Ombre

Ombre

Dopo essermi risvegliato dal coma, in cui sono rimasto per diversi anni, e aver lasciato lospedale, dal primo passo nel nuovo mondo ho avvertito che la realtà era cambiata in modo strano. Non che improvvisamente ci fossero taxi volanti come nei film di fantascienza, o che la gente si vestisse diversamente. No, nulla di così eclatante o fantascientifico. Ma…

La cosa che più mi stupiva era unaltra: nessuno faceva più caso a ciò che gli accadeva intorno, quasi che tutto fosse diventato così abituale da non colpire più nessuno. Le persone erano talmente immerse nei loro pensieri, nei problemi quotidiani, da non lasciarsi più stupire da niente. Ma come era possibile?

Andrea, tutte queste ombre che stai vedendo sono apparse proprio nellanno in cui ti hanno ricoverato. Allinizio il mondo rabbrividì per via del test della nuova bomba adronica. Gli scienziati collegano tutto a quellepisodio. La potenza distruttiva di quellarma e le sue conseguenze spaventarono tanto la comunità scientifica quanto quella politica, e ovviamente ogni essere umano sul pianeta. Io non sono certo una fisica, mi disse Claudia Alessandri con un sorriso ma il mondo tremò davvero. Si alzavano tempeste e tsunami, il cielo diventò giallo, il tempo era impazzito: ci vollero mesi, anzi un anno intero, perché tutto iniziasse a tornare a una parvenza di normalità. I terremoti duravano a lungo: qui in Italia sono stati lievi, però si sentivano. Poi, una misteriosa scarica di luce comparve ai poli, un arco luminoso che saliva fino al cielo come una saldatura. Le notti erano luminose, nonostante polvere e cenere. Nessuno se lo sarebbe aspettato. Tutti temevano che ne sarebbe scaturita una reazione senza fine, o addirittura un buco nero, e invece, per fortuna, tutto si arrestò improvvisamente. A volte penso che qualcuno, lassù, ci protegga davvero.

Forse sì, perché no? E la natura, come ha reagito a tutto ciò?

È successo un disastro, a dire il vero: sono scomparse molte specie di animali e vegetali. Anche i nostri giardini e parchi cittadini sono irriconoscibili: le cime degli alberi si sono seccate. Lacqua degli oceani si è scaldata, i coralli hanno iniziato a morire. Le piante del plancton si sono quasi estinte, per poco non scoppiava una catastrofe globale. Poi sono cominciate le eruzioni vulcaniche. Quando la polvere si è posata, la gente ha iniziato a vedere le ombre. Una nuova realtà, immateriale, muta. La vita è diventata doppia: dove guardi, vedi la tua e quella delle ombre. Una specie di cinema muto gratuito. Ormai ci abbiamo fatto labitudine, sai, Andrea? La gente si abitua a tutto, smette di stupirsi.

E quindi, è come se vedessimo un mondo parallelo? chiesi, appoggiando la tazzina di caffè sul tavolino e fissando Claudia.

Esattamente. Almeno così dicono gli scienziati. Io stessa, a volte, mi sembra quasi di guardare una fiction. Se guardi verso il palazzo di fronte, vedi la sua ombra, magari leggermente diversa, ma sempre di una casa si tratta. E a volte, in casa, limmagine appare attraverso i muri. Io la chiamo La vita delle ombre illustri.

Come onde che attraversano il cemento? Sembra davvero surreale, come essere al cinema. E la gente non si scompone più? Magari ci sarà chi ci sta lavorando

Ormai niente ci sorprende più. Solo i prezzi sono aumentati, il caro vita si sente. Hai dei risparmi, spero. Senza lavoro, oggi non si va avanti a lungo.

Sì, ho qualcosa da parte. Basterà per cominciare, vivendo semplice.

Guarda, Andrea, ormai qui viviamo tutti con semplicità, nessun lusso.

Dopo aver salutato Claudia Alessandri, storica amica di famiglia da sempre, alla quale ero andato per le chiavi dellappartamento, mi sono incamminato piano verso via Fermi, dove abito. Ancora fragile nelle gambe, mi fermavo sovente per osservare lo spettacolo innaturale delle ombre.

Guardavo: un uomo entrava in una stanza, lo raggiungeva una donna la moglie, supponevo, difficile dire se bella o meno, ma comune, normale. Lui, un tipo robusto, si toglieva il cappello e poi, incredibilmente, sembrava indicare nella MIA direzione
Quindi, ci vedono anche loro?

Non credo, mi disse Antonio, il mio amico del cuore non ho mai sentito nulla del genere, anzi, le osservazioni dicono che siamo solo noi a vederli.

Una volta in casa, spalancai le finestre per togliere lodore stantio dellappartamento. A malincuore lo sguardo cadde sulla foto di mia moglie e mio figlio. Devo chiamare Paolo, ormai sedici anni, incredibile sussurrai. Con Maria ci eravamo lasciati un anno prima che la malattia mi portasse in coma. Non avevamo più punti in comune. Restavano solo le responsabilità. Sapevamo entrambi di poter costruirci altra felicità, e così la separazione era stata quasi indolore, con un divorzio privo di astio o particolari emozioni. Ogni tanto, però, la solitudine mi pesava: forse per lassenza di mio figlio, Paolo Andrea.

La mattina seguente ho passato ore su internet, a cercare dettagli su quellarma e i suoi effetti. Un articolo spiegava: Quando i protoni si scontrano, i quark si fondono in barioni, rilasciando una quantità immensa di energia, molto superiore alla classica reazione nucleare delluranio…

Ci autodistruggeremo, non ci sono dubbi, mormorai tra me e me, chiudendo il laptop. Le domande rimanevano, specialmente sulle ombre. Ma neanche gli scienziati sembravano avere risposte: tutto era ipotesi.

Telefonai a Paolo per organizzare un incontro. Poi cucinai qualcosa di semplice, mi versai una birra artigianale italiana e, allimbrunire, decisi di lasciare le luci accese: volevo vedere ancora il mondo delle ombre attraverso i muri. Queste ombre passavano ovunque, come silhouettes che si proiettavano oltre ogni barriera. Era come se fossi spettatore di un film muto in bianco e nero: un ragazzo e una ragazza che chiacchieravano, una bambina che seguiva la madre intenta nelle pulizie… Sembrava di spiare vite private, e un senso dinquietudine mi afferrava, come se anche io fossi spiato.

Spensi la luce, e le ombre si dissolsero tra il buio e le tende tirate, che proteggevano la penombra domestica dai lampioni della strada.

Senti, Antonio, non capisco una cosa: il mondo parallelo ci riflette o è qualcosa a sé? domandai durante una passeggiata con lui che cullava il figlio piccolo nel passeggino.

Non ci ho mai riflettuto, pensa che sia una copia del nostro, però le differenze stanno nelle scelte. Tu svolti a sinistra, il tuo doppio svolta a destra, e così via. Ti sei mai chiesto: E se avessi fatto una scelta diversa nella vita, come sarebbe oggi? Lì sta tutto.

Ci penso spesso, soprattutto riguardo il mio matrimonio.

Forse in quel mondo parallelo non vi siete mai lasciati, chi può dirlo?

E le ombre degli edifici? Il paesaggio delle ombre corrisponde alla nostra città?

Non ci ho ancora fatto caso. Osservarci sopra potrebbe essere interessante. Tu hai tempo ora, non lavorando. Vai a vedere con la funivia sulla collina e fammi sapere.

Nei giorni a seguire, con lautunno che colorava Roma di arancio e oro, salii sulla collina Gianicolo con la funicolare per osservare bene. Le corrispondenze tra i mondi esistevano, ma non erano mai perfette: la geografia quadrava, a tratti, altre volte no. La città reale e quella delle ombre si rispecchiavano, ma con sfasature, come se il tempo scorresse in modo diverso.

Lautunno avanzava e con Antonio ci rivedemmo a Piazza Venezia.

Dove sei sparito? Ancora a indagare?

Sì, ormai mi sento quasi un ricercatore. Sai, Antonio, il paesaggio delle ombre corrisponde davvero col nostro. Ho capito dove si trovano gli slittamenti e il perché.

Dovresti scrivere agli scienziati, ti danno il Nobel!

Sì, come no Ma cè un problema: non riesco a trovare ME stesso nel mondo parallelo. Forse è inutile cercarsi: ho passato giorni a tentare, nulla.

Forse ognuno vede ciò che ha perso, ciò che non ha o che non ha scelto. Hai pensato a quando hai fatto una scelta radicale nella vita?

Sì, il trasferimento dal vecchio paesino in campagna, Armonia, alla città. Cambiammo vita, vendemmo la casa dei miei genitori, ormai scomparsi. Ogni tanto mi chiedo se, in quellaltro mondo, io sia rimasto.

Vedi? Dovresti cercare in Armonia, proprio lì!

Forse hai ragione. Forse vale la pena tentare, a patto di non fissarmi sulletà di Paolo Se il tempo diverge, tutto potrebbe essere diverso.

Esatto! E magari lì non avete neppure figli, o ne avete di più.

Sì, in effetti… La prossima settimana partirò per Armonia. Vieni anche tu?

Questa volta no, abbiamo già promesso a Luisa e ai suoi genitori un pranzo di famiglia.

Pazienza, parto allalba per avere più tempo.

Mentre scorrevo delle vecchie foto di famiglia, squillò il telefono. Era Maria.

Ciao, disse calma, quasi accennando un sorriso.

Ciao, come va? risposi, trattenendo lemozione.

Bene. Da quanto sei uscito?

Un mesetto forse, a fine estate.

Stai meglio?

Sto riprendendo le forze, cammino molto per irrobustire le gambe, la sera fanno male, ma non mollo E Paolo?

Tutto bene. È impegnatissimo: scuola, sport, lingue. Fra un anno deve scegliere luniversità.

Gli telefono, vorrei vederlo.

Sì, anche lui ci tiene.

Va bene. Era solo per sapere come stai.

Grazie, Maria. Mi ha fatto piacere.

Coraggio, guarisci presto.

Cercherò. Ciao!

Ciao.

Mi avvicinai alla finestra: le vie erano vestite di autunno, i platani rossi, i castagni ondeggiavano al vento, le foglie sollevate e sparse ovunque, quasi un artista paesaggista avesse deciso di creare combinazioni sempre nuove. Nellaria odorava di foglie bruciate, odore che mi ha sempre ricordato linfanzia trascorsa a raccogliere il raccolto in campagna, ai piedi dei Castelli Romani. Lautunno mi ha sempre scaldato il cuore, e ancor più quando con la famiglia vivevamo felici fuori città: i funghi, luva, laria di bosco, le domeniche col fuoco acceso per bruciare i rami e le sterpaglie raccolte insieme a Paolo…

***

Le luci dei lampioni si accesero senza che quasi me ne accorgessi, rapito dai ricordi. Nel mio quartiere di Roma non circolano auto sulle vie interne, così il frastuono rimane relegato alle arterie principali.

Paolo mi accolse con calore: passeggiammo per il centro, ascoltammo una banda di strada, poi tornammo a casa sul tardi dopo aver preso un caffè in una piccola torrefazione di Via delle Botteghe Oscure.

Quindi, cosa vorresti fare dopo la maturità?

Non lo so, mi piacerebbero le lingue…

Allora inseguile! Segui ciò che ti piace. Un vero professionista guadagna sempre abbastanza: meglio amare quel che si fa, che inseguire ipotetiche carriere.

Paolo scosse la testa e sorrise.

Dopo averlo accompagnato alla fermata della metro, mi sono incamminato verso casa. Quel figlio così sveglio di genitori per nulla brillanti negli studi… che mistero!, pensai, entrando nel supermercato per due cose.

La mattina dopo, sono partito allalba per Armonia, il paese a poco più di sessanta chilometri da Roma dove avevamo passato i migliori anni. Mi sono fermato più volte con lauto, il paese ancora avvolto nella bruma, ma le ombre già si vedevano.

E se non avessimo mai scelto la città…? mi chiedevo come sempre.

Cambiai varie volte posizione, nella speranza di rivedere scene di un passato alternativo. Poi, finalmente, riconobbi la sagoma della casa, e unombra dai capelli lunghi Maria era proprio così, da ragazza. Cera anche un cane diverso… Dio mio, sono proprio loro! Mi spostai per vedere meglio. Li osservavo, quei noi dellaltra vita, rapito da quello spettacolo senza suoni né rumori, come una serie tv, ma serissima e reale.

Col tempo, venne quasi un rituale: ogni sabato tornavo ad Armonia, a osservare il mio film personale di ombre, come un diario parallelo, chiedendomi quale sarebbe stata la colonna sonora.

Un giorno, convinsi anche Maria a venire con me. Non fu semplice, ma accettò.

Restammo seduti in auto, e spinsi piano:

Fidati, rilassati, apri la mente e guarda con me. Non vedrai uno spettacolo simile da casa.

Lei scrutava le ombre in silenzio. Poi, sommessa, disse:

Capelli lunghi… non li porto dalluniversità.

Mi voltai: guardava assorta e seria, fissa nel lontano parallelo. Non si muoveva, respirando piano.

Nel mondo delle ombre, poco di straordinario: una cucina piccola, un uomo aggiusta qualcosa, una bambina di sette-otto anni sorride, una donna (la Maria del passato) cucina. Un cagnolino scodinzola. Entra un ragazzo, versa dellacqua, esce. Luomo finisce il lavoro, una sedia viene posata, la bambina si butta su di essa: tutti ridono, ci sono abbracci, baci, gioia nella consuetudine.

Maria aveva una lacrima che lentamente le scendeva sulla guancia, ma tenne lo sguardo fisso avanti.

Capisci, Maria?

Sì. Capisco eccome, Andrea.

Al ritorno stava immobile, guardando fuori dal finestrino. Scese asciutta, col solito ciao, senza voltarsi.

Restai in macchina, senza riuscire a muovermi. Dopo qualche minuto rientrai a casa. Nessun messaggio, solo offerte dalla banca. Scrissi a Paolo: Mamma è tornata?

È qui.

A letto, pronto per dormire, volevo mettere il cellulare in silenzioso ma vidi un messaggio da Maria: Grazie della gita e del film. Mi è piaciuto davvero. Se ci torni, ci vengo volentieri.

Sorrisi per la prima volta dopo tanto tempo. Sì, ci tornerò. Sarò felice di averti con me.


Questo viaggio tra le ombre, tra ciò che è stato e ciò che poteva essere, mi ha insegnato che ogni scelta ci scolpisce, anche se spesso ci si accorge di quanto valga soltanto osservandola da lontano. Forse, in fondo, sono proprio le nostre ombre a raccontare la vera storia di chi siamo stati e di chi ancora possiamo essere.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

four + 10 =