Era il mio giorno libero e stavo sistemando casa, approfittando finalmente del tempo per occuparmi delle faccende domestiche. Allimprovviso, squillò il telefono: era una conoscente, Francesca, che senza troppi complimenti mi informò che lei e suo figlio stavano venendo da me. Nonostante le mie insistenze e le spiegazioni sul fatto che stessi pulendo, pareva che non ascoltasse nemmeno.
Dieci minuti dopo erano già sulla porta. Sinceramente, non ero entusiasta della presenza di Matteo, suo figlio, un bambino vivace e decisamente irrequieto.
Ci sedemmo in cucina a bere un caffè, mentre Matteo guardava dei cartoni animati nella sala. Poco dopo, un rumore fortissimo mi fece sobbalzare. Entrai di corsa e trovai lacquario in frantumi: pesci sparsi sul tappeto e acqua in ogni angolo della stanza.
Francesca si precipitò subito da Matteo per assicurarsi che non si fosse fatto male. Io, invece, corsi a prendere un panno per cercare di evitare di allagare lappartamento e i vicini. Quando finalmente ripulii tutto, Francesca dichiarò che dovevano andarsene.
Mi aiuti almeno a portare il tappeto in tintoria? chiesi. No, scusami, mio figlio è molto spaventato, dobbiamo occuparci di lui.
Quindi mi rivolsi a Matteo per capire cosa fosse successo con lacquario. Lui mi rispose che ci era finito dentro un aeroplanino di carta, e aveva provato a recuperarlo. Il bello è che non cera alcun foglio di carta nella stanza. Matteo indicò larmadio dicendomi che era lì che laveva preso. Mi accorsi che aveva usato il mio certificato di matrimonio per costruire il suo aeroplanino.
Fa una copia, dai. Non è mica un problema commentò Francesca, quasi infastidita.
E certo, perché dovrei preoccuparmi? Comprerò un nuovo acquario, rifarò il certificato, pagherò le spese per i danni nel condominio. E come se non bastasse, Francesca mi fece notare che era tutta colpa mia: “Non dovevi mettere il certificato in bella vista.”
Dopo che se ne furono andati, andai dai vicini per verificare che fosse tutto a posto. Poi finii di pulire e finalmente mi misi a letto per riposare. La sera, ricevetti un messaggio da Francesca: diceva che le dovevo dei soldi, perché erano andati dallo psicologo e Matteo era rimasto molto turbato. Non risposi, ma semplicemente bloccai il numero.
Quella giornata mi ha insegnato che a volte la gentilezza viene fraintesa e che porre dei limiti è necessario, soprattutto quando si tratta di rispetto e responsabilità. Bisogna sempre ricordare che chi non ha riguardo per gli altri non vale la nostra tranquillità.




