Un ricco anziano organizza una sfida per figli e nipoti: nasconde denaro e lascia indizi per trovarlo.

Diario Milano, 7 marzo

Questa mattina presto, mi sono ritrovata allo studio del notaio insieme a parenti vicini e lontani. Tutti speravano che il defunto avesse lasciato un bel po di soldi. Il notaio era in ritardo e latmosfera era ben tesa. Quanto tempo dovremo aspettare ancora? Ho semplicemente bisogno di sapere se mio padre mi ha lasciato qualcosa, così posso andare via, ho sussurrato nervosamente io, la figlia maggiore di Adam.

Zia Emma, dovresti essere più composta, mi ha rimproverato mio cugino Michele, Dovresti piangere di più, dopotutto è morto tuo padre.

Smettila di chiamarmi zia. Sono ancora giovane, chiamami Emma, ho risposto, irritata.

Non importa quanto trucco ti metti o quanti trattamenti fai, letà non torna indietro, ha sbottato Michele, visibilmente infastidito.

Finalmente il notaio è arrivato, con passo lento e uno sguardo che osservava ognuno di noi. Ha preso una cartelletta dalla scrivania con laria di chi sa più di quanto mostra.

Siete pronti per ascoltare? ci ha domandato. Abbiamo annuito tutti, quasi allunisono. Il notaio ha aperto la cartelletta, ha sorriso enigmaticamente e poi ha letto il testamento di Adam.

Vi ho lasciato uneredità, ma per averla dovrete trovarla. Da bambino ho vissuto con i miei genitori nella campagna lombarda. Non avevamo molto, ma eravamo felici. Nella mia vecchia casa cè una cassaforte: tutto il denaro è lì, ma per aprirla bisogna trovare la chiave. Il notaio vi darà una mappa e controllerà che rispettiate le regole. Buona fortuna, cari miei!

Per qualche minuto nessuno ha parlato; eravamo scioccati dallidea che papà volesse farci giocare persino dopo la sua scomparsa. Sono stata la prima a rompere il silenzio.

Io e mio marito partiamo subito per il paese. Chi viene con me? ho detto decisa.

Michele ed io rinunciamo. Papà era sempre un burlone, la sua eredità avrà sicuramente qualche tranello. Non ci serve il denaro, ha detto mia sorella minore, quasi con sollievo.

Così io, mio marito e altri parenti siamo partiti verso il paese. Abbiamo affrontato una prova dopo laltra. Siamo entrati nella stalla a cercare indizi tra le mucche, abbiamo frugato tra il fieno, strisciato per terra nel fango. I paesani si sono fermati a guardarci, divertiti dal nostro disagio. In pochi minuti il mio abito elegante si era trasformato in uno straccio sporco e strappato.

Quando finalmente abbiamo trovato la chiave ed aperto la cassaforte, siamo rimasti a bocca aperta: dentro cera solo una lettera e una montagna di lecca-lecca.

I soldi erano stati donati in beneficenza e noi abbiamo ricevuto ciò che meritavamo. Grazie per avere fatto felici i miei compaesani, recitava la nota.

Chissà cosa avrebbe detto papà, vedendoci così. In fondo, aveva ragione. La felicità è nei piccoli gesti e non nei euro.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

18 − 11 =

Un ricco anziano organizza una sfida per figli e nipoti: nasconde denaro e lascia indizi per trovarlo.
Un cucciolo morente affronta i suoi ultimi istanti nella debolezza e nell’impotenza…