Mio figlio, che ormai ha ventotto anni, mi ha chiesto di smettere di dire che mi deve la vita, perché secondo lui quella frase lo ha condizionato in ogni scelta che ha fatto.
Devo essere sincera, non avevo mai pensato che quelle parole potessero ferirlo.
Per me erano soltanto un modo per ricordargli tutti i sacrifici che ho fatto per lui.
Ma lui dice che proprio questo è stato il problema: si è sempre sentito in debito, come se non avesse il diritto di decidere per sé stesso.
Ho iniziato a usare quellespressione quando aveva circa otto anni.
Suo padre ci aveva lasciato ed eravamo rimasti solo noi due, io e lui, in una piccola casa a Ferrara.
Ogni volta che voleva uscire con gli amici o chiedermi qualcosa, io rispondevo:
Io ti ho cresciuto da sola, ti ho dato tutto quello che avevo. Mi devi la vita.
Ero esausta, a volte delusa, spesso piangevo di nascosto.
Ma lui era solo un bambino e non si è mai permesso di dirmi come stava davvero.
Quando aveva dodici anni e mi chiese di poter stare un po dal padre, io gli dissi, con le lacrime agli occhi:
Se vai, mi lasci da sola. Ricorda chi ti ha dato la vita, quella che tuo padre non voleva darti.
Da quel giorno non affrontammo più largomento.
Mi disse che proprio allora aveva capito di non potermi mai contraddire.
Compì diciotto anni e desiderava andare a studiare a Milano, per seguire il suo sogno.
Io mi opposi.
Gli dissi che se fosse andato via non ce lavrei fatta.
Lui non insistette più.
Scelse una facoltà che non amava, solo perché era a Ferrara, vicino a me.
Oggi mi dice che ancora porta rancore per questo.
Quando aveva ventitré anni ebbe la sua prima fidanzata importante.
Anche allora usai la stessa frase.
Lui avrebbe voluto passare il Natale con la famiglia di lei, ma io gli dissi:
Ti sei già dimenticato chi ti ha dato la vita? Adesso unaltra donna è più importante di tua madre?
Lui rinunciò al viaggio.
La fidanzata ci rimase male e si lasciarono dopo due mesi.
Quando poi trovò lavoro e chiese di poter andare a vivere da solo, ancora una volta gli dissi che non potevo restare sola, che era tutto ciò che avevo.
Ripetei:
Tu mi devi la vita, figlio mio. Non abbandonarmi.
Così rimase.
Rimandò la sua indipendenza di altri quattro anni, soltanto per non vedermi soffrire.
Due settimane fa, mentre sistemava le sue cose negli scatoloni perché voleva davvero trasferirsi, io, disperata, gli ho detto:
Mi lascerai di nuovo sola? Dopo tutto quello che ho fatto per te?
Lui allora mi ha risposto con una voce che non avevo mai sentito in lui.
Mi ha detto che quella frase era una catena messa al collo fin da bambino.
Che ogni volta che la pronunciavo, lo sentiva come un nodo alla gola, non riusciva a respirare.
Che non aveva mai potuto scegliere: né cosa studiare, né chi amare, né dove vivere.
Che avevo confuso il sacrificio con il controllo.
Poi mi ha detto, guardandomi negli occhi:
Mamma, io non ti ho mai chiesto di venire al mondo. Non ti devo la vita. Sei stata tu a scegliere di essere madre. Ogni volta che lo dici, mi fai sentire in trappola.
Non è stato facile ascoltarlo.
Ma lho ascoltato davvero.
Adesso non so come riparare tutto questo.
Cosa vi sentireste di consigliarmi?






