Abbiamo provato a portare le vostre cose allufficio oggetti smarriti, disse lagente. Ma Il vostro gatto è davvero un lottatore. Non lasciava avvicinare nessuno. Venite a prendere valigie e gatto, per favore. Abbiamo già abbastanza lavoro
In ogni stazione italiana ci sono le sale dattesa. Alcune sono ampie e luminose, altre piccole e anguste. In certe trovi poltrone comode, in altre solo panche dure. Diverse, sì, ma tutte accomunate da un elemento: lattesa inevitabile.
Quasi chiunque prenda un treno almeno una volta arriva troppo in anticipo, per paura di perdere la coincidenza, e poi consuma il tempo aspettando. Le valigie si accatastano attorno, i minuti sembrano non passare mai, e inevitabilmente si maledice la propria esagerata prudenza.
Così anche quel giorno la sala era piena di viaggiatori, ognuno perso nei propri pensieri, evitando lo sguardo degli altri. Qualcuno sfogliava un giornale, altri immersi nelle pagine di un libro, la maggior parte sepolta negli schermi dei cellulari. Alcuni addentavano panini preparati in fretta. Ed è proprio a loro che si avvicinava
La sala era al piano terra, con una porta che dava direttamente sulla strada. Forse, proprio gli odori del cibo, che trasudavano dai sacchetti e dalle borse, lo avevano attirato.
Era un grosso gatto grigio, il pelo arruffato. Al collo portava un collare con un numero di telefono italiano.
I passeggeri lo scacciavano. Soprattutto le madri che davano da mangiare ai figli:
Vai via subito! Sei sporco e pieno di pulci! Non contagiare la mia bambina
Il gatto sospirava pesantemente e si allontanava. Non elemosinava sul serio; semplicemente si avvicinava, si sedeva vicino e guardava, guardava, guardava
Aveva tanta fame. Ma non sapeva chiedere.
Solo pochi giorni prima era stato portato lì. Il padrone era mancato allimprovviso e i parenti avevano deciso di vendere lappartamento. Uno di loro aveva risolto così: portò il gatto in stazione a Firenze, lo lasciò lì e disse:
Qui non morirai di fame, e se ne andò.
Ma come si chiede aiuto? Cosa si fa? Come spiegare che soffre la fame? Il gatto non lo sapeva.
Così continuava a sedersi in silenzio, a guardare fisso negli occhi delle persone, a inspirare quegli odori squisiti che quasi gli facevano girare la testa.
Ma alle persone, irritate dallattesa, non importava affatto di occuparsi anche di un gatto randagio. Lunico desiderio era quello di salire sul treno in fretta e dimenticare quella sala, come un brutto sogno.
Un uomo era arrivato in stazione in anticipo. Si trattava di un viaggio di lavoro breve: una notte in treno, il giorno dopo lincontro in azienda, poi si tornava subito. Mancavano una quarantina di minuti alla partenza. Per ingannare lattesa, osservava la gente e notò il gatto proprio quando una delle mamme gli urlò contro, minacciandolo.
Il gatto si allontanò senza protestare e si sedette più in là. Ai rimproveri e ai gesti minacciosi era ormai abituato.
Luomo notò il collare e pensò che forse si era perso, che i proprietari lo cercavano. Dal suo zaino prese le polpette che la moglie aveva preparato per il viaggio. Aprì la scatola, inspirò laroma e mormorò soddisfatto:
Mamma mia, che bontà disse guardando il micio. Micio-micio, vieni qui, piccolo. Ti do un po da mangiare.
Il gatto lo fissava, poggiando il peso prima su una zampa, poi sullaltra. Temendo un altro calcione.
Vieni, non temere, aggiunse luomo. Non ti farò del male.
Alla fine il gatto si avvicinò. Teneva lo sguardo diffidente, ma luomo appoggiò la polpetta su un fazzoletto. Il micio emise un miagolio sommesso e cominciò a mangiare, accurato da non lasciar cadere nemmeno una briciola.
Eh già, sei proprio di casa disse luomo.
Vide il numero sul collare e lo compose. Rispose la voce registrata: il numero era disattivato.
Sbuffò tra i denti. Il treno partiva in venti minuti, ma la situazione stava diventando più complicata del previsto.
E adesso? Cosa faccio? ripeteva spaesato, guardandosi intorno.
Un senso di impotenza lo attanagliò e chiamò la moglie. Tremolando le spiegò tutto e chiese:
Ma ora che faccio? Si vede che era un gatto di famiglia. Il numero è staccato, gira per la stazione a chiedere cibo ma tutti lo scacciano.
Sembri sempre capitare in situazioni strane! rispose la moglie. Proprio a te doveva toccare occuparsi di un gatto?
Capisci, sussurrò lui. Non lo vuole nessuno. Non sa neppure chiedere da mangiare.
Allora è in sala daspetto? domandò lei.
Sì, sì! Si illuminò lui.
Dammi anche il numero che hai letto sul collare.
Prima di salire sul binario, luomo portò il gatto in disparte e gli lasciò lintera scatola di polpette.
Aspetta qui, gli disse, accarezzandolo sulla testa. Mia moglie verrà a trovarti.
Il gatto lo fissò, finalmente aveva davanti una persona che lo aveva notato, nutrito, accarezzato e gli aveva parlato con dolcezza. Spinse la mano delluomo col muso e miagolò piano.
Bravo piccolo. Aspettala qui. Lei ti aiuterà, vedrai
Il giorno dopo luomo aveva tanti impegni e solo la sera riuscì a chiamare la moglie:
Hai trovato i proprietari? Gli hai dato da mangiare?
Lho cercato tutto il pomeriggio rispose lei. Ma ho scoperto dal numero che il padrone è morto. I parenti hanno abbandonato il gatto lì in stazione
Restò in silenzio.
Domattina torno di nuovo a cercarlo, aggiunse la moglie.
Non sono in ansia, disse lui, ma sapeva che mentiva. So che potrai aiutarlo.
Sento come non sei in ansia! lo rimproverò lei. Col cuore che hai non devi preoccuparti, te lo prometto: troverò il tuo gatto. Ora chiamo anche nostra figlia con il marito, ci andiamo insieme.
Luomo chiuse la chiamata cercando di calmarsi. «E va bene, si diceva, in fondo ci sono tanti gatti in giro non ci si può affezionare a ognuno!» Ma la preoccupazione cresceva. Quella bestiola grigia era diventata importante per lui.
Quella notte dormì male. Sognò di accarezzare il gatto, di parlargli, mentre il micio annuiva
Al mattino la moglie raccontò: avevano girato tutta la stazione, chiesto agli addetti alle pulizie il gatto era sparito.
Un senso di colpa lo assalì, inspiegabile ma persistente.
Tornò in fretta a casa
Quella sera era di nuovo nella sua città. Invece di andare subito a casa, lasciò le valigie vicino a un altro viaggiatore e si mise a cercare il gatto.
La sua paura più grande era di non trovarlo, o di trovarlo troppo tardi.
Per più di unora girò tra i binari, guardò nei pressi dei cassonetti e sotto i cespugli.
Verso mezzanotte lo raggiunse la moglie, borbottando contro ogni cosa.
Alle due di notte, sfiancati, si sedettero su una panchina davanti allingresso a fumare.
Ho i piedi distrutti disse lei.
Già. Adesso che facciamo?
Riposiamo un attimo, poi torniamo a cercarlo. Dove hai lasciato le tue cose?
Lui si portò le mani alla testa:
In stazione le ho lasciate a uno sconosciuto, ma lui sarà partito da un pezzo!
Andiamo prima a recuperare i bagagli. Se non li hanno rubati, li portiamo in macchina e poi ricominciamo a cercare.
Attraversarono la sala. Davanti alle valigie furono fermati da due poliziotti.
Sono vostre queste? chiese un agente.
Sì, sì, risposero in coro.
E come mai le avete abbandonate?
Cercavamo un gatto, sempre in coro.
Un gatto? il poliziotto alzò un sopracciglio e indicò le valigie. Questo qui?
Sul trolley era accovacciato il grosso gatto grigio.
Volevamo portare tutto allufficio oggetti smarriti, aggiunse lagente. Ma il vostro gatto è agguerrito. Si difende come un leone, non faceva avvicinare nessuno.
Non si era perso. Si era solo allontanato per poco. Portate subito via tutto: bagagli e gatto. Noi qui abbiamo parecchio da fare.
Luomo si avvicinò piano al gatto. Quando il micio vide quello che, giorni prima, lo aveva nutrito e accarezzato, miagolò felice e si stiracchiò verso di lui.
Luomo si sedette affianco, gli passò una mano sul dorso e sospiró sollevato. Anche la moglie si accostò.
Succede sempre a te, non cè niente da fare, disse sorridendo e lo baciò sulla guancia. Sei un caso! Ora prendi i bagagli e andiamo.
Lui prese trolley e borsa, lei sollevò il grosso, magro e sporco gatto grigio. Lanimale miagolava allegro, si strofinava contro di lei, faceva le fusa e cercava di leccarla sulla guancia.
La donna rideva, scostandolo dolcemente.
A casa lo lavò subito con acqua tiepida, lo asciugò per bene con un asciugamano, tolse il vecchio collare e gli versò una ciotola di brodo di pollo profumato.
Di notte il gatto sgattaiolò nella camera e si accoccolò accanto alla donna. La toccava con una zampa, grattava un po per vedere se sarebbe sparita.
Lei gli posò la mano sul dorso e sussurrò:
Dormi, tesoro, dormi. Sei finalmente a casa
Il gatto fece le fusa piano, chiuse gli occhi e si addormentò.
Si addormentò anche luomo, e sognò che insieme alla moglie cercava ancora il gatto per la stazione.
E il gatto sognò che, in realtà, era lui ad aver sempre cercato proprio quelle due persone.
Intanto, nel grande atrio della stazione, una piccola micia rossa correva tra la gente. Guardava negli occhi i passanti, chiedendo aiuto con miagolii strazianti. La gente tirava dritto, accelerando il passo.
Nessuno aveva tempo da perdere. In fondo, gatti e mici ce ne sono tanti ovunque. Non si possono salvare tutti, pensavano, andando via.
Ma forse, qualche volta, fermarsi a guardare davvero può cambiare la vita: la loro, e forse anche la nostra.



