La Bellezza Finta
Non ci posso credere! Dai, davvero vi siete lasciati? Non ci credo! Martina mi fissava con tale stupore che per un attimo mi sentii quasi a disagio. Gli occhi sgranati, le sopracciglia sollevate fino alla fronte e la bocca appena socchiusa, come se non riuscisse a capacitarsi della notizia. Ma tu adoravi Lucia! Vi portavo sempre a esempio per tutti Anchio ho sempre sognato un rapporto come il vostro!
È proprio così, Marti, anche se non sembra risposi a fatica, guardando fuori dalla finestra del vecchio bar. La pioggia battente scivolava sui vetri, i rivoletti dacqua si dividevano in piccole gocce. Quella scena sembrava riflettere perfettamente il mio stato danimo: un senso di vuoto mi avvolgeva, come se i sogni, le carezze e i progetti condivisi con Lucia negli ultimi cinque anni non lasciassero che una malinconica sfumatura grigia intorno a me. Stringevo i pugni così forte da fare impallidire le nocche, e la voce mi tremava: È davvero finita, capisci? Completamente finita
Ma perché vi siete lasciati? insistette Martina, sporgendosi in avanti, leggendo la tristezza sul mio volto. Lucia ti ha aspettato sei mesi mentre eri in trasferta! Ti è rimasta fedele, non si è lasciata tentare dalle attenzioni di nessuno!
E tu come fai a saperlo? Vivi dallaltra parte dellItalia accennai un sorriso amaro. Solidarietà femminile?
Non sottovalutare le mie conoscenze, caro rispose scherzando, senza offendersi. Si accomodò meglio sulla sedia incrociando le braccia, ma i suoi occhi erano sinceramente preoccupati. Ho tante amiche che la tenevano docchio. So che si è data molto da fare per curarsi, anche se senza troppi dettagli. Ha cambiato pettinatura, ha iniziato ad andare in palestra, ha rinnovato il guardaroba. E tutto questo mentre tu non ceri! Ci teneva davvero, Matteo.
Ed è proprio per questo che è finita! mi alzai impetuoso, correndo nellingresso dove avevo lasciato il cellulare nel giubotto. Cercavo qualcosa nel tascone con fare nervoso, quasi volessi scappare dagli stessi pensieri. Finalmente presi il telefono e mi affrettai da Martina. Bastava una sola foto perché capisse lorrore della situazione. Te la ricordi Lucia, prima che partissi?
Certo che la ricordo, sussultò Martina, chiudendo un attimo gli occhi per riportare alla memoria il volto della mia ragazza. Carina, capelli lisci biondo-cenere fino alle spalle, grandi occhi azzurri, nasino delicato e anche il fisico non era male. Magari poco prosperosa, ma a te piaceva proprio così, vero?
Esatto! Mi piaceva così comera! mi sfuggì quasi un grido, che presto si fece roca sussurro. Con il telefono stretto fra le mani, lo sguardo si colmò di durezza. Lucia era il mio ideale di bellezza. La amavo per quello che era. Ma appena mi sono allontanato, ecco che le sue amiche hanno convinto la sua testa che io lavrei lasciata se non fosse cambiata. E lei ci ha creduto! Le ha ascoltate e ha cominciato a trasformarsi non perché lo volesse davvero, ma perché pensava che altrimenti non lavrei più amata.
Ma dai, sarà poi così terribile? chiese Martina con apprensione, sentendo crescere linquietudine. Intrecciò le dita sopra il bracciolo, le sopracciglia corrucciate: non riusciva a immaginare quanto grave fosse il cambiamento.
Guarda tu stessa! spinsi bruscamente il telefono sotto i suoi occhi. Nellimmagine cera Lucia, ma non quella che ricordavamo.
I suoi bellissimi capelli, di cui andava fiera, ora erano tagliati cortissimi e tinti in un biondo platino sfrontato. Il taglio lasciava scoperti collo e orecchie, ma aveva perso ogni traccia della delicatezza di un tempo. Le labbra erano evidentemente ritoccate da qualche esperto poco sobrio: erano diventate gonfie e fuori luogo, sconvolgendo completamente la fisionomia del suo viso.
Aveva perso almeno dieci chili e non in meglio. Ossuta, le clavicole sporgevano con evidenza, le costole sotto la pelle, le braccia esili come di una bambina. Il colorito spento, quasi diafano, le occhiaie profonde. Ma la cosa peggiore, ai miei occhi, era stata la decisione di aumentare il seno: mai avrei pensato che avrebbe scelto di sottoporsi a un cambiamento tanto radicale, sapendo quanto io amassi la sua naturalezza.
E quando lho vista così, allaeroporto, ho pensato quasi di tirare dritto la voce mi tremava per lemozione contenuta. Colpii il muro con il pugno, subito pentendomi per il dolore, e mi sfregai le nocche. Come ha potuto ridursi così in solo mezzo anno? Perché non ha pensato che mi bastava essere amato da lei così comera? Non avevo mai desiderato nessun cambiamento!
Continuavo a camminare avanti e indietro per la stanza, gesticolando con disperazione, alternando scatti dira a momenti in cui fissavo il vuoto, immobile. Il mio volto si accendeva e sbiancava, le mani fra i capelli come a voler cancellare quellimmagine dalla mente.
Martina mi capiva più di chiunque altro. Aveva ascoltato i miei continui lamenti contro il capo che mi aveva spedito a Torino per lavoro per tutto quel tempo. E lei conosceva le mie ansie: lasciare Lucia da sola, lincapacità di portarla con me, gli esami delluniversità da finire, la necessità di essere sempre in ufficio. La chiamavo ogni sera tentando di rassicurarla, le dicevo che mi mancava. E poi, tornato a casa, ho trovato davanti a me una sconosciuta.
Forse voleva solo farti felice disse Martina piano, alzandosi e raggiungendomi. Magari qualcuno le ha davvero messo in testa che avresti apprezzato questi cambiamenti
Sorrisi amaramente e scossi la testa:
Felicità? Così ha perso se stessa. Io la amavo proprio perché era lei, ora non riconosco la persona che ho davanti.
Il pensiero che Lucia avesse evitato sempre le videochiamate durante la mia assenza mi consumava. Appena proponevo una chiamata, lei svicolava con la scusa del sorpresa tanto bella da rendermi felice. Sorrideva, sembrava carina, ma dentro ero agitato: aveva forse trovato qualcun altro? Cercava solo il modo migliore per dirmelo? Quella preoccupazione mi rodeva senza tregua.
Così, a un certo punto, chiesi a un mio amico di Mantova, che abitava vicino alla famiglia di Lucia, di raccogliere qualche informazione. Di stare attento, parlare con conoscenti comuni, vedere che succedeva. Accettò, anche se un po titubante.
Dopo pochi giorni mi richiamò.
Sta sicuramente preparandoti una sorpresa, mi riferì con una voce strana, come se pesasse le parole. Ma non sono sicuro che ti piacerà davvero. Siccome mi hai chiesto: no, non cè nessun altro allorizzonte. Lucia ti aspetta sinceramente. Chiede sempre di te, vuole sapere quando torni
Quelle parole mi rassicurarono. Feci un lungo sospiro, mi lasciai andare a un sorriso. Magari stavo solo esagerando; magari, quando lavrei rivista, tutto si sarebbe chiarito. In fondo, la mia Lucia non aveva mentito, non aveva giocato alle mie spalle. Pensare che aspettasse me mi rincuorava.
Solo adesso, ripensandoci, capisco che quella volta ho sbagliato a dirgli di non mandarmi la foto che mi aveva proposto. Avrei potuto fermarla, parlare, correre da lei. Forse avrei cambiato tutto. Forse avrei fatto ragionare anche le sue amiche pettegole. Ma ormai
Il giorno del ritorno era un tormento. Non stavo fermo un attimo: controllavo continuamente lora, tamburellavo le dita sul bracciolo dellaereo, tormentavo il bordo della giacca in taxi. Le mani sudate, il cuore che batteva allimpazzata. Ricordavo vividamente ogni scena nella testa: la sala arrivi, Lucia che si avvicina sorridendo, la abbraccio, sento il profumo dei suoi capelli, torniamo a casa, il tè caldo, le confidenze scambiate dopo mesi di distanza
E invece la realtà fu tuttaltra. Appena la vidi alluscita dellaeroporto, rimasi impietrito. Davanti a me non cera più la mia Lucia. Laspetto era così cambiato che restai a fissarla come davanti a una sconosciuta. Dentro sentii solo freddo.
Matteo! Finalmente! Lucia aprì le braccia per abbracciarmi, ma indietreggiai, incapace di farmi stringere da lei. Il sorriso le si incrinò, negli occhi le si velarono lacrime, le mani sospese incerte. Per un attimo restò immobile, senza capire.
Ma che succede? Sono io! La sorpresa ti ha lasciato senza parole? cercò di scherzare, sperando di vedermi cedere, e si aggiustò una ciocca di capelli come per riconquistare la mia complicità.
Guardo e non so dove sia finita la mia ragazza mormorai con voce distante, cercando di tenermi in controllo. Ti sei ammalata? O sei impazzita? Che ne è stato dei tuoi capelli, della tua bella figura naturale? Ti piacevi così, no?
Dovevi dire grassa, eh? ribatté lei irrigidendo il viso e facendosi piccola. Gli occhi le si riempirono di lacrime represse. Serrò i pugni, poi li lasciò ricadere. Le amiche che la accompagnavano risero sottovoce dietro di lei, accentuando solo il suo disagio. Lei lanciò loro una rapida occhiata di rimprovero.
Va pure, non aver paura di ferire i miei sentimenti So bene di avermi lasciata andare. Ma ora potrai camminare fiero accanto a una donna moderna e attraente. Non sono meglio di prima?
E chi ha detto che adesso io ci vada? il mio tono si fece duro, senza riuscire a nascondere il disappunto. Sei passata da ragazza bella a non so nemmeno cosa. Io ti amavo vera, adesso non riconosco la persona che ho davanti. Potevi almeno parlarne con me prima di fare ciò. Abbiamo sempre deciso insieme, discusso tutto. Perché non hai chiesto cosa ne pensassi?
Dai, Matteo, adesso Lucia spacca! Può andare pure su una copertina di Vogue! intervenne una delle amiche, alzando la voce. Si mise davanti, sorrise ostentatamente e batté la mano sulla spalla di Lucia, come fosse un trofeo. Sai quanti la fermano per strada adesso? Specialmente dopo questi ultimi ritocchi! e fece locchiolino fissando il nuovo décolleté. Dovresti solo ringraziarci: lo ha fatto solo per te!
Mi girai di scatto, il volto deformato dal fastidio.
Per me? Macché! Solo per se stessa tornai a guardare Lucia, gli occhi pieni di rabbia e dolore. Non fate passare per mio il problema!
Le andai vicino, la voce spezzata di malinconia profonda.
Lucia, tu sapevi come la pensavo. Ho sempre detto che amo la bellezza naturale. Quella che sei diventata non è ciò che desidero. Eri splendida così come eri. Ora tutto è così falso, così artificiale.
Presi fiato, mi passai una mano tra i capelli e conclusi, più calmo ma deciso:
Ho passato lultimo mese a immaginarmi il rientro, volevo domandarti di sposarmi. Ho anche comprato lanello, volevo davvero costruire una famiglia insieme Ma ora scusami, non posso vivere con una bambola.
Lucia impallidì, le lacrime le rigavano il viso. Cercò di parlare, ma la voce si ruppe. Le mani strette a pugno, poi abbandonate lungo i fianchi. Fece un passo verso di me quasi a voler fermare la mia decisione, a spiegare che tutto è ancora possibile.
Matteo, aspetta! riuscì a gridare con voce spezzata. Io io volevo solo renderti orgoglioso di me!
Ma io ormai mi ero già incamminato, rabbioso, le mani nei capelli, ignaro di dove stessi andando davvero. Dentro ero un tumulto di rabbia e delusione, il cuore pesava come una pietra.
Lei, dietro, gridò qualcosa di indistinto; voleva seguirmi, ma le amiche la fermarono.
Lascialo andare! esclamò una abbracciandola. Si scatenerà, poi tornerà da solo a chiederti scusa.
Vedrai, aggiunse laltra, con un aria da saputella. Ora sei una bellezza da copertina, troverai di meglio!
Lucia le ascoltava senza sentirle. Seguiva solo la mia sagoma che si allontanava, le lacrime miste al trucco sulle guance. Nel cuore, il vuoto e la consapevolezza di aver perso ciò che contava davvero mentre cercava di migliorarsi.
Eppure io volevo sposarla sul serio, conclusi il racconto con un amaro sorriso, coprendomi il viso con una mano; le spalle tremavano sotto il peso delle emozioni. Mi immaginavo la scena in ogni dettaglio. Lei che ride, che mi abbraccia felice, che costruiamo insieme un futuro Ma quando lho vista così smorzai la voce, quasi un sussurro roco qualcosa dentro si è spezzato. Non ho più riconosciuto la mia Lucia.
Smisi di parlare, presi un lungo respiro, puntando lo sguardo nel vuoto:
Perché mai, voi donne, non vi piacete per quello che siete? Ogni giorno la lodavo, le dicevo quanto fosse bella. La amavo così, con tutti i suoi piccoli difetti che la rendevano unica. Ma Lucia ha cancellato tutto, come se avesse voluto annullare la sua essenza solo per diventare qualcun altro.
Sai cosa fa più male? alzai improvvisamente la testa, negli occhi lampeggiavano le lacrime, mentre stringevo i pugni. Che tutto parte dalla sua amica! Sono sicuro che volesse separarci apposta.
Ma come fai a dirlo? chiese Martina, con una pena sincera negli occhi. Non lavevo mai vista così colpita per me; di solito ero sempre ottimista, mai distrutto come ora. Mi posò una mano sulla spalla in segno di conforto.
Me lha detto in faccia! risposi, disgustato. Si è presentata a casa mia: Io sono migliore di Lucia, la mia bellezza è autentica. Ti giuro, lavrei buttata giù per le scale! colpii con rabbia il divano e mi passai la mano fra i capelli.
Restai lì, le dita che ancora tremavano, lo sguardo perso in pensieri amari.
E la cosa più schifosa, continuai più piano, è che pensava davvero che io cadessi ai suoi piedi. Basta una parola, un complimento in più e dimentico tutto quello che ho vissuto con Lucia? Io la amavo, davvero, e mi fa male che si sia lasciata plasmare in questo modo.
Martina ascoltava in silenzio, consapevole di quanto mi costasse ogni parola. Avrebbe voluto aiutarmi, forse anche dirmi qualcosa di incoraggiante, ma non sapeva come.
E adesso? Hai provato almeno a parlare con Lucia? Si può ancora recuperare, se davvero lo desideri, azzardò con dolcezza, la mano sempre sulla mia spalla.
Le piace comè diventata, non vuole tornare indietro, sussurrai, abbozzando un sorriso amaro. Mi feci scivolare giù sul divano, le braccia a cullare la testa, ormai esausto. Mi ha chiamato, provando a farmi sentire in colpa: Dopo tutti questi mesi ad aspettarti, come puoi lasciarmi ora?. Sgranai i pugni sulle ginocchia, lo sguardo fisso a terra. Io lamo ancora. Amo la mia Lucia Ma lei non cè più. Esiste solo una ragazza sconosciuta, con queste labbra finto-naturali, questo corpo privo di anima. Solo falsità.
Martina mi prese la mano, trasmettendomi un po di calore, lasciandomi sentire meno solo.
Capiva quanto stessi combattendo dentro di me, trattenendo la voglia di lasciarmi andare al pianto, il respiro sussultava a tratti.
Sai, dissi piano fissando lontano, una volta passeggiavamo in piazza dei Signori a Verona, in autunno. Le foglie gialle che scendevano, lei rideva, il cappuccio che le cadeva di continuo e io glielo rimettevo Mi disse: Matteo, vorrei che fosse sempre così. E io risposi: Lo sarà, amore. Te lo prometto. Ci credevo davvero
Mi interruppi, inghiottendo un groppo in gola. Stringevo forte i pugni, il respiro affannoso, ma alla fine le lacrime uscirono. Le lasciai scorrere, stanco, come un bambino che non riconosce più il suo mondo.
Martina si spostò accanto a me e mi avvolse in un abbraccio, cercando di offrirmi almeno un po di conforto.
Non sentirti responsabile, disse delicatamente. Lhai amata per quella che era. Le sei rimasto accanto, lhai sostenuta. Se qualcosa è andato storto, non è colpa tua. Forse è linvidia, forse la stupidità di qualcun altro Ma non è tua la colpa. Non devi portare tutto sulle spalle.
Sollevai i miei occhi rossi verso di lei.
E se mi stessi sbagliando? sussurrai. Magari dovevo provarci a capire, invece di respingerla. Magari aveva paura di perdere il mio amore. O magari voleva solo farmi felice, e io ho rovinato tutto
Nel mio sguardo cerano lotta e speranza: speravo che ancora, sotto quella maschera, la mia Lucia esistesse. La stessa che preparava il cacao la mattina e disegnava buffe faccine sul vetro appannato. Quella che rideva alle mie battute, anche le più sciocche.
Martina mi strinse la mano, guardandomi negli occhi con decisione.
Hai il diritto di sentire quello che provi, affermò con fermezza. Nessuno può costringerti ad accettare ciò che non ti appartiene. Ma se davvero vuoi provarci ancora forse dovreste parlarne. Non per lei, ma per lamore che avevate. Provate a dirvi la verità: lei ti spieghi cosa ha sentito, tu quello che hai provato. Così, magari, si potrà ricominciare davvero.
Inspirai profondamente e mi voltai verso la finestra. La pioggia era cessata, il tramonto illuminava di rosa e oro le nuvole residue. Guardai quei colori come in cerca di risposta.
Forse hai ragione, dissi piano. Ma ora ora ho solo bisogno di tempo. Tempo per capire cosa sento, per trovare una strada. Non posso dimenticare tutto in un attimo; ma, forse, non voglio nemmeno perdere ciò che di vero cera tra noi, se anche solo cè ancora una speranzaMartina rimase in silenzio, lasciandomi nel calore silenzioso della sua presenza. Poi, quando la stanza sembrò quasi respirare insieme a noi, si alzò e si stiracchiò, come a scacciare via la pesantezza nellaria.
Matteo, ricordati, disse dolcemente, accennando il suo solito sorriso storto, certe volte perdere qualcuno vuol dire ritrovare se stessi.
Mi lasciò solo con quelle parole, che cominciarono ad allargarsi come eco dentro di me. Osservai la strada là fuori, dove una bambina saltava dentro una pozzanghera, schizzando le scarpe di sua madre che invece la sgridava ridendo. Un tempo, anchio e Lucia ridevamo così, sporchi e felici della meraviglia di essere semplicemente noi. Le lacrime riaffiorarono, ma questa volta non erano solo di dolore: cera un senso vago di gratitudine, per aver conosciuto quellamore vero, anche se ora perduto.
Presi il telefono e iniziai a scrivere un messaggio, senza premere invio. Lucia, voglio solo che tu sia felice, che tu impari ad amare quella che sei, senza bisogno di cambiare per nessuno. Ti amerò sempre, per tutto quello che abbiamo vissuto. Ma ora devo amare anchio la mia verità. Lessi e rilessi le parole, come a cercare una risposta da qualcun altro, poi lo chiusi e lasciai il telefono accanto a me.
Un raggio di sole filtrava ora tra i vetri smaltati di pioggia, e in quellistante vidi riflesso il mio volto: gli occhi gonfi, ma nel mezzo una scintilla di libertà nuova.
Forse la bellezza pensai è questo imparare a lasciarsi andare, anche quando fa male. Lasciare che ciò che è vero resti e che ciò che non lo è scivoli via, tra le mani, come acqua dopo il temporale.
Sorrisi piano, e in quel sorriso sentii, per la prima volta dopo tanto tempo, la possibilità di essere ancora me stesso.
E proprio allora, in mezzo al tramonto che incendiava la città, decisi di ricominciare.






