La fuga di mamma

La fuga di mamma

Rimani a casa, hai capito? Ti prego! Cè il ghiaccio sulle strade, nessuno ha spazzato, e in più ora girano un sacco di virus ogni secondo in metrò starnutisce, ogni primo tossisce! Metà del mio ufficio è in malattia! esortava con tono severo Luca alla sua mamma.

Le telefonava tutte le sere per sapere come stava, se aveva ancora provviste, ancora come stava. Poi inevitabilmente parlavano di lui, e di quando, finalmente, avrebbe fatto la proposta a Caterina, della casa al lago e di come a primavera sarebbe stato necessario sistemare la veranda…

Emanuela ascoltava con attenzione ogni parola del figlio, riconosceva da ogni sospiro e inflessione dumore se fosse lui stesso ad avere qualche malanno, se era preoccupato, afflitto o semplicemente stanco.

Sì, Lucchino, sì. Ho capito. Starò molto attenta, rispose Emanuela, un po sfuggente, alla raccomandazione quotidiana di restare chiusa in casa.

Mamma, stai pensando di uscire? Te lo ripeto ancora: ora bisogna restare a casa. Niente di quelle tue pazzie, capito? disse lui, la voce esausta, come a voler chiudere il discorso.

Emanuela sospirò con un cenno del capo.

Senza sciocchezze Ma che vita noiosa sarebbe! Non poteva stare come certe sue coetanee, a lavorare a maglia o a guardare la tv per ore, a coltivare piantine sul balcone o risolvere cruciverba. La noia la divorava!

Eppure, pensava, che bello sarebbe partire allimprovviso con quella sua amica, la fotografa Alessandra, di cinque anni più grande, e andare a Firenze una notte, girare tutto il giorno per la città, sedersi in una trattoria sul Lungarno gustando vin brulé, poi sprofondare nel letto della pensione, senza dormire, solo ad ascoltare i rumori della città, la sua storia, i sogni E il giorno dopo, via, di nuovo verso Milano quello era vivere davvero!

Da quando era rimasta vedova si era concessa piccole fughe: le visite notturne nei musei, le partite a scopone da Lidia, il teatro una volta al mese, lo shopping nei centri commerciali “non per capriccio, ma per necessità” come diceva sempre suo marito. E poi qualche altro piccolo segreto che ovviamente non raccontava a Luca: lui non avrebbe capito, avrebbe giudicato, si sarebbe arrabbiato.

Luca si preoccupava davvero tanto per lei, attento e meticoloso, soprattutto per la salute.

Analisi, visite due volte lanno, pillole, integratori, infusi, li gestiva tutti lui.

Ma con sua madre era impossibile frequentare ambulatori o centri medici.

Nella sala dattesa faceva subito amicizia con qualcuno, anche se non era la fila giusta, trovava subito argomenti comuni, luoghi vissuti, e in pochi minuti tutto il corridoio la salutava, mentre chiacchierava e sorrideva, perdendosi via il suo turno.

Mamma! Perché non sei entrata? Era il tuo appuntamento! rincorreva Luca nel corridoio con un bicchiere dacqua in mano.

Oh, scusa tesoro! Mi sono messa a chiacchierare! Arrivederci! sorrideva alle nuove conoscenze, strizzava gli occhi come a promettere un complice abuso e spariva nel portone dellambulatorio.

Con i medici, era la stessa scena: figli, animali domestici, la Sicilia, le Dolomiti, marmellata di fichi, De André, balletto e regia sembrava sapesse tutto, ma si distraeva al punto da perdere il filo del discorso.

Mamma, per favore, puoi stare zitta un attimo? scoppiava Luca, sorseggiando pure lacqua che aveva portato e massaggiandosi il collo. Il dottore ti chiede se ti si addormentano le mani!

Lucchino! Alla mia età potrebbe addormentarsi anche la coda, ma questo non vuol dire che non posso discutere col dottore di mosaici veneziani! ribatteva lei indignata

Emanuela era colta, raffinata e soprattutto estroversa.

E questo, a volte, la metteva nei guai

Uscita a gettare la spazzatura, scese un piano per vedere se le sue piante sul pianerottolo avessero bisogno dacqua e simbatté nel suo vicino, Edoardo.

Luca non aveva mai sopportato Edoardo. Lo trovava sempre cupo, burbero. In una parola: chiuso!

Edoardo trafficava sempre alle aiuole del cortile, e poi andava a pescare.

Oggi vado a tinca! diceva a Luca, che alzava appena le spalle. Per lui, pescare nel Naviglio era solo una stravaganza, nemmeno igienica.

Linverno, Edoardo, come lo chiamava la madre, andava a sciare al Parco Sempione e dava da mangiare agli scoiattoli, addobbava lalbero nel cortile e Nonostante tutto, Luca continuava a trovarlo tetro.

Edoardo, buonasera! Che tempesta! gli sorrise Emanuela attraverso il finestrino. Mio figlio mi ha raccomandato di restare a casa. Ma abbassò la testa, imbarazzata. Ma io devo proprio andare Non so come spiegarglielo

A chi? chiese lui, impassibile.

A Luca. Ma che ti dico a fare Sto facendo tardi. Buonanotte! e scomparve in fretta lasciando Edoardo tra mille pensieri

Emanuela soffriva un po di colesterolo alto, ogni tanto la pressione le dava fastidio, le ossa scricchiolavano col cambio del tempo, il malleolo destro le doleva. Ma, santo cielo! Mica queste cose possono fermare una donna innamorata della bellezza della vita? No.

Edoardo osservò attento la vicina salire sul taxi, che si mosse impercettibile tra cumuli di neve sparendo in Viale Monza.

Si sistemò il ciuffo grigiastro, grattò il mento pensoso, poi tirò la tenda

Emanuela si sentiva rinata! Ballava, le veniva naturale. E il partner, Guido Bellini, uomo alto, dal portamento militaresco, baffi e naso rosso venato, le aveva già fatto due complimenti, citando poeti sì, in modo un po goffo Poco importava! Non era di certo il suo tipo, ma tanto mica cera da sposarlo, né doveva cucinare per lui. Quindi, perché non danzare semplicemente?

Era stanca di controlli e premure, desiderava follie leggere, ridere, dimenticare malanni per una sera, sognare e divertirsi come una volta.

No, non era pazza. Era solo una donna, normale, piena di problemi e perdite, un figlio che tendeva a occupare ogni spazio della sua vita solo perché ancora scapolo, una prospettiva di vecchiaia popolata da badanti e altre delizie delletà.

Ma questa sera, alla vigilia di Capodanno, in questa sala grande, luminosa e immersa nella musica, era felice. Era fuggita, aveva fatto un piccolo torto dicendo una bugia a Luca, ma che felicità!

Bellini, dopo essersi asciugato la fronte, la lasciò un attimo sotto una colonna per andare a prendere dellaranciata.

Emanuela non beveva spumante o vino, aveva paura di giramenti di testa e voleva restare fino alla fine. Ormai Luca aveva già chiamato, quindi non avrebbe più controllato. Aveva mentito, sì. Se doveva pagare pegno, avrebbe accettato! Che serata magnifica! Se cè da temere tutto come Luca, la vita passa invano!

Aveva saputo di questa piccola festa per ultra cinquantenni da un volantino. Il centro benessere nuovo di zecca, raffinato, specchi e vetrate dappertutto, organizzava questi eventi. Quota modesta, un piacere per chi viveva in un quartiere quieto, dove prima per svagarsi bisognava prendere autobus e metropolitana. Adesso cera palestra e serate lì

E anche il centro, del resto, ci guadagnava. In Italia, ogni euro conta!

Emanuela non ci aveva pensato molto, aveva scelto un vestito elegante, la piega fatta in casa, trucco leggero e si era messa a danzare.

Guido tornò con due bicchieri di aranciata, porse il suo alla signora e bevve il proprio tutto dun fiato.

Scusi, mi piace bere cioè, bere bibite! Beva anche lei. Dai, beva! la incalzò.

Emanuela fece una smorfia. Strano, questo Bellini

Sì, adesso Però guarda che neve! Uno spettacolo! Proprio capodannesco, si girò verso la finestra. E che bellalbero addobbato nel cortile. Bravi i ragazzi del centro!

Quali? le si affiancò Guido. Insomma, non beve?

Sì, bevo rispose Emanuela, sempre più scura in volto, assaggiando laranciata.

Buona, vero? le scrutò il viso. Qui la bibita è sempre una schifezzuola. Mi ci sono abituato!

Schifezzuola? Non usava certo simili parole Emanuela.

Sono già venuto cinque volte. Fanno questi balli ogni martedì e giovedì, e io studio questaranciata. Ho smesso di bere, capisce? Guido alzò il sopracciglio. Mi curo, insomma. Limmagine, sono uno scrittore. Sa cosè immagine?

Glielo chiese come se stesse parlando con una selvaggia o una bambina.

Certo che so si sentì offesa.

Eh, la gente pensa di sapere tutto. In realtà siamo tutte matrioske… Ho visto tutte queste signore ben truccate, qui a caccia Schioccò la lingua e voltò le spalle, poi le rivolse uno sguardo torvo. Anche lei! Subito avrà intuito che ero uno scapolo appetibile! E se avesse avuto una sciarpa, ne avrebbe fatto un gesto teatrale. Tutte li, a volermi abbindolare! Ho anche una casa, una macchina, una villa ereditata da mio padre. Tutto a posto! Ma sapete che vi dico? Non le divido con nessuno!

Alzò la voce e la mano davanti al naso di Emanuela. Capito?

Era diventato paonazzo, le sopracciglia arruffate.

E che cosa? Io non le voglio né le sue case né le sue ville! Emanuela si fece indietro, sempre più ferita. Volevo solo ballare! Cosha con me?!

Si era accorta: aveva sicuramente bevuto qualcosaltro. Fortunatamente non le aveva messo nulla nel suo bicchiere.

Mi lasci passare! ordinò secca.

Lui sorrise sarcastico.

Guanti di seta, capelli a posto, ma quanti strati di trucco porta, sembra uscita da un barattolo di tempera! Ridicola, Maria Come si chiama? Manuela? Ecco, Manuela. Sbagliato venire qui, tanto io non le lascio la casa.

La voce grossa si era sparsa. Tutti si erano fermati a guardare.

Emanuela improvvisamente scoppiò a piangere.

Era profondamente umiliante. Aveva scelto il vestito migliore, la piega laveva fatta col dente stringendo i denti per il dolore alla spalla, era venuta con laspettativa di divertirsi, ed ecco: uno scandalo. Unangoscia nera le chiuse il petto. Mamma aveva ragione: è un mondo difficile, meglio starsene a casa!

Scappò via quasi correndo, riparandosi nella toilette.

Casa, voleva solo tornare a casa! Lacrime scure di mascara le segnavano il viso.

Nella borsa vibrava il cellulare. Luca.

Pronto? rispose tremante.

Mamma, dove sei? Sono arrivato, busso e non apri! Ti avevo detto di restare in casa, mamma! Se prendi linfluenza o la bronchite? Te lho spiegato venti minuti! si sfogava Luca.

Lucchino, sono solo uscita a prendere aria. In casa non si respirava. Esco un attimo le sfuggì un singhiozzo pensando a casa. Vai pure a casa tua, tesoro, sono lontana, non torno subito…

Vengo a prenderti, propose subito Luca. Dove sei? Guardo sulla mappa.

No! Non devi venire Ti prego

Mamma, lo so tutto. Sono qui, parcheggio accanto allingresso. Mamma sospirò lui.

Non posso piangeva Emanuela. Sono sono

Guardò nello specchio. Un disastro. Tutto il trucco colato, sembrava un panda.

Ti aspetto. Sai che il signor Edoardo è venuto a cercarti anche lui? Mi ha chiamato, dice che sè preoccupato. Che rapporto cè tra voi?

Non rispose, interruppe la chiamata. E continuò a piangere.

Che ci fa qui, lei? domandò la donna delle pulizie, spuntata dallombra, un tono tra il duro e il materno.

“Centro moderno, ma le signore delle pulizie sempre come quelle del passato!” pensò Emanuela e, ad alta voce:

Mi sto lavando la faccia Non posso uscire così: fuori ci sono mio figlio, il vicino Come faccio in queste condizioni?

Il vicino? Quello che ha appena buttato fuori a calci quel maleducato dal salone? Beh, meno male! Amore vero, eh? ghignò la donna. Non strofinare, lascia fare a me! Qui abbiamo delle salviettine speciali. Me le ha portate mia nipote dalla Svizzera, ottime per queste cose. Aspetti!

La donna aprì unanta, tirò fuori una confezione celeste, la porse a Emanuela.

Piano, così… Ne ha passati di anni, e ancora a piangere per degli uomini! Che storie! borbottava, porgendo la salvietta. Non insaponarti, tanto qui non serve, questa ha aloe vera e amamelide, cioè, toglie tutto. Mia nipote Sara, bellissima, una vera diva, usa solo le cose migliori. Le piacerà.

Emanuela aprì la salvietta, ne annusò il profumo leggero di aloe e qualcosaltro Sì, amamelide ne aveva sentito parlare dalla sua estetista. Era quel cespuglio dai fiori gialli che cresce tardi in autunno Iniziò delicatamente a togliere il trucco. Che piacevole! Morbida, proprio come aveva detto la donna…

Strano, ha una faccia ruvida da una parte, proprio come una pietra pomice, ma non troppo! sorrise Emanuela, sorpresa.

Adesso aveva bisogno di queste semplici distrazioni. Dimenticare il terribile Bellini!

Così, quando vuole un viso liscio come una pesca! scherzò la donna delle pulizie. Io non so le parolone, ma mia nipote sì.

Non importa, la capisco bene! e le strinse la mano, grata. Non è questione di belle parole, ma di cuore. E scrub, si chiama quella parte con la grana, io lo faccio spesso prima di dormire.

Non pianga. Il vestito è stupendo, e ballava benissimo stasera. Quelluomo mmm, è uno mascalzone. Lo si vedeva in faccia.

Ah sì? Non me ne ero accorta sussurrò Emanuela.

Eh, ma lei qui cercava solo felicità, io ci lavoro e vedo altro Pazienza! Non è nulla allargò le braccia la donna.

Piano piano, tutto il trucco era andato sulle salviette.

Mascara, ombretto, fard, rossetto tutto svanito. E ora Emanuela era tornata semplicemente sé stessa, e forse così le piaceva di più. Aveva un aspetto familiare, rassicurante.

Uscirono dalla toilette e nel corridoio cera Edoardo che aspettava. In mezzo alla gente elegante della festa, lui sembrava fuori luogo: cappotto vecchio, guanti di lana, cappello di lana. Ma non gli importava nulla. Era lì, per lei.

Con Bellini, Edoardo aveva già chiarito: aveva visto la scena, era entrato giusto in tempo.

Adesso laltro era fuori, con la faccia nella neve Edoardo era di mano pesante, daltronde aveva fatto lotta da giovane…

Lei? Che ci fa qui? si chiuse Emanuela.

Mi sono preoccupato per lei, rispose sereno Edoardo.

Come mi ha trovata?

Ricordavo la targa del taxi, ho telefonato alla centrale; mi ha risposto una ragazza giovane, lho convinta, mi ha dato lindirizzo Emanuela, ha pianto per quello là? Era così bella stasera, e lui…! fece il gesto del pugno. Mi sono spiegato male, scusi. Lo è ancora, bellissima, più familiare, però arrossì, smise di parlare.

Ero come? chiese lei, emozionata, giocherellando con il braccialetto di avventurina.

Splendida. Andiamo, dai! Luca sta aspettando! tagliò corto Edoardo.

Giusto! Luca Emanuela si girò, ringraziò ancora la donna delle pulizie. Grazie, davvero! Non so nemmeno come si chiama

Immacolata, rispose lei, ironica. Solidali, signora! Prenda ancora qualche salvietta. Mia nipote ne porta sempre. Sono una donna anchio, a volte mi piace essere bella, nonostante il lavoro Arrivederci, auguri!

Immacolata mise in mano ad Emanuela una confezione intera di salviette, un dono prezioso! E si dissolse…

Finalmente, mamma! Luca torreggiava sulla madre, minuscola, la testa rientrata tra le spalle come una bambina colta in fallo. Come hai potuto? Non capisci che mi preoccupo? Che ti voglio bene e non voglio che ti succeda niente!

Lo so, amore mio. Lo so. Scusami ma non posso smettere di vivere, capisci? Non posso tarparmi le ali, non posso non vedere le amiche, non camminare per le strade, non Insomma, Luca, voglio ancora gioire, non solo temere. Luca

Gli accarezzò il braccio del cappotto.

Luca si rabbuiò.

Dai, salite in macchina. Edoardo, grazie! Mamma, cè altro che dovrei sapere? Balli sfrenati, serate mondane, cavalieri, risse? scherzò, aiutandola a sistemarsi la cintura.

Ecco esitò Emanuela.

Forza, sputa il rospo! borbottò Edoardo.

Emanuela arrossì, tossicchiò, poi disse piano:

Gioco a carte con le ragazze e vado a yoga ogni tanto.

Cade un silenzio, Luca aumentò il riscaldamento. Emanuela si rannicchiò sorridendo.

Capisco Spero almeno che bari bene, se no ti spennano! scherzò Luca.

Emanuela sorrise. Che bel figlio aveva.

Si gioca senza soldi, Luca. Con le pensioni nostre non possiamo rischiare troppo, rispose rilassata, srotolando un poco il finestrino.

Che bello Tutto era perfetto: il figlio vicino che non si arrabbiava, la sera, la neve, Capodanno imminente Ed Edoardo, oggi, aveva difeso il suo onore. Che gesto romantico!

Bellini lanciò una palla di neve allauto, mancò il bersaglio, sbuffò e sparì

A casa, dopo cena e caffè, Emanuela posò davanti a Luca la confezione delle famose salviette NEURO WAVE.

Cosè? chiese lui, infastidito.

Lucchino, sono salviette struccanti. Passale alla tua Caterina, ci sono tutte le istruzioni. Sono davvero speciali, cè una parte liscia e una leggermente granulosa. Le pulisce la pelle in profondità

Ho capito! Sempre con queste cose da donne Mamma, mamma Ma quando ti darai pace tu? scosse la testa Luca.

Non lo so, Lucchino E dire che il nostro vicino è proprio in gamba! Mi ha invitata domani a fare una passeggiata. Posso, Luca?

Luca tossicchiò, poi sorrise appena:

Fai come vuoi, magari dovrei davvero lasciarti in pace, sposarmi, farmi una vita chissà!

Ne sarei tanto felice! Caterina mi piace molto. E ti voglio bene, amore sussurrò Emanuela, stringendo il figlio a sé, col naso affondato nel suo maglione caldo.

Il Capodanno festeggiarono in quattro Emanuela, Edoardo, Caterina e Luca. Un Capodanno speciale: gioioso, caldo, vero.

Grazie per le salviette! sussurrò Caterina allorecchio della sua futura suocera. Meravigliose! Le ho già consigliate alle amiche.

Felice di aiutarti, cara.

Confabulavano ancora, poi arrivarono i rintocchi, il brindisi, i regali. E dalla finestra, tutti guardarono lalbero di Natale, coperto di neve e luci colorate, decorato solo per Emanuela regalo speciale di Edoardo, come aveva lui stesso detto, mentre si girava. Emanuela lo prese per mano. Era felice Vieni, andiamo fuori propose Edoardo dun tratto sottovoce, la mano grande che copriva quella di Emanuela.

Lei si strinse al suo fianco, le dita intrecciate nelle sue.

Inciampando nelle ciabatte troppo morbide della casa, ridendo per il freddo inatteso, uscirono tutti e quattro sul piccolo balcone affacciato al cortile incantato. La neve cadeva ancora, i lampioni accendevano diamanti fra i rami degli alberi e la città, per lultimo dellanno, sembrava per una volta sospesa, gentile.

Guarda, mamma! Una stella cadente! esclamò Luca sorprendendola, indicando il cielo blu notte, mentre anche Caterina si stringeva a lui.

Emanuela chiuse gli occhi un istante. Espresse un desiderio; ma no, nessuna paura, nessun rimpianto. Solo un calore nuovo e il sapore dolce della possibilità.

Sentì Edoardo stringerle la mano, serio. Ce ne scappa un ballo, Emanuela?

Anche sulla neve! fece lei, allegra, spingendolo in un giro impacciato fra stelle filanti, fiocchi e risate.

Poi, quando la mezzanotte scoppiò davvero fra le finestre, le luci si moltiplicarono nei calici, nelle mani, negli occhi vivi di tutti. Emanuela sentì per la prima volta dopo tanto che il 31 dicembre poteva essere di nuovo un inizio, non una fine.

Le voci si confondevano, una musica improvvisata di bicchieri e richiami, fiocchi e batticuore. In quellattimo, la vita, così, ridendo nel gelo, fra le persone che la amavano, finalmente le sembrò perfetta.

E pensò che non era mai troppo tardi per perdersi nella gioia di una piccola fuga. O per tornare, a casa, davvero felici.

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