Ha versato denaro per anni credendo fosse suo figlio, e poi ha scoperto che non era il padre

Caterina e Gabriele non rimasero sposati a lungo era tutto sbagliato fin dal principio. Resero ufficiale la fine dopo soli tre anni, una figlia avuta in mezzo a giornate che sembravano nebbia invernale sulle sponde del Tevere, e poi il divorzio, come una porta che si chiude senza nemmeno uno scricchiolio. Gabriele, da padre vero nei suoi sogni, iniziò subito a versare ogni mese una certa somma in euro per sostenere sua figlia: così aveva promesso a Caterina, niente avvocati né tribunali, solo un accordo fra due fantasmi che si incontrano nellinsonnia.

Così fu, o almeno così sembrava, finché una mattina grigia come cenere, nella buca delle lettere scoppiò una busta che odorava di tempesta. Era una lettera da un altro mondo, in cui Caterina chiedeva che a Gabriele venisse tolta la paternità. Comera possibile? Dentro cera anche un esame del DNA, che dichiarava che Gabriele non era il padre della bambina. Il vero padre era un uomo con cui Caterina era stata sposata legalmente da anni, unombra che correva tra le colline umbre. Insomma, Caterina aveva vissuto due vite per due anni: una con Gabriele e una con quellaltro uomo, e Gabriele aveva continuato a versare soldi come una fontana inarrestabile, per cinque anni interi.

Gabriele sentì il cuore pesante come una pentola di sugo lasciata troppo sul fuoco. Gli faceva male il pensiero di tutti quei soldi svaniti tra le dita, il pensiero che quella bambina, che aveva protetto nei sogni, non fosse davvero sua. Eppure, secondo la legge, poteva domandare indietro ogni centesimo se cera la prova del DNA: una strada tortuosa, ma possibile.

Ora Gabriele fa causa, cercando giustizia tra corridoi che sembrano infiniti, con le pareti che si allungano come in un sogno strano. Ma la domanda che si gira nella testa come una giostra di paese non trova risposta: sta facendo davvero quello che dovrebbe fare?

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Come Sempre