La scelta giusta

La scelta giusta

Liliana, cara, capisci che non è una decisione seria! disse zia Nina, sfiorando con lunghia le cartelle piene di schizzi che Liliana aveva lasciato sul tavolo.

Sua madre, Maria Gioia, le aveva chiesto di parlare con la figlia perché della famiglia non tiene conto per nulla, non ascolta sua madre, avvolge solo le braccia al collo del padre se questi inizia la solita tirata sul vero mestiere, e lui si scioglie subito.

Corre sempre dietro a quei legnetti, i colori, i pennelli, come un imbianchino! si era lamentata già quella mattina Maria Gioia, mentre prendevano un caffè nellufficio di Nina. Ma sono tutte sciocchezze! Come svago, può anche passarci, ma come mestiere… un disastro!

Masha alzava gli occhi al cielo. Nina scegliendo un cioccolatino dalla scatola regalo, ne offriva una allamica.

Masha, Nina e Vittorio, il padre di Liliana, lavoravano tutti in ospedale. Medici una professione stimata, prestigiosa, di grande responsabilità. Gente che viene ascoltata, rispettata, che conta. Liliana doveva continuare la tradizione! Ma

La ragazza ci è sfuggita di mano! Esce dopo scuola, sparisce, ai corsi non si presenta, quando torna si sente odore di salame economico e forse anche acquaragia, e porta sempre quei suoi disegni orrendi. Li detesto, Nina! Con quei colori sgargianti, quelle linee irregolari! Liliana dice che è realismo misto ad astrazione, ma secondo me è linizio della pazzia. Nina, parlale tu! Sei quasi di famiglia, aiutaci! Maria Gioia sospirò, guardò lorologio dorato al polso, sussultò. Erano già dieci minuti che doveva essere al lavoro!

Uscì di corsa, i tacchi battevano sul pavimento, le porte sbattevano.

La sera, tutte e due, Masha e Nina, a braccia conserte, osservavano Liliana che, dopo aver posato una nuova cartella di disegni sul tavolo, si sistemava elegantemente un nastro tra i capelli e canticchiava qualcosa.

Liliana, devi pensarci bene! Okay, hai staccato un po, ti sei divertita, ma adesso basta: devi pensare agli esami, prepararti per luniversità! Nina allargò le mani piene di anelli.

Quale università? domandò Liliana, lisciandosi una ciocca.

Come quale? Medicina, naturalmente! Non cè da dubitare! Ti aiuteremo, ti prepareremo. E poi qualche telefonata, vedrai che ti prendono subito, basta solo impegnarsi! Liliana, svegliati!

Nina fece un gesto ampio con la mano, colpendo inavvertitamente una pila di acquerelli sugli scaffali, che volarono a terra come foglie dautunno.

Liliana si affrettò a raccoglierli, mettendosi in ginocchio senza badare al decoro.

Santo cielo, Liliana, ma che cosè? sbottò Nina, indicando uno schizzo di un uomo nudo. Che schifo! Buttalolo subito! Masha, hai visto?

Lospite acchiappò il disegno prima che Liliana riuscisse a toglierglielo, e andò in cucina, dove Maria stava preparando delle polpette di pesce in tutta fretta.

Nina, alzando le sopracciglia con unespressione eloquente, mostrò a Maria Gioia il ritrovamento.

Quella, col mestolo in mano, fissò la figura virile, poi sgranò gli occhi.

E allora? Che guardate così? sbuffò Liliana. È normale, gli artisti studiano la figura umana! E comunque, qui è in biancheria, solo che non si nota

Figlia mia, è normale occuparsi delle cose serie: sei nostra figlia! Ma fissare uomini nudi in questi posti ambigui è una vergogna, Liliana! tagliò corto Maria Gioia, respingendo il disegno col mestolo, ricordandosi solo allora delle polpette. Che imbarazzo!

Parlava come se la figlia avesse fatto qualcosa di terribilmente disonorevole.

Mamma, sei proprio ipocrita! Anche voi medici vivisezionate tutto sui manichini anatomici, e nessuno si scandalizza! Liliana riprese il bozzetto, scocciata per la macchia dunto. E poi, mamma, sai qual è la vera differenza tra te e me?

Quale allora? Nina, tira fuori i piatti, muoio di fame! sbottò Maria Gioia.

La differenza è che tu non vuoi e non sai vedere la bellezza nelle persone, nel mondo. Vedi solo organi, malattie, edemi e secrezioni. Io, invece, vedo le persone. E voglio ritrarle perché imparino ad amarsi. Non sono qui per vedere solo i loro corpi come macchine da riparare! Io vado allAccademia, punto e basta.

Liliana si bloccò un secondo, ma tornò subito dopo a scusarsi.

Zia Nina, posso ritrarla io? Con un bel vestito, unacconciatura; niente camici bianchi o chignon che ne dice? chiese, afferrando una polpetta col forchettone e posando un bacio sulla guancia della madre contrariata.

Cara, non porto vestiti eleganti, come dici. Non ho tempo. scosse la testa Nina.

Provi, vedrà che la farà sentire subito diversa! ironizzò Liliana, provando la polpetta e scottandosi leggermente.

Liliana, basta! Ora in camera a studiare: domani hai i corsi danatomia! gridò Maria Gioia. Mi hanno già chiamata, dicendo che invece di prendere appunti, disegni teste! Non va bene.

Che teste? Liliana, rappresentare la testa è difficile, posso aiutarti… fece Nina.

Fa i ritratti dei compagni, Nina. E poi glieli regala, distraendoli. Insomma, in primavera entriamo in Medicina. Chiamo subito la Sapienza, ci pensa papà in Statale Saremo presi di sicuro! Noi siamo medici stimati, non semplici generalisti! concluse Maria Gioia con fierezza.

Liliana scosse la testa sconsolata.

Vivendo tra due fuochi la convinzione della madre che Liliana sia nata per essere chirurgo e quella del professore di disegno, don Tommaso, il quale era certo del suo talento Liliana era sempre in bilico. Andava ai corsi darte di nascosto, invece delle monotone lezioni di biologia. Lì, don Tommaso diceva che dipingeva come se vedesse non il volto ma lanima. Gli sguardi dei suoi ritratti, anche se ancora acerbi, sembravano vivere di vita propria.

Devi proseguire, Liliana, studiare, magari andare allestero. Ma prima, accademia. Lì ti costruisci la base. Il resto… è vita. È arte. sospirava don Tommaso.

Lui non aveva mai frequentato davvero lAccademia. O almeno, aveva iniziato, ma non aveva potuto continuare, costretto da mille ragioni. In compenso aveva aperto uno studio e prendeva giovani che sentivano la sua stessa inquietudine artistica.

Lo incontrò al mercato, mentre Liliana sceglieva luva, ma nessun grappolo le andava a genio.

Se devi solo mangiarla, prendi questa: non sembra granché, ma è dolce. le disse, indicando un grappolo piccolo.

Liliana si voltò. Don Tommaso, nel suo cappottino grigio, il berretto stinto e la borsa di stoffa, sorrideva.

Mi serviva per un quadro, natura morta per il compleanno di mamma spiegò lei, come fosse la cosa più normale del mondo.

E lui capì

Ha sempre disegnato, sin da bambina! sospirava Maria Gioia, porgendo a Nina una forchetta a pranzo. Tutta la carta sprecata da piccola chiedeva colori invece di bambole. Sempre a dire diventerò pittrice! Ma che vita è quella degli artisti? Ora ricchi, ora poveri E Liliana è pure troppo generosa, regalerà tutto, nemmeno un euro per sé! E poi, questi nudi, queste uscite bohémien… Disordine, promiscuità. Hippy! concluse amara, offrendo ancora polpette a Nina. Mangia. Vittorio stanotte è di guardia, ne preparerò di nuove.

Nina, stanca e affamata, finì il suo piatto. Maria sembrava non voler chiudere il discorso.

Dopo il liceo, avevano iscritto Liliana ai corsi di preparazione a Medicina, solo perché lì Masha e Vittorio avevano contatti e potevano aiutarla. Liliana però marinava le lezioni senza nemmeno inventare scuse.

Oggi i giovani non hanno senso di responsabilità o dovere! sbottava Maria Gioia.

Nina la ascoltava, ma a un certo punto si fece pensierosa.

Forse è meglio così… da piccola non ero neanche sicura che la medicina fosse la mia strada. Ho studiato, sono sistemata, ok Ma a volte mi sento solo unartigiana. Anche se sono quasi primaria. Non ho il tocco che serve davvero, capisci? disse, sollevando lo sguardo.

Non capisco. Non serve nulla di speciale, Nina! Tutto chiaro, già scritto smettila di svalutarti! la liquidò Maria.

Lei aveva chiamato Nina solo per convincere Liliana, non per farsi convincere a sua volta.

Ma è pesante non essere al posto giusto sussurrò Nina, appoggiando la forchetta.

Aveva scelto Medicina per sfidare se stessa e i pregiudizi dei genitori. Da giovane voleva diventare stilista, ma il mestiere della madre sembrava così triste… Aveva rinunciato. Era riuscita lo stesso, ma al prezzo di sogni abbandonati. Era soddisfatta? Sì, probabilmente. Aveva un buon stipendio, poco tempo libero e niente famiglia il lavoro era la sua famiglia.

…Ma dipingere è solo evasione, borghesia decadente scosse la testa Maria Gioia. Prendo il tè, basta caffè ormai!

Nina se ne andò mezzora dopo, tirando in ballo un mal di testa, e Liliana rimase pensierosa a guardarla andare via.

Don Tommaso una volta finì per caso a casa loro.

Qui abitiamo, entri pure, metto lacqua per il tè cinguettava Liliana, porgendogli le ciabatte. Aveva un odore di domestico gradevole, leggero.

Forse è meglio che vada si schermì lui.

Ma resti! Mi aiuterai a scegliere i quadri per il concorso. Oddio, non ho nulla di adatto!

Mentre Liliana trafficava in camera, Don Tommaso guardava le foto incorniciate alle pareti: la madre giovane in abito estivo, il padre in tuta sportiva, Liliana bimba sdentata.

Su, il tè! la voce di Liliana lo riportò alla realtà.

Vado via, deciditi da sola sussurrò lui.

Ma Liliana aveva faticato tanto per farlo entrare e aiutarla a vincere il concorso, sperando che così la madre avrebbe finalmente capito.

Non ebbe nemmeno il tempo di scappare.

Maria Gioia era appena rientrata.

Non amava gli ospiti imprevisti, sempre ansiosa che la casa non fosse perfetta come un vero medico avrebbe preteso.

Chi cè? Liliana, chi è questo? domandò rigida.

Scusa, Maria è stato un errore, me ne vado subito! si giustificò Don Tommaso.

Liliana li guardava; poi attraversò la stanza decisa.

Nessuno se ne va. Mamma, siediti, metto la cena in tavola; questo è il mio insegnante di disegno. Deve aiutarmi a scegliere il quadro per il concorso. Se vinco, otterrò la borsa di studio. E allora

Maria la interruppe, lanciando sulla sedia la borsa e puntando Don Tommaso.

Tu! Sempre tu! Smettila di tormentarmi! Fuori dalla mia vita! Non voglio più vederti vicino a mia figlia! Ti denuncio, capito? Ecco perché Liliana ha questa mania: colpa tua! rise istericamente Maria, andando a sbattere i piatti in cucina.

Liliana, io vado. Addio e lui cercò di uscire ma Liliana gli sbarrò la porta.

Niente affatto! Ora vai da lei e parlate come adulti. Perché dovete complicare tutto? lo ordinò, indicando il corridoio.

E lui obbedì, come un tempo con la madre e poi con Maria

A volte, quando Liliana si fissava coi colori, pensavo davvero fosse figlia tua sospirò Maria Gioia a Don Tommaso poco dopo. Di Vittorio, biologicamente, ma di spirito, tua. Una follia Anche lei ora vuole diventare la nuova Carra o De Chirico. Ridicolo! Per questo ci siamo lasciati, vero?

Don Tommaso versava il tè.

Lo zucchero è nella credenza, cubetti non ce nè mormorò lei.

Ricordava tutto. Anche come al mattino lui le portava margherite raccolte dietro la clinica, per poi sparire in campagna senza pensare ad altro che vivere.

Tra loro cera stato amore. Quello vero, non il surrogato di oggi. Ma niente piani per il futuro. Tommaso viveva nel presente; allora dipingeva solo Maria, qualche quadro vinse pure premi e fu venduto a collezionisti. Gli era dispiaciuto cederla, ma era stato necessario.

Non sei tornato, non hai chiamato Ho iniziato a lavorare, a studiare fino a non pensare ad altro. Adesso prendo un caffè, lascia stare quel cucchiaino! lo fermò Maria.

Mi hanno offerto di andare a Venezia con un gruppo, unoccasione che non potevo perdere, ho imparato tanto… spiegava Don Tommaso.

Lo so. Ed è per questo che non lascerò Liliana diventare artista. Può fare arte come hobby, ma dovrà fare un vero lavoro. Chiaro? Maria scrollò le spalle. Capito?

Non tutti gli artisti sono come me: non tutti tradiscono. Non è questione di professione: anche tra i medici ci sono molti senza cuore. Mia madre labbiamo portata in ospedale, aveva 85 anni… lhanno dimenticata. Da allora odio i medici, non te o tuo marito, ma la categoria. È questione di persone, non di mestieri. Perdona me, ma non ostacolare tua figlia mormorò Tommaso.

Maria si alzò, rovesciando la tazza di tè senza curarsene.

Davvero credi che tutto ruoti attorno a te? Decidiamo noi. Liliana deciderà. Tu vattene pure. A Venezia o dove ti pare! replicò, piangendo, e Don Tommaso se ne andò quasi di corsa.

Maria pianse a lungo.

Mamma, lui è così solo casa sua è vuota, non di mobili, è vuota nellanima sussurrò Liliana abbracciandola, emozionata. Lo amavi, vero? Vuoi che smetta di dipingere? Lo farò, se vuoi. Andrò in Medicina. Va bene?

Liliana baciò la madre su spalle e guance, Maria pianse ancora ma poi si calmò.

No, Liliana, fai come senti tu. E smettila di portarti dietro i miei fantasmi. Vivrai la tua vita. Spero di averti insegnato ad amare e a non abbandonare chi ami. Sì? Basta piangere, ora! Anche se facessi lo spazzino, andrebbe bene le accarezzò la schiena calda.

Spazzina mai, mamma, odiavo ginnastica Mamma, ti posso ritrarre, e anche zia Nina? Ti prometto che vi renderò bellissime. Intanto prendiamo il tè e i pasticcini! Caffè!

Maria guardava la figlia, sentendosi leggera. Aveva lasciato andare rabbia e rimpianto. Finalmente.

Liliana aspettava in fila, un po timorosa.

Signorina, cosha? Un ritratto? I ritratti si consegnano al secondo piano! grugnì una voce dietro di lei.

Samsoni! Ma non sono bottiglie, sono quadri! lo rimproverò una donna tonda dagli occhiali. Signorina, su al secondo piano trovate la commissione per i ritratti. Samsoni, aiutala che è meglio

Liliana lanciò uno sguardo curioso allassistente. Non aveva laspetto dellartista: spalle da sportivo, mani grosse, duro nei lineamenti, ma simpatico.

Dammi i quadri, li porto io. Sono qui come volontario, per aiutare gli artisti spiegò.

Ma tu, chi sei allora? chiese Liliana, fissandosi sul suo maglione vecchio.

Io? Studio Ingegneria. Alla Sapienza. Tra poco abbiamo una serata di balli, magari vieni. Ballo male, ma… Mi chiamo Alessandro.

Ci andò. E Alessandro ballava malissimo, ma si divertirono molto.

Il quadro di Liliana due donne in abito da sera davanti alla Scala fu ammirato dalla commissione, soprattutto da un certo Oleg Giovanni: metteva, toglieva occhiali, si avvicinava.

Non va, Oleg Giovanni? Per me è meraviglioso! rise dietro di lui il professore della Scuola dArte di Torino. Belle donne vanno allopera, che grazia!

E se ne andò.

Oleg rimase un po poi annuì deciso: doveva telefonare a Nina. Era proprio lei quella nel quadro! O forse no? In ogni caso, che coincidenze

Nina, seduta in poltrona, sorrideva. Aveva appena risposto a una chiamata del suo Oleg di gioventù, galante e discreto. E aveva detto che ci avrebbe pensato. Liliana laveva ritratta benissimo, Oleg laveva riconosciuta. E Nina, dopo tanto tempo, si scoprì di nuovo felice.

Non le succedeva da anni. Ora davvero, sì, era felice.

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