Le sue figlie
Giulia, vieni? Ti aspettiamo tantissimo! chiamò ancora una volta Annalisa. Era stanca morta: oggi aveva corso come una matta, in fondo si stava preparando il matrimonio! Ora si era finalmente seduta sulla sedia e si teneva il telefono stretta allorecchio.
Dallaltra parte del filo la sorella fece uno di quei suoi mugugni che non promettevano nulla di buono.
Figurati se aveva voglia di andare al matrimonio di Anna! Che festa, poi!
Anna quasi riusciva a vedere il broncio schifato di sua sorella, la smorfia di chi si trattiene e le spalle che si sollevano infastidite da Giulia.
Per lei, Anna non era nessuno, beh, quasi. Sì, si chiamavano sorelle, ma per Giulia non contava. Anna si era sempre attaccata prima alla mamma, poi a Giulia, aveva questo modo di sorriserle, come una scema.
Quando era mancata la madre, Anna aveva rivolto tutte le attenzioni alla sorella, chiamava spesso per chiedere della nipotina, e parlava in continuazione di legami veri, di sangue. Per Giulia, invece, Anna era la figlia dellaltro, lo diceva sempre. Il padre, Sergio Petrucci, quando aveva scoperto il tradimento, aveva quasi piantato tutti, ma non ce la fece. Giulia, che allepoca aveva nove anni, non lo lasciò andare, si mise in ginocchio, come una scena da film, labbracciava alle gambe e piangeva: «Non andare via, papà!». A lei piaceva tantissimo recitare, e lì fu proprio loccasione giusta!
Sergio Petrucci rimase, in fin dei conti una bambina lo aveva pregato. E per tutta la vita non smise di rinfacciare alla moglie quellerrore, trattava Anna come unestranea e Giulia, naturalmente, stava dalla sua parte.
Annalisa, poverina, continuava a rimanere legata alla sorella: le portava un fiore trovato per strada, glielo posava sul tavolo oppure, da piccola, le offriva una caramella tirata fuori dalla tasca. A Giulia dava il voltastomaco. La respingeva sempre.
Ma cosa cè, Giulia? È buona, prendila! Mamma le ha date per tutte e due si prendeva male Anna.
Ma che ci rimaneva male a fare? Era chiaro che Anna era laltra, lo diceva il papà!
Sono cresciute, fortunatamente, si sono laureate, Giulia si è sposata ed è andata a vivere con il marito a Firenze.
Al suo matrimonio, chissà perché, Anna pianse. Giulia non aveva proprio capito il senso! Ora la stanza era tutta per Anna, avrebbe dovuto essere contenta, invece Giulia era stata chiara col padre: quando sarebbe venuto il momento, lappartamento sarebbe stato intestato a lei. E ad Anna Anna si sarebbe presa la vecchia casa dietro provincia, una specie di casetta abbandonata col terreno incolto. Che si arrangiasse, figlia della mamma. Anna avrebbe preso anche la casa della madre, in qualche cittadina sperduta.
Irina Andreoli, la madre delle ragazze, avrebbe potuto andare via lei dal maritoaveva anche dove andarema non voleva separarsi da Giulia. Anche se la figlia, ormai, si teneva sempre più a distanza, poteva almeno restarle vicina, cucinarle qualcosa, cucirle un vestito E poi, allora i divorzi erano male visti, potevano rovinare la reputazione di Sergio, che lavorava come responsabile in un ufficio tecnico.
Per fortuna che almeno le ho fatte crescere! pensava spesso Irina. Da adulte, magari si ritroveranno
Presto, anche Giulia è diventata mamma, una bimba bellissima: Paolina. Al momento delle dimissioni dallospedale, Anna e la mamma erano andate felici per vedere la nuova arrivata, ma Giulia non le aveva nemmeno fatte avvicinare alla bambina.
Ma Giulia, tesoro, che fai? Fammela vedere un attimo la nipotina! insistette Irina.
Quando Anna farà una figlia, la vedrai allora. La mia no. Papà! Papà, prendi tu Paolina, per favore. Ehi, Marco! chiamò il marito. Andiamo, dai, il taxi? Avevo detto di aspettarci davanti lentrata! Marco!
Il marito si agitò, fischiò al tassista che rispose col clacson. Ma dentro il parcheggio dellospedale non facevano entrare, per regolamento. Giulia dovette attraversarlo tutta, camminando piano, con il pancione ancora molle, sorretta dal marito che andava di corsa, così tanto che lei dovette anche mandarlo via.
Giulia! Giulia! Irina la raggiunse comunque, abbracciò la figlia. Tesoro, non importa quello che pensi, io ti voglio bene, chiamami se hai bisogno, hai capito? E comunque, tieni Sono da parte mia e di Anna, servi a comprare qualcosa per la bambina
Giulia le strappò i soldi di mano e li contò.
Figurati, se Anna farà una figlia, tu gliene darai anche di più! sibilò malevola. Marco! Ma dove sei andato, Marco!
Il marito corse da lei, la aiutò a sorreggersi. Si voltò due volte a guardare la suocera, fece un cenno come per scusarsi
Anna, Sergio Petrucci e Irina continuarono a vivere insieme, ma ormai da coinquilini più che da famiglia. Sergio spesso andava a Firenze per vedere la figlia, portava regali alla nipote, tornava tardi e raccontava alla moglie come avesse portato a passeggio Paolina, che Giulia si fidava ciecamente, che poteva anche portarla in braccio e le aveva promesso una bicicletta, che ormai poteva anche darle da mangiare.
Ride in modo troppo carino! raccontava sempre con più entusiasmo, soprattutto vedendo che la moglie ci rimaneva male. Eh, si è seduta! Paolina si è seduta da sola, Irina! Peccato, non ceri! Proprio davanti ai miei occhi! Presto camminerà! È sangue mio!
Irina ascoltava silenziosa, voltata verso la finestra. Da lei Giulia non accettava regaliné copertine fatte a mano, né sonagli, né bambole con la base rotonda E nemmeno le faceva andare mai a trovare la bambina. Solo qualche volta, sentendosi col genero di nascosto, Irina riusciva a beccare un momento per vedere dal fondo del parco, dove Giulia portava Paolina a fare due passi, sempre sbuffando. Irina le spiava da lontano, come una ladra, ma meglio così che niente E Giulia spingeva il passeggino più avanti, contrariata: al parco cera troppo casino, puzza di fumo, troppa noia. In realtà era stanca di stare sempre addosso a Paolina, avrebbe voluto dormire, farsi due passi per negozi, magari prendere un biglietto per il teatro Ma Paolina non voleva mollare la mamma neanche per un attimo
Quando Paolina aveva compiuto due anni, Giulia una mattina chiamò la madre e le ordinò di venire.
Successo qualcosa, Giulia? Irina era elettrizzata dalla sorpresa, le tremava anche la mano.
Macché, cosa vuoi che succeda qui! Ho solo degli impegni, Marco è via per lavoro, papà non può. Ti siedi con la bambina, almeno così servi a qualcosa! aveva risposto Giulia.
Così diceva sempre papà: Almeno a qualcosa sei utile, Irina! E Giulia aveva ereditato quella frase, le piaceva proprio, le faceva sentire la madre sempre colpevole per quellerrore di tanti anni prima.
Vieni, allora? domandò Giulia un po più gentile.
Sì Certo. Ma Paolina rimarrà con me? Non mi conosce proprio! dubitava Irina.
Qualche pianto e si abitua! tagliò corto Giulia. Domani, alle nove.
A Giulia non importava che la madre dovesse chiedere permesso al lavoro, disdire appuntamenti, persino saltare la visita dal medico, per cui aspettava da settimane. Pazienza! Se vuoi fare la nonna, allora arrangiati!
Sergio Petrucci rise sotto i baffi, come dire, ma dove crede di andare quella.
Paolina ha un caratteraccio, non ce la farai! disse alla fine, finendo la sua predica. E Giulia non ti chiederà più aiuto. Io verrei, ma ho lavoro
Ma le mamme ce la fanno sempre, qualunque sia il carattere del bambino! Anna si mise accanto alla madre e la abbracciò. E la visita?
La rimando. Non cè problema. Bisogna aiutare Giulia. Bisogna!
Così, Irina arrivò presto, portò da mangiare fatto in casa, perché Sergio diceva che Giulia non aveva mai tempo di cucinare, e passò lintera giornata con la nipote. Sorprendentemente, Paolina legò subito con la nonna, sorrideva, le faceva vedere i giocattoli; più tardi uscirono, diedero da mangiare ai piccioni e giocarono nella sabbiera, poi pranzarono e Irina le cantò le ninne nanne accanto alla culla.
Mentre la piccola dormiva, riordinò la casa, lavò i piatti lasciati in giro dalla figlia, passò lo straccio per terra. A Giulia non piaceva sforzarsi per quelle cose, forse perché Irina aveva abituato male lei e Giulia, facendo tutto da sola e sentendosi in debito per quellerrore che non avrebbe mai smesso di pagare, almeno nella sua testa. Oppure, davvero, Giulia non trovava il tempo.
Quando, mamma?! si giustificava Giulia. Paolina sempre appiccicata, non vuole andare allasilo. Marco lavora sempre. Che faccio, mi sdoppio?!
Irina scuoteva la testa
Col tempo, Giulia prese ad usare la madre come donna delle pulizie, cuoca e babysitter.
Se non vuoi venire, non importa. Ma con Anna saresti corsa di sicuro! diceva, quasi deridendo la madre, se Irina esitava. Mamma, ti pare normale?!
E lei cedeva, rinunciava di nuovo alle sue cose
Intanto, Anna si era trasferita dai nonni materni in provincia di Prato, lavorava in una piccola fabbrica come tecnico alimentare. Non si era ancora sposata, anche se qualcuno ce laveva provata.
Vorrei tanto vederti sistemata anche tu, amore mio sospirava Irina quando Anna tornava a trovarla. Sarebbe bello vedere i tuoi bambini
Cè tempo, mamma! Ne ho solo ventisette! si schermiva Anna, e la sua vita scorreva tranquilla.
Irina andava a trovarla.
Anna laspettava alla stazione, la portava a casa in taxi e, sedute dietro, le stringeva la mano, annusando il profumo della madre, quel gelsomino che aveva nellanima dallinfanzia. Irina sorrideva soltanto, lì si sentiva libera, nessuno la giudicava, nessuno si ricordava dei vecchi errori, nessuno le diceva quale doveva essere il suo posto. Fra Anna cera solo calore vero: abbracci, premure, attenzioni e coccole.
Mamma, ma perché vivi ancora così? le chiese una volta, vedendola dimagrita e più fragile. Ti consumi, papà sembra quasi che si prenda gioco di te. Vieni a stare con me! Prima o poi dovrai andartene da lì, dove nessuno ti vuole bene!
Anna aveva bevuto un goccio di vino, si era fatta coraggio: voleva che la mamma stesse bene. Tutto il resto non contava.
E il lavoro, Annina? E Giulia e Paolina? No dai, impossibile. Devo prendermi cura di tuo padre. Siamo famiglia sospirò Irina. Aveva bisogno di continuare a sentirsi utile, non abbandonata come una vecchia scopa, e trovava sempre nuovi motivi per rimanere. Chi avrebbe stirato le camicie al marito? Chi gli avrebbe fatto da mangiare, lo svegliava al mattino per il caffè? Chi lo aspettava che tornava dal lavoro per porgergli la cartella e apparecchiare il tavolo in silenzio Chi, se non lei?
Mamma, ma non vedi che papà e Giulia stanno solo approfittando di te? Questo senso di colpa, questi rimproveri A casa ti raggomitoli sulla schiena per il peso, ti piacerebbe che qualcuno ti dicesse basta? Quando è stata lultima volta che hai fatto qualcosa solo per te? Quando sei andata al cinema, mangiata un gelato o vista unoperetta? Dai!
Ma il senso della famiglia è starci per gli altri, non per sé stessi, amore. Per me ci sarà tempo, ora voglio aiutare!
Perché? Perché?
Perché sì!
Perché ti senti in colpa? Perché sono nata io? Anna si alzò, scostò la tenda e guardò lontano. Chi era il mio vero padre, mamma? Perché non sei rimasta con lui? Papà non ti ama e Giulia pure perché?
Tuo padre non importa. Era il mio primo amore, una storia sbagliata, mi illusi fosse vero. Sono stata io a sbagliare. Ma tu non centri, non sei stata uno sbaglio! Tu sei la mia gioia, Anna, lo sai? Ti desideravo tanto quanto Giulia! Irina la avvicinò, abbracciandola, ma Anna la fermò prendendole le spalle.
Vieni a vivere con me. Non dire altro. Stai andando dal medico? Cosa ti hanno detto?
Annina! Non preoccuparti. Mi sento bene, davvero. Non ho tempo per stare in sala dattesa dai dottori. E non posso proprio trasferirmi, perché
Continuò a inventare mille scuse, ma Anna aveva deciso. E dentro di sé, Irina sapeva che era la cosa giusta.
Sergio la insultò, quando seppe che se ne andava, giurò che da lui non avrebbe mai visto un euro, che era quello che era, così come Anna.
Perché, Sergio?! chiese Irina piano. Se ti facevo così schifo, mi mandavi via prima! Quando ero incinta! Perché vivere nellodio così? Avevi detto di aver perdonato
Perdonato? Che ridere, Irina! Gente come te non si perdona, si usa. Basta sapere dove toccare. E tu! La strinse forte per una spalla. Tu devi scontare la tua colpa tutta la vita, chiaro? Fino allultimo giorno!
Poi la spinse via senza unaltra parola, niente saluti. Irina quella sera stessa se ne andò. Ma prima, aveva chiamato Giulia, che si dichiarò delusa.
Era prevedibile, mamma. In fondo tra noi non siamo più parenti. Buon viaggio. Marco, mamma va via, da Anna. Non so come faremo senza! urlò a suo marito, che borbottò qualcosa ma Irina non sentì. Non ti scomodare a mandare regali per Paolina. Non ti ricorderà nemmeno! aggiunse Giulia e riattaccò.
Lo avrebbe poi raccontato al padre, che avrebbe confermato che Irina aveva fatto schifo, scegliendo Anna e abbandonando i suoi veri parenti. Poi Giulia avrebbe pianto, Sergio Petrucci avrebbe fatto da spalla, e poco tempo dopo le avrebbe detto che ora era lei a dover prendersi cura del padre, era un suo dovere.
Sì ma quando?! avrebbe sbottato lei.
Quando vuoi. Giulia, ti ho cresciuta sulle spalle e portato Paolina ovunque, come una bambola. Vuoi la casa, guadagnatela! avrebbe risposto Sergio Petrucci buttando giù il telefono. Davanti a lui, una montagna di panni da stirare e i piatti accatastati nel lavello. Lui mangiava coi piatti puliti, prendeva quelli finché non finivano e poi doveva arrangiarsi a lavarli.
La metà li buttò via senza neanche lavarli.
Giulia il giorno dopo andò da lui, si mise a pulire dappertutto, Marco era sempre via, Paolina restò allasilo tutto il giorno, mentre la mamma si guadagnava leredità. Così fu: il padre le mostrò il testamento, tutto intestato a lei. Anna non ebbe niente.
Anna portò la mamma dal medico troppo tardi, era passato troppo tempo.
Era importante agire prima scuotevano la testa i dottori. Bisogna prendersi cura del cuore, signora.
Irina capiva, ma cerano sempre troppe cose da fare, quando pensare a sé stesse
Anna restò accanto a lei fino alla fine, cercando di accontentarla in tutto, la portava al mare, prenotava visite con i migliori specialisti, aveva sperato fino allultimo di poter ancora fare qualcosa.
Irina visse ancora qualche anno, con il fiatone e una tosse secca, cardiaca. Spesso non riusciva a dormire sdraiata per la tosse. Allora Anna le metteva una montagna di cuscini dietro la schiena e rimaneva accanto a lei finché la mamma riusciva a chiudere gli occhi.
Fino allultimo così. La mamma se nè andata in silenzio, nel sonno.
La mattina, come sempre, Anna entrò per prima nella stanza per darle il buongiorno, spalancò le tende, iniziò a raccontare di quanto fosse splendido lalba, poi si girò, ma la madre non rispose
Cadde un vaso dal davanzale, Anna calpestò una scheggia a piedi nudi, ma non sentì dolore
Giulia mamma è morta sussurrò al telefono. Puoi aiutarmi? Non so cosa fare.
Cosa? Anna, ma cosa dici?! Dove vuoi che vada?! Paolina ha la febbre, aspetto il medico.
Giulia non hai capito, la mamma non cè più Anna scoppiò a piangere, il volto cambiato, invecchiato tutto insieme.
Chiama papà. Io non posso, rispose secca Giulia e riattaccò.
Che succede? Giulia, che hai? Marco si affacciò. Posso restare io col medico, Paolina ha solo trentasette.
Sì, certo che puoi! Giulia si infastidì, anzi, si rabbuiò. Sarebbe stato bello avere la mamma, proprio oggi che aveva due biglietti per lo spettacolo e Paolina si era ammalata. Ma la mamma li aveva lasciati, andata via col pretesto della fatica, dalla figlia preferita. E adesso Beh, Anna si occuperà del funerale. Son fatti suoi!
Cosa? Marco restò di sasso. Il funerale di chi?
Della tua suocera.
Due giorni dopo, Giulia trovò Marco che si stava vestendo nellingresso.
Dove vai?
Vado da Anna, non può restare sola Oggi ci sono i funerali, non sta bene che non ci siamo. Senti tuo padre, posso dargli un passaggio.
Sergio Petrucci, a differenza della figlia, ci andò. Durante il viaggio, riguardando bene il silenzio, si aprì con Marco.
Devi capire Giulia, e anche me. Irina, mia moglie, quando la nostra figlia aveva nove anni, partì per una trasferta di lavoro, lì incontrò un suo vecchio amore, rimase incinta di Anna. Non ho avuto la forza di mandarla via lei piangeva, implorava Sergio si passò le mani sudate sulle ginocchia. Ho ceduto. Labbiamo tenuta, sono andato pure io in ospedale. Ma non ho mai potuto volerle bene come a Giulia. E per tutti quegli anni, ogni mattina, ricordavo il tradimento. Il vero padre di Anna? Non ha mai voluto saperne. Quella lha usata per una notte, e via.
Ma perché non vi siete lasciati? chiese Marco, un po in imbarazzo.
Non era ben visto. E per Giulia sarebbe stato troppo difficile. Lasciarla a Irina non potevo, da soli senza madre non si può crescere. Giulia aveva sentito il nostro litigio, e da allora spezzò ogni rapporto con la mamma, e faceva bene. Irina si era sporcata, non cera modo di pulire. E Anna Anna si attacca, ma io ricordo che non è roba mia. Ma lho cresciuta, non sono in debito con nessuno. Ed ecco, divorziare Irina non ha mai voluto andare via. Non si stava poi così male con me, pensa. Lho mantenuta bene, lei e le figlie. Cosa avrebbe fatto da sola? Era uningegnera, ma non contava niente. Sai quando al lavoro hanno capito che era incinta, lhanno pure fatta oggetto di chiacchiere. Immagina la vergogna. Ladulterio! Hai letto la Bibbia? No? Meglio così. La vostra generazione sta su altri fronti. Ci vorrebbero altre Bibbie per voi. Io, invece La sera, a letto, glielo dicevo: adulterio.
Marco si rabbuiò, gli venne voglia di fermare lauto e buttare il suocero giù nel campo. Ma non lo fece. Giulia non lo avrebbe perdonato
E allora perché vai? chiese piano.
Beh Sergio tolse un pelucchio dalla giacca. È la regola. Non voglio che si parli male di me. Sistemiamo tutto, poi via dai pensieri.
Marco non aggiunse altro. Si chiese cosa avrebbe fatto lui se anche Giulia avesse fatto come Irina, avrebbe lasciato che crescesse il figlio di un altro? E alla fine, il pensiero della gente sarebbe stato proprio lultimo dei problemi. Ma poi pensò che Irina, una donna così gentile, brava mamma e nonna a detta di tutti, aveva vissuto un inferno degno solo delle scritture. E Sergio Petrucci aveva regolarmente acceso il fuoco, oliato bene la legna e acceso il cerino, come gli inquisitori del medioevo.
Perché Irina non era andata via? Perché era rimasta fino a quelletà? Giulia aveva detto che sua madre aveva una casa, quindi il modo per andarsene ce laveva.
Non puoi capire, Marco. Era un altro tempo, come se avesse letto i suoi pensieri il suocero. Ora è tutto più semplice Ma a quei tempi, andarsene voleva dire perderci la faccia. Irina non voleva. Però Giulia la amava, su questo nulla da dire. Ma mia moglie non merita lodi. Proprio no.
Il giorno del funerale fu incredibilmente soleggiato.
Almeno ora si scalda un po, sussurrò Anna con una voce spenta. Era da tempo che non usciva nemmeno più.
Le mie condoglianze, Anna, Marco arrivò accanto, un mazzo di lillà in mano. Come stai?
Ah sei tu, Marco Domanda e sguardo perso, poi un cenno. Giulia non cè? Paolina? Il medico?
Una semplice influenza, niente di grave. Perdonala Marco non sapeva cosa dire. Contava il silenzio, o avrebbe dato fastidio?
Non sono arrabbiata. Non capisco, piuttosto. Mamma ci ha voluto bene a tutte e due, io lo so. Lultimo giorno insieme abbiamo ricordato quella volta che siamo andate noi tre in vacanza, Giulia cadde sulle rocce e si sbucciò il ginocchio. Mamma si spaventò tantissimo, la prese in braccio e la portò fino in albergo, anche se Giulia poteva camminare da sola. Ma mamma non lo permise, era bianca come uno straccio. E a scuola non ci sgridava mai, lodava solo i successi, aiutava sempre entrambe. Perché Giulia ci odia così? Anna si voltò, vide il padre poco lontano che guardava in terra, impacciato, stringeva e mollava le mani, aggiustava il cappello, poi lo tolse. I fiori, dei garofani tristi, lasciati sulla panchina accanto a una tomba sconosciuta. Non andò neanche a salutare la madre. Anna poteva benissimo non esserci per lui.
Quando fu finito, Anna invitò Marco a casa, ma lui rifiutò: doveva tornare da Giulia.
Va bene. Ci vediamo, allora.
Anna andò alla fermata, prese lautobus e se ne andò.
Sergio Petrucci dormicchiava in macchina, quando Marco risalì.
Finito lì? Un funerale proprio brutto, disse. Bene, andiamo.
Non sarebbe affare mio dirlo, ma non sei nemmeno andato da Anna. Almeno un abbraccio hai pure tu un cuore? Marco esplose.
E tu? Perché non sei andato a casa sua? rise Sergio Petrucci. Ti dico io perché: perché hai paura di me e di Giulia, tieni alla casa. Non farai mai il primo passo. Alla fine io la lascio a Giulia. E ora, forza, avviati, ho casa da fare.
Marco strinse i pugni, spense il motore, scese, fece il giro della macchina e aprì la portiera.
Scendi, ordinò.
Cosa?
Quel che hai capito.
Sergio fece spallucce, scese, si rimise guanti e cappello, e andò via senza voltarsi. Avrebbe trovato modo di vendicarsi!
Marco andò da Anna.
Rimasero in cucina, lei rimescolava distrattamente lo zucchero nel tè.
Non so come si fanno i funerali, Marco. Non so quando smetterà di fare male E tu? Lo sai?
Lui non poteva rispondere, aveva ancora entrambi i genitori.
Raccontami di Irina, ti prego. Mi piacerebbe sapere di lei davvero, da chi lha amata. Se non ti dispiace
A Anna non dispiaceva. Mentre raccontava, sembrava che la mamma fosse ancora lì con lei, come se quei giorni durissimi non fossero mai esistiti, e davanti ci fossero solo estate, vacanza e il compleanno di Irina.
Scriveva anche poesie, la mamma. Ho dei quaderni, vuoi leggerli? Intanto faccio altro tè. Vuoi mangiare qualcosa? Aspetta
Marco se ne andò che si era ormai fatto tardi. Non immaginava quanto fosse straordinaria la suocera e nemmeno Giulia sapeva che madre aveva avuto. Faceva male
Anna si è sposata un anno e mezzo dopo la morte della madre. Igor, uomo poco più grande di lei, elegantissimo, gentile e un vero signore, la aveva corteggiata rispettando il suo dolore. Poi, allimprovviso, lei aveva detto sì.
Quando comprarono le fedi, Anna stentava a credere che stesse capitando proprio a lei. Si dava pizzicotti di nascosto per capire se non stava sognando.
Igor voleva sposarsi in agosto, così da riempire la tavola coi prodotti dellorto dei suoi e offrire a tutti leccornie genuine.
Invitarono anche Giulia e famiglia, Anna la chiamò almeno dieci volte, pregandola di essere lì.
Sai A, ho troppe cose, e Paolina ha i corsi di danza. Mi racconterai tutto con le foto! tagliò corto Giulia e non si presentò.
Ma appena usciti dal comune, Anna e Igor si trovarono davanti Marco, che teneva Paolina per mano. Lei, incantata, guardava la zia, il velo lucente sulle spalle, i pizzi che riflettevano il sole.
Auguri ragazzi! Menomale che ce labbiamo fatta! Marco diede la mano a Igor, fece un cenno ad Anna. Voleva baciarla, poi si fermò. Paola, dai, dai i fiori alla zia Anna!
La bimba allungò il mazzolino. Anna si chinò, la ringraziò sorridendo. Paolina era uguale a Irina Andreoli.
Che bello che poi ci ripetiamo nei nostri figli e nipoti! pensò Anna. Così si fa pace con chi ci lascia
Stava pensando, quando Igor la strinse e la sollevò facendole girare la testa, con tutte le facce, i sorrisi, il verde scuro degli alberi e il riflesso dellArno che scorre poco più sotto. Anna era felice. Forse la prima volta nella vita, senza paura, senza soffrire per nessuno. Se solo potesse conservare quella felicità per sempre E lo farà. Ora ha Igor, non è più sola, è amata. Davvero, basta questo per essere felici, quello che aveva sempre sognato in segreto.
Anna? Anna, posso venire da te? la voce di Giulia era insolitamente triste.
È successo qualcosa? Anna accarezzò la mano del marito e si rabbuiò.
Sì cioè no Solo che… Marco mi ha fatto vedere il quaderno di poesie della mamma. Mi manca. Mi manca di brutto Posso venire? Giulia trattenne a stento un singhiozzo.
Anna accettò. Forse, chissà, tra loro due sorelle qualcosa potrà aggiustarsi, prima o poi. Anna ci sperava tantissimo.





