Una persona estranea

Una persona estranea

Non ne posso più di te! udì Giulia mentre saliva di corsa le scale.

Si fermò e alzò lo sguardo: quelle urla venivano dallappartamento al sesto piano.

Saranno i soliti litigi tra vicini pensò, stringendosi nelle spalle e proseguendo verso il suo piano.
In quasi ogni palazzo succede prima o poi di assistere a certe scene familiari nulla di strano. Così Giulia non diede peso alle parole, anche se la voce delluomo si faceva ogni istante più furiosa.

Mancavano tre gradini, quando la porta dellappartamento si spalancò di colpo e da lì uscì, come una furia, un uomo sulla trentina.

Dal viso tirato e gli occhi pieni di rabbia, era evidente che fosse agitato. Forse per questo non si preoccupò nemmeno di scusarsi quando la urtò di spalla, scendendo velocemente le scale.

Ma che maleducato! pensò Giulia, lanciandogli uno sguardo risentito.

Giulia abitava in quel palazzo solo da pochi giorni e non aveva la minima idea di chi fossero i suoi vicini.

Ma ora sapeva che dallappartamento n. 59 sarebbe stato meglio stare lontani: solo guai a impicciarsi con certi tipi.

Appena arrivata sul ballatoio, iniziò a frugare nella borsa in cerca delle chiavi.

Improvvisamente sentì dietro la porta socchiusa uno strano rumore, qualcosa che cadeva… poi singhiozzi, tenui ma lancinanti.
Guardò verso la porta del vicino, continuando tuttavia a cercare distrattamente le chiavi.

Poi

estrasse lentamente la mano dalla borsa, abbandonando la ricerca.

Ma chi te lo fa fare, Giulia? Che importanza ha sapere che cosa succede lì dentro? Perché ti importa se qualcuno piange dietro quella porta?. Ma le sue gambe sembravano già aver scelto per lei, e non avevano la minima intenzione di fermarsi.

Si avvicinò cauta alla porta socchiusa, sbirciando allinterno: nellingresso era seduta a terra una donna anziana, avrà avuto attorno ai settantanni.

Perché piange? E perché quelluomo urlava?

Signora, tutto bene? domandò Giulia con voce tranquilla.

La donna alzò lo sguardo sorpresa, asciugandosi subito le lacrime col polsino del grembiule.

Mi scusi Mi abita qui vicino, ho sentito che piangeva. Posso fare qualcosa?

Solo aiutarmi ad alzarmi, se non le dà fastidio sussurrò la signora.

Giulia posò la busta della spesa, le si avvicinò e la aiutò delicatamente a mettersi in piedi.

Grazie infinite disse la vecchina, con gli occhi di nuovo pieni di lacrime . Le gambe non mi reggono più Vuole che le offra una tazza di tè?

In realtà, Giulia non ne aveva voglia.

Ma non ebbe cuore di rifiutare. In qualche modo, doveva scoprire cosera successo.

E doveva soprattutto assicurarsi che la signora stesse bene: non poteva lasciarla sola in quello stato. Perché si muoveva a fatica, aggrappandosi ai muri, pronta a cadere da un momento allaltro.

Giulia dovette sostenerla anche per il gomito, per sicurezza.

Solo che con il tè non ho niente da offrirle si scusò la signora, chiudendo il frigorifero vuoto.

Nessun problema sorrise Giulia, uscendo a recuperare la sua spesa.

Pochi istanti dopo, tornò in cucina con una confezione di bignè, che aveva comprato proprio per la cena.

Credo che questi ci bastino in due!

*****

Si sedettero a quel tavolo e chiacchierarono per oltre quattro ore. Il tempo era volato, Giulia non se nera nemmeno accorta, tanto era presa dai racconti della donna.

Di una donna profondamente sola e provata dalla vita.

Assunta Rossi aveva insegnato tutta la vita a scuola e ci aveva sempre messo cuore.
Non aveva solo spiegato grammatica e storia, ma educato con passione i suoi allievi al rispetto per gli altri, allaltruismo, alla gentilezza e ai valori veri. Anno dopo anno aveva formato non solo le teste, ma soprattutto le anime dei suoi studenti.

Perché era certa che, se certe cose restano nel cuore, poi ti accompagnano per sempre.

Solo una cosa rimpiango di non essere riuscita a crescere come avrei voluto la mia unica figlia singhiozzava Assunta . Ho fatto di tutto perché diventasse una brava persona, ci credevo. Ma, poi, durante lultimo anno di liceo ha frequentato la gente sbagliata È cambiata radicalmente, si è fatta dura, egoista. Non mi ascoltava più. Diceva che era la sua vita, e che nessuno poteva dirle nulla. Se solo avessi immaginato come sarebbe finita, non le avrei dato tanta libertà

È successo qualcosa?

Sì… Le ho imposto di iscriversi alluniversità, ma ha preso a bere, ha provato cose sbagliate poi è rimasta incinta, ha abbandonato tutto. Non cercava nemmeno lavoro: era convinta che dovessero mantenerla gli uomini. Due anni fa è finita in prigione, mia figlia.

Per quale motivo?

Omicidio. Portava sempre a casa gente diversa, una notte ha litigato con uno di loro e l’ha ucciso.

Mamma mia

Ho scritto tante lettere, ma non mi risponde mai. Mi incolpa di tutto Dice che non mi sono occupata abbastanza di lei.

Assunta addentò un altro bignè e riprese, scavando nei ricordi:

Fare linsegnante mi portava via tempo, sì, ma ho sempre cercato di dare a mia figlia tutto il possibile. Persino la casa le ho ceduto quando aspettava un figlio e voleva una famiglia. Pensavo fosse normale: alluniversità, se uno vuole, ci si può sempre tornare. Invece lei mi aveva mentito. Non voleva sistemarsi, in realtà

E questa casa, signora Assunta a lei chi lha data? domandò Giulia, sapendo che era dura, con lo stipendio da insegnante, comprarne una.

Me lhanno comprata, dieci anni fa, i genitori dei miei ex alunni.

Non ci credo!

È la verità! Avevo vissuto ventanni in un pensatoio, in una stanza piccolissima. Loro si sono messi daccordo e mi hanno regalato questa casa, così che almeno in pensione avessi un posto dignitoso in cui vivere.

Che gesto meraviglioso!

Davvero, erano persone stupende. Mi chiamano ancora, qualcuno mi passa a trovare.

Giulia rimuginò, poi chiese con esitazione:

Luomo che si è allontanato gridando era uno dei suoi alunni?

Federico? fece Assunta confusa . No, Federico è mio nipote. Mi aiuta.

È solo una mia osservazione, ma non mi sembra normale che un nipote gridi così alla nonna.

Purtroppo lo fa Lha cresciuto mia figlia ammesso che si possa chiamare crescerlo ed è rimasto come lei: duro, senza scrupoli Assunta sospirò, guardando fuori.

Giulia intuì che quellargomento fosse troppo doloroso e lasciò cadere la conversazione. Ma Assunta voleva parlare.

Raccontò di come, con la pensione, la salute fosse peggiorata.

Non che fosse mai stata forte, però si era aggrappata a un minimo di autonomia: passeggiava al parco, faceva la spesa, fino a che le gambe avevano retto. Ormai non usciva da un anno: il timore di cadere e fratturarsi la divorava. Nemmeno col bastone si sentiva sicura.

Così, quando le forze lavevano abbandonata, era stata costretta a chiedere sostegno allunico nipote, Federico. Non era una persona estranea, in fondo.

Lui, allinizio, aveva storto il naso, ma poi aveva cambiato idea, promettendo che si sarebbe occupato di lei.

E, ora mantiene la promessa? chiese Giulia.

Allinizio sì Veniva quasi tutti i giorni, a volte mi cucinava un uovo o mi preparava i tortellini. Poi è cambiato tutto, improvvisamente. Da sei mesi sembra impazzito: una volta mi ha persino detto che sarebbe meglio se mi sbrigassi a togliere il disturbo, perché lui non ha tempo per me.

Raccontò anche che Federico aveva da tempo intestato su una sua delega la carta dove riceveva la pensione, e da lì faceva tutti gli acquisti e pagava le bollette.

Solo che, da un po, non le mostrava più le ricevute, ogni volta aveva una scusa.

E dice sempre che ormai i prezzi sono altissimi e che la mia pensione non basta più

La signora Assunta guardò Giulia negli occhi:

Ma davvero, un filone di pane al supermercato adesso costa dieci euro?

Dieci? Giulia per poco non sputò il tè . Ma no, non è vero!

Quindi Federico mi mentiva Perché?

Forse spende per sé una parte della sua pensione Suo nipote non le è andato molto bene, purtroppo. Ma oggi litigavate ancora per soldi?

No a quel punto abbassò lo sguardo . Gli avevo solo chiesto di trovare la gattina.

Quale gattina?

Quando riuscivo ancora a uscire, ogni tanto nutrivo una gatta nel cortile. Era bellissima, gli occhi come smeraldi. Solo a guardarla mi sentivo meglio, mi tornava la voglia di vivere. Lavrei portata con me, ma sono finita in ospedale, poi le gambe mi hanno abbandonata Di recente, però, lho sognata. Da allora non riesco a darmi pace.

Perché?

Forse anche lei sente la mia mancanza Anchio la vorrei rivedere, al meno una volta, accarezzarla, stringerla forte. Guardare ancora nei suoi occhi verdi Forse per lultima volta.

Giulia a stento si trattenne dal piangere.

Così intensamente parlava Assunta della gatta che non era riuscita a tenere con sé.
Dopo quella serata, Giulia prese labitudine di andarla a trovare spesso. Ormai le era affezionata. Voleva davvero aiutarla a realizzare quel piccolo desiderio.

Provò a cercare la gatta dagli occhi di smeraldo, ma nel cortile nessuna corrispondeva.

È passato troppo tempo Magari qualcuno se lè già portata via, pensava Giulia.

Un giorno passò da Assunta per il tè e, come al solito, portò i bignè. Quella sera arrivò anche Federico.

Dallalito si capiva che aveva bevuto.

Ma chi è questa qui? Da quando la mia casa è un porto di mare?! sbottò fissando la nonna, poi Giulia E lei chi sarebbe, signorina?

Giulia non è unestranea spiegò Assunta . Abita qui accanto.

Ma meglio così! disse Federico, illuminandosi: Devo assentarmi per qualche mese per lavoro. Almeno ci sarà qualcuno a fare compagnia a mia nonna.

E la pensione, Federico?

La pensione?

Mi lascerai la carta, vero? Così posso incaricare Giulia di fare la spesa e comprare le medicine. E, poi, bisogna pagare le bollette.

Beh, vedi la carta lho persa. Lho dovuta bloccare. Mi faranno quella nuova tra qualche settimana, magari un mese, e io ormai sarò via.

E io come faccio? mormorò Assunta.

Te la caverai senza soldi, o domandi ai vicini. Quando torno ti sistemo tutte le pendenze. Se posso, ti mando qualcosa per posta. Così non devi neanche uscire.

Beh, meglio di niente sorrise Assunta, provando a essere positiva.

E tu aggiunse rivolto a Giulia. Se succede qualcosa, chiama subito. Il numero ce lha in rubrica. E guarda di non imbrogliarla, perché se scopro che le fai del male, la pagherai cara!

Detto questo, se ne andò sbattendo la porta

Giulia rimase impietrita, guardando con compassione lanziana. Non ci credeva, quella storia della carta persa.

Ormai era chiaro che Federico non voleva dividere con la nonna neanche i suoi soldi.
Aveva già immaginato che fosse un bugiardo, ma così era troppo.

Ma come fa a lasciare la nonna senza pensione e pure da sola?

*****

Da allora, Giulia andò ogni giorno da Assunta. Le portava le medicine, la spesa, cucinava per lei e faceva qualche faccenda.

Due mesi passarono velocemente, ma Federico non tornò mai.

Di soldi, come aveva promesso, nemmeno lombra.

Assunta provò a chiamarlo più volte, ma lui non rispondeva, o chiudeva la telefonata. Solo quando Giulia usò il proprio telefono, finalmente rispose.

Pronto?

Sono Giulia.

Quale Giulia? Del recupero crediti? Ho già detto che non ho soldi!

No, sono la vicina della signora Rossi, sua nonna. Aveva promesso di mandarle i soldi vorrei solo sapere quando. Deve mangiare, comprare le medicine E poi aveva detto che sarebbero stati solo due mesi, invece siamo già al terzo

Senti, Giulia, te ne vuoi proprio impicciare? Aiuti la nonna? Continua a farlo, ma soldi in più non ne ho.

Ma non voglio i suoi soldi, solo i suoi! Quelli della signora Assunta.

Sicura, vuoi amministrarli tu? Sognatelo! Non ho nulla da dirti. Non chiamare più!

Non tutti sono disposti a spendere del proprio per unestranea.
Ma Giulia non aveva scelta.

Dopo una cosa accaduta poche settimane prima, ormai voleva bene a quella donna. Non avrebbe potuto abbandonarla.

Era successo quando Giulia si era presa linfluenza e per due giorni non si era mossa dal letto.

Naturalmente, non andò neanche dalla vicina, ma le aveva scritto che era malata. Il terzo giorno bussarono piano alla porta.

Giulia si trascinò fino allingresso.

Cera Assunta, che teneva tra le mani tremanti un vaso di brodo di pollo.

Giulia cara, ti ho preparato un po di minestra. Mangiala, ti farà bene.

Ma perché, signora Assunta? E se si prende anche lei linfluenza?

Ma a me importa poco, la mia vita va verso la fine ormai. Ma tu devi guarire. Scusa se te la porto nel barattolo, ma avevo paura di farla cadere.

Giulia la fissava. Lei sapeva quanto fosse faticoso per quella donna anche solo cucinare, figuriamoci attraversare il pianerottolo.

Per una donna ormai quasi non autosufficiente, era un vero gesto eroico.

Dopo quello, Giulia decise che non avrebbe abbandonato Assunta.

Mai.

Alla fine viveva di uno stipendio modesto.

Ma riusciva sempre a mettere da parte qualcosa per la spesa e le medicine della signora.

Tanto era solo temporaneo, poi Federico sarebbe tornato o almeno così sperava. E non voleva consigliarle di chiedere una nuova pensione, non voleva rischiare: magari sarebbe finita col passare per approfittatrice. Aiutava quella donna solo per generosità, senza pretendere nulla.

Pagava anche qualche bolletta, perché nella buca stavano accumulando le lettere di sollecito.

Come scoprì poi, Federico aveva smesso di pagare da un pezzo.

Era dura.

Ma Giulia non si scoraggiava.

Poco importa si consolava . I soldi sono lultima delle cose. Quello che conta è che la signora Rossi senta che cè qualcuno accanto a lei. Che provi gioia di vivere, fino in fondo.

Quando, un giorno, le fu pagato un premio aziendale, Giulia non ebbe dubbi: anziché il telefono nuovo tanto desiderato, comprò una sedia a rotelle per Assunta.

Ma perché spendere per una persona che nemmeno conosci? le chiedevano le colleghe.

Perché, scusate? pensava Giulia . Una persona non deve vivere imprigionata per sempre tra quattro mura e guardare il mondo solo dalla finestra del sesto piano! Una persona deve vivere, davvero

*****

Ci volle tempo per convincere Assunta a uscire. Aveva il terrore di lasciare la casa dopo tanto isolamento. Poi, finalmente, accettò.

Girarono per il parco vicino: era un pomeriggio splendido. E Assunta pianse di commozione.

Si abituarono a uscire tutti i giorni, sempre di sera. E un giorno, proprio lì, apparve una gatta dagli occhi verdi, profondi Sarà la stessa? si chiese incredula Giulia.

Stava per domandarlo ad Assunta, ma la gatta le precedette: salì sulla sedia a rotelle, si rannicchiò sulle sue gambe, e iniziò a fare le fusa.

Dio mio, sei viva! non ci voleva credere Assunta, accarezzandola con amore . Quanto mi sei mancata Non speravo più di rivederti.

Il sogno di questa nonna alla fine si è avverato pensò Giulia, commossa fino alle lacrime.
Assunta chiamò la gatta Lisa e la portò con sé. E Giulia corse subito al negozio di animali per il necessario, senza nemmeno curarsi per le spese.

I soldi poi si recuperano. Ma certi momenti valgono di più di ogni conto in banca.

Forse sarò anchio così felice, se un giorno realizzerò il mio sogno pensava Giulia, osservando la vicina stringere a sé lamata gatta, tornata perfino in sogno.

*****

Passò del tempo. Una sera, tornando dal lavoro, Giulia trovò sul pianerottolo un uomo che non aveva mai visto.

Le piacque subito: bello, distinto, occhi pieni di gentilezza, sorriso sincero.

Lei devessere Giulia? domandò Prego, entri pure, la signora Assunta laspetta.

Luomo la fece entrare, scusandosi per i suoi impegni, sparì in fretta. In cucina, Assunta era seduta sulla sedia a rotelle, Lisa accoccolata in grembo, guardava dalla finestra Ormai non si reggeva più in piedi. Senza la sedia avrebbe passato le giornate a letto.

Chi era?

Ciao, Giulia cara! Era Antonio, un mio ex alunno. Lho chiamato io. Sento che ormai non mi resta molto tempo.

Su, non dica così protestò Giulia . Perché seppellirsi prima del tempo?

Lo sento, tutto qui Ho solo una preghiera: occupati tu di Lisa. Non voglio lasciarla sola, di nuovo in strada.

Si figuri, Lisa sarà sempre con me. Ma lei, signora, mi prometta che non avrà fretta di lasciarci Promesso?

Assunta non rispose: regalò solo un sorriso. Quello sguardo profondo di chi ha raggiunto la propria felicità.

Forse così sorridono solo le persone felici, davvero pensava Giulia.

Il giorno dopo, Assunta non cera più.

Giulia arrivò presto quella mattina, Lisa la attendeva silenziosa dietro alla porta: aveva capito tutto.

Seduta nello stesso ingresso, proprio dovera quando la incontrò la prima volta, Giulia pianse a lungo, stringendo Lisa tra le braccia.

Al funerale organizzato da Antonio, accorsero tutti gli ex alunni di Assunta. Erano tantissimi. Federico mai visto, nonostante i tanti messaggi.

Dopo il funerale, Antonio invitò Giulia a seguirlo.

Dove andiamo? chiese, mentre lui la prendeva gentilmente per mano.

Lo scoprirà tra poco rispose, misterioso.

La macchina si fermò davanti a uno studio notarile. Giulia si irrigidì.

Forse ha già intuito disse Antonio, tirando fuori una cartellina . Assunta mi aveva chiesto di aiutarla col testamento.

Giulia lo fissava incredula.

Secondo queste volontà, Giulia, le lascia la sua casa. È tutto qui, nero su bianco.

Ora capisco perché mi chiese tutte quelle informazioni Glielavevo anche detto che non volevo niente, che la aiutavo solo per generosità

E proprio per riconoscenza, la signora le ha lasciato lappartamento. Perché tu e Lisa abbiate una casa.

E Federico? Non si arrabbierà?

La successione sarà effettiva fra sei mesi, ma il mio consiglio è di cambiare subito le serrature. Per evitare problemi con tuo nipote.

Si può fare?

Certo, nessun problema. Lui non ha diritti.

*****

Giulia era grata ad Assunta per quel lascito, ma la sua assenza le pesava. Fortuna che cera Lisa, e anche Antonio, sempre presente, affettuoso.

Proprio oggi Antonio laveva chiamata per una passeggiata. Giulia fu felice di accettare.

In fondo, aveva sempre sognato di incontrare un uomo buono, gentile, e costruire una famiglia.

Chissà, forse presto il suo sogno si sarebbe realizzato

Lisa, esco, torno subito! Non preoccuparti! le disse, stringendola al petto.

Miao rispose Lisa.

E se si potesse tradurre quel miao, forse significherebbe, più o meno: Forza, cara padrona, vai a vivere la tua vita, renditi felice. Ci penso io a scaldarti il posto per quando torni.Giulia sorrise, accarezzando la testa vellutata di Lisa.

Poi chiuse la porta dietro di sé, lasciando entrare un soffio daria nuova nellappartamento.

Fuori, Antonio la stava aspettando con un mazzo di margherite. Aveva quellaria di chi ha mille cose da dire, ma preferisce restare in silenzio e camminare accanto a qualcuno che conta.

Scendendo le scale, Giulia sentì un leggero brivido: non era più una persona estranea in quel palazzo, forse non lo era mai stata davvero.

Chissà, magari è vero che le famiglie si incontrano per caso, pensò, guardando Antonio che le sorrideva. Basta solo avere il coraggio di entrare nella vita degli altri, di bussare a una porta socchiusa senza sapere cosa si troverà dietro.

Si incamminarono insieme, mentre il sole tramontava sulle finestre del palazzo, tingendo doro il cortile dove, in lontananza, compariva ancora una gatta dagli occhi di smeraldo.

E quando, rientrata a casa quella sera, Giulia trovò Lisa che la aspettava sul davanzale, capì che il loro viaggio insieme era appena cominciato.

Perché la felicità, a volte, si presenta nella forma di una porta aperta, di una carezza, o nel dolce sussurro di un miao che promette: Non sarai mai più sola.

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