La mamma di Maria non ha saputo affrontare questa perdita, si è rifugiata nell’alcol e ha dimenticato l’esistenza di sua figlia.

14 marzo

Sono cresciuto a Firenze e fin da bambino ero affascinato da Viola, la mia giovane vicina. Aveva lunghi capelli dorati raccolti in trecce e quella faccia dolce cosparsa di lentiggini che la rendeva davvero speciale. Spesso accompagnavo Viola a casa dopo scuola per difenderla dai ragazzini prepotenti del quartiere; si divertivano a spaventare i più piccoli e io sentivo che era mio dovere proteggerla.

Ma poi, tutto è cambiato allimprovviso. Suo padre si è ammalato gravemente e, nonostante cure costose e speranze infinite, ha perso la sua battaglia contro la malattia. Dopo la sua morte, la madre di Viola si è rifugiata nellalcol, incapace di superare quel dolore enorme. Viola veniva trascurata; a volte la madre si dimenticava persino di darle da mangiare. A poco a poco, Viola ha smesso di venire a scuola. Allinizio pensavo che fosse malata, ma col passare delle settimane, la sua assenza mi preoccupava sempre di più. Alla fine, ho chiesto a mia madre dove fosse Viola.

Lei mi ha guardato con dolcezza e mi ha detto: Figlio mio, Viola è stata portata in un orfanotrofio. Mi si è spezzato il cuore, sapendo che probabilmente non lavrei più rivista. Gli anni sono passati e io, diventato adulto, sono tornato a casa da Firenze dopo aver finito il servizio militare. Un giorno, per caso, ho incrociato Viola. Passeggiava per Piazza della Signoria mano nella mano con suo marito; la sua pancione spuntava con orgoglio sotto il cappotto. Era evidente che era ormai prossima al parto. Il nostro incontro però fu breve, e poi altri quattro anni passarono senza rivederla.

Il destino ha voluto che le nostre strade si incrociassero di nuovo. Viola era tornata a Firenze, questa volta sola: il marito era morto tragicamente durante una rissa, vittima della sua dipendenza dallalcol. Viola, ora madre single, si trovava a dover crescere suo figlio da sola. Ogni volta che la vedevo, sentivo nel petto unemozione intensa, quasi struggente. Era come se capissi che le nostre vite erano legate. Viola e il suo bambino avevano bisogno di me, e ho capito che il mio compito era quello di sostenerli con tutto il cuore.

Da questa esperienza ho imparato che non bisogna mai voltare le spalle a chi ha bisogno di noi, soprattutto a chi ci è stato vicino da piccoli. Essere presenti per qualcuno può cambiare una vita, e forse anche la nostra.

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La mamma di Maria non ha saputo affrontare questa perdita, si è rifugiata nell’alcol e ha dimenticato l’esistenza di sua figlia.
Qualche settimana dopo il matrimonio, una conversazione tra mio marito e sua madre mi ha lasciato senza parole.