3 maggio
Madonna santa, Enrico! Ma quanto sei complicato tu! Con te è davvero difficile! Ma perché non puoi semplicemente fare quello che ti chiedo, eh?
Lucia, la mia giovane moglie, mi stava rimproverando nella hall dellalbergo. Bella non è la parola giusta. Era proprio splendida. Gambe lunghe, occhi blu notte e un corpo di quelle proporzioni che gli uomini si girano a guardare anche solo al suo passaggio ai Giardini pubblici vicino al Grand Hotel, dove alloggiavamo.
Io, invece, ero tutto il contrario: basso quasi una testa in meno rispetto a Lucia somigliavo a una botte, con le braccia troppo lunghe, gambe corte ed una fronte che ormai iniziava a cedere alletà. Se avevo qualcosa di bello, erano gli occhi: vivi, intelligenti, che sembravano scrutare dentro qualunque persona. Più che altro, nessuno capiva mai come potessimo stare assieme: una donna capricciosa e statuaria, e io che la capivo più di chiunque altro.
Sembravamo Efesto e Venere, solo che invece del martello di fabbro, io reggevo sempre nostra figlia in braccio.
La piccola Claudia era la mia copia esatta. Nessuno avrebbe messo in dubbio che fossi suo padre. Solo gli occhi ed una chioma di un ramato luminoso, in testardi riccioli da capogiro, li aveva presi dalla madre, mentre per il resto era tutta me.
Claudia che aveva appena compiuto cinque anni correva come una folata darancia nei corridoi dellhotel, fermandosi solo per accertarsi che io la seguissi abbastanza da vicino.
Lucia, se davvero vuoi fare questescursione, vai pure. Ma Claudia è ancora piccola per certe cose, secondo me. È lontana, fa caldo, rischia di piangere, di diventare capricciosa e rovinarti la giornata. Lo sai!
E io che ci sto a fare, allora? Ho un marito, no? Già fatico abbastanza qui che mi riempiono di attenzioni fastidiose. Ma a te non importa nulla? Ma vai! Ti è proprio indifferente!
La voce di Lucia salì così tanto che Claudia mi strinse forte il collo.
Ma dai, amore mio, sono pure geloso! risposi, facendo una carezza alla bambina. Facciamo qualcosaltro, allora. Vuoi fare un giro in barca? Andiamo a fare immersioni? Che dici?
Io voglio andare a vedere i templi antichi! tagliò corto Lucia, voltandosi stizzita. Se non volete, ci vado da sola!
Il litigio era ben orchestrato. Io, come sempre, strinsi le spalle quando la vidi andare verso la piscina dimenticandosi di me e della bambina. Non era la prima volta, ormai era la sua abitudine. Ce la sbrigavamo come le altre coppie che conosciamo, nel nostro ambiente. Io impegnato, con i soldi, lei giovane, bella, conscia di avere tutti gli uomini ai suoi piedi.
Non so neanchio come sia diventato uno dei mariti di tendenza. Non sono mai stato particolarmente brillante con le donne, e non era tanto laspetto quanto il fatto che riuscivo solo con colleghe o in affari. Mai nessun problema in questi contesti: galante, educato, ironico quanto basta. Basta che scattasse qualcosa nel cuore e sparivo. Non sapevo più cosa dire, dove mettere le mani, come conquistare una donna che mi piacesse davvero. Dopo un po ho lasciato perdere e mi sono dedicato al lavoro, alle visite a mia madre Carmela che abita fuori Roma, e ormai pensavo che il destino mi volesse scapolo a vita.
Le rare storie non di cuore, ma di necessità come diceva sempre mamma erano le uniche note di colore della mia vita.
Fino a quando mamma Carmela non decise che era ora di farmi sistemare sul serio.
Figlio mio, ti ho lasciato solo abbastanza. Da solo non ti sposerai mai! Ci vuole una mediatrice matrimoniale!
Una che?! chiesi, rischiando di strozzarmi col tè caldo e la marmellata di fichi sulla veranda di casa sua.
Guarda che già hai macchiato la giacca borbottò, fissandomi. Sei un bravuomo, Enrico: gentile, sistemato, responsabile. Ma a chi serve tutto questo? Solo a me! Non va bene! Hai raggiunto ciò che molti neppure sperano, ma sei infelice, ti vedo. Sogni i figli di tua cugina Rita Suo marito sarà anche elementare, ma come madre è straordinaria, e adoro quei bambini come nipoti. Ma io sogno i miei veri nipoti! Voglio che tu provi quella felicità: stringere tuo figlio in braccio. Capisci cosa intendo?
Sì mamma, ma una mediatrice?! Perché?
Perché da solo non ti trovavi nessuno! Non ne sei capace! Te lo dico chiaro: è anche colpa mia che non ho saputo insegnarti il mestiere con le donne. Quindi rimediamo! Scriviamo cosa cerchi in una donna!
Dai, mamma, smettila
Niente, scrivo io! Allora, come li vuoi gli occhi? Che carattere, che passioni?
Quella sera cedetti e risposi a tutte le sue domande, anche a quelle che a me stesso non avevo mai detto ad alta voce. Ci trovammo con una lista che pareva un romanzo. Lessi il risultato e rimasi sorpreso.
Mamma, così non esistono!
Vediamo? tenne per sé il foglio.
E invece la trovò, la futura moglie. Lucia era proprio come lavevo sognata. Aspetto perfetto, dentro beh, quello è venuto col tempo e non sempre in positivo.
Mi accorsi che il nostro accordo era più un contratto che altro. Scoprirei dopo che molti si sposano così. Lei a casa non cucinava mai nemmeno una pasta: tempo da perdere dietro alle minestre non ne aveva. Anzi, pensava solo a se stessa. Nel nostro nuovo, enorme appartamento allEur dormiamo in camere separate: Con il tuo russare non ci penso nemmeno, aveva detto. Se russassi o meno, io non sapevo e non mi importava. Per lei, che era diventata il centro del mio universo, ero disposto a tutto.
Di figli non voleva proprio sentir parlare. Sapeva però che erano inclusi nel pacchetto e mi chiese solo qualche anno, prima di diventare madre.
Sono giovane, non ho visto niente. Tu vuoi farmi vedere il mondo, no?
Accettai. Viaggiamo, ci perdiamo in amicizie e impegni impariamo quasi a sopportarci.
La nascita di Claudia aveva portato un po di quiete. Io correvo a casa ogni sera pur di passar tempo con lei, ma Lucia come mamma era abbastanza mediocre.
Non la allatterò! Poi sto ore a fare lifting e chirurgia per tornare come prima? Neanche per sogno! Trova una balia o diamole il latte artificiale. Sei cresciuto magnificamente anche tu così, me lo ha detto tua madre! Quindi, dovè il problema?
Né mia madre, né io, riuscimmo a farle cambiare idea. Claudia ciucciava beata la sua bottiglietta, e io cercavo una tata.
Impazzisco chiusa in casa con un neonato urlante! Tu sei al lavoro, circondato da gente, e io da sola! Mi verrà la depressione? si lamentava Lucia.
Sua madre, Anna Rosa, alla notizia che volevo una tata, si oppose.
Per cosa? Posso aiutarti io, no? Sarò la nonna, che ci vuole Meglio di unestranea in casa!
Accettai volentieri. Ma fu la prima volta che litigai davvero con Lucia.
Mia madre qui? A insegnarmi come fare la madre? Ma scherzi? Io pensavo che volevi aiutarmi, invece tu Enrico, perché con te è tutto così difficile? Non mi ami!
Ti amo! Ma amo anche mia figlia! Tu non ti occupi mai di lei! Le serve almeno una persona, oltre me, che le dia amore!
Ed era vero. Lucia si occupava solo dellaspetto della bimba: abiti raffinati, cameretta da favola per far vedere alle amiche. Ma in realtà Claudia dormiva con me, aveva i suoi giochi e le sue cose nella mia stanza.
Amo mia figlia! A modo mio, come posso! pianse Lucia una delle prime volte, ma ero troppo arrabbiato per compatirla.
Tua madre resterà. Se cambierai idea e vorrai occuparti di Claudia sarai libera di dirlo. Fino ad allora si resta così.
Lucia accettò: meglio un compromesso che la guerra, e sua madre non era neanche il male peggiore per la sua libertà.
La nonna Anna Rosa diventò il secondo pianeta di Claudia, dopo di me. Sì, la mamma la vedeva, la coccolava quei pochi minuti di rito, ma appena libera cercava me o la nonna. Con noi non aveva alcun dubbio di essere amata.
La vita andava avanti così. Claudia cresceva. Prima scuola di danza, poi una materna privata, i viaggi con noi in mezza Europa. Imparò presto che gli hotel sono casa se con te cè papà.
Finché in questa vacanza non si ammalò improvvisamente, con febbre alta e mal di testa.
Tutte le ferie buttate! sbraitava Lucia girando nervosa in stanza, aspettando il medico che avevo chiamato.
Ma che dici, Lucia? Hai visto che nostra figlia sta male?
Ma sarà una banalità, hai visto quanta roba le hai fatto mangiare? Sempre a viziarla! Ora vedi comè finita! E allora? Padre dellanno! E ora che facciamo?
Aspettiamo il pediatra.
La mia risposta fece tacere Lucia, almeno per un po.
Il medico visitò Claudia e disse solo Stanchezza, deve riposare.
Io però, dentro, avevo cattivi presentimenti e quando il dottore se ne fu andato mi rivolsi a Lucia:
Preparati, torniamo a Roma.
Ma perché? Il medico ha detto che non è grave!
Non mi convince. Non è normale che una bambina di cinque anni abbia mal di testa così forti. Non discutere: si parte.
Gli esami in clinica a Roma mi diedero ragione. Seguirono visite, diagnosi complicate, e la paura si impadronì di tutti noi.
Passavamo le giornate in ospedale: io, Lucia, la nonna. Lucia era lì, ma i medici iniziarono a capire che la bella donna sorridente non sapeva nulla della figlia, e le informazioni le chiedevano sempre a me. Lucia appariva sempre più distante; la sua sofferenza era per ciò che aveva perso della sua libertà, non per ciò che stava passando la piccola.
Crollò quando seppi che vendevo casa.
Ma che fai, Enrico? Non hai più euro abbastanza?
No.
Ma avevi tanti soldi!
Tutti investiti qui. Loperazione di Claudia costa. Per la clinica migliore ci vogliono un sacco di soldi. Si vende tutto, se serve. Voglio che nostra figlia viva!
E io? Lucia ormai aveva capito cosa sarebbe successo.
E tu? Da tempo mi accorgo che soffri. Puoi andare. Ti lascio la macchina, lappartamento. Ma una condizione cè: passi almeno due volte a settimana da Claudia, e quando andremo allestero, verrai con noi. Sei la madre, ti serve! Perché tu resti la sua mamma, almeno per apparenza! Trattieni almeno un po di empatia e dimostralo!
Non mi ero mai arrabbiato tanto. Avevo paura, una paura da nodo alla gola. Tutto ciò che contava nella mia vita era dietro la porta della camera di Claudia. E ciò che ormai mi legava a Lucia era solo nostra figlia.
Ora basta. Vai a lavarti la faccia e non spaventare Claudia. Le serve serenità, hai capito? Farai ciò che devi, niente storie.
Cosa fosse cambiato in me quella sera, se lo sarà chiesto anche Lucia. Forse mi aveva sempre considerato uno scoglio inutile, e invece quella sera era chiaro che nulla avrebbe potuto farmi cedere. Chi stava dietro di me non doveva temere nulla.
Anna Rosa mi abbracciò in corridoio.
Enrico, lasciami restare
Che discorsi, mamma Anna? Non cè bisogno di permesso. Grazie a voi, non ce lavrei mai fatta da solo.
Che vergogna, Enrico mio! La colpa è anche mia Lucia era diversissima, una brava bambina Ma ora mi chiedo dovè che ho sbagliato Come ho fatto a perderla per strada?
Chi può dire dove si sbaglia? Limportante è non farlo con Claudia. Voi siete state brave ma io Come evito di ripetere lerrore con mia figlia?
Prepararsi sempre, caro mio. Metti la paglia dove può servire Ma ora niente pianti. Claudia ci sgama subito e combina pasticci! Vado a metterla a letto, tu per favore portale un gelato oggi non ha toccato cibo. Proviamo così. E poi lascia aperto, magari Lucia ci sorprenderà, diamole una chance
Claudia fu operata mesi dopo. Mia madre lasciò il lavoro e venne con noi allestero. Ci vollero anni di riabilitazione. Più volte la speranza vacillò, ma non si spense mai.
Due anni dopo tornammo a Roma: io, le nonne, Claudia. Lucia rimase in Francia, lEuropa che tanto aveva sognato.
Il tempo curò molte cose. Fino al giorno in cui Claudia quindici anni dopo in occasione della sua festa, vide sua madre arrivare: bella, impeccabile, sempre identica.
Figlia mia
Quegli occhi blu, uguali ai suoi, la fissarono.
Mamma
Lucia prese a parlare, a giustificarsi. Claudia fermò tutto con un gesto.
Non ora. Cè tempo. Dopo.
Ma volevo
Capito. Ne parliamo più tardi.
Claudia la fece accomodare nello studio di papà. Si sedette con le gambe incrociate sul davanzale.
Vai pure, mamma.
Sei uguale a tuo padre
Dici che sono complicata?
Non intendevo questo.
Ma sì, lo sono. E sai? Quelluomo, che per anni hai considerato troppo pesante per te, non ha mai pronunciato una sola parola cattiva su di te. Mai. Non ha mai portato unaltra in casa. Non ha mai divorziato, per non ferirmi. E ha sempre detto che mia madre cera, anche se nei fatti tu non ceri mai.
Ma ora sono qui
Già, per cosa? Perché non ti credo? Non lo so, e ora nemmeno ci voglio pensare. Guarda, non ho mai sentito il bisogno di te. Ho papà, le nonne. Tutto ciò che mi serviva come donna lho imparato da loro. Però per papà posso provare a darti unopportunità: vediamo cosa ne esce. Ti do una chance, mamma, di dimostrare che posso aver bisogno ancora di una madre.
E prima cosa ero?
Boh, una bambola, una copertina, un mostro senzanima Sono stata dura? Eh, ti ricordi di me poco in ospedale, hai mai sentito la mia mano che cercava la tua? Era sempre il papà. Ricordi la testa rasata, la nonna Anna Rosa che piangeva, la nonna Carmela che mi portava una panama rosa fluo? Abbiamo riso da scoppiare. E tu? Non ceri. Il mio primo giorno di scuola, con un anno di ritardo. Le notti a fare i compiti con le nonne perché papà lavorava fino a tardi. Le scarpine da danza che non avrei più messo mai più, ma ballavo per loro e sentivo applausi veri. I colori che la nonna Carmela mi portava a chili, dipingevamo fino a notte fonda: quella è la mia tela, regalata a papà e premiata in mostra. E tu? Mai.
Ma ora sono qui
E per quale motivo? Boh. Non lo so. Non ci penso ora. Fatti avanti! Se mi convincerai che serve ancora una mamma ti perdonerò. Per ora benvenuta. Tra unora si taglia la torta. Devo tornare agli ospiti. Scusa.
Quando uscì, Claudia si fermò un secondo sulla soglia.
E allora, mamma, sono tanto pesante?
Lucia la osservò mentre svaniva dietro la porta, trattenendo il fiato.
Meglio così, allora Significa che assomiglio davvero a papà, e questa è la cosa più bella che potessi sentirmi dire. Grazie.
Un guizzo di riccioli ramati svanì dietro la porta, e Lucia appoggiò la mano al vetro, ripensando a tutte le impronte lasciate negli anni.
Oggi, riguardando tutto, il mio cuore ripete solo una cosa: non esistono persone facili o difficili. Esistono solo persone a cui non si è mai dato tempo di sbocciare. E a volte bisogna solo avere il coraggio di restare, anche quando tutto il mondo ti dice che è più semplice andare via.





