Si vede che non era destino
Giovane, ma… Ma cosa sta facendo? Ma non si vergogna?! la ragazza fissava Marco con gli occhi colmi di terrore, e lui rimase talmente spiazzato dallimprevisto che non seppe nemmeno cosa rispondere.
Aspetti, non ha capito… balbettò Marco, poco convinto.
Ma la ragazza non aveva nessuna intenzione di ascoltare le sue scuse. Si avvicinò, gli strappò il portafogli dalle mani e gli rifilò un sonoro schiaffo in pieno viso.
*****
Da ieri sera fino alle prime luci dellalba, Marco aveva fatto altro che sorseggiare caffè e chiacchierare in chat con lutente BellaVera90.
Era stato lui il primo a mandare il classico Ciao!, lei aveva risposto dopo un minuto, ugualmente, e poi parola dopo parola insomma, avevano cominciato a parlare davvero.
La conversazione proseguiva così bene, così leggera e naturale che Marco aveva quasi creduto che con quella dolce ragazza dagli occhi azzurri (almeno, aveva la foto come profilo, sperava fosse vera) potesse nascere davvero qualcosa. Amicizia o amore, poco importava.
Ciò che contava era lapertura della ragazza. Così, quando lui aveva proposto:
«Perché non ci vediamo uno di questi giorni in un bar, ci prendiamo un caffè e ci conosciamo meglio?» lei aveva risposto con un: «Perché no», seguito da una faccina che strizza locchio. Poco dopo, gli aveva chiesto che lavoro facesse e
qualcosa era andato storto. Proprio fuori programma.
«Ma chi me lha fatto dire che lavoro faccio? E le ho pure mandato la foto dallufficio» si rimproverava Marco, infuriato.
Non era arrabbiato con Bella, era arrabbiato con se stesso.
Anche se, a pensarci bene…
Tanto prima o poi lo avrebbe comunque scoperto: e cosa sarebbe cambiato, Marco, eh?
Nemmeno serviva rispondere, tanto la risposta era ovvia.
Lavrebbe comunque saputo e… avrebbe scritto o peggio, detto in faccia quello stesso: i bei sentimenti a un sistemista, che passa la vita sulla sedia dellufficio, non sono destinati.
Rilesse ancora una volta il messaggio che diceva che uno come lui, che installa Windows agli altri, non aveva speranze nella vita sentimentale. E istintivamente gli venne voglia di rispondere con un insulto.
Ma poi pensò che era già unonore scriverle meglio lasciarla credere che le sue parole non lavessero toccato per niente.
Quindi le spedì solo una faccia che ride fino alle lacrime, poi sbatté con forza il portatile.
Con forza, davvero! Per tutti i sistemisti che erano stati respinti per lo stesso motivo.
Gli sembrò quasi di sentire un crack sotto il coperchio. Forse il monitor, forse era solo qualche tasto. Non volle però controllare: bastava così, ne aveva già abbastanza di dispiaceri. Ne aveva piene le tasche, come si dice…
Erano già tre mesi che passava quasi tutto il tempo libero su quei maledetti siti di incontri, in cerca dellanima gemella…
E piano piano si convinceva che non servissero a nulla… Che non avrebbe trovato proprio nessuna.
Prendi la Bella: tutta la notte a chattare (si fa per dire) e alla fine, un bel niente. Respinto, come tanti altri.
Pareva quasi che le ragazze credessero che uomini meritevoli di attenzione fossero
solo quelli con unattività propria, mica gente che installa sistemi operativi sui computer degli altri.
Eppure lui non si occupava solo di PC: aveva delle responsabilità mica da poco, per cui era anche ben pagato.
Ma cosa importava ormai?
Per distrarsi accese la radio, quellemittente retrò che passava sempre i grandi successi. E proprio in quel momento, come in una presa in giro del destino, partirono le note di Si vede che non era destino di Iva Zanicchi.
Si vede che non era destino, si vede che non era destino… cantava la voce femminile, con ironia amara. Si vede che non cè amore, si vede che non cè amore…
Marco spense subito. Ma in cuor suo, sapeva che quella canzone aveva ragione. Non era destino. E forse, neppure lamore esisteva davvero.
Ma perché mi sono messo con questi siti di incontri? Quante ore sprecate!
Eppure, non avrebbe potuto non provarci: era stato proprio Luca, il suo migliore amico, a spingerlo allavventura.
Ma io ho trovato la mia Laura proprio lì! aveva dichiarato Luca con unaria così soddisfatta che a Marco era quasi venuto da rosicare e un po dinvidia, diciamo la verità.
«E io cosa ho di meno, eh? Possibile che non riesca a trovare anchio una ragazza come Laura?»
Si era dimostrato che trovare una Laura tra i siti di incontri era una vera occasione da uno su un milione. E a quanto pareva, quella fortuna era toccata a Luca.
E a lui? Doveva solo accettare che i sistemisti ormai non sono più di moda. O semplicemente non era destino, insomma.
Basta! Non piangiamoci addosso! si rimproverò Marco. Tanto, magari con quella lì non sarebbe successo nulla comunque.
Guardò lorologio: le sette e mezza di mattina. Fece un grande sbadiglio e pensò che un po di sonno gli avrebbe fatto bene. Tanto oggi era il suo giorno libero, e non cera niente da fare dobbligo.
*****
Appena si stese sul letto e prese il telefono per silenziarlo, squillò proprio Luca.
Arriva sempre quando lo nomini.
Ehi Marco! Ascolta, ho un favore… Mi serve proprio il tuo aiuto. Subito!
Ehi Luca, buongiorno… Non ho dormito tutta la notte e stavo per mettermi a dormire, magari sentiamoci più tardi?
No, non posso, serve ora. Lo sai, Marco, che ormai mi fido solo di te. È importante, non è questione di vita o di morte… però insomma. Se non mi aiuti tu, potrei mandare allaria la mia serenità familiare…
Ma come fa? pensò Marco, ridendo Non ha ancora detto nulla e io mi sento già in debito
Forse era anche normale: Luca era il capo del reparto IT, Marco il suo braccio destro.
Cosè, di nuovo i server in tilt o il database va reinstallato? Ti avevo detto che ci sarebbero stati problemi…
No, non centra il lavoro stavolta. Dai, vengo a casa tua tra poco? Ti spiego meglio a voce. Aspettami e non uscire!
Va bene
Dopo neanche un minuto Marco sentì il campanello di casa. Non aveva ancora chiuso occhio che si trovò ad aprire. Sulla porta cera Luca che sorrideva a trentadue denti… e con lui cera…
Tito.
Perché si è portato pure il cane? pensò Marco.
Sei stato veloce, però, dallaltra parte della città, rise Marco. Sicuro che non eri già sotto casa, e hai chiamato solo per farti aprire senza fare le scale fino al quarto piano?
Eh già, annuì Luca ridendo e porgendo la mano verso Marco.
Marco fece per stringerla, pensando che volesse salutarlo.
Invece Luca gli consegnò un guinzaglio di cuoio, agganciato al collare di Tito.
Ma… cosa? Cosa vuol dire questo?
Ascolta Marco, Laura ha vinto un viaggio di una settimana in Sardegna, tutto pagato, hotel cinque stelle, tour guidati e cene tipiche… Vuole assolutamente andare, prendere laereo, tutto.
E tu non sei contento, eh? indovinò Marco, ricordando quanto lamico temesse i voli.
Ovviamente no! Io le ho pure detto: Vai con una tua amica, ma niente, lei vuole andare solo con me. E poi mi ha pure minacciato: Se non vieni, ci resto là per sempre.
Eh, accidenti rise Marco, dando unocchiata di sottecchi al guinzaglio e poi al cane che lo osservava fisso.
Lo conosceva già Tito, eppure sembrava che avesse promesso qualcosa direttamente a lui, chissà perché.
Comunque, continuò Luca. A pensarci bene so che scherza, ma io non posso lasciarla andare in un posto lontano da sola. Né con le amiche: so io come sono certe amicizie! Così, alla fine ho promesso di andare anche io.
E la tua assenza al lavoro?
Il nostro capo stranamente non ha detto nulla: Vai, riposati, Luca! Figurati. Una cosa mai vista. Penso che Laura labbia chiamato in privato… Comunque, tu sei il coordinatore mentre sono via.
Perbacco!
Sapevo che avresti gradito!
Eh certo, una gioia incontenibile
Cè però un problema: Tito non posso lasciarlo da solo, e portarlo con noi non si può… Marco, non potresti occupartene tu?
Dai, Luca Sai che non amo particolarmente i cani, e non ho esperienza.
Ma non serve esperienza, sorrise Luca. Tra poco ti porto anche il suo cibo, la ciotola e la sua copertina preferita. Non ti darà nessun fastidio, è un cane adulto.
Mah ironizzò Marco.
Devi solo portarlo a spasso mattina e sera. Soldi non te ne do, so già che li rifiuteresti, ma qualche giorno di permesso extra sì.
E non è che morde? Rosicchia scarpe? Abbaia la notte?
No, Tito è intelligentissimo e ben educato, credimi! Al massimo… Luca guardò il cane serio.
Che cè?
Allaria aperta ogni tanto prova a scappare. Non ama proprio il guinzaglio. Sogna la libertà.
Quindi dovrò rincorrerlo per tutta Milano? chiese Marco.
Dai, se va via da te ti ritrova lui da solo. È davvero geniale. Ma comunque, vedi di controllarlo, eh.
Va bene, mi occuperò del tuo cagnone, sospirò Marco, stringendo più saldo il guinzaglio.
Luca non era ancora uscito di casa che Marco già sentiva tutta la responsabilità addosso per quella pallotta di pelo.
Sapevo che potevo contare su di te! Grazie, fratello!
Però te lo dico, Luca: se Tito mi distrugge lappartamento, paghi tu la ristrutturazione. Daccordo?
Daccordo! Ma sono certo che non succederà nulla.
*****
Marco dormì fino a tardi, e quando si svegliò era quasi buio. Prese la ciotola, versò le crocchette e la posò accanto a Tito, che aveva passato tutta la siesta sdraiato in salotto senza emettere un suono.
Dai, è ora di cenare, no? disse Marco accarezzando il testone del cane.
Ma Tito lo guardò con unespressione quasi umana, piena di perplessità, e…
restò sdraiato proprio dove si trovava, senza nemmeno annusare il cibo.
Non hai fame, allora? O…
«Ah, già… si ricordò Marco Luca mi aveva detto che hai dei… principi. Mangia solo dopo la passeggiata.»
Dai, andiamo a fare due passi, che male non fa neanche a me. Così almeno vedo un po di gente felice, visto che in amore sono proprio sfortunato…
Al sentire queste parole Tito si animò subito: saltò su, scodinzolò, poi corse nella zona giorno e afferrò con i denti il guinzaglio, aspettando che il suo custode si decidesse.
*****
In strada girarono per circa unora, e con sorpresa Marco notò che il cane non tentò neppure una volta di scappare.
Tirava solo un poco quando Marco si fermava a parlare con qualcuno più del dovuto.
Insomma, tuttaltro che una bestia difficile. Solo che i problemi arrivarono il giorno dopo.
Al mattino tutto filò liscio, ma durante la passeggiata serale al parco…
Bastò un attimo di distrazione, il tempo di mandare a Luca il messaggio Tutto bene, tranquillo, che al tirare il guinzaglio si rese conto che Tito era sparito. Era sgusciato fuori dal collare.
Proprio quello che mi mancava si disperò Marco e cominciò a cercarlo.
Conosceva abbastanza bene quel parco, sapeva dove sarebbe potuto sparire il cane, ma le idee degli animali sono un mistero…
Era passata ormai mezzora da quando Tito era svanito, e Marco si aggirava ancora tra i sentieri illuminati, sperando che il cane non fosse andato troppo lontano. Per strada incontrò una ragazza.
Una bella ragazza, dal sorriso dolce, anche se un po pensierosa e triste.
Scusi, non ha mica visto un cane? chiese Marco Piccolo, rossiccio, con il petto bianco.
Come, scusi? la ragazza sembrò non capire subito che Marco la stesse davvero interpellando.
Ma che incanto che è… pensò Marco, per poi scrollarsi e ripetere la domanda.
Dicevo, non ha visto per caso un cane? Sta correndo da solo per il parco, senza collare né guinzaglio…
Un cane? No, mi dispiace, non lho visto poi, senza aggiungere altro, riprese la sua strada.
Marco, anche lui pronto a ricominciare la ricerca, fu però colpito da quella tristezza e la raggiunse.
Scusi, ma va tutto bene? Sembra molto pensierosa.
Succede rispose lei.
Posso fare qualcosa?
Difficile. Ho perso il portafogli, e non so proprio dove. E dentro cerano i soldi per comprare le medicine di mia madre. Non è che, per caso, ha trovato un portafogli in giro?
No, non lho trovato.
Peccato. In ogni caso, grazie per essersi interessato. È bello sapere che ci sono ancora persone gentili.
Ognuno andò per la propria strada, le vite ritornarono parallele.
Chissà se la sconosciuta pensò più a quellincontro; ma Marco non riusciva proprio a togliersela dalla testa.
Altro che la biondina del sito di incontri: questa ragazza era vera, bella, autentica.
Tito! Tiiiito! gridò Marco in tutto il parco, poi si sedette esausto su una panchina, pronto ormai a scrivere a Luca che la brutta notizia era arrivata, quando vide una sagoma canina avvicinarsi.
Tito sospirò di sollievo Marco.
Allegro, il cane si avvicinava scodinzolando, e tra i denti portava qualcosa.
Cosa fosse, da lontano non si capiva, ma appena lui fu vicino Marco riconobbe senza dubbi il portafogli.
Rosato, decorato con dei rombi e una coroncina dorata proprio al centro. Proprio come laveva descritto la ragazza. Uguale, identico.
Che coincidenza! pensò quasi gridando Marco, già fantasticando di restituirlo in un gesto eroico, poi accompagnarla a un caffè magari…
Proprio mentre apriva il portafogli per cercare un biglietto da visita della ragazza o qualcosa che lo aiutasse a trovarla, lei apparve dal nulla.
Giovane, ma cosa sta facendo? Ma non si vergogna?! lo fissava con gli occhi pieni di paura, e Marco abbozzò qualcosa, imbarazzato.
La situazione davvero era ambigua.
Ma abbia pazienza, non ha capito mormorò Marco debolmente. Le posso spiegare tutto…
Ma la ragazza lo interruppe di colpo, gli strappò bruscamente il portafogli di mano e lo schiaffeggiò davanti a tutti.
Ma perché? Non ho fatto niente! Il portafogli me lha portato il cane! Lo stavo solo aprendo per trovare qualcosa, chiamarla!
E io che pensavo che lei fosse una brava persona. Invece è solo un bugiardo qualsiasi. E non si vergogna a inventarsi pure il cane di qualche altro!
Come, non esiste?
E allora, dovè il suo cane?!
Marco si voltò perplesso e si accorse, solo in quel momento, che Tito era sparito di nuovo. Ci risiamo!
La ragazza non volle più sentire una parola e se ne andò, mentre Marco si sedette, massaggiandosi la guancia in fiamme.
Ma che sfortuna oggi Dovevo proprio incasinarmi così. Tito! chiamò.
Il cane saltò fuori dai cespugli, si sedette vicino a lui e lo fissò con occhi pieni di affetto.
Grazie, amico mio. Gran favore mi hai fatto oggi!
Tito agitò appena la coda, come a dire: Ma figurati, chiedimi pure se hai bisogno.
Poi tornarono a casa
*****
Per quattro giorni di seguito Marco portò Tito mattina e sera in quel parco, sperando di rivedere la ragazza.
Voleva scusarsi e spiegare tutto. Ma lei, la bella sconosciuta, non si fece più vedere.
Tito, invece, era felicissimo: faceva il triplo del solito tempo allaperto, e non provò più mai a scappare, fedele come un orologio.
Venerdì però, la fortuna tornò a sorridergli: vide la ragazza seduta su una panchina.
Buonasera
Di nuovo lei?! Cosa vuole adesso?
Vorrei solo spiegarle quellequivoco. Sono stato travisato, ecco.
Io con i bugiardi e i ladri non ci parlo. Non deve spiegarmi niente, è tutto chiaro.
Ma che ladro? sorrise Marco. Non lho mica rubato il portafogli, le ho solo restituito tutto.
Restituito? Il portafogli me lo sono preso io da sola, meno male che sono arrivata in tempo! Avrebbe tenuto tutto per sé, scommetto. E quei soldi servivano per le medicine di mamma.
Non mi serve il suo denaro, io sto bene. Ho aperto il portafogli solo per cercare un recapito, volevo chiamarla. E per la cronaca non prendo mai quel che non è mio. Me lo ha portato il cane, il portafogli.
Ancora con questa storia del cane? Ma basta! Perché continuare a inventare un cane inesistente?
Ma come inesistente? Eccolo qua! perse la pazienza Marco e tirò il guinzaglio. Solo che…
Tito era di nuovo sparito.
Quel furbetto era riuscito a liberarsi del collare ancora una volta.
Marco borbottò, poi si mise subito alla ricerca. Era già quasi buio e bisognava ritrovare il cane prima che fosse troppo tardi.
Mi perdoni, devo andare… borbottò Marco, seccato dal suo insuccesso.
Lei, invece, ne fu quasi sollevata.
Non trattengo. Spero solo di non rivederla più!
*****
Ritrovare Tito prima che facesse buio fu impossibile. Marco si aggirava in una stradina silenziosa del parco, ascoltando ogni minimo scricchiolio.
E intanto pensava:
Ma che cane è mai? Fugge sempre quando serve, come se lo facesse apposta.
Improvvisamente, a pochi metri, sentì delle voci. Una femminile e due maschili. La voce della ragazza la riconobbe subito era la giovane che laveva scambiato per un ladro. Quelle dei ragazzi, mai sentite prima. E non promettevano nulla di buono.
Ehi, bella, ti va di farci compagnia? Ti scaldiamo noi, visto come tremi dal freddo…
Scusate, sto aspettando unamica… balbettava lei.
Ma sì, scaldiamo anche lamica quando arriva! rise un altro. Vieni qua!
Ragazzi, non forziamo la mano. Se volete urlo…
Urla pure! Chi credi che ti possa sentire qua? Vieni qua, su… O dobbiamo venire noi?
Non le avvicinatevi! gridò lei spaventata.
Marco capì che era il momento di agire. Corse, senza pensarci troppo, verso le urla.
Ehi voi! Che volete da lei? gridò con tutto il coraggio che aveva, benché vedendo i tipi non nutrisse molte speranze in uno scontro fisico.
E tu chi saresti? Da dove sbuchi fuori?! ringhiò uno, bestiale.
Io… Io sono il ragazzo di questa signorina, improvvisò Marco. E tra poco arriva pure il mio cane, che non sopporta i malintenzionati. Si lancia subito. Ecco, vedete il guinzaglio nella mia mano…
I due esitarono. Poi uno fece una smorfia.
Ma dai, sta raccontando balle.
Pure secondo me.
Sembravano pronti ad affrontare Marco ma da dietro i cespugli si sentì un ringhio così cupo che persino Marco si spaventò un po e si avvicinò alla ragazza, pronto a proteggerla. I malintenzionati non persero tempo e si dileguarono di corsa.
Quando tutto fu silenzio, Tito sbucò speranzoso sul vialetto, si lanciò verso Marco e gli si accoccolò accanto.
Grazie, amico. Mi hai salvato, gli disse Marco mentre gli rimetteva il collare.
Allora esiste davvero il suo cane? domandò la ragazza.
Sì, Tito. Non mio, di un amico. Lui e la moglie sono in viaggio e mi hanno chiesto una mano.
Pensavo mi stesse prendendo in giro.
Mai! Tito ha trovato davvero lui il suo portafogli, io cercavo il suo nome per restituirlo. Solo che quando serviva, non cera mai accanto a me.
Ma come mai si nascondeva tra i cespugli?
È furbo, sorrise Marco. Ha capito che in vista non avrebbe spaventato quei due. Non è mica un pastore tedesco!
Un vero genio, rise la ragazza. Non sarà pericoloso? Posso accarezzarlo?
Ma certo. Io sono Marco, e lei?
Veronica.
Piacere. Ma posso chiedere che ci fa qui da sola a questora, Veronica?
Dovevo incontrare una mia amica, ma non è mai arrivata. E non risponde nemmeno al telefono… Ormai meglio andare a casa.
Non vorrei sembrare invadente, ma perché non laccompagniamo io e Tito? Così, per sicurezza.
Accetto volentieri…
*****
Dopo quella sera, Marco e Veronica cominciarono a passeggiare insieme ogni sera nel parco. Poi Marco la riaccompagnava sempre a casa. Anche quando Tito dovette tornare a casa con Luca e Laura, ormai rientrati dal viaggio.
E, anche se loro due andavano assolutamente daccordo, a Marco mancava qualcosa… Forse era proprio la semplice presenza di Tito: era come se mancasse quel piccolo caos che dà colore alla vita.
Un giorno, mentre Marco e Veronica passeggiavano di domenica, dai cespugli sbucò un cagnolino: nelle fauci, stringeva un portamonete bello spesso, di pelle vera. Sicuramente rubato dallo zainetto di un qualche manager.
Il cagnolino corse da loro, nascondendosi tra le loro gambe, e poco dopo si avvicinò un uomo in giacca e cravatta:
Ehi, piccolo furfante! Ridammi subito il mio portafogli! sbraitava scocciato.
Restituirono il malloppo alluomo, ma il cucciolo
Marco decise di adottarlo.
E Veronica fu subito d’accordo.
Ma daccordo subito fra noi, disse Marco, mettendo il piccoletto sulla panchina e agitando il dito per finta : Niente più cose rubate, va bene?
Il cagnolino gli leccò la mano, con il nasino bagnato, come per promettere che da ora sarebbe stato bravo.
Fu così che cominciarono a passeggiare sempre in tre. E poco dopo, anche a vivere insieme. Tutti e tre felici, ognuno con quello che desiderava da tempo. Solo che
Ehi, piccoletto, lascia subito! urlò improvviso qualcuno poco lontano.
Marco e Veronica si guardarono, poi osservarono avanti: era il cucciolo ormai ribattezzato Sherlock.
Perché Sherlock? Ma perché sapeva sempre dove trovare i guai!
E anche adesso, scodinzolando, si precipitava verso di loro stringendo… un panino al prosciutto. Sapeva che i suoi umani lo avrebbero protetto sempre e comunque.
Scappiamo? Marco rivolse unocchiata a Veronica, ridendo.
Scappiamo! rise lei.
Marco lasciò 5 euro sulla panchina, così chi aveva perso il panino potesse consolarsi almeno un po.
E poi, mano nella mano, si misero a correre. Con Sherlock accanto, col panino in bocca.
Che ci vuoi fare?
Questa era la loro felicità un po pelosa, un po folle. Ma assolutamente vera!






