Il Grande Divorzio
Esattamente quattro anni sono durati i Martini nel matrimonio. Per quanto abbiano provato a recitare lamore eterno, non sono mai riusciti a mettere davvero radici nel giardino della felicità coniugale. Allorizzonte si profilava già il divorzio.
Allora, così semplicemente vi lasciate e finisce tutto? chiese lamica a Chiara Martini, quando lei la invitò a mangiare insieme panini tondi farciti allitaliana per soffocare lo stress.
Sì. Cosaltro possiamo fare? Ne abbiamo parlato. Così sarà meglio per entrambi…
Ma no, non parlo del divorzio in sé parlo dellevento! Bisogna pur festeggiare da persone civili. Mettere un bel punto e a capo, per così dire.
Ultimamente sono solo tesa, non è necessario infierire, si offese Chiara addentando una pizza ai frutti di mare per consolarsi.
Ma io parlo del tuo divorzio, cara! Al matrimonio avete fatto una festa da re, io sto ancora pagando la quota per il vostro pandoro nunziale! Perché non fare un divorzio in grande? Ristorante, corteo, un magistrato che sovrintende, il simbolico taglio dei ponti? Io sarei dei vostri…
Davvero si può fare?
Si deve!
Ma non ho quasi più euro. Ora ci tocca dividere i mobili, strappare federe e lenzuola a metà…
Conosco una che organizza tutto per un sacco di patate, il resto lo recuperi con i regali. E intanto, pensiamo alladdio al nubilato. Deve essere intimo e rispettabile, così ti lasci davvero alle spalle la vita matrimoniale.
Dici come al solito? Diciamo che ci troviamo e poi nessuna si presenta perché hanno tutte mariti e figli?
Perfetto!
Il giorno dopo Chiara e la sua amica si presentarono nellufficio dellorganizzatrice, che si chiamava Giulia. Stranamente, Giulia le ricevette dietro la cassa di una crêperia in centro commerciale, gestendo ordini e parole insieme.
Aiuto? chiese lamica di Chiara, spiegando la situazione.
Facilissimo! Già vedo come sarà, Giulia roteò gli occhi e iniziò a fantasticare: La sposa, elegantissima in abito nero da lutto, giura di non rifarlo mai più. Lo sposo nei suoi amati pantaloni da casa orrendi, finalmente libero di indossarli sempre, pronuncia il fatidico no. Poi tutti insieme si va in un banco dei pegni e si lascia lì la fede. Gli ospiti applaudono e urlano Dolce!, Amaro! Vabbè, ci penso su. Poi urlò sopra le nostre teste: Ordine sessantaquattro pronto!
Il marito di Chiara, Alberto, sorprendentemente si entusiasmò per lidea, ma i genitori furono contrari.
Ecco le vostre mode di oggi. Ai nostri tempi si divorziava in silenzio e ci si odiava tutta la vita, brontolavano da entrambe le famiglie. Soldi per il divorzio? Scordateli.
Una settimana dopo era tutto pronto. Secondo il piano di Giulia, la festa cominciava con “l’uscita di casa”: lo sposo doveva lasciare lappartamento superando prove, giochi, canzoni, mentre gli amici lo aiutavano o pagavano penitenze per farlo uscire in fretta. Poiché vivevano al dodicesimo piano, ad Alberto permisero di prendere lascensore, dove gli buttarono dentro le ultime sue cose e il testimone.
Grazie a un cugino maggiore di Giulia, fu chiamato un fotografo della scientifica che documentava ogni dettaglio. Dopo quel divorzio, nove invitati finirono schedati per scherzo.
Ora tutti in Comune! annunciò Giulia, quando scesero.
Seguendo la tradizione creata apposta, i Martini salirono insieme sulle auto, da cui sarebbero poi scesi separati. Gli altri ricevettero biglietti dellautobus, qualche moneta per il viaggio e il passaggio nella macchina del fotografo, dove si facevano quiz e interrogatori scherzosi. Tutti entrarono nella sala comunale canticchiando Sono libero di Vasco Rossi.
Quando i timbri furono messi e la famiglia ufficialmente sciolta, la comitiva uscì in strada. Giulia tirò fuori una gabbia grande e propose di prendere due tortore bianche. Cantavano, ridevano e festeggiavano per i neodivorziati. Gli uomini auguravano ad Alberto lunghi anni di libertà, le donne si lamentavano dei loro mariti e poi si disputavano il bouquet fatto di bollette della luce e del gas.
Guarda che festa! Si vede che aspettavano la notizia da tempo, esclamò qualcuno da un altro matrimonio.
No, mi sa che questi stanno divorziando, spiegava un invitato.
Dopo aver visto la felicità dei Martini, molte coppie decisero di rimandare la cerimonia.
Sul ponte si tagliò il lucchetto dellamore, le fedi come previsto furono impegnate per coprire metà delle spese, e la processione proseguì per il ristorante. Lì li attendeva lorchestra ingaggiata da Giulia, con pranzo daffari e crêpes al miele. Sponsor della serata: Crêperia n. 8, dove Giulia era cassiera. Anche la torta era fatta di crêpes.
Sembra un funerale… sospirò Chiara, osservando latmosfera.
Salutiamo la felicità coniugale come si deve, commentò Giulia, ormai tamarra per loccasione, e invitò i non più giovani a ballare un ultimo valzer.
Partì Chopin.
Sai che alla fine non è andata male, sussurrò Chiara, girando in pista con Alberto.
Concordo, lui annuì. Non ho mai visto i nostri genitori andare così daccordo.
Mentre giravano, Chiara notò suo padre e il padre di Alberto abbracciati come vecchi amici, cantando sottovoce e commossi, quando da sempre erano nemici giurati.
Il tavolo era sommerso dai regali più assurdi: lenzuola per letti singoli, biglietti per concerti, pesi da palestra, stoviglie per una sola persona, abbonamenti a yoga, palestra o striptease Alla fine ai due ex coniugi furono dati chiavi di camere dalbergo in due quartieri diversi, buoni sconto per la Crêperia n. 8 e coupon per due viaggi in auto della Municipale.
Alla fine ci fu anche uno spettacolo di fuochi dartificio, torta a prezzo stracciato e ospiti allegri che tornavano a casa dalle famiglie. I Martini invece partirono ognuno per la sua strada.
Tre settimane dopo era pronto lalbum fotografico. Alberto passò da Chiara a riprendere il tronchesino per le unghie.
Sono venute bene, notò Chiara sfogliando con lex marito le foto in bianco e nero di visi felici e scene buffe.
Sì, niente male, rispose lui. Cambierai cognome?
No, ormai mi ci sono abituata. E Volpini non mi suonerebbe molto meglio.
Daccordo, sorrise Alberto. Allora io vado?
Aspetta un secondo!
Alberto la guardò incuriosito.
Non ti va di cenare in crêperia? I nostri buoni scadono stasera, mi dispiacerebbe sprecarli…
Sarebbe un peccato, assentì lui. Lo sai che la crêpe è simbolo di rinascita? Magari è il nostro nuovo inizio. Allora, è un appuntamento?
Dici Chiara esitò, dici che non sia un errore dopo un divorzio così rumoroso? Ho sentito che addirittura al telegiornale ne hanno parlato…
Non lo so, ma chi potrebbe giudicarci? Siamo liberi, possiamo vedere chi ci pare. A proposito, settimana prossima il testimone e la testimone divorziano anche loro. Siamo invitati. Vieni con me?
Ci penso, sorrise Chiara. Ho proprio un set di lenzuola da regalare loro.
E così Chiara capì che anche una fine può essere celebrata come un nuovo inizio: ogni stagione della vita va onorata, senza paura di lasciare andare ciò che non funziona più solo così si trova spazio per la felicità vera.







