa?

Unora dopo, finiti i preparativi, si versò un po di prosecco e si mise alla finestra. Nessun segno di Michele, e unansia cattiva cominciò ad arrotolarsi nello stomaco.

Che faccio? Dove lo cerco? Non so né lindirizzo, né il telefono! Che stupida sono stata! si rimproverava Giulia.

In quel momento la notte si incendiò fuori dalla finestra.
Stanno già sparando i fuochi dartificio, pensò.

Sul bianco della neve, enormi lettere accese brillavano:
SCELGI ME, GIULIA!!!

E Michele seduto sulla panchina, la guardava dalla strada, salutandola con la mano.

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Sasha non sopportava i giorni in cui nel collegio arrivavano potenziali genitori adottivi! Perché in sette anni trascorsi lì, nessuno l’aveva mai scelta.
Ha prenotato un tavolo per dieci persone al ristorante per festeggiare i suoi 80 anni. Ma l’unica persona che si è avvicinata a lei è stata il direttore… per chiederle di restituire le sedie.