Ottima idea quella dei conti separati! Allora tengo tutto il mio per me.

Ottima idea separare le finanze, davvero. Allora io semplicemente mi tengo tutto il mio.

Quando mio marito, durante la cena, spinse il piatto via con la faccia di uno a cui avevo servito non delle polpette alla milanese, ma una citazione in tribunale, capii subito: stava per partire il suo comizio. Sergio sistemò il tovagliolo, tossicchiò, e fissando un punto oltre la mia testa probabilmente la sua brillante carriera da capitalista enunciò:
Lara, ho fatto due conti. Il nostro bilancio sta andando a rotoli per colpa della tua totale incapacità finanziaria. Da domani, via con le finanze separate.

Il pathos era già morto sul nascere, ma il profumo di assurdità nella stanza divenne intenso come quello delle triglie in padella. Poggiai la forchetta con una lentezza studiata.

Fantastico che tu abbia proposto le finanze separate, Sergino, risposi sfoggiando quel sorrisino da pitone che saluta il coniglietto. Così io mi tengo semplicemente tutto il mio.

Sergio sbatté le palpebre. Nella sua testa, una specie di biliardo dove i pensieri si scontrano raramente e sempre con rumore, questa frase faceva fatica a trovare la buca. Si aspettava pianti, scenate, forse persino un lancio di posate, ma mai un sì così tranquillo.

Brava, annuì con condiscendenza, già calcolando mentalmente quanto avrebbe risparmiato su di me. Io metto da parte. Un uomo deve avere il suo status, Lara. Tu insomma, per i collant dovresti avere abbastanza.

Mio marito Sergio Rinaldi, era un esemplare raro. Aveva il dono di sentirsi squalo della finanza internazionale mentre lavorava come impiegato in una ditta che vendeva infissi in PVC nel milanese. Il suo famoso status si traduceva nellacquisto compulsivo di gadget, di cui capiva forse il 3% delle funzioni, e nella lettura di aforismi motivazionali su Facebook.

Daccordo, annuii. Finisci la polpetta? O ormai non rientra più nel tuo bilancio?

Lui la finì. Gratis. Per lultima volta.

La prima settimana della nuova politica economica fu dominata dallorgoglio. Sergio sfilava per casa tronfio come un gallo, facendo finta di non sapere quanto costasse il detersivo. Si comprò addirittura un’agenda premium rivestita in similpelle e si mise a tracciare ogni centesimo.

Il mercoledì tornò dal supermercato con una sportina: dentro tintinnavano miseri due lattine di birra industriale e una busta di tortellini discount. Io in quel momento stavo sistemando le provviste ordinate online: trota fresca, avocado, parmigiano, verdure di stagione e una bottiglia decente di Pinot Grigio.

Sergio si piantò sulla porta della cucina, sostenendosi allo stipite come un guerriero esausto. Te la passi bene, eh? sentenziò guardando la trota. Ecco perché non abbiamo mai risparmi. Sperpero. Non abbiamo, Sergino, ma io, lo corressi mentre affettavo il limone. Ora sei tu che risparmi per lo status. Hai già trovato lo scaffaletto del frigo? Il tuo è il cassetto in basso delle verdure. Temperatura perfetta per i tuoi investimenti.

Lui borbottò, tirò fuori i tortellini e li buttò a bollire nella mia pentola.
Gas, dissi senza girarmi.
Eh?
Gas, acqua, usura pentola e detersivo. Dobbiamo separare tutto, vero?
Su, Lara, non essere meschina! fece una mano come i nobili nei film, scacciando una mosca. Non fa per te la pignoleria.
Pignoleria, Sergino, sono i tuoi investimenti qui. Io solo rispetto il libero mercato.

Cercò di ridacchiare, ma un tortellino bollente gli si appiccicò al palato e la smorfia fu tragicomica, come quella di un carlino a cui è capitato il limone. Sei solo arrabbiata perché ti ho tolto il bancomat, concluse staccandosi la pasta dai denti. Le donne non sopportano perdere il controllo.

Sabato ci venne a trovare Anna Leonardi, mia suocera, una donna più unica che rara. Mi voleva bene tanto quanto disprezzava la dabbenaggine di suo figlio. Un tempo contabile in una fabbrica di ceramiche, rispettava i numeri più delle persone.

Stavamo prendendo tè e pasticcini. Sergio opposto a me, masticava uno dei suoi taralli presi in offerta, con laria di chi ha subito anni di regime.

Mamma, ma ti rendi conto? Ora Lara nasconde persino la carta igienica! si lamentò cercando solidarietà materna. Nel bagno cè il rotolone ruvido, sembra carta vetrata, mentre lei tiene la triplo velo al profumo di pesca nel suo armadio! Questa è segregazione!

Anna Leonardi posò lentamente la tazza. Sergino, disse beandosi della parola e quando hai deciso di segregare, con cosa ragionavi? Con la parte del corpo per cui è fatta la carta?
Mah! Sto ottimizzando il budget! Voglio comprarmi una macchina!
Una macchina? un sopracciglio le schizzò su nella frangia Ma con quei quattro spiccioli che nascondi alla moglie? Termini la carta igienica per sembrare un re della strada in una Panda usata?
È un investimento! strillò Sergio.
Investimento è Lara che ti sopporta ancora in casa sua, tagliò corto Anna. A proposito, cara, questa torta è divina.

Quando Sergio provò a prendersi una fetta, io gli bloccai il percorso col coltello da burro.
Cinque euro, Sergino. O ti mangi il tarallo.
Sul serio? A tuo marito? Davanti a mamma?
Il mercato non perdona, amore. Affitto forchetta, altro euro.

Sergio si rigidì, si fece paonazzo, acciuffò il suo tarallo e scappò in salotto.
Isterico, constatò la suocera. Tutto suo padre: sempre capitale, capitale finché non lho spedito da mammà con due mutande. Resistì, cara. Ora parte la fase mi offendo e mi taglio il naso per far dispetto a tutti.

Dopo due settimane il grande esperimento era al collasso. Sergio aveva perso due taglie, era spento, ma lorgoglio gli vietava di ammettere la sconfitta. Indossava camicie più stropicciate della sua dignità (il detersivo era mio, il suo sapone di Marsiglia lo schifava), sapeva di deodorante discount e mi lanciava occhiate da cane abbandonato con la convinzione di essere ancora un lupo.

La resa dei conti arrivò venerdì sera. Tornai stanca dal lavoro, ma felice: mi avevano dato il bonus. Sul tavolo mi attendeva la sorpresa: mazzo di garofani avvizziti e bottiglia di Spumante Italiano da mal di stomaco.

Sergio aspettava seduto, raggiante come una moneta da due euro appena lucidata.
Lara, siediti, dobbiamo parlare. Sono disposto a fare un passo: contribuisco al budget drammatica pausa cento euro. Per mangiare.

Io guardai lui, i garofani da cimitero, lo spumante che da solo dava acidità.

Cento euro? ripetei. Wow, che generosità inaspettata. Ma guarda un po.
Tirai fuori dalla borsa una cartellina con una stampona di Excel ben fatta.

Cosè questa? chiese subito sospettoso.
Conto, caro. Affitto stanza in centro (uso cucina e soggiorno incluso) 500 euro. Utenze (tra docce di 40 minuti e luci lasciate accese) 100 euro. Pulizie (faccio tutto io, tu niente) 60 euro. Totale: 660 euro al mese. Per le ultime due settimane sono 330. Più usura elettrodomestici.

Sergio impallidì.
Ma mi fai pagare per vivere in casa di TUA moglie?!
Di una donna con cui hai le finanze separate, lo corressi gentile. Come dicevi? Tengo il mio. Casa mia, tu sei un inquilino. E visto che non abbiamo contratto, posso sfrattarti in 24 ore.

È bassa, questa! Sono un uomo! si alzò rovesciando la sedia.
Sei un uomo che voleva risparmiare sulla moglie, ma hai dimenticato che vivevi alle sue spalle, la voce calma ma precisa. Volevi essere partner? Sii tale. Paga. O cerca uno status più economico.

Soffocava dallo sdegno. Boccheggiava, gesticolava, apriva la bocca, la richiudeva.

Te ne pentirai! urlò infine Me ne vado! Troverò una che mi apprezza e non conta i metri quadrati!
Buona fortuna, Sergino. Ah, ricordati i tortellini nel freezer. Sono il tuo asset, io non tocco roba altrui.

Sfrecciava per casa buttando cose nella borsa, urlando che ero una sanguisuga avara, che avevo ucciso lamore, che sarebbe uscito nella notte, col gelo

Chiama tua mamma per un letto, gli consigliai versandomi un bicchiere di quel vero Pinot Grigio. E prendi il taxi low cost, così salvi lo status.

Sbatteva la porta come a voler risvegliare la mia coscienza, ma lunica a svegliarsi fu la vicina del piano di sotto.

Il silenzio fu dolce come un tiramisù. Mi sedetti in poltrona a guardare le luci di Milano e provai una leggerezza incredibile. Il telefono squillò: messaggio di Anna Leonardi. È arrivato. Affamato, arrabbiato, invoca giustizia. Gli ho detto che la giustizia costa e lui al massimo può permettersi una briochina. Gli ho presentato il conto per la cena e per la notte. Così impara il mercato. Tu come stai, reggi?

Sorrisi e risposi: Tutto alla grande, mamma. Sto pensando di comprare tende nuove. Col risparmio.

Mai spiegare a qualcuno perché è uno sciocco. Meglio, molto meglio, lasciargli pagare la sua ingenuità. E se un uomo vi propone lindipendenza, lasciatelo sopravvivere davvero a quel che chiede.

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Ottima idea quella dei conti separati! Allora tengo tutto il mio per me.
Ascolta, Alice! Non hai più né madre né padre. E nemmeno una casa,” rispose la madre.