Oggi, ho avuto una giornata incredibile in negozio. Una fetta di mela mi è stata lanciata addosso. C’erano clienti, colleghi, il responsabile, la direttrice: tutti hanno assistito alla scena.
«A vederla così, non diresti mai che è una persona fuori luogo», hanno bisbigliato i clienti. La donna che ha lanciato questo insulto verso di me sembrava impeccabile: indossava un tailleur elegante, aveva una piega fresca e una manicure perfetta. Le sue scarpe erano lucidissime, coi tacchi altissimi. Ma cosa era successo? I miei colleghi se la ricordavano bene: era venuta circa due mesi fa, aveva trascorso cinque ore scegliendo un vestito.
«Siete tutti così pigri e maleducati?», sbottò quella volta. Ma nessuno fu scortese con lei; comprò il vestito e se ne andò. Fine della storia, o così credevamo. Oggi è tornata, decisa a restituire il vestito. Pensavo fosse difettoso, invece no. Lo aveva indossato per due mesi, si era stufata del colore, e voleva restituirlo, nonostante fossero passati tutti i termini previsti. Le risposi con gentilezza: «Mi dispiace, ma la richiesta non può essere accolta.» «Va bene, allora dichiarate che è difettoso», propose lei. «Mi dispiace, non è possibile, visto che non presenta difetti evidenti. Se vuole, possiamo inviare il vestito per una perizia», le risposi.
«Non ho tempo per queste cose. Fate finta che sia un difetto», iniziò a urlare. Capisco che vuole restituirlo, ma non possiamo dichiarare un difetto senza analisi. Devo andare in un altro paese per sostituirlo? Non capivo cosa centrasse un altro paese! Di quale paese parlava? La signora perse sempre più il controllo, urlando in mezzo al negozio. La direttrice uscì dallufficio, richiamata dalle grida.
Che sta succedendo? «Lei è la direttrice? Non mi restituiscono i soldi!» «Mi dica la data dell’acquisto, per favore.» «Perché siete così fissati con la data? Il vestito è difettoso, c’è una macchia!» «Sì, cè una macchia, ma non possiamo emettere il rimborso senza valutazione. È importante sapere se la macchia era già presente al momento della vendita…»
«Truffa, inganno ovunque», mi interrompe strillando. Prendo la parola: «Mi dispiace molto, ma lei ha indossato il vestito per due mesi, lo ha macchiato e ora pretende di restituirlo. Non possiamo regalare i vestiti, non possiamo sostituirli gratis.» Ed è stato in quel momento che mi ha lanciato quella fetta di mela. Nessuno ha visto da dove venisse. Mi sono sentita umiliata e ho dovuto lasciare il negozio. La donna continuava a litigare col responsabile e la direttrice.
«Restituiamole i soldi e lasciamola andare», ha suggerito il responsabile. «No», ha ribattuto la direttrice, che di solito cerca sempre di trovare una soluzione pacifica, «non dobbiamo lasciarci manipolare. È venuta per ingannare, non dobbiamo cedere ai suoi capricci», e ha chiamato i carabinieri.
A fine giornata, ripensando a tutto, mi sento ancora addosso quella fetta di mela. Essere presa di mira in questo modo in pubblico mi ha segnato. Spero che domani sia una giornata più tranquilla.





