Lo Gnomo di Casa
Marco, sei stato tu a mettere in ordine in cortile? chiese Simona, toccando la spalla del figlio.
Il ragazzino si scosse, si tolse le cuffie e guardò la madre. Sullo schermo del computer, i mostri continuavano a picchiarsi, ma ormai Marco non ci badava più.
Cosa cè, mamma?
Ti sto chiedendo: da quanto sei tornato da scuola?
Poco fa.
E chi ha sistemato il cortile?
E che ne so io? Forse Sofia?
Simona sorrise. Sua figlia di tre anni era di certo una bambina intraprendente, ma imprese di questo genere erano ancora fuori dalla sua portata.
Spiritoso!
Allora sarà stato lo gnomo di casa!
Già! Proprio lui! Fai il buffone, eh? Piuttosto vai dalla nonna e porta a casa la Sofia. Si è trattenuta troppo. Intanto preparo la cena. Hai fame?
Sì! Abbiamo mangiato la merendina in mensa con i ragazzi, ma era dopo la seconda ora. Mamma, ma quando iniziamo finalmente col turno della mattina?
Non lo so, tesoro. Non si pronunciano ancora. La scuola è strapiena.
Va bene dai, almeno posso dormire un po di più la mattina come sempre, Marco trovava il lato positivo.
Simona gli diede un bacio sulla testa, gli scompigliò i capelli quando lui cercò di evitarlo con una smorfia, e andò in cucina.
Adolescenti
Tredici anni. Già si crede adulto, ma poi Si irrigidisce ancora ogni volta che Simona lo bacia tra i capelli neri e consistenti, proprio come quelli del padre.
I suoi figli erano molto diversi tra loro. Marco, scuro di capelli, alto e con gli occhi azzurri, era la copia vivente di Andrea, il padre. E non solo nellaspetto. Il carattere stava affiorando piano piano, ma Simona già intravedeva la stessa dolce ostinazione. Testardo, affidabile, buono Forse non aveva messo in ordine il cortile, ma i piatti li aveva sicuramente lavati lui. E anche il pavimento della cucina era ancora lucido e bagnato. Un aiutante così, dove lo ritrovi? Forse solo quando crescerà anche la piccolina.
Sofia era il miracolo di Simona, arrivato dopo quasi dieci anni di speranza e una piccola fede che si credeva ormai persa, dopo le complicazioni del primo parto. Ma anche quella speranza piccola bastò perché, alla fine, nascesse la bimba sua e di Andrea. Chiara come una camomilla di campagna, con i riccioli biondi e gli occhi azzurri come quelli del fratello. Sofia assomigliava alla madre. Dolce come un gattino; si avvicinava, si stringeva alla mamma o al fratello e rimaneva lì, tranquilla.
Sofi, che fai?
E la stanza diventava più luminosa grazie al suo sorriso. Nessuno al mondo sapeva sorridere come lei, Simona lo sapeva bene. Quella stessa espressione però, oltre a rincuorarla, le feriva il cuore. Il sorriso era quello del padre. Andrea. Ma lui non cera più
Simona avrebbe voluto urlare dal dolore, ma non poteva. Cerano i figli.
Il marito era un vigile del fuoco, un soccorritore. Aveva salvato persone, proprio così era morto Era tornato dentro una casa in fiamme per salvare una nonna che non voleva lasciare gli animali, ma ormai era troppo tardi. La trappola di fuoco si era chiusa.
Simona lo seppe prima di tutti che Andrea non cera più. Il cuore le si strinse, presagio funesto, e allontanò la Sofia piangente dalle braccia per telefonare, gridando alla suocera, venuta a darle una mano con la neonata:
Mamma, tiene la bimba! Devo fare una chiamata!
Poi guidò impazzita verso la caserma dei vigili del fuoco del paese vicino dove lavorava il marito, le mani tremanti, la maglietta zuppa di latte.
Come aveva fatto a resistere allora? Come aveva evitato di crollare?
I figli lavevano salvata. Marco non si staccava mai da lei.
Marco, vieni che ti metto a letto! la suocera di Simona, Lucia, stentava a reggersi in piedi, ma non laveva mai lasciata sola. La obbligava a mangiare e bere, portandole Sofia per lallattamento.
Io resto con la mamma! Marco scuoteva la testa, stringendo la mano della madre. Nonna, perché ha le mani così fredde?
Simona ricordava poco di quei giorni, solo frammenti. Anche il fare la valigia, lanciare giochi e vestitini dei bambini dentro le borse alla rinfusa.
Non posso restare più qui Mi sembra sempre di sentire Andrea che apre la porta e grida come faceva sempre: «Sono a casa!»
Hai ragione, Simona. Non forziamoci. Venite un po da me, viviamo insieme, poi si vedrà.
No. Nemmeno da te voglio andare Mi dispiace. Anche lì ogni cosa mi ricorda lui. È troppo doloroso Andrò nella casa della nonna.
Ma come? Nessuno ci vive da anni! Vuoi portare lì i bambini?
Ce la farò, basta mettere un po in ordine. E tu sarai vicina. Senza di te non posso.
Io sono qui. Siete la mia unica famiglia.
Basta, mamma Non reggo più Se comincio a piangere non la finisco più, e ho ancora tante cose da fare. Tieni docchio Sofia. Io sbrigo il resto. E andrebbe dato da mangiare a Marco, sembrerebbe non mangiare più nulla. Si siede solo a tavola con me, ma io non ho appetito.
Non bisogna fare così! la voce di Lucia divenne severa. Sei una madre! Se starai bene tu, staranno bene anche loro. Se ti ammali tu, che sarà di loro? Simona, io non reggo più; letà e la salute non me lo permettono. Devi avere cura di te!
Simona strinse le mani della suocera, le baciò le palme rapidamente e riprese impetuosa a fare le valigie. Fuggire! Da quella casa piena di ricordi felici, ormai troppo amari da sopportare.
La casa della nonna la accolse con freddezza. Aveva ragione, aveva abbandonato quel luogo per una nuova vita e poi laveva trascurato.
Simona passò tra le stanze, sfiorando le pareti con le dita, tolse la polvere dal vecchio comò ancora ricoperto dal centrino ricamato e spalancò le finestre, facendo entrare laria fredda dellautunno.
Mamma, porta i bambini fin là. Verrò dopo per dare da mangiare a Sofia.
Va bene. Sicura di farcela da sola?
Certo
Non rimase sola per molto. Dopo mezzora, sentì la porta e sulla soglia apparve Laura, la sua amica dinfanzia.
Potevi dirmelo che eri qui! Sempre tanto orgogliosa, eh? Dove sono stracci e secchi?
Laura era sempre stata una donna pratica, una vera chiacchierona dallenergia inesauribile, pronta a tutto per chi considerava sua gente.
Simona, con le mani insaponate, abbracciò goffamente lamica.
Ciao
Ciao! E i bimbi?
Dalla mamma.
Chiaro! Allora muoviamoci! O resti a dormire qui stanotte?
No, voglio restare qui.
E allora che aspettiamo?
Laura, sfilatasi dallabbraccio, cercò con gli occhi la bacinella dacqua.
Laura! Simona la guardò esterrefatta.
Eh, già Sorpresa, eh?
Quando?
A febbraio. Ma che ti preoccupi tutta così? Sono incinta, mica malata.
Di chi?
Ma dai! Lo sai benissimo. Laura prese uno straccio e strofinò il davanzale. Mamma mia, quanta polvere!
Gabriele? Ma lui
E partito, sì. Madre single in arrivo. Dai Simona, ne parliamo poi. Adesso pensiamo a pulire.
Tornerà?
Gabriele? No. Ha deciso che la libertà conta più di tutto. Fa la sua scelta. Io, invece, avrò un figlio, o magari una figlia
Nessuno te lha detto ancora?
No, si fa desiderare. Ma che importa? Sarà mio figlio, Simona. Il mio!
Sapeva bene Simona cosa voleva dire per lei col primo marito, Laura aveva divorziato proprio perché, a quanto pareva, non poteva avere figli. I parenti, tutti dalla parte di lui; compatendolo e rinfacciando a lei di non essere adatta. E lui che non la difendeva mai.
Meglio niente marito che uno così aveva deciso Laura, divorziando. Non appena divorziati, lui si era risposato e, guarda caso, la nuova moglie non riusciva ad avere un figlio. Dopo vari controlli, risultò che il problema era di lui. Dopo una cura, ebbero un figlio e poi una figlia.
Laura gioì sinceramente per loro, anche se da tempo aveva lasciato tutto alle spalle. Se non si fossero separati, non avrebbe mai incontrato Gabriele né provato la felicità che sentiva muoversi sotto il cuore.
Pulirono casa fino a sera, ma ne valse la pena. La casa sembrava respirare, sbattere le vecchie persiane, borbottare tra sé e destarsi.
Laura, esausta ma contenta, si sedette e guardò Simona preparare il tè.
Comè passato in fretta il tempo
Pareva ieri quando correvano lì per acchiappare le focaccine appena sfornate e poi via al fiume, mentre la nonna di Simona brontolava:
Maleducate! Non sapete mangiare come si deve?
Loro salutavano da lontano:
Tra unoretta!
Che poi diventava sera. Al ritorno, trovavano la nonna di Simona nellorto e si mettevano a zappare accanto a lei. Una donna sola, con tanto da fare e una nipote sulle spalle. Simona era la sua maggiore. La madre era morta durante il parto, il padre se ne andò, schiacciato dal dolore, lasciandola sola con la nonna. Quando suo padre ebbe un altro figlio con la nuova moglie, la nonna portò Simona con sé in città, ma vi rimasero poco. La piccola non capì mai davvero perché la nonna rientrò improvvisamente in paese, piangendo silenziosamente durante il viaggio.
La nonna di Simona morì quando lei aveva appena compiuto diciotto anni, proprio mentre Simona iniziava a frequentare Andrea, travolta dallamore e distratta dai sintomi della nonna, ormai stanca. Solo quando sentì quel lamento notturno si rese conto
Avevano avuto solo tre mesi per dirsi tutto ciò che andava detto troppo poco.
La nonna però ebbe il tempo di fare una cosa per cui Simona le era eternamente grata: una sera chiamò la madre di Andrea e parlarono a lungo. Cosa le abbia detto, Simona non lo seppe mai, ma da allora Lucia fu la sua seconda mamma.
Iniziò a chiamarla mamma già prima del matrimonio.
Posso? domandò timidamente, tirando un sospiro di sollievo al suo cenno.
Non aveva mai parlato così apertamente con nessuno, se non con la nonna. Solo Lucia riuscì a scaldarla in quel modo.
Mai uno screzio con Lucia. Consigli? Sempre dati con dolcezza, mai imposti. E Simona sapeva bene quanti suoceri non sanno essere genitori di spirito e non solo di parole.
E Simona aveva imparato sulla propria pelle che essere parenti non basta: dopo la morte della nonna, venne una delegazione dalla città. Padre, matrigna e suocera materna.
Bella casa. Si può vendere bene.
La suocera della matrigna non laveva mai vista. La donna guardava in giro scuotendo il capo.
Tutto così trascurato! Andava dato una sistemata. Gli acquirenti vogliono vedere pulito.
Quali acquirenti? Simona si riscosse, sentì le gambe tremare.
Per una settimana dopo il funerale era come ipnotizzata. Mangiava solo se Lucia faceva forza, faceva qualcosa in casa ma poi si bloccava ogni volta, in ascolto, aspettando di sentire la nonna chiamarla dalla cucina estiva.
Ti sei stancata? Vieni a lavare i barattoli, bisogna preparare le conserve!
Quali barattoli? La madre della matrigna mosse la spallina del vestito, mostrando un lembo di pelle bianca, e Simona fu colta dalla nausea. Quelli che compreranno la casa!
Simona non rispose. Andò dietro il capanno a soffocare la sua angoscia; tornò che Lucia era già lì.
Andatevene subito da qui. Subito!
E lei chi è? Che titolo ha per comandare?
Questa è la casa di Simona. Cè il testamento.
Quale testamento?
Uno regolare. E cè un lascito in banca anche. Tutti i documenti sono in regola; li ho fatti io stessa con la nonna. Voi non avete più nulla qui. Avete capito? Volete spogliare unorfana!
Il temporale familiare non travolse Simona. Lucia la prese e la mise a letto:
Non piangere! Non ti lascerò mai fare del male. Lho promesso a tua nonna. Su, prendi il mio accappatoio pulito, riposa un po’. Ti porto il tè. Dormi, calmati, poi parliamo.
Simona rivide suo padre solo al matrimonio.
Non laveva invitato. Si presentò da solo.
Festa, scherzi a Andrea, tutti ridevano mentre tentando di fasciare un pupazzo enorme. Qualcuno toccò Simona alla spalla, lei si voltò ancora sorridendo.
Ciao, figlia
Rimase senza parole. Il padre le strinse la mano, le diede delle chiavi, gliele chiuse nel pugno.
Scusami! Lucia ha i documenti. Ti spiegherà tutto. Sii felice!
E se ne andò.
Il piccolo appartamento che il padre aveva regalato a Simona era grazioso e accogliente. Simona girava per le stanze, non capendo subito perché trasferirsi lì dalla casa della nonna.
Simona, qui starete meglio. È in città, ci saranno più possibilità. E devi studiare.
Lucia, dopo aver visto tutto, si sedette soddisfatta in cucina. Era stata lei a spiegare al padre cosa vuol dire avere una figlia adulta. Lui aveva finalmente dimostrato un po di coscienza.
Devi studiare. Quando cominci? disse Lucia.
Non so Il termine è ancora piccolo. Non lho detto neanche ad Andrea.
Ti aiuterò io. Iscriviti. Sei sveglia, non puoi restare senza un mestiere.
Simona terminò il corso serale delluniversità. Fu dura, ma Lucia la sostenne come poté, badando a Marco e portando viveri.
Tirarono un sospiro di sollievo quando Simona trovò lavoro e Marco andò allasilo.
Andiamo al mare! Andrea rideva con le mani sulle orecchie, mentre tutte e due Simona e Sofia gridavano di gioia.
Fu la loro prima e unica vacanza. Simona e Andrea nuotavano fino allo sfinimento, buttando un occhio al piccolo Marco sotto la sorveglianza di nonna Lucia. Le sere erano per passeggiare sul lungomare o sul molo, finché la notte stellata calava sopra di loro.
Una sera Andrea restò sulla riva per far salire Marco sulla giostra, mentre Simona e Lucia camminavano lentamente lungo il molo.
Alla fine videro una coppia che litigava forte, urlando e spingendosi, per poi incamminarsi ancora brontolando.
Lucia li guardò andare via:
A che pro tutto questo? Senza accorgersene, si rubano la vita Poi faranno pace, ma questi sono giorni persi. Rabbia, offesa A che serve?
E se non si riappacificano? disse Simona.
Perché può darsi. Ma così si litiga solo se si tiene davvero luno allaltro. Lhai vista? Correva dietro a lui piangendo. Si arrabbia, ma perdona. E lui la perdonerà. Ma quella sera non torna più. Forse la notte li accomuna, forse no Quando tra qualche anno ti arrabbierai con Andrea, ricorda questa coppia e chiediti: vuoi davvero sprecare così il tuo tempo? Ce nè così poco, Simona così poco
Ne fu grata Simona alla suocera per quelle parole. Sapeva di aver fatto bene a non sprecare mai il loro tempo insieme.
Simona tolse il bollitore dal fuoco e quasi lo fece cadere. Dallaltra parte della finestra della cucina passò unombra e gridò spaventata. Non era Marco. Cera un uomo fuori, che si aggirava nel cortile.
Pensò prima di chiudersi dentro e chiamare aiuto, ma subito si riprese. I bambini stavano tornando. E Lucia non li lasciava soli. E fuori cera uno sconosciuto!
Si rassicurò stringendo la vecchia maniglia calda del bollitore, guardò fuori, poi decisa aprì la porta.
Luce non ce nera. Si era dimenticata di accenderla tornando a casa.
Chi è là?!
La porta del capanno cigolò e Simona si irrigidì. Il terrore le toglieva il respiro.
Che volete? Chiamo aiuto!
Lombra si mosse verso il portico, e Simona fece istintivamente un passo indietro.
Non gridare, Simona, sono io. Leonardo.
Simona, sollevata, abbassò il bollitore e saltellò su un piede: si era scottata il piede con il metallo caldo. Mise il bollitore sul tavolo della veranda, sussurrando qualche bestemmia silenziosa.
Che ci fai nel mio cortile, Leo? Perché non sei entrato dalla porta?
Leonardo, basso e robusto, abbassò il capo, proprio come faceva spesso Marco quando ne combinava qualcuna.
In realtà Non ti arrabbiare Mi ero accorto che la porta del capanno era rovinata. Volevo sistemarla. Domani vado allapiario. Non so quando rientro. Volevo riuscire a sistemare adesso.
Simona restò sorpresa.
La porta? Nel capanno?
Solo allora tutto le fu chiaro. Anche la pulizia del cortile, a cui lei e Marco erano estranei; la staccionata aggiustata, il ponticello nuovo verso il bagno esterno.
Allora sei tu il mio gnomo di casa! Simona sorrise.
Chi, io?
Lo gnomo di casa! È venuto a vivere qui. Mi aiuta con i lavori, tiene docchio tutto. Però il latte dalla scodella non lo beve, dice Marco che dovremmo prendere un gatto. Chissà, magari è solo solo. Noioso stare da soli?
Una luce dalla cucina bastò a Simona per vedere il rossore sulle guance di Leonardo.
Scusa, dovevo dirtelo prima.
Grazie! Ma perché, Leo?
Leonardo non rispose. Fece un cenno ed uscì dal cancello, ignorando Lucia e i bambini fermi sul vialetto.
Allora si è fatto vedere! sogghignò Lucia porgendo a Simona una bottiglia di latte. Metti tutto in frigo.
In che senso, si è fatto vedere? Mamma, lo sapevi già?!
E che credevi? Tutto il paese lo sa. Dai, hai scoperto il mistero! Leonardo ti guarda da quando eri con il mio Andrea. Non te ne sei mai accorta?
No
Sul serio? Lucia parve sorpresa. Non menti?
Ma figurati non lo sapevo proprio
Vieni, parliamone! Lucia spinse avanti la piccola Sofia. Prima però mettiamo a letto i bambini. Avremo tempo per una lunga chiacchierata.
Parlarono quasi fino allalba. Simona continuava a rabboccare la tazza di Lucia, mentre ascoltava:
È venuto da me circa un anno fa a chiedere la tua mano. Ha detto che da te non ha nessuno più vicino di me, quindi doveva chiedere a me. Un furbo! Ha saputo lusingarmi!
E tu hai detto sì?!
Certo! Simona, sei giovane, la vita è davanti. Crescono i figli e poi resti sola con me, una vecchia. Credo sia giusto, no! Devi goderti la vita, Simona. So bene che amavi Andrea, e ora non dire nulla! Una passione così si vive forse una volta sola. Ma ci sono fortunati a cui il destino regala anche unaltra occasione. Se trovi la pace e il calore con un altro, sarò solo felice! Anche Marco cresce, gli serve una figura maschile. Noi lo amiamo, certo, ma non basta. E Leonardo è già diventato un amico. Sai che gli insegna a guidare la macchina?
No
Non te lha detto, allora. Ha paura di infastidirti.
Ma perché?
Chissà, magari pensa che potresti credere che tradisce il ricordo del padre
Che sciocchezza!
Parla con tuo figlio, tranquillizzalo. Si affeziona a Leonardo ma ha paura di essere frainteso. Sofia è troppo piccola, di Andrea ormai si ricorda poco. Ma per Marco è più difficile. Ma anche tu, Simona
Io cosa? Simona arrossì abbassando lo sguardo.
Tutto bene, tesoro! Lucia sorrise e attirò a sé la tazza. Dai, un altro goccio di tè. Che sete!
Simona e Leonardo si sposarono un anno dopo. Lanno seguente nacque un altro figlio.
Oh, mamma, guarda che capellone! Simona tolse il cappellino al neonato a casa e gli sistemò i sottili riccioli biondi come quelli di Sofia.
Sembra davvero uno gnometto! Lucia lo avvolse nella copertina e se lo prese in braccio. Benvenuto, piccolo! Puoi chiamarmi nonna Lucia.
Mamma
Sto solo scherzando Dai, allattalo che vado in cucina! Cosa ti preparo?
Un grosso gatto rosso, regalo di Leonardo a Marco, entrerà nella stanza, silenzioso, saltando sul davanzale a fissare la Simona addormentata e il piccolo fasciato accanto a lei. Il silenzio si poserà accanto al gatto, lo abbraccerà, e rimarrà a guardare la scena. Ecco la felicità Fragile, dolce Da custodire con cura.
Da qualche parte tinterella un cucchiaino, una risata acuta di Sofia rimbalza sui muri, e il silenzio scivola dal davanzale, accarezzando lorecchio del gatto. Il micio si lecca il muso, mentre si prepara ad accogliere il nuovo membro della famiglia.
Va pure! Qui di custodi ce ne sono già abbastanza!







