La donna delle pulizie: un racconto

Signora della pulizia. Racconto

Buongiorno, Vera Maria…

Dal piano di sopra scendeva la vicina. Era bello incontrare Irina.

Che fortuna trovarLa qui oggi iniziò con energia Irena Sa, ne parlavo giorni fa con degli amici… Non so se possa interessarLe. Forse non fa per Lei. Comunque… in ufficio cerchiamo una persona per mantenere la pulizia. Potrei tenere il posto per Lei, se vuole. Non si spaventi, è molto pulito da noi. La ragazza che lavorava prima era una studentessa. Pagano lo stipendio minimo previsto più un piccolo bonus per la pulizia.

Irina cara, sarebbe… fare la donna delle pulizie? Vera non si aspettava unofferta del genere.

Esatto. Però lorario è flessibile, e Le ripeto: da noi è tutto pulito! Cè tanta richiesta per questo lavoro. Dopo la studentessa hanno preso una donna, ma… Beh, diciamo che non è durata.

E quanto cè durgenza per rispondere?

Le tengo il posto fino a stasera, domani non posso promettere nulla. Per ora va bene, puliamo da soli, ma serve qualcuno. Capisco che Lei è professoressa… Magari Le conviene fare ripetizioni? Son ben pagate, ultimamente.

Mai avrebbe pensato Vera, giunta ormai a cinquantanni, di trovarsi in tale situazione. Sei mesi prima era morto improvvisamente di uninfezione polmonare, scoperta tardi, suo marito Sandro. Trenta anni insieme e poi via, come svanito.

Quando il dolore allentò la presa, Vera iniziò ad avere paura.

Con Sandro avevano vissuto modestamente ma dignitosamente. Un appartamento di due stanze in un palazzone di periferia, una piccola autorimessa sotto, e un orto, là dietro.

Il figlio viveva lontano, a Firenze, in città. Da poco era nata la seconda nipote. Il figlio lavorava e pagava il mutuo per il suo appartamento. La nuora era da anni in congedo per accudire le bambine.

Vera insegnava geografia. Cinque anni prima la vicepreside le aveva chiesto di cedere parte delle sue ore a una giovane laureanda: bisogna aiutare i giovani, le aveva detto. Quella ragazza Vera la conosceva, era persino unalunna del suo corso. Come rifiutare? Così acconsentì.

Ora la giovane aveva un carico dorario più alto di Vera Maria. Neanche una cattedra piena per Vera.

Finché cera Sandro, a Vera bastava così. Andava spesso a trovare il figlio, aiutava la nuora con le nipotine, si prendeva cura della casa. Sandro guadagnava bene e qualche risparmio era stato accumulato. Nessuno immaginava che quei pochi soldi sarebbero bastati solo per un funerale.

A metà settembre decise di rivolgersi al preside per chiedere più ore: il secondo professore di geografia però aveva bisogno di racimolare più soldi quanto lei. La direttrice, ugualmente, le venne incontro e le assegnò la classe di cui essere tutor cinquecento euro in più. Ma anche molte più preoccupazioni.

Forse era colpa sua: aveva sperato che tutto si sarebbe sistemato, aveva avuto la sicurezza tipica di chi vive con una spalla affidabile al fianco. Ora laiuto non cera più.

Andò anche nelle scuole vicine a chiedere qualche ora in più, ma ovunque era troppo tardi. Il viaggio fuori città non valeva la spesa: la benzina costa.

Pochi studenti a scegliere lesame di geografia, poche richieste di ripetizioni.

Ed ecco che, proprio in quei giorni, parlò con la vicina. Irina lavorava in uno studio di consulenza medico-legale dietro langolo: due strade e si arrivava.

Era ormai fine ottobre. Vera calcolò la prima paga: affitto, spesa, qualche medicina, trasporti… Avrebbe dovuto bastare. Ma… a scuola raccolsero i soldi per il regalo alla vicepreside, nel condominio per i nuovi contatori, e la spesa era aumentata. Fece affidamento sul figlio, con vergogna. Lui le aiutò senza esitare, ma a lei la cosa pesava.

Come andare avanti? Ora anche dal parrucchiere bisognava andarci col calendario in mano.

Lofferta di Irina, in un primo momento, lasciò Vera sbigottita. Laurea, decenni di esperienza, la categoria docenti… e ora una donna delle pulizie? Ma lo stipendio era di poco sopra la soglia di povertà: invece, qui… semplice pulizia, senza preparare lezioni, senza parlare coi genitori, senza ragazzi urlanti.

A chi chiedere consiglio? Chiamò Natalia.

La sua migliore amica e, per intrecci familiari, era anche la prima moglie del fratello maggiore. La figlia maggiore di Natalia era cugina di Vera! Natalia ora abitava nella villetta in campagna con il marito attuale e Vera spesso le andava a trovare.

Veru, prova! Male che vada lasci, tutto qui!

Ma… capisci anche tu, insegnante e poi…

Ogni lavoro è degno, Veru. Anchio ho una laurea in legge, faccio la notaia. Eppure allevo maiali da anni. E allora?

Tornata a casa, davanti allo specchio in entrata, Vera accese la luce: le rughe tra le sopracciglia, le occhiaie blu, la pelle spenta. Mamma mia, come sono cambiata questo ultimo anno! Pensò. E chiamò subito Irina: sarebbe andata a fare il colloquio.

Lufficio si trovava al centro commerciale, terzo piano. Corridoio lungo, altre società: agenzie viaggi, tour operator, negozi vari. Pavimenti di finto parquet e piastrelle. Direttrice gentile, semplice, quasi coetanea di Vera.

Qui la cosa più importante è lavorare bene, in serenità. Può fare pulizie la sera o al mattino prima che arriviamo. Cinque uffici, un bagno, il corridoio. Cè il custode notte e giorno allentrata, le da le chiavi. Ricordi di chiudere, soprattutto la porta principale. Vieni, le mostro.

Tutto così leggero che quasi Vera non fece nemmeno domande. Seguiva la direttrice, ascoltava come una brava alunna.

Guanti, detersivi, il suo angolo tecnico sono tutti qui. I soldi per comprare altro li chiede a Ines, la nostra amministrativa. Ma va a prenderli Lei, va bene?

Langolo tecnico era nellangolo del bagno. A Vera piacque subito: tre tipi di mocio, uno largo, uno snodato, uno con strizzatore. Secchi grandi e pratici: meglio di casa sua.

Quando può cominciare, signora Livia?

Da domani! Domattina Ines la inserisce a contratto. Fa anche le buste paghe.

Mai avrebbe pensato Vera che lavorare come addetta alle pulizie le avrebbe dato piacere. E così fu. In ufficio lavoravano una dozzina di persone, ma Irina assicurava che non erano mai più di sette in sede. Gli altri erano sempre in trasferta o in ferie.

Due uffici spesso rimanevano deserti. I dipendenti mangiavano al bar, nel corridoio cera solo un distributore dacqua. I pavimenti si lavavano in poco tempo, i cestini erano sempre pieni solo di carta.

Il bagno, bianco da brillare: Vera metteva i guanti, detergente, tutto in ordine. E che gioia spruzzare acqua e detergente sulle palme del corridoio, pulire le larghe foglie della monstera sul davanzale.

Con i colleghi Vera non aveva quasi contatti. Per tutto, chiamava Ines, che era gentile e subito si erano trovate.

Ines, i fiori li bagno io?

No no. Quelli sono della Svetlana. Se no li annegano.

Sono appassionata anchio di piante. E i vetri? Quando si lavano?

Niente paura. Ogni primavera, prima di Pasqua, li puliamo noi da dentro, fuori viene una squadra apposta. Non si preoccupi, tutti si sono accorti che qui splende.

A Vera piaceva anche solo la passeggiata serale. Alle sette usciva di casa, prendeva le chiavi dal custode, puliva, camminava da padrona nellufficio, guardando giù dal finestrone sulla città.

Conobbe anche Tatiana, ex professoressa in pensione ora custode. Si raccontarono subito le loro vite davanti a un caffè.

Qui lavoro solo una notte ogni tre! Pensa, Vera, quanto tempo risparmiato dai ragazzi rumorosi… sospirava Tatiana.

La prima busta paga sorprese Vera. Chiamò Ines.

Ines, cè un errore. Ho ricevuto molto più dello stipendio minimo, ma ho lavorato meno di un mese!

Nessun errore. Cè il premio pulizia, lo danno quando lufficio è pulitissimo. Non lo decido io, ma il capo. Dal mese prossimo pagano il 25 e il 6. Sappia che la precedente non veniva tutti i giorni, lei invece… Poi il premio dipende anche dagli utili della società, viene diviso tra i dipendenti.

Vera era felice. Uno stipendio che superava quello di professoressa di gran lunga. Niente scartoffie, documenti, report online, nessuna responsabilità di classe di adolescenti.

Una sera, mentre puliva il corridoio, una chiamata la disturbò. Vera, vedendo il nome, capì subito che sarebbe stato pesante.

Vera Maria, buonasera. Possiamo parlare?

Chiamava la madre di Igor Rassimelli.

Certo.

Deve capirmi. Sa la situazione di mio figlio, e non fa nulla. Andrò dalla direttrice, farò un esposto.

No, guardi, ho parlato con Olga Filipponi, ho parlato con Igor, mi aspettavo miglioramenti, vede…

Lui? Non è colpa sua! Lei, quella professoressa, oramai ce lha con lui, non lo fa più entrare a lezione.

Cosa intende, signora? Oggi? È venuto senza scarpe di ricambio. In palestra non si entra con le scarpe da strada. Soprattutto con scarponi sporchi.

Si è cambiato, ma lei comunque non lo ha fatto entrare.

Guardi, ho parlato con la prof. Igor è arrivato senza divisa, senza scarpe sportive. Sbraitando, si è quasi spogliato fino alle mutande, ha messo le sneakers piene di fango e si è buttato in palestra. Ha solo voluto far ridere i compagni, la lezione è saltata.

Lei lo ha umiliato davanti a tutti, lo ha chiamato pagliaccio! Lo sa cosa gli è successo a casa? No, non lo sa.

Possiamo fissare un incontro: io, Lei, Igor e la docente. Bastano due parole…

Con quella lì? Per carità! Pensavo almeno su di lei di poter contare… pazienza, domani parlerò con la presidenza. e la mamma agganciò.

Si dirà non è nulla di che, ma Vera non riuscì a dormire. I conflitti coi genitori dei ragazzi la straziavano.

Igor era difficile capobranco, sabotava le lezioni di Vera Maria ogni volta che poteva, coinvolgendo anche la classe. Vera si arrabbiava, ma trovava il modo di proseguire comunque. Quando la pazienza finiva, doveva scrivere relazioni, parlare con la madre. Ne soffriva tutta la didattica.

Negli ultimi tempi la scuola era diventata solo richieste, questionari online per i genitori, esercizi telematici da consegnare di corsa, materiale da caricare su siti. Una perdita di tempo illimitata.

Vera puliva in ufficio in due ore e preparava le lezioni fino a mezzanotte, tra mille incombenze burocratiche.

La questione Igor si concluse solo col togliere il ragazzo dalla ginnastica, a tutela dalle proteste materne. Tutto sistemato dalla madre.

Linverno quei mesi fu bianco di neve, la città sepolta, i mezzi non ce la facevano. Lumore di Vera, seppur stanca, era alto. Con Tatiana si era fatta ancora più amica. Dopo aver pulito, bevevano sempre un tè in portineria, accorciando le serate di guardia.

Erano entrambe sole, entrambe nonne giovani. Avevano anche già conosciuto le rispettive nipotine, e si erano invitate a cena. Solo che Tatiana era già in pensione, Vera no.

Quel venerdì Vera andò in ufficio più presto. Doveva fare un salto in ferramenta e comprare del concime per le piante ora, per accordo con Svetlana, le curava lei. Prese le chiavi dal custode, senza accorgersi delle due donne che la seguivano su per le scale.

Non chiuse la porta dentrata dellufficio apriva e chiudeva solo i locali. Si mise il camice, prese il secchio, entrò nel primo ufficio pronta a disporre i vasi, passare lo straccio sul davanzale, quando…

Vera Maria, ma allora è vero!

In corridoio: la signora Alla Rassimelli e Gianna, madre di Romolo del suo stesso corso. Gianna non sapeva dove guardare, imbarazzata.

Buonasera! Che succede? Come siete entrate… Vera capì subito.

E ora è chiaro perché la classe non funziona. Alla sogghignava, sopracciglia alte.

Vera posò il secchio, si mise i guanti. Non cera davvero bisogno, ma uscì così.

E perché mai? Vera chiese fredda.

Perché! Alla indicava il secchio Vede, non ha tempo per la scuola. Una maestra e… pulizie! Perché ha preso la classe?

Risposte inutili.

Mi scusi, devo lavorare, disse Vera.

Ci scusi Lei, Gianna tornò indietro.

E siamo arrivate a questo… Le maestre fanno le pulizie… Vera udì appena la porta si richiudeva.

Chiaro che la scuola intera ne avrebbe parlato, e la chat dei genitori sarebbe esplosa. Occorreva dire qualcosa ai ragazzi.

Eppure proprio la sera, pulire calmò i nervi di Vera. Le piante la ringraziavano muovendo le fronde sotto la luce artificiale; i pavimenti brillavano, i pensieri cupi se ne andavano lavandoli.

Che sarà, sarà. Ai ragazzi avrebbe parlato lunedì. Stava già pensando che parole usare.

Domenica mattina la chiamò la preside.

Vera Maria, è vero quello che si dice in giro?

Vero, Elena Leonardi.

Che peccato! Ma perché non mi ha detto delle sue difficoltà?

Glielho detto a settembre, preside.

Le abbiamo dato le ore di tutor. Lei sa cosa vuol dire prestigio della scuola? La figura professionale?

Ricorda quando ci disse che il nostro mestiere non è tra i più prestigiosi? In Italia ogni lavoro è degno. Non rubo, non speculo, lavoro onestamente.

Come donna delle pulizie? Senta! Lei è una geografa stimata! Vale oro, eppure…

Io so quanto valgo: quanto compare sulle buste paga. Col secondo lavoro respiro, posso fare un regalo alle mie nipoti. Non cè conflitto, lo prometto.

Se lo dice Lei… Spieghi tutto ai genitori e agli alunni. Non posso vietarglielo, ma non lo approvo, sappia! Nessuno lo approverebbe.

In ogni classe cè una mamma che sostiene il docente. A Vera però, la madre di una sua collega giovane era anche docente di matematica.

È vero? Da non credere ormai iniziavano sempre così.

Ci si aspetta donne delle pulizie abbruttite dalla vita Vera Maria curata, capelli a posto, vestita semplice ma fiera, non dava quellidea.

Vera cara, io sono con te. Con la nostra paga, ci toccherà a tutte… Sai cosa si dice nella chat? Anche i ragazzi ormai sanno tutto. Ma molti ti difendono. La Rassimelli, invece, è furiosa…

Dopo dieci minuti sapeva già tutto nei dettagli.

Domenica sera chiamò Natalina. Le propose di andare a cena insieme, il marito era fuori per lavoro. Natalina era la voce sensata.

A casa, su una cucina accogliente, davanti al tè:

Veru, fregatene! Ti piace questo lavoro?

Un lavoro è lavoro. Certo, stare sul divano sarebbe meglio, ma mi piace, sì. Vedere un ufficio lucido, le piante verdi, perfino i sanitari così bianchi… sembra strano, ma sì.

E allora basta così. Nessuno ha diritto di comandare la tua vita. Solo tua.

Fu il consiglio che serviva. Perché giustificarsi? Era solo una scelta personale.

Così il lunedì, allinizio della lezione, Vera disse:

Ragazzi, oltre a insegnare, la sera lavoro come donna delle pulizie in ufficio legale. Così riesco a cavarmela meglio da quando mio marito non cè più. Sono contenta. Anzi, quiz per voi: in ufficio ci sono cinque stanze, due a sinistra, tre a destra, lultima con una camera in più. Allinizio del corridoio il bagno. A cosa vi fanno pensare? Come le chiamo io?

Risero, si scambiarono idee. Più svegli degli adulti, capirono: erano i continenti. Due a sinistra: America; in fondo: Eurasia; sotto, Africa e Australia; il bagno, lAntartide.

Si divertirono. Proposero di mettere laria condizionata in Africa e di cercare pinguini dietro i sanitari di Antartide. Se cera tensione, sparì subito.

Nessun bisogno di altre giustificazioni. Che pensassero ciò che volevano i colleghi, Vera non se ne curava. Se avesse perso prestigio coi genitori neanche.

Quanto è saggia la tua amica, Vera. Ha proprio ragione. Non devi dare spiegazioni a nessuno, le disse Tatiana.

Sì. Ho comprato a mia nipote una giacca e un cappello, Tatiana. Regalo di compleanno un gioco che la nuora mi ha consigliato. Sono felice, anche per loro.

Brava. Continua così. Guarda questa pianta: non fioriva mai, adesso sì. Per merito tuo!

Arrivò la primavera all’improvviso, con piogge, le strade allagate. Si chiudeva il terzo trimestre, non senza problemi. Fastidioso quando la dirigente, un giorno, esclama:

La pedagogia non sono due pavimenti da lavare! Qui ci vuole analisi.

Tutti capirono il riferimento. Vera non disse nulla.

In ufficio la sorpresero per il compleanno. Era libera tutto il giorno, ricevette fiori, palloncini, una bellissima pianta verde, e una scatola azzurra con un frullatore nuovo fiammante. Pulire fu anche leggero: quando sei apprezzata, tutto viene facile.

Il mattino dopo, prima del lavoro, la chiamò Tatiana.

Vera Maria, cè una persona che desidera parlarle.

Perché mi dà del Lei? Pensò. Ma prese la cornetta uno sconosciuto.

Buongiorno signora Vera Maria, sono il responsabile di “Azimut”. Mi han detto che è geografa.

Le fecero domande sul suo curriculum, sullesperienza, e la convocarono per un colloquio. Il lavoro: consulente primaria in unagenzia viaggi. Proprio quello che serviva!

Stagione turistica alle porte, la scelta doveva essere rapida.

Vera Maria, venga qui, volevo proprio chiamarla la direttrice era nevrotica Possibile che con la Rassimelli non si risolva mai nulla? Ora anche la prof. di matematica le ha dato una sufficienza…!

Lo so. Mi ha chiamata. Ma il ragazzo è così solo per lei… La collega e i compiti son chiari.

E ora che facciamo? Sa cosa ha detto? “Con una donna delle pulizie che segue la classe, cosa si pretende?!”

Ecco perché sono qui. Dovete sostituirmi da subito. Mi licenzio.

Ma… dove va? Seriamente?

Due settimane dopo Vera iniziò in agenzia viaggi. In poco tempo persino i fiori lì fiorirono. Lo stipendio era a provvigione comunque più alto che a scuola. Perché lì, come sempre, Vera metteva lanima.

Non lasciò il lavoro da signora della pulizia: tutto era vicino. Dopo una giornata seduta in ufficio, era bello passare il mocio largo tra i continenti.

Lestate successiva, con Natalina, partirono per una vacanza last minute in Italia. E dopo ancora con Tatiana, in Turchia.

Aiutava il figlio col mutuo, regalò a lui e alla nuora un viaggio conveniente.

Guardava allo specchio e sorrideva: un po di abbronzatura le stava bene, occhiaie sparite, brillava negli occhi.

Salve! Ma è Lei, Vera Maria?

Davanti a lei, seduta, Anna Rassimelli, in cerca di viaggio.

Salve, Anna! Sì, sono io. Si accomodi.

Ma allora Lei è qui la responsabile?

Al momento sì. Dove vorrebbe andare?

In Turchia, magari… Ma come sta bene! O Vera Maria, io e Igor parliamo spesso di Lei. Era una vera docente, Lei! Poi, al liceo… che sfortuna la classe! Un caos.

Ma Vera non ci trovava interesse. La solita canzone…

Guardi qui i cataloghi, Anna. Le consiglio questa le porse la brochure ottimo prezzo, ottimo servizio. Ci sono stata anchio.

Ma… Vera Maria, Lei… lavora ancora lì? Anna accennò verso lo studio legale Proprio come donna delle pulizie?

Sì, certo. Se non si trova bene, Anna, chiamo un collega.

Ma no! Solo… non ci posso credere. Una donna come Lei e…

Vera girò il monitor.

Guardiamo insieme i viaggi.

Non le importava più nulla dei giudizi di quella donna. Amava entrambi i suoi lavori.

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