“Lo genero ‘portato in grembo'”
“E quando pensavi di dirmelo?” brontolò la suocera, senza neanche degnare uno sguardo a Marco. Tutta la sua attenzione era rivolta al bambino che si nascondeva dietro di lui.
“Te lo dico adesso,” rispose luomo con calma, cosa che irritò ancora di più la donna.
“E allora? Credi che accetteremo il tuo parassita?”
Marco si era sposato a diciannove anni, “per una botta di fortuna”, come si suol dire. La sua fidanzata, poi moglie, Ginevra, era rimasta incinta.
Valentina, la madre di Ginevra, aveva subito chiarito:
“Non accetto rifiuti. Ci sarà il matrimonio. E prova solo a sottrarti alle tue responsabilità.”
Marco non si era tirato indietro.
Il matrimonio fu semplice, senza grandi festeggiamenti.
I giovani sposi andarono a vivere con Valentina.
I rapporti erano tesi, ma Marco, giovane ed educato, si adattò alla suocera.
“Marco, dove sei finito?” gridava lei. “Perché non sei ancora a casa? Hai deciso di farti una vita spericolata?”
La suocera mostrava i pugni, e Marco rideva.
“Valentina, ho trovato un secondo lavoro, tornerò più tardi.”
“Quanto ti pagano?”
“Bene, abbastanza per noi e per voi,” sorrideva il genero.
Valentina sapeva che il ragazzo aveva le mani doro, ma credeva comunque che avesse bisogno di controllo.
“Mamma, basta. Perché lo tormenti sempre?” lo difendeva Ginevra.
“Un uomo va tenuto a bada, altrimenti ti monta in testa. E io dovrei mantenervi entrambi?”
La figlia non rispondeva. Discutere con la madre era inutile: se si era fissata su qualcosa, era meglio tacere.
Così vivevano la suocera comandava, e Marco obbediva.
Purtroppo, Ginevra non riuscì a portare a termine la gravidanza. Ma la famiglia non si sfaldò: Marco sostenne la moglie come poté. Lei, però, sembrò impazzire.
Cominciò a sparire di casa, a volte non tornava neanche di notte, si dava allalcool.
Lui resistette a lungo, poi trovò unaltra donna.
Stava già per lasciare la casa della moglie, ma Valentina prese tutto nelle sue mani.
“Non te ne vai,” gridava. “Ginevra si riprenderà, vedrai. Hai promesso di starle accanto.”
“Valentina, ormai non cè più nulla da salvare.”
“Non vuoi, ecco tutto. Lo sapevo”
“Lasciami passare.”
“Ho detto di no, non ci pensare neanche!”
Quel giorno, Marco non se ne andò. Il giorno dopo, Valentina si sentì male e lui dovette rimanere.
La suocera cadde malata per il dispiacere. Marco, sentendosi in colpa, restò.
Valentina ci aveva messo tutto limpegno, e poi si vantava di aver salvato la famiglia di sua figlia.
Tra Marco e Ginevra, per un po, i rapporti migliorarono. La moglie si calmò, smise di uscire. Ma un anno dopo, Ginevra ricadde e sparì.
“Dove sarà finita tua figlia?” Marco non riusciva a contattarla tutto il giorno, e la sera non era ancora tornata.
“Probabilmente è rimasta da unamica,” si giustificava Valentina. “La troviamo, non agitarti.”
Cercarono Ginevra per giorni, poi denunciarono la scomparsa. Ma fu inutile. La trovarono, ma lei rifiutò di tornare da madre e marito.
Passarono sei mesi. Ormai Marco e Valentina avevano capito: Ginevra voleva una vita nuova. Ma continuavano a vivere sotto lo stesso tetto.
Lui più volte tentò di andarsene, ma la suocera lo fermò.
“Dove vai? Mi lasci proprio sola?”
“Valentina, forse Ginevra non torna per colpa mia. Se me ne vado, tornerà da te.”
“Certo, come no! Mi ha abbandonato quellingrata e ora anche tu!”
“Marco, non lasciarmi, tu non hai nessuno. Per me sei come un figlio!”
“Quando quella ritroverà la testa, ti lascerò andare, non ti ostacolerò. E non insisterò perché vi riuniate”
Fu lerrore più grande della sua vita: Marco restò.
La loro vita non era male. La madre di Marco era morta da tempo, e Valentina si prendeva cura di lui. Anche quando iniziò a frequentare una collega, lo sostenne.
“Portala a conoscermi,” diceva. “Devo sapere con chi ti lascio andare.”
E Marco, senza pensarci, la portò
Lincontro non andò bene. La donna sparì non appena seppe che lui viveva con la suocera.
Così rimasero insieme.
Di Ginevra, nessuna notizia. Non chiamava neanche la madre, convinta che le avesse rovinato la vita.
“Marco, dove vai di buonora?” chiese Valentina una mattina.
“Ho da fare.”
“Cosa puoi avere da fare a questora?” lo bloccò. “Hai trovato qualcuno, vuoi scappare da me?”
“Non cominciare”
Marco non aveva un posto dove andare, né qualcuno.
“Mi lasci sola, vecchia e malata?”
Lui sorrise e passò oltre. Queste discussioni erano allordine del giorno. Certo, in un certo senso, gli dispiaceva per Valentina Ed era ormai abituato.
Tornò a casa solo dopo quattro ore. La suocera aveva contato i minuti.
“Dove sei stato?” incrociò le braccia. Dalla cucina usciva un profumo di dolce.
“Mi aspettavi,” sorrise Marco.
“Valentina, cè una cosa,” e solo allora la donna notò il bambino che si nascondeva dietro di lui. “Mio figlio, Luca.”
“Tu-tuo figlio?” la suocera quasi svenne. “Da dove? Quanti anni ha?”
“Cinque.”
“Ah, cinque” camminò avanti e indietro, bloccando lingresso, come se stesse decidendo se farli entrare o no. “Quindi tradisci mia figlia da anni”
“E io che credevo in te Ti ho dato fiducia. E tu come mi ripaghi?”
“Non è proprio così,” Marco non si giustificò.
“Porti un bambino in casa e pensi che lo accetterò?”
“Valentina, non insisto. Se non vuoi, ce ne andiamo.”
La donna guardò ancora il bambino, poi Marco.
“Entrate, ma se credi che lo tratterò bene, ti sbagli.”
Passò una settimana. Marco lavorava, Valentina si occupava del bambino.
Pur avendo promesso di non accettarlo, fece lopposto. E Marco ne fu felice.
“Luca non ha più una madre, è rimasto solo.”
“Me lhai nascosto tutti questi anni?”
“Non proprio nascosto, ma non te ne ho parlato. Conoscevo la tua reazione, non volevo rattristarti.”
Vivevano così, finché Ginevra non riapparve.
“E questo bambino che ci fa qui?” urlò dallingresso. “Chi è? Hai affittato la casa?”
Valentina, sentendo la voce della figlia, si bloccò. Non era unallucinazione?
“Ginevra Sei tornata” la abbracciò piangendo. “Dopo tutti questi anni senza una parola”
“Sì, sì, basta abbracci,” la figlia si divincolò. “Ma il bambino di chi è?”
“Di Marco Vive con noi.”
“Marco vive ancora con te? Non lhai cacciato.”
“No, perché? È come un figlio per me, mi aiuta, mi





