Ma che storia, ascolta qui: in ufficio tutte le colleghe e le amiche di Caterina la guardavano con un misto dinvidia e curiosità aveva conquistato Mario, un uomo maturo, benestante e pure il direttore dellazienda dove lavorava lei. Si sussurrava nei corridoi: Appena arrivata, ed è già in procinto di sposarsi! Dalla provincia al centro di Milano in un attimo, una vera arrampicatrice! Eh, proprio così
Caterina in realtà non aveva nessuna intenzione di sbandierare la sua storia con il capo. Anzi, si erano conosciuti prima che lei iniziasse a lavorare per lui, e lei nemmeno sapeva che quelluomo elegante che aveva incrociato al colloquio fosse proprio il direttore. Mario giurava che nella scelta della nuova impiegata non aveva messo bocca: era stata la responsabile delle risorse umane ad assumere Caterina, giudicando solo il suo curriculum e lesperienza.
Un po alla volta però, nellufficio erano venuti tutti a sapere della loro relazione. Ormai, persino la segretaria dellamministrazione si sentiva in dovere di commentare la vita sentimentale del vedovo Mario e della giovane Caterina.
Lei, dal canto suo, mai si era vantata della propria bellezza, convinta di meritarsi quel posto per talento e professionalità. Ma le malelingue erano sempre più agguerrite: Non sono nemmeno due anni che Sonia, la moglie di Mario, ci ha lasciate e lui già pensa alle nozze con questa ragazzina. La Sonia Romani era una signora era stata la prima moglie di Mario e la fondatrice della ditta. Dopo dieci anni di matrimonio, un brutto incidente le aveva portato via la vita e Mario era rimasto con la responsabilità dellazienda e un belleredità.
Allinizio dopo la morte della moglie, Mario sembrava inconsolabile, chiuso nel proprio dolore. E più ci si soffermava su quel lutto, più le donne erano affascinate da quelluomo fedele come un cigno, sospirando dietro le sue spalle. Diciamolo, Mario non era un gran playboy, ma il conto in banca non passava inosservato. Ma, a differenza di ciò che si diceva in giro, Caterina non si era certo innamorata del suo patrimonio.
Sono finiti insieme in modo buffo: lui le aveva urtato una caviglia col carrello della spesa al supermercato di via Torino, rovinandole sia le calze nuove che delle scarpe di camoscio appena comprate, e le aveva pure dato della maleducata, accusandola di essere passata avanti alla cassa. Ma lei mica si era lasciata zittire, anzi, aveva risposto a tono! Alla fine, Mario si era sentito così in colpa che aveva insistito per pagarle tutta la spesa e, uscito dal supermercato, laveva rincorsa in tutto il centro commerciale per scusarsi.
Guardi, perdoni la giornata no… aveva detto, posso almeno aiutarla con le borse? Ma Caterina lo aveva liquidato con una smorfia. Grazie, ma sono in auto e ce la faccio da sola. Ci fosse stata davvero una macchina! In realtà si era nascosta dietro un angolo e aveva aspettato che lui sparisse, per poi correre alla fermata dellautobus. Ma lui, che non si era arreso, laveva beccata alla pensilina e, davanti a tutta la gente che aspettava, aveva insistito perché salisse in macchina.
Alla fine, si era lasciata convincere. In tutto questo, Mario si era rivelato gentile e simpatico, lontano dallo scatto nervoso del supermercato. Era chiaro che a lui Caterina piaceva davvero e alla fine lui era talmente preso che, saputo il suo indirizzo, aveva iniziato a portarle i fiori e ad aspettarla ogni giorno fuori dal portone. Dopo qualche insistenza, sono usciti insieme, e poco tempo dopo Caterina si era trovata assunta nella sua azienda. Coincidenza? Mah, forse davvero.
Ma a Mario poco importavano i pettegolezzi: era preso, felice come un ragazzino. Non era un tipo dai regali preziosi, ma Caterina si sentiva amata come non mai per le attenzioni che riceveva. A lei bastava come la guardava, la casa grande in centro, il SUV ultimo modello e la prospettiva di una vita tranquilla. Poco dopo, aveva portato tutte le sue cose da lui e conosciuto sua madre, Signora Sofia.
Sofia, napoletana doc, era una donna daltri tempi: discreta, sempre pronta a dare una mano col lavoro di casa, lavava, stirava, sistemava tutto. Da quando era mancata Sonia, Mario aveva voluto la mamma lì con sé: la famiglia prima di tutto. E Sofia andava daccordo con tutti, anche con Caterina, che del resto mai aveva preteso di essere la padrona di casa. Lei adorava quello che cucinava la suocera!
Allapparenza andava tutto a gonfie vele, finché Mario non si era deciso a chiederle di sposarlo. Cera però una cosa che teneva Caterina sulla difensiva: Mario, anche da vedovo, non smetteva mai di portare la fede al dito. Sento ancora un legame con Sonia, le confidava lui. Lei non lo sopportava, e glielo aveva detto chiaramente.
Ok, se ti dà fastidio, la tolgo, aveva risposto lui, visibilmente disorientato, e aveva riposto la fede in un cassetto almeno fino al momento della proposta. Quella sera aveva tirato fuori dal vecchio armadio una scatolina elegante e laveva portata al ristorante in Brera. Tavolo riservato, musica dal vivo, un bicchiere di Chianti, e al fondo il famoso anello di famiglia, eredità della moglie defunta, con un diamante pazzesco.
Quando Caterina sentì lanello che tintinnava dentro il calice, rischiò di andare di traverso il vino. Mario si inginocchiò e le propose di sposarlo. Ma lei, appena capì di che anello si trattava, gli rimandò la mano indietro.
No.
Come sarebbe a dire, no?!
Non voglio portare lanello appartenuto a tua moglie
Ma scherzi? È un cimelio di famiglia! Non puoi immaginare il valore e la lavorazione!
Non mi interessa. Non mi metterò al dito un ricordo di unaltra donna.
Mario era allibito, non sapeva più cosa dire. Insisteva sul fatto che non avrebbe trovato niente di simile, che si trattava di storia di famiglia. Ma lei rimase ferma.
Devi capire che avere addosso una cosa che già apparteneva a qualcun altro, soprattutto in una storia finita così non porta bene. È una superstizione, ma io non ce la faccio. Vorresti che mettessi anche il suo vestito di nozze? Tua madre dice che ce lha ancora in soffitta!
Il vestito si può anche ricomprare, ma lanello è unico!
Invece io non lo voglio, né a me né a te. Sai come la penso.
Mario si è irrigidito. Questa è la tua decisione definitiva?
Sì, scusami. Meglio che vada. La serata era ormai rovinata.
Credo sia meglio prenderci una pausa, sospirò Mario.
Esatto, è quello che ci serve.
Caterina rincasò da sola e non lo sentì più. Musica in sottofondo, cena rimasta lì, lanello chiuso nella scatola.
Nei giorni dopo, niente chiamate. Caterina si rifugiò dai suoi genitori a Monza, che la abbracciarono e le suggerirono di mollare Mario per un ragazzo più giovane. Sei bella, intelligente! Ci sono tanti uomini là fuori, e invece ti impicci con uno più grande di te, e in più vedovo
Lei non rispondeva, confusa, perché Mario era una persona seria e rassicurante, ma quella presenza costante della ex moglie la spaventava. La situazione rimase così per qualche giorno ancora: lui chiuso nel suo ufficio, lei a casa in malattia simulata (sai quando vuoi solo evitare il capo!). In ufficio si diffondevano voci sulla crisi di coppia, e Mario, scuro in volto, era intrattabile con tutti.
La madre di Mario non resse: conoscendo il figlio, stava male a vedere due ragazzi così bravi buttare tutto per uno screzio. Così prese la macchina e si presentò a sorpresa a casa di Caterina.
Sofia! Tutto bene? Caterina aprì la porta in pigiama.
Ciao cara, come ti senti?
Un po spossata.
Ti sei presa la malattia per risparmiarci i tuoi germi? domandò la suocera con aria indagatrice.
Non proprio Arrossì Caterina.
Guarda, devi tornare a casa. Mario senza di te non è più lo stesso.
Non mi sembra, a giudicare da come si comporta.
È orgoglioso. Ma che diavolo avete combinato? Vi amate! pressò la signora.
Vuole che porti lanello che apparteneva alla moglie Non posso. Dovrebbe disfarsene, venderlo, comprarne uno nuovo. Non posso pensare di portare un gioiello carico della storia di unaltra donna, pieno dei suoi ricordi.
Hai ragione, Caterina. Forse Mario non è ancora pronto a sposarsi davvero, è troppo legato al passato e non riesce a lasciarlo andare, anche se con te prova qualcosa di importante.
Su una base vecchia non puoi costruire nulla di nuovo, signora Sofia grazie di essere venuta fin qui.
Sofia se ne andò, con il magone. Capiva che dietro quellanello cera molto di più. Una settimana dopo, Caterina dovette tornare al lavoro, nonostante avesse il magone solo allidea di incontrare Mario. Non le aveva scritto nemmeno un messaggio, così decise di licenziarsi, pronta a ripartire da zero.
Mario le firmò la lettera di dimissioni in silenzio, senza guardarla, col broncio di un bambino che gli hanno tolto il gelato.
Dovresti crescere, Mario, gli disse uscendo.
Tu non capisci nessuno mi aveva mai detto di no.
Caterina non rispose. Vide ancora quellanello al dito di Mario quando lasciò lufficio. E capì di aver fatto la scelta giusta: lui non avrebbe mai davvero lasciato il passato alle spalle. Prese le sue cose, sentendosi improvvisamente leggera. E Mario? Rimase lì, deluso e amareggiato, convinto che il suo valore non fosse stato davvero capito.







