Sta vagando per le strade di Milano, barcollando pesantemente dopo aver alzato il gomito un po troppo stasera. Dove sia finito esattamente non gli importa. È la sua città, i piedi lo guideranno comunque verso casa. In quel momento, infatti, ha pensieri più seri: si perde in riflessioni ad alta voce.
Ma perché, perché la mia vita va così? Ventisette anni, gli amici già con i figli che iniziano la scuola, e a me ogni ragazza, nel giro di un mese quando va bene mi pianta in asso. Sono maleducato? Dai, non proprio Anche se, forse sì, un po lo sono. Ma così devessere un vero uomo, si lascia andare a un mezzo sorriso Michele. Lunica cosa che posso dire di averla fatta bene nella vita è il lavoro. Non sono certo un milionario, ma mi posso permettere una bella vita.
Si ferma allimprovviso, si tiene la testa tra le mani e gli occhi gli si riempiono di lacrime:
Ho speso così tanti euro da quel luminare, e alla fine: Non posso farci niente. Ecco il numero di un esperto a Roma. Ma, sinceramente, non credo cambierà nulla. Si gira, come a parlare a sé stesso. E invece io domani ci vado, da questo specialista.
Raggiunge il ponte. Si affaccia sulla superficie scura del Naviglio:
Dovrei buttarmi? Il canale è profondo, una bella fine nellacqua, guarda ancora una volta la corrente che scorre. No, non me la sento Fa freddo, e poi Socrate non ha ancora mangiato. Meglio tornare.
Attraversando il ponte, nota che a metà strada una donna, giovane, si trova ferma a guardare lacqua. Porta un bimbo piccolo nel marsupio. Poi, allimprovviso, la vede salire sulla balaustra del ponte, in equilibrio precario, con le braccia spalancate. Istintivamente Michele si lancia, la afferra in vita e la tira a sé: cadono entrambi sulla pavimentazione polverosa. Il bambino scoppia a piangere.
Ma sei matta? le grida Michele, ormai sobrio per lo spavento.
Che vuoi? Perché ti impicci dei fatti miei?! ora piange a dirotto.
Non so, ho avuto limpressione che fosse presto per lasciarci, accenna al bambino che strepita. E soprattutto per lui. Dai, su, vai a casa, da tuo marito, tua madre Chi hai?
Non ho un marito, né una madre. Né casa, né nessuno.
Ti sei proprio trovata bene con me stasera, eh? le mette il bambino tra le braccia e la rimette in piedi. Andiamo.
Non vengo certo con te. E se fossi un maniaco?
Ah, annegarsi va bene, non fa paura, ma venire con un maniaco sì? la prende per un braccio. Su, cammina!
***
Procedono per le vie della città, mentre il bambino piange senza tregua. Finalmente Michele sbotta:
Ma perché piange sempre?
Forse ha fame? la donna stringe il piccolo a sé.
Allora dai, dagli del latte.
Non ho né latte, né soldi.
E nemmeno molto cervello, scuote la testa Michele guardandosi intorno. Lì cè un alimentari aperto, andiamo a prendere il latte.
***
La cassiera e il commesso li guardano con sospetto. Ma Michele prende un cestino e fa un cenno deciso alla sua compagna improvvisata:
Vieni. Poi si rivolge alla cassiera. Dove avete il latte?
Là in fondo, indica lei.
Si avvicinano al frigorifero.
Prendine quanto ti serve! ordina Michele.
Questo ne prende una confezione piccola.
Prendi più che puoi. Non badare! le fa segno di riempire il cestino. Cosaltro serve?
I pannolini.
Che sono?
Eccoli, accenna un sorriso per la prima volta.
Prendi pure!
Posso anche delle salviette umide?
Certo.
Alla cassa, Michele porge la carta di credito.
Solo contanti, avvisa la cassiera.
Lui allora tira fuori una mazzetta di banconote da cinquanta euro. Ne allunga una.
Non ho resto, risponde lei.
Allora metti su un po di cioccolato, indica seccato uno scaffale. Quello lì.
***
Arrivati nell’appartamento, la donna si guarda intorno sorpresa. Michele si toglie le scarpe, si precipita al frigo, prende una trota e la butta a Socrate, il gatto che gli va incontro, poi si versa del succo e ne beve a grandi sorsi. Rivolto a lei:
Dormi pure in questa stanza, indica con il dito. Cucina, bagno, doccia. Io vado a letto.
E si dirige verso laltra stanza. Si ferma, si volta:
Tu come ti chiami?
Giulia.
Io sono Michele.
***
Non sembra un maniaco, pensa Giulia, entrando in cucina e accendendo il fornello del gas per lacqua. Che stupida, stavo per buttarmi! Se non fosse stato per questo pazzo E poi, che ci facevo di notte in giro con Giovanni? Saremmo morti di freddo. Domani di sicuro ci caccia. Intanto però almeno stanotte dormiamo al caldo.
Fischia il bollitore. Corre nella stanza, appoggia il bimbo piangente sul letto, recupera dal marsupio una boccettina, torna in cucina, la lava, versa il latte e lo allunga con acqua calda.
Il piccolo beve tutto dun fiato e si addormenta. Lei lo pulisce con le salviette, gli mette il pannolino. Finalmente dorme.
Va in bagno, si lava, rientra in cucina e si rende conto di non aver mangiato da chissà quanto. Apre il frigo, afferra una fetta di salame, la morde voracemente, poi taglia pane, salame e formaggio.
Quando la fame si placa, si rende conto che forse non è stato educato prendere il cibo, ma scrolla le spalle, si stende accanto a suo figlio e si addormenta subito.
***
Mattina. Durante la notte si è svegliata un paio di volte per allattare Giovanni. Ha otto mesi, e sempre affamato. Ha sentito anche Michele svegliarsi più volte. Ora si sta alzando.
Meglio muoversi, si dice piano per non svegliare il bimbo, niente dura per sempre.
Lui sta trafficando ai fornelli. Lei sbriga le sue cose, poi va in cucina.
Siediti! le fa cenno di accomodarsi. Preparo due uova strapazzate.
Meglio se cucino io, gli dà una spintarella.
Taglia dellaneto fresco, lo sparge sulle uova, lava per bene i bicchieri, prepara il caffè.
Michele, intanto, al telefono: telefona, impartisce ordini, si arrabbia con qualcuno. Giulia ha la sensazione che lui neanche si accorga di lei. Mangia, beve il caffè. Si alza.
Giulia si irrigidisce. Ora ci dice di andarcene.
Giulia, ascolta bene. Starò fuori Milano una settimana. La cosa più importante: dai da mangiare a Socrate. Solo pesce fresco, carne fresca, niente croccantini! Nel mio studio non si entra. Nel resto della casa fai pure come vuoi.
Dalla camera si sente piangere Giovanni. Giulia corre, poi guarda interrogativa Michele.
Vai pure, annuisce.
Dopo qualche minuto torna con il piccolo in braccio. Sul tavolo ci sono alcune banconote da cinquanta euro.
Penso che bastino per una settimana, indica i soldi. Io vado.
Sta per uscire, quando Giovanni allunga le braccine verso di lui e pronuncia un pa-pa a modo suo. Forse è stato solo nella testa di Michele, ma qualcosa lo fa vibrare dentro. Papà, lui, non lo sarà mai.
Giulia, posso tenerlo un attimo in braccio? gli esce senza pensarci.
Prendilo, glielo porge, finalmente un sorriso sul viso. Mai tenuto un bimbo?
Mai.
Così si fa.
Il bambino ride, agita le manine. Michele lo guarda, rapito.
Non avrò mai un figlio mio, pensa, restituendo Giovanni a sua madre.
Esce.
***
Rientra a casa. Lo specialista romano gli ha detto lo stesso: niente figli. Umore a pezzi.
A che mi serve tutto questo? Soldi, un appartamento da quattro stanze qui a Milano, una Giulietta nuova? Un uomo dovrebbe lavorare per la famiglia. Invece qui cè sempre disordine. E nella Giulietta ci stanno sette persone ma sono sempre solo.
Apre la porta tutto è pulito e ordinato. Il sorriso colpevole di Giulia. Mani piccole che ondeggiano nellaria. La borsa gli cade e le braccia, senza pensare, si allungano verso Giovanni.







