Un gioiello di famiglia
No! Non cercare di convincermi, mamma! Lo farò comunque!
Mariangela, ma perché?! Davvero, spiegami… perché vuoi proprio questo?
Perché lui entra nella stanza un minuto prima di me! Perché non riesco più a guardarmi allo specchio! Perché non avrò mai una vita normale! Né marito, né figli! Oh Dio, mamma! Non capisci?! Mariangela scoppiò a piangere e lanciò la spazzola verso Tito, che si era distratto a giocare con la stoffa del divano.
Il cuscino che Tito graffiava con costanza, ascoltando la discussione sopra la sua testa, era stato meticolosamente ricamato a mano da Mariangela. Era un dono destinato alla nonna, ma una lite antica aveva separato la famiglia in due schieramenti opposti, impedendo che il regalo raggiungesse la destinataria. Quelle rose di velluto servivano ora solo a Mariangela, e spesso diventavano campo di battaglia per il gatto sfrontato della famiglia Bernardi.
Proprio grazie a Mariangela, Tito era arrivato in casa, e lei si sentiva dunque in dovere di educare quella creatura ribelle, salvata una volta dalle mani turbolente dei ragazzini del vicinato. Convinti che il gatto non avesse padrone, credevano di poterne disporre a piacimento. Ma non avevano fatto i conti con Mariangela.
Con la sua cartelletta di spartiti tra le mani, Mariangela sembrava fragile e gentile, come desiderava la sua mamma. Solo che il papà avrebbe preferito altro. Così, Mariangela aveva il cinturone nero di karate e una serie di coppe che le davano fastidio ogni volta che doveva spolverare il mobile dove erano brillavano fiere. Lei detestava mettere ordine, e la polvere sugli emblemi dei suoi grandi successi la gettava nello sconforto. Ma la mamma non le permetteva di nasconderle, convinta che servissero all’autostima della figlia.
Per Mariangela il karate era tornato molto utile: la banda molesta, dopo aver ricevuto una lezione, era fuggita a leccarsi le ferite, e lei era rimasta con quel gattino magro e spelacchiato dalla coda ridicola. In poco tempo, però, Tito era diventato un gatto regale, sfrontato, deciso che Mariangela fosse a tutti gli effetti sua proprietà: poteva godersi la vita e permetterle di vezzeggiarlo ogni tanto dietro le orecchie, quasi come un dono.
Il giorno in cui Tito divenne membro ufficiale della famiglia, Mariangela tornava a casa dal conservatorio, cupa e agitata. Le prove per il concorso imminente non andavano bene: le dita che solitamente scorrevano perfette sui tasti, davanti all’ingresso in sala di Leonardo, suo compagno di studi, la tradivano.
Leonardo, che Mariangela aveva conosciuto da una vita, prima sui banchi di scuola poi al liceo musicale, era improvvisamente diventato per lei irriconoscibile e misterioso. Dopo una lunga estate senza vedersi, quando lui era tornato per questioni di famiglia, lei si era stranita davanti a quellabbraccio dabitudine nei corridoi delle aule, in mezzo alle chiacchiere degli amici. Quella mano grande sulla spalla, la sua risata familiare, e Mariangela si era immobilizzata in una gioia che aveva qualcosa di doloroso e dolcissimo, desiderando che lattimo non finisse mai. Altre volte si sarebbe divincolata con una battuta, magari mollando un buffetto sulla testa a Leonardo, ma in quel momento voleva solo restare lì, in pace, nel suo calore.
Naturalmente, quando Leonardo schizzava nellaula coi fogli sgualciti dello spartito di qualche nuovo pezzo, dicendo a tutti che era tornato, Mariangela si vergognava della sua ingenuità. Sciocca che sono! Ma come si può solo pensarlo!
Eppure quella sensazione non la abbandonava più, e improvvisamente cercava Leonardo con gli occhi ovunque. Ogni volta che incrociava il suo sguardo, però, abbassava le ciglia arrossendo.
Era terribile e meraviglioso insieme. Voleva parlargli, confessarsi. Ma ne aveva così tanta paura che lidea di un simile incontro le dava le vertigini e le irrigidiva le mani.
Mariangela soffriva.
Parlarne con qualcuno era impossibile. La mamma non avrebbe capito, o almeno così lei pensava, ma non aveva importanza: confidare la sua prima passione alla madre era impensabile.
Il rapporto tra Mariangela e la madre, Albina, era unaffettuosa lotta. Si volevano bene fino a tremare, ma il loro carattere era così allenato che spesso il desiderio di non far male allaltra falliva miseramente, e allora scattava la crisi. Senza urla né piatti rotti: da loro le discussioni si concludevano quando una delle due chiudeva silenziosa la porta in faccia allaltra. Poi, il silenzio.
Civiltà annientata a vicenda, diceva la nonna di Mariangela, Lucia, prima della famosa lite che aveva spaccato la famiglia. Poi aggiungeva: Stupida, fenomenale testardaggine!
Mariangela era daccordo con la nonna; ma era tutta un’abitudine difficile da scardinare, così la perpetuava. Però, di solito era lei a rompere il ghiaccio, riportando una pace fragile in casa.
Era certa di essere amata dalla madre: una passione intensa, quasi dolorosa. Per Albina Bernardi non cera nulla sopra la figlia. Mariangela lo sapeva, come sapeva che per quella dedizione la mamma la avrebbe voluta sotto una campana di vetro, custodita come un diamante raro.
Albina la proteggeva in modo ingestibile. Niente campeggi, poche amicizie oltre a quelle decise dalle madri, permessi rigorosamente concessi. Gli amici erano i figli delle amiche di Albina: ragazzi estranei, con cui non riusciva a legare. Non per cattiveria: Lorenza la prendeva sempre in giro, inventando soprannomi crudeli, e Silvano aveva rotto la testa del suo orsetto di pezza al primo incontro: Così impari! aveva detto, lasciandola in lacrime.
Che peccato, questi ragazzi non si prendono! Sarebbero perfetti! sospirava la madre di Silvano, cercando di consolare Mariangela con un affetto affettato.
Albina, non rovinarla! la voce della nonna Lucia, che Mariangela ascoltava stretta a lei, era indignata. Lasciala libera di scegliere! Altrimenti ti odierà, non la tua creatura!
Lucia, piantala con queste storie! Mariangela è una ragazza, ancora piccola. Decido io, finché è sotto la mia cura!
Non tirare troppo quella corda… Se pensi che tua figlia sia una tua proprietà, sbagli di grosso.
Quel dialogo era rimasto impresso a fuoco nella memoria di Mariangela. E ogni volta che la mamma diventava insistente, lei le diceva:
Mamma! Io non sono tua proprietà!
Questo mandava Albina su tutte le furie.
Non riportare ciò che dicono gli altri! Usa la tua testa!
Io la uso eccome! rispondeva Mariangela, e tornava il silenzio.
Lo strappo con la nonna fu inevitabile dopo la famosa grande lite. Mariangela non giudicava chi avesse ragione. Tutti e nessuno.
Anche la nonna: in un accesso di rabbia non avendo compreso tutto, aveva detto alla nuora:
Dovevi essere più forte, quando portavi in grembo la bimba! Organizzazione sensibile Sciocchezze! Bisogna pensare agli altri, non solo a se stessi! E tu, Albina, a cosa pensavi?
E anche la madre: incline ai capricci e ai pianti, disturbava la vita di Mariangela e del padre durante la seconda gravidanza, che purtroppo finì male. Nessuno ne voleva parlare quando fu chiaro che, a causa di una terapia sbagliata, il bambino purtroppo non sarebbe arrivato. Albina diede la colpa al mondo intero e solo Lucia si permise di dirle la verità senza mezzi termini.
Mariangela, triste per la perdita del fratellino e il clima doloroso di casa, desiderava la nonna, ma non poteva sfidare la madre. Dopo la lite la nonna vendette casa, si trasferì a Sorrento, sul mare.
Così sarà meglio. Tutti più tranquilli, aveva detto al figlio.
Il padre di Mariangela visitava la nonna due volte lanno. La madre lo accettava senza problemi, ma non avrebbe mai lasciato andare Mariangela con lui.
Non voglio che la mettano contro di me!
La ragazza stava al gioco, amando entrambi i genitori e sforzandosi in tutti i modi di non esserne la causa dei dissapori.
Conservava una foto della nonna nel suo libro preferito. Quando nessuno guardava, la tirava fuori e ammirava.
La capacità del fotografo di far sembrare la nonna minuscola, così che il famoso naso di famiglia, caratteristica Bernardi, diventasse meno invadente, le faceva venire le lacrime guardandosi allo specchio.
Naso. Famigliare. Sproporzionato e, citando la nonna, oltraggiosamente magnifico
Di tutta letichetta, Mariangela conservava solo sproporzionato. Non ci vedeva niente di magnifico.
È davvero enorme! aveva esclamato Lorenza, che Mariangela non vedeva da più di dieci anni. Aveva persino allungato un dito perfetto per toccarlo. Scusa! Ma sembri proprio Pinocchio! E come fai a baciare qualcuno? Non dirmi che… Ma davvero? Sei seria? Mai baciato nessuno? Non ci credo! A questetà non avere un ragazzo! Robe da matti!
Non capì mai come fece a trattenersi. Avrebbe voluto agguantare i riccioli perfetti di Lorenza e strapparle almeno metà dei boccoli.
Chi era, Lorenza, per dirle tutto questo? Solo una conoscenza d’infanzia, trasferita in Spagna, con cui non aveva niente a che fare.
Quella visita, organizzata da Albina poco prima della partenza di Lorenza, aveva procurato a Mariangela quella decisione definitiva e adulta.
Mi faccio rifare il naso!
No! Albina la guardava sconvolta. Non te lo permetterò! Perché?!
Non serve che provi a dissuadermi, mamma. Papà mi ha già dato il suo consenso. È deciso.
Non lo farai mai il sussurro era così piano che Mariangela quasi non lo sentì.
Il discorso proseguì a suon di lacrime, con la madre che fuggiva in camera, cercando una soluzione tutta notte. Il mattino dopo, con la certezza negli occhi fissò il marito:
Dammi il numero di tua madre.
Mariangela partì per Sorrento il giorno dopo.
Fu Albina ad accompagnarla allaeroporto e, stringendola, le sussurrò:
Facciamo tanti errori, amore mio, e perdiamo ciò che potremmo trovare… Non ripetere i miei sbagli! Ricordati: ti aspetto e ti voglio bene, più della mia vita e di tutto il mondo insieme.
Mariangela non poté fare altro che annuire, abbracciare la mamma e salire sul volo. La nonna la aspettava, e in quel momento nulla era più importante.
Lucia la accolse con un affetto che scaldò ogni angolo della casa, e solo dopo due giorni le due parlarono davvero, con parole, non verso interrotto.
Mariangela, perché pensi che tua madre sia finalmente diventata una vera donna?
Non lo so. Forse perché ho deciso di tagliarmi il naso.
Ma perché!? Sei bellissima! Magari un po di trucco non guasterebbe, ma per il resto…
Nonna! Anche tu!? Sono ridicola, sembra di avere il naso di Pinocchio!
Sciocchezze! Chi te lha detto?
Qualcuna…
Mariangela trattenne le lacrime, pensando alla ricercata chioma di Lorenza. Lei sì che non aveva problemi con i ragazzi: scelte infinite, bastava un cenno.
Chi giudica così, umiliando gli altri, non conta nulla. Non esistono donne perfette! Se trovassi una donna veramente soddisfatta di sé, il Guinness sparirebbe per mancanza di concorrenti!
Allora devo farmi iscrivere, come campionessa di naso più prominente? Sono sicura che vincerei!
Aspetta, la nonna si alzò dal suo poltrone regale e sparì nella stanza accanto.
Tornò con un album grosso, di velluto blu.
Guardalo!
Cosè?
Quelli della nostra famiglia che hanno avuto il gioiello di famiglia e sono stati comunque felici. Gli avi. Non tutti, perché alcune foto sono andate perse. Non troverai qui le zie morte durante la guerra a Genova. Una di loro, però, riuscì a salvare la figlia affidandola a una vicina, lasciandole come pegno i gioielli di famiglia. Quella donna non solo nascose la bimba, ma, alla fine, le restituì quasi tutto. Quella bambina era tua prozia. Un talento, diventata una chirurga che salvò tante vite. Indossava una mascherina fatta su misura perché con quel naso ci si deve adattare!, diceva. Guarda questa foto!
Una donna alta rideva tra le onde con unenorme cappello, un uomo accanto era da rivista.
Zio Michele?
Proprio lui! Bellissimo, forte. Fata, però, si prese cura di lui fino allultimo, felice di amarlo, anche nella malattia.
Ma lui era malato… Mi ricordo…
Sì. Ma lei c’era sempre. Diede tutto senza rimpiangere un istante. Dopo qualche mese che lui morì, se ne andò anche lei. Poteva essere insieme, diceva…
Che storia…
Una delle tante! E nessuna di loro si è mai vergognata del naso. Tutte hanno avuto una vita piena, hanno amato ed erano amate. Nessuna ci ha rimesso qualcosa per un naso troppo grande.
Lucia si alzò, andò al cassettone, prese una scatolina intarsiata.
Ecco: ora tocca a te. Fata ha voluto lasciare a ogni donna della famiglia qualcosa. Questo è il tuo.
Gli orecchini che Mariangela trovò erano così belli che le tremava il cuore.
Li ha creati tuo prozio, un grande orafo. Vedeva la bellezza ovunque. Amava sua moglie, Lilia, e fece queste orecchine per lei. Da madre in figlia, ora sono tue.
Nonna! Questa sì che è la vera eredità di famiglia!
Proprio come il tuo naso, tesoro! Immagina se io decidessi che questo gioiello è fuori moda e lo facessi fondere per rifarne uno moderno, senza storia e senza anima?
Mariangela serrò in pugno gli orecchini, scuotendo la testa.
Sarebbe sbagliato!
Allora non offendere chi ti ha creato così come sei, Mariangela. Tutto ciò che sei, è perfetto così. Ora però, raccontami di quellamore che ti mette in crisi… chi è? Che famiglia ha? Cosa fa?
Nonna! Come fai a capire!?
Misteri femminili! Io non ero giovane forse?!
Parlarono fino a notte fonda. Mariangela raccontava, sentendosi finalmente libera di respirare, pronta a prepararsi per il concorso e guardare avanti senza paura. Aveva finalmente qualcuno a cui affidare il proprio cuore.
La mattina dopo, trovò la nonna che preparava la valigia.
Dove vai?
È ora di raccogliere i pezzi, Mariangela. Ho fatto anchio degli errori, il peggiore mi pesa da troppo. Devo vedere tua madre.
Era così determinata che la nipote non contestò nulla: la aiutò in silenzio, chiamò un taxi verso Capodichino.
Più tardi, stretta a Tito nella sua cameretta, Mariangela ascoltava i sussurri dalla cucina. Avrebbe voluto sedersi con loro, prendere la mano della madre e chiedere se, finalmente, avevano fatto pace… ma sapeva che non era il momento. Quel nuovo germoglio di felicità era fragile come un gioiello appena creato: bastava poco per romperlo.
Dodici mesi dopo, Albina, col pancione, si alzava a fatica; il truccatore aveva appena tolto il pennello dal volto della figlia, il dito passava sulla forma di un giglio: sistemava lorecchino, aggiungeva la veletta, infilava le nuove spille nellacconciatura di Mariangela.
Allora, sei pronta?
Solo un attimo! Devo darmi un tocco di cipria alla mia… gioiello di famiglia! Mariangela si voltava allo specchio.
Si osservò, annuì a pensieri segreti, ricordando la volta in cui chiese a Leonardo se davvero trovava tutto di suo gusto sulla sua persona.
Sei perfetta, Mariangela! E perché me lo chiedi?
Lo stupore di Leonardo era così autentico che Mariangela chiuse gli occhi dalla gioia.
Un sorriso leggero, la luce negli occhi, e poi le braccia sottili che si stringevano attorno al collo del suo musicista, ora vincitore di un concorso internazionale.
Così, amore. Solo così…



