Il brutto anatroccolo diventato un cigno

La colomba bianca diventata cigno

Bianca entrò timidamente nellaula seguendo passo passo la professoressa. Un brusio si diffuse subito tra i banchi. La ragazza abbozzò un sorriso timido e gettò uno sguardo agli sconosciuti compagni di classe che, appena la videro, iniziarono a bisbigliare tra di loro, scambiandosi occhiate dintesa, sorrisetti sardonici e risatine maliziose. Capelli chiarissimi, quasi bianchi, pelle diafana, occhi azzurro trasparente: Bianca spiccava immediatamente, ed era subito diventata oggetto di scherno.

Ragazzi, sorrise la professoressa, abbiamo una nuova compagna. Lei è Bianca. Da oggi farà parte della nostra classe. Spero che la aiuterete a inserirsi. È appena arrivata a Firenze.

Ma dai! gridò un ragazzo dallultima fila, che, la tenevano chiusa in cantina? Come mai è così… pallida? Pure i capelli! Sono mica veri, sono tinti?

Sarà che la mamma la cosparge di farina! rise qualcuno, e tutta la classe scoppiò in una risata fragorosa. Il sorriso di Bianca si spense. Aveva sperato che a Firenze, in una scuola nuova, avrebbe finalmente trovato serenità. Ehi, ma ti chiami davvero Bianca? Non è che ti hanno scambiata per un topolino dellacquario? di nuovo si alzò una risata generale. Macché, i topi hanno gli occhi rossi! Questa, con quegli occhi chiazzati dazzurro, sembra una medusa.

Basta con queste cattiverie, è squallido ascoltarvi, si sentì la voce sommessa di una ragazza in fondo, ma nessuno la spalleggiò.

Se la pettinassimo e le mettessimo un po di trucco, mica sarebbe male, commentò uno dei ragazzi, fissando Bianca con lo sguardo da attore di soap opera. Ma senti! scherzò una bella mora, dandogli una gomitata, Guai a te se ci provi! Altrimenti non ti parlo più! Ma che dici, finse di offendersi lui, già la ragazza si confonde con le pareti… poi magari mi denunciano perché lho urtata senza nemmeno vederla…

La professoressa, a disagio, scrutava la classe. Finalmente, perse la pazienza: Basta! Così non si va avanti. Non avete alcun diritto di deridere chi è diverso da voi. Bianca, siediti pure dove vuoi.

Bianca prese posto accanto a una compagna che però, intercettando il suo gesto, subito si alzò e cambiò banco, lasciandola sola. Bianca chinò la testa. Le faceva male, anzi, le faceva malissimo, ma suo malgrado ci era abituata. Come nella scuola vecchia, anche a Firenze era vista come una curiosità da circo, un fenomeno su cui si può ridere senza remore.

***

Sua madre, Lucia Russo, rientra da lavoro un po prima del solito, di fretta: teme di non riuscire a preparare qualcosa di speciale per il marito che sta per tornare. Le piace stupire la sua piccola famiglia con cene improvvisate. Appena apre la porta di casa, trova nella zona ingresso le scatole delle scarpe buttate a terra. Giacomo, sei rientrato prima anche tu? chiede sorridendo, si sfila il cappotto, vede la porta della camera spalancata e si affaccia.

Amore… che succede? Valigie? Parti per lavoro e non mi hai detto nulla? Avresti potuto avvisarmi, ti avrei preparato tutto. Cerca di prendere una camicia dalla valigia, ma Giacomo scatta e la richiude dimpulso.

Quanti vestiti ti porti? Resterai via un mese? chiede Lucia. Lucia… lui si volta e abbassa lo sguardo, Sto andando via. Per sempre. Lucia lo guarda incredula: Come? Come per sempre? Allora fammi preparare almeno dei panini, ti porto dei salumi, del formaggio… Aspetta, stai partendo così? Lei si aggira smarrita. Sta per varcare la porta quando Giacomo la stronca: Non hai capito. Me ne vado. Per sempre. Ho unaltra donna. Lucia resta lì, senza parole. Non capisco… noi andavamo bene insieme… Perché?

Giacomo la interrompe, esasperato: A posto? Andavamo bene? Da anni ormai si vive in funzione solo di Bianca! Sempre problematiche, cambi di scuola, lacrime e crisi… Non cè giorno che non senta lamentele perché prendono in giro Bianca. Voglio una famiglia normale, con un bambino normale. Lei lo osserva allibita. In un crescendo di rabbia Giacomo sbotta: Mi vergogno quando ci guardano in giro. Ci chiedono perché nostra figlia è albina, non posso nemmeno passeggiare con lei senza sottrarla agli sguardi! Non posso più vivere così.

Giacomo, sei il padre! Non credi che Bianca abbia bisogno di te? Non puoi abbandonarla adesso. Forse non sono nemmeno suo padre. Forse mi hai tradito. Non ho mai fatto il test del DNA. La donna scoppia in lacrime Come puoi offenderci così? Non ti ho mai dato motivo di sospetto. E allora come spieghi questa malattia? Forse è solo sfortuna? Bianca è un miracolo della natura! risponde disperata Lucia. Un miracolo che mi ha rovinato la vita! Ora basta, vado via.

Lucia lo supplica: Aspetta, restiamo almeno fino alla fine dellanno scolastico di Bianca, dopo decidi…. Ma Giacomo la ferma: Ho già una famiglia. Un figlio sano, quello che ho sempre desiderato. Tu non mi hai dato un erede. Io non esisto più per voi. Addio.

In quellistante, si sente la chiave nella serratura: è Bianca. Papà, vai in trasferta senza salutarmi? Mamma, perché sei così triste? Avete litigato? Lucia smette di piangere, si fa forza e costringe Giacomo a parlare: Dillo tu, Giacomo, dillo tu! Divorzio da tua madre, me ne vado. Così vanno le cose. Ho unaltra donna. Bianca lo guarda sconvolta Non ci puoi abbandonare! Non mi vuoi più bene? Per colpa mia? Mi dispiace, Bianca, sei grande ormai. Te la caverai. E chiude la porta.

Mamma, mi lascia perché sono albina? sussurra la ragazza, tra le lacrime. Lucia la stringe forte e la rassicura: No, non centra nulla. È solo un vigliacco. Ha unaltra famiglia da tempo. Non è colpa tua. Si è stufato di noi. Siete già daccordo sul divorzio? Ha già fatto tutto. Va bene… ce la caveremo, promesso, mormora Lucia tra le lacrime, Troveremo una soluzione. Ce la facciamo io e te, insieme. Forse lui non tornerà mai più, ormai laggiù cè un figlio.

***

Una settimana dopo, Lucia viene chiamata dallavvocato di Giacomo. In centro, seduto in un caffè elegante di Piazza della Repubblica, trova un signore cortese in giacca e cravatta: Le offro un caffè? No grazie, preferirei andare al sodo, taglia corto Lucia. Ecco qui i documenti di separazione. Il mio cliente propone una divisione dello stabile in due. Equa, no? Ah sì? Ma abbiamo una figlia! sbotta lei, La casa lho pagata io per la maggior parte. Non mi va di cedere metà a un uomo che ora ha unaltra famiglia. Perché dovremmo dividere tutto? Lui può guadagnarsi unaltra casa per conto suo!

Capisco. Ma le conviene andare per vie legali? Un giudice non dà peso a chi ha versato più soldi, considera solo la comunione, spiega con aria educata il legale. Mi pare ingiusto: la macchina se la prende lui, la casa si divide… e a me resta la cucina? Se vuole, può comprare la sua metà. Con che soldi? E lo sa che non posso! Allora lui può metterla in affitto. Oppure venderla. Ci pensi. Lucia scuote la testa, sopraffatta dalla tristezza. Racconta tutto allamica del cuore, Caterina, tra le lacrime: Devo vendere la casa, Caty. Non ce la faccio… Quel bastardo ti tradisce e vuole anche metà della casa? Combatti! Ma almeno per Bianca. Non puoi lasciargli campo libero. Voglio solo andarmene da Firenze. Non riesco a respirare qui. Scriverò a una ex compagna di università, ora è preside in un paesino tra le colline pisane. Ci aiuterà a sistemarci.

Pensi davvero di dare questa soddisfazione a Giacomo? Lui resta nel suo brodo e tu te ne vai via? Reagisci!

Non voglio più soffrire, Cati. Ce ne andiamo. Proveremo a ricominciare. In fondo ci serve poco. Con i risparmi ci paghiamo una casetta.

***

Ecco qua, amore, dice sorridendo Lucia accompagnando Bianca a visitare il piccolo bilocale appena affittato. Non è immenso, ma è dignitoso. Ognuna ha la sua cameretta, la scuola nuova è vicina alla mia scuola superiore, io posso andare a piedi al lavoro.

In che scuola studio? Ti ho iscritta grazie a una conoscente in una scuola superiore di lingue. Sei bravissima, non potevo mandarti in una scuola qualunque. Ma… mi accettano? Figurati, la preside ha visto le tue pagelle e ti voleva subito. La scuola migliore del paese, cara!

Allamica Lucia ha confidato una sola preoccupazione: Sono ragazzi di buona famiglia, un po viziati, distaccati. La scuola è mondana, a volte crudele. Ma se Bianca resisterà, nulla la fermerà più. Più si temprano presto, meglio per loro.

Nonostante la stanchezza, rientrando hanno ancora energia per disfare gli scatoloni. Il giorno successivo, Bianca indossa il grembiule nuovo e va a presentarsi alla preside, accompagnata dalla madre. Poi Lucia torna a casa a spedire curriculum e preparare una cena di benvenuto. Quando sente girare la chiave e vede gli occhi gonfi di lacrime della figlia, il cuore le si stringe.

Mamma, è stato terribile. Tutti a ridere, tutti a chiamarmi fantasmino, mozzarella. Loro sono snob, pensavo peggio dei precedenti! Allora la preside? Neanche provato, nessuno la ascolta. Lucia la abbraccia forte, pentita di averla mandata lì, però sa che ovunque vada, Bianca soffrirà per la sua unicità. Albinismo: pelle di porcellana, capelli argentati, sopracciglia e ciglia incolori, occhi azzurro trasparente, la rendono fragile e diversa.

***

Lucia non può dimenticare lo spavento della prima volta che ha visto sua figlia appena nata. Giacomo, ancora giovane e ingenuo, entra in maternità tutto emozionato: Amore, eccomi! Ma dovè la piccola? Arriva tra poco, spero. La porta si apre, entra lostetrica con in braccio la neonata, la posa nel lettino. Giacomo sbianca e quasi urla: Lucia! Ma che… non può essere nostra! Ci hanno scambiati! Lucia si avvicina, e stringe la bambina al petto: Guarda le mani, il nasino! È nostra! Ma anche a lei viene un brivido: come mai così bianca, quasi trasparente?

Giacomo rientra con il ginecologo: Capisco la vostra angoscia. È una rara malattia genetica chiamata albinismo. Alcuni presentano pelle e capelli quasi senza pigmento, occhi chiarissimi. È una stranezza, ma non un dramma. Nessuna colpa vostra; entrambi sarete portatori del gene. Però… comè possibile? insiste Giacomo. Mai avuto casi in famiglia. Il medico spiega: Succede. Basta una combinazione latente. Limportante è seguire le indicazioni e vostra figlia vivrà una vita felice.

Bianca cresce. I genitori imparano ad amare le sue stranezze. Che intelligenza! osservava il padre, con orgoglio. Apprende tutto a volo. Ma il primo giorno di asilo, Bianca torna tra i singhiozzi: Mamma, i bambini dicono che faccio paura, che sono brutta! Lucia la consola a lungo. La direttrice dellasilo, sottovoce, le comunica: Ci spiace, cè una mamma preoccupata: ha paura che la bambina sia contagiosa… vi chiedo di cambiare spogliatoio. Ma è sana, abbiamo certificati! Lo so. Ma non tutti lo capiscono. Forse sarebbe meglio cambiare asilo.

In ogni asilo, la storia si ripete: Bianca piange, viene isolata. Una volta Lucia la trova con il vestitino strappato. Hanno litigato per una bambola, minimizza leducatrice. I genitori si lamentano, dicono che spaventa i loro figli. Non osi giudicarci, ribatte Lucia. La vostra ignoranza è offensiva.

Quando inizia la scuola elementare, il destino si ripete: Bianca resta sola, chi vuole sedersi con lei si sposta, le dicono che porta sfortuna. Sopporta, studia, legge. Ma spesso torna piangendo tra le braccia della madre: Mamma, perché sono così? Perché mi odiano? Tu sei speciale, lo vedrai. Non sei uguale agli altri perché gli angeli non lo sono. Vedrai che la tua luce ti porterà lontano.

Ma anche alle scuole medie trova lo stesso gelo: soprannomi, spintoni, insulti. Non ce la faccio più, dice Lucia al marito, Neanche i professori sanno cosa fare. Ma lui ormai si è chiuso nella sua amarezza, distante, assente, sempre meno affettuoso.

***

Gli anni passano. Bianca sopporta tutto con forza straordinaria. Studia con tenacia: sa che solo la scuola potrà darle il riscatto. Lucia la sostiene come può. Cambiano città, scuola, ma la storia si ripete: in questa scuola per bene, i figli di notabili la deridono. A capeggiare le angherie cè Angelica, figlia del sindaco, abituata a comandare. Eppure Bianca non cede. Stringe i denti. Non vede lora di avere il diploma in tasca.

Un giorno, in un corridoio gremito, Piero annuncia: Ragazzi, la prof di matematica ci farà il compito a sorpresa! E ora?! Ma che vi preoccupate, scandisce Angelica, fissando Bianca, Tanto cè la nostra Einstein. Tutti volgono lo sguardo a Bianca, che si irrigidisce. Angelica si alza, sfiora la minigonna e la affronta: Bianca, risolvi tutto tu per tutti, tanto lo sai che ci servi anche così. Non faccio in tempo, borbotta Bianca. Non farmi ridere! Angelica la squadra, e i suoi amici la circondano. Che fai, ti rifiuti di collaborare? Dài, colomba bianca, un gracidio! Car-car! Un ragazzo le strappa una ciocca di capelli candidi e la butta via, schifato.

Poi suona la campanella, entra la prof, tutti fanno finta di nulla. Lennesimo insulto: Con lei non si può nemmeno giocare a nascondino, si mimetizza con le pareti! Prendetele un vestito nero! risponde ridendo Piero. La classe scoppia a ridere, ma la prof basta a mettere tutti a tacere: Siete una vergogna, seduti, si comincia! sferza arrabbiata.

***

Ma Bianca non si lascia spezzare. Prende il diploma col massimo dei voti e la medaglia doro. Per la festa, sceglie un elegante abito nero. Le battutine non mancano, ma lei non si scompone. Dopo la maturità, prende una decisione che sorprenderà tutti: lascia lItalia e va a Parigi a studiare pasticceria. Lucia è preoccupata, tenta di dissuaderla, ma Bianca è determinata.

In un piccolo bistrot di Parigi, durante una sessione di studio, le si avvicina un uomo con una macchina fotografica. È François, celebre fotografo di moda, a caccia di nuovi volti per una rivista. Rimane folgorato dalla sua bellezza: Lei è un prodigio della natura. Ne sono perfettamente consapevole, sorride amara Bianca, ho sofferto una vita per questa bellezza. François non si arrende: la convince a posare per lui. Bianca cede: è linizio di una nuova, brillante avventura.

Dopo due anni, Bianca è una top model internazionale. La sua immagine appare sulle copertine più prestigiose al mondo. François non è solo il suo agente, ma anche suo marito. Nascono due gemelli. Lucia si trasferisce a Parigi ad aiutarli.

Un giorno, Bianca riceve un invito alla rimpatriata del liceo. Lucia la sconsiglia: Perché rivangare quel veleno? Voglio mostrare che non mi hanno distrutta, mamma. Voglio guardare in faccia la paura e chiudere i conti col passato, risponde Bianca.

Alla festa, inizialmente nessuno la riconosce in quella donna elegante e sicura di sé. Angelica, ormai ingrigita e appesantita, cerca invano di prendersi gioco di lei, ma viene ignorata. Sul grande schermo scorrono le copertine delle riviste: la classe ammutolisce. François raggiunge Bianca e davanti a tutti mormora: Tu sei la mia regina.

Bianca sente finalmente il peso di una vita di offese abbandonarla. Ha vinto: non sugli altri, ma su di sé. Sulle paure, sullinsicurezza, sul dolore. È diventata chi voleva essere. Nessuna derisione è mai riuscita a bloccarla.

***

Questa è una storia di dolore, di diversità e di forza. Bianca avrebbe potuto arrendersi, chiudersi, odiare se stessa e il mondo. Invece, ha scelto di imparare, resistere, crescere. Ha trasformato la sua diversità da maledizione in dono. E quel dono le ha portato successo e felicità.

Il padre, Giacomo, non ha retto alla prova. Ha scelto la via facile: fuggire. Ma chi tradisce così, può conoscere davvero la felicità?

Lucia, la madre di Bianca, è lesempio di amore vero. Mai ha rinfacciato nulla alla figlia, ha sempre combattuto per lei. Ed è stata ricompensata dalla rinascita della sua bambina.

François, che in Bianca ha visto una meraviglia e non un motivo di derisione, simboleggia la speranza che esiste sempre qualcuno disposto a valorizzarci.

Questa storia ci insegna a non giudicare dalle apparenze, a non ferire chi è diverso. Perché dietro a una diversità può nascondersi una forza insospettabile, una sensibilità rara, un talento. E chi si prende gioco dellaltro, spesso rimane solo con la propria meschinità.

Bianca ha vinto. È diventata felice. Ha perdonato non perché gli altri lo meritino, ma perché lei non ne ha più bisogno. È andata oltre. Ha spiccato il volo dove le voci della cattiveria non riescono a raggiungerla. Questa è la lezione più grande: solo noi possiamo definire il nostro valore. Solo la forza di crederci davvero ci può portare lontano.

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