Non semplici vicini
In un piccolo paese, tra le colline dove destate le strade si perdevano nel verde e dautunno si ricoprivano doro con le foglie cadute, abitavano due famiglie una accanto allaltra. Si erano sempre voluti bene, aiutandosi nei momenti di bisogno. I figli erano cresciuti e se nerano andati in città.
Un brutto giorno però, la moglie di Giovanni venne a mancare. Era mattina presto, il sole non era ancora sorto del tutto, quando Giovanni corse dai vicini, Cesare e Vera, e bussò forte alla finestra.
Cosè successo? chiese Cesare, uscendo di corsa sul portico seguito da Vera che si avvolgeva in uno scialle.
La mia Caterina la mia Caterina singhiozzava Giovanni, sedendosi sugli scalini. Era ottobre, laria umida e fredda
Che è successo a Caterina? cercava di capire Cesare, dobbiamo chiamare lambulanza?
È inutile ormai murmurò Giovanni piano Caterina se nè andata.
I vicini furono subito daiuto. Fino allarrivo del figlio e della nuora da Milano, non lasciarono mai Giovanni da solo. Vera gli portò delle pastiglie per tenerlo tranquillo. Anche dopo il funerale, cercarono di non farlo sentire solo: a pranzo, a cena, oppure Cesare la sera gli faceva compagnia giocando a scacchi.
Passarono i mesi. Col tempo Giovanni si rassegnò, imparò a vivere da solo: si cucinava, lavava, teneva in ordine la casa. Suo figlio e la famiglia venivano a trovarlo ogni tanto.
Una sera di fine agosto, Giovanni era nel cortile di Cesare, in silenzio come sempre spostavano i pezzi sulla scacchiera. Allimprovviso Cesare si accasciò su un fianco e Giovanni giusto in tempo lo sostenne con le braccia.
Cesare? Ehi, Cesare! scuoteva Giovanni, ma non ricevette risposta. Vera! gridò. Proprio in quel momento lei sbucava dal retro con una grande ciotola di cetrioli freschi.
Vedendo la scena, la ciotola le cadde dalle mani. Corse dal marito, ma Cesare morì subito, per un infarto come disse poi il medico.
Ma come piangeva Vera, non si era mai lamentato del cuore
Fu quindi Giovanni a occuparsi di Vera mentre arrivavano da lontano i figli per il funerale. Quando i ragazzi ripartirono, Vera provò la solitudine vera e propria. Di giorno Giovanni passava a vedere come stava, la aiutava come poteva, ma di notte era dura, i pensieri non la lasciavano riposare
Col tempo, però, anche Vera si riprese, e i figli e i nipotini venivano ogni tanto. Giovanni e Vera, tutti e due ormai in pensione, si aiutavano a vicenda. Lui era stato professore di storia alle superiori, lei la bibliotecaria del paese.
La routine cambiava con le stagioni. Quando venne lautunno, ogni mattina Giovanni usciva con la scopa e spazzava le foglie gialle e rosse degli aceri davanti casa. Poi passava fuori dal cancello, spazzando anche il marciapiede che portava a casa di Vera, ma il vento subito riempiva ancora la strada di foglie. Così entrava pure nel cortile di Vera e continuava a pulire. Anche se da lei ce nerano meno.
Vera lo guardava dalla finestra e sorrideva.
Oh Giovanni, ma quanto ti piace! gridò aprendo la finestra. Ormai lo sanno tutti che tu sei lunico a lottare contro lautunno!
Lui alzava la testa e sorridendo rispondeva:
Se tutti aspettassero che le foglie sparissero da sole, sarebbe il caos. Qualcuno le deve pur togliere
Ma le foglie autunnali sono così belle guarda come brillano! ribatteva Vera.
Brillano sì, ma sono anche pericolose, scivoli e ti rompi una gamba borbottava lui, continuando a pulire.
Poi proseguiva fino al suo ingresso, dove trovava Vera con due tazze in mano.
Va bene, basta così, beviamo un tè al miele! lei posava tutto sulla tavola sotto il pergolato, sedendosi sulla panca, e lui si accomodava di fronte.
Oggi col miele? Di solito mettevamo il limone chiedeva curioso Giovanni dopo un sorso.
Oggi fa più freddo, bisogna scaldarsi anche dentro, sorrideva lei.
È troppo dolce! si lamentava Giovanni, a una certa età bisogna stare attenti allo zucchero
Ma dai, non lo beviamo mica ogni giorno! Una volta a settimana non muore nessuno, diceva Vera da vera padrona di casa.
Va bene allora, cedeva Giovanni sorridendo.
Ah, ieri mi ha chiamato mio nipote, Armando, e mi ha detto: Nonna, cosa fai tutta sola lì? Vieni da noi a Torino, vieni a vivere qui! E io: Ma non sono mica sola! Ho un amico qui vicino! sorrideva guardando Giovanni con affetto.
Lui bevve un sorso per nascondere il sorriso.
Hai risposto bene, anche se chiamarci amici mi sembra riduttivo
E allora come dovrei chiamarci?
Mah compagni di battaglia contro le foglie autunnali! rideva lui, e Vera rideva di gusto con lui.
Un mattino Giovanni aveva già finito di pulire da lei, ma non la vide affacciarsi alla finestra come sempre. Si insospettì, salì le scale e bussò. Dopo un po lei aprì: il viso pallido, naso rosso, avvolta in una coperta.
Accidenti Come va? Dai, ti aiuto io, senza aspettare risposta, la prese sottobraccio, la fece sedere in poltrona, la coprì bene.
Lei lo guardava con occhi stanchi.
Credo di essermi presa linfluenza.
Eh, e chi mi porta ora il tè?
Giovanni si tolse il cappotto e lo mise nellarmadio.
Hai le medicine?
Sì, lì sul comodino
Spulciò tra le scatole.
Sono poche queste, vado subito dal farmacista.
No, dai, già queste vanno bene sussurrava Vera.
No no, ci penso io, vado e torno.
Tornò di corsa con una busta di medicinali e un pollo dal supermercato; lei dormicchiava in poltrona.
Si svegliò allodore di brodo che arrivava dalla cucina.
Ma guarda sai anche cucinare? scherzò Vera, pur sapendo che lui ormai si arrangiava in tutto.
Ovvio, in emergenza bisogna sapere fare un po tutto. Dai, su, mangia il brodo caldo, le portò la ciotola e laiutò ad alzarsi.
Lei assaggiò e chiuse gli occhi felice.
Che bontà non so come ringraziarti
Recovery veloce eh! Che io da solo poi mi annoio a spazzare ribatté lui, trattenendo un sorriso.
Va bene, compagno di battaglia, ci sto! rispose lei seria.
Dopo una settimana Vera era già come nuova, ridente. E la prima passeggiata la fecero insieme al piccolo parco vicino al fiume. Sempre Giovanni a proporre.
Basta stare chiusa a casa, dai che ti porto a respirare! lei disse subito sì.
Le foglie frusciavano sotto i piedi e il sole, anche se autunnale, scaldava ancora.
Giovanni, ma sai che lautunno è davvero bello disse Vera.
Sì, soprattutto se lo vivi in buona compagnia.
Vera teneva il suo braccio, camminavano lenti sul sentiero coperto di foglie, lasciando due scie dietro di loro, tra chiacchiere e risate.
Un giorno Giovanni arrivò con una richiesta strana.
Senti, avrei bisogno di te…
Di che si tratta adesso? incuriosita Vera.
Ho riguardato la mia biblioteca e non trovo un manuale su come si curano i cactus.
I cactus? Ma se non hai mai avuto piante in casa!
Giovanni sorrideva furbo.
Ecco, infatti però ora ne ho uno, ed è per te! tirò fuori da dietro la schiena un piccolo cactus in vaso. Preso oggi, tutto tuo.
E come dovrei curarlo, se non ne ho mai avuto uno? rise Vera.
Sei bibliotecaria! Le risposte si cercano nei libri, no?
Va bene, accettando il regalo, però se fiorisce mi offri un gelato.
Promesso!
E una settimana dopo arrivò la neve, la prima dellinverno. Giovanni si ripresentò, ancora con le mani dietro la schiena.
Ma coshai stavolta? domandò Vera, vedendolo imbarazzato.
Ascolta, Vera io a questo punto mi chiedo perché passo ogni giorno qui quasi quasi rimarrei per sempre. Ce la vedresti a sposarci? e le porse un mazzo di rose rosse. Lei arrossì e sorrise.
Mamma mia, Giovanni, e quanto ci hai pensato!
Tanto non sapevo se avresti detto di sì Allora? Che mi dici?
E dove vuoi che vada? Ormai mi sono abituata a te quando te ne vai, mi manchi disse sistemando i fiori nel vaso. E poi, con un mazzo così, come si fa a dire no?
Passarono insieme l’inverno, abbracciando la primavera. Una mattina Vera gridò felice:
Giovanni, vieni subito! Il tuo cactus ha fatto un fiore. Ora mi devi un gelato!
Non ci spero nemmeno oggi andiamo e prendi quello che vuoi, patto rispettato!
Camminavano lungo la strada discutendo se fosse meglio il cono o la coppetta. Giovanni guardò il cielo limpido e sorrise sereno.
Che ridi così? gli chiese Vera ridendo anche lei.
Sai, mi viene da pensare che siamo davvero una gran bella squadra
Sì, una bella squadra, rispose piano Vera.
Procedevano vicini, ormai non semplici vicini o compagni di foglie, ma due persone che si erano trovate davvero: tra le foglie dautunno, la neve dinverno e il sole di primavera. In due si sta proprio meglio. E la solitudine, quella, ormai non sapevano nemmeno più cosera.



