Ho detto a mio marito che ero licenziata… poi ho sentito sua madre parlare di me.

Ho detto a mio marito che mi avevano licenziata Poi ho sentito che parlava di me con sua madre. Pina così tutti la chiamavano, anche se il suo vero nome era Giuseppina stava per prendere posto al tavolino del bar per mangiare qualcosa in pace. In quel momento si girò di scatto: qualcuno laveva chiamata con il vecchio soprannome. Qui, nellufficio dove aveva lavorato per cinque anni, la chiamavano solo per nome e cognome: Giuseppina Bianchi.

Un uomo la raggiunse rapidamente dallingresso. Il suo sorriso le sembrava dolorosamente familiare. Giuseppina quasi rimase senza fiato.

Andrea?! Non può essere!

Luomo rise di gusto, si avvicinò e la abbracciò forte, come un orso grande e bonario che non vedeva lora di fare quattro chiacchiere.

Forse, Pina, forse! In questo mondo succedono di tutto!

Lei fece un passo indietro, osservandolo.

Che ci fai qui? Ti eri sparato via, quasi fino al confine del mondo! Dicevano fosse per sempre. E ho sentito che lì tutto è andato alla grande e che non avresti più pensato di tornare!

Andrea rise di nuovo, sbattendo la testa allindietro.

Allora il nostro telegrafo locale funziona ancora senza interruzioni?

Giuseppina sorrise imbarazzata:

Beh sai comè, le nonne dei vicoli non perdonano mai. Appena sei arrivato, ognuna ha corso a raccontare a tutti comeri e quanti chili avevi!

Sospetto poco, replicò lui con un sorrisetto. Ma volevo tornare in modo che non potessi impedirlo. Capisci cosa intendo?

Giuseppina rise, leggera, senza lamarezza di una volta. Erano passati dodici anni dal loro addio. Il primo anno era stato un vero tormento persino un sorriso sembrava forzato.

Allora si erano litigati per una sciocchezza. Ora il motivo sembrava insignificante, ma allepoca era stato come scoppiare una guerra: scintille, urla, laria vibrava di tensione. Andrea era letteralmente in fiamme di rabbia.

Credi che una volta sposati la gente perda la voglia di crescere? Che le carriere si spengano e non si voglia più migliorarsi?!

Giuseppina voleva tacere. Sapeva quanto Andrea tenesse alla famiglia. Ma non poté trattenersi, spinta da un conflitto interno. Saltò in piedi:

Sì! Proprio così! Dopo il matrimonio tutto cambia. La gente pensa diversamente, perde lambizione, diventa piatta!

Andrea indietreggiò. Giuseppina rimase subito in dubbio. Voleva smorzare la tensione, ma ormai era tardi. Fino a quel momento non si erano mai scontrati: avevano solo fatto progetti, parlato di un futuro insieme, di avviare unimpresa, di stare mano nella mano. Ma ora non cera più nulla: né soldi, né stabilità.

Una parola ne scatenò unaltra, e un abisso si aprì tra loro. In seguito Giuseppina cercò di capire cosa fosse accaduto, sembrava che entrambi fossero stati travolti da una follia improvvisa.

Va bene, Pina! disse lui, lanciandole uno sguardo glaciale. Mi sposo. Subito. E otterrò tutto quello che voglio. Capito?

Ti ho detto che non sono pronta! urlò, la voce tremante di dolore.

Non ti avrei mai proposto il matrimonio! replicò lui, già in partenza. Ci sono tante altre ragazze che non vedono il matrimonio come una condanna.

Allora vattene via! sbottò lei, trattenendo le lacrime. E che il tuo cervello si asciughi una volta per tutte!

Lui se ne andò. Lei lo seguì. Si separarono come due navi nemiche senza munizioni, ma senza arrendersi.

Si erano conosciuti in prima elementare e da allora erano inseparabili. Avevano trascorso tutta ladolescenza insieme, certi che un giorno si sarebbero sposati. E ora la rottura.

Le nonne dei vicoli non erano certo rimaste a guardare. Quando qualche mese dopo Giuseppina sentì che Andrea si era sposato, non poté credere a nulla. Il giorno dopo il litigio, lui era partito per il Nord. Non voleva controllare i social per non vedere eventuali scuse, ma la curiosità ebbe la meglio. Entrò, e il cuore le si fermò: nella foto compariva lui accanto a una sposa in abito bianco.

Giuseppina pianse tutta la notte. Il mattino dopo si svegliò diversa. Un anno più tardi si sposò lei stessa. Il suo sposo, Gianluca, era gentile ma troppo dipendente da sua madre e poco ambizioso. Fu lei a proporre: Gian, già da tempo viviamo come una famiglia. È ora di renderla ufficiale. Niente grandi feste, solo una fuga insieme, magari anche con tua mamma a bordo.

Gian fu contento, anche se non era chiaro se fosse più felice per il matrimonio o per la vacanza con la suocera, che divenne una presenza fissa nella loro vita. Giuseppina, sempre occupata col lavoro, quasi non se ne accorgeva.

Ritorniamo al bar.

Se ti fa stare meglio, disse Giuseppina Bianchi, fissando Andrea negli occhi, allora sì, è stato spiacevole sentire del tuo successo. Non ho morso il gomito, ma è stato un colpo.

È semplice, Giusi, sbuffò Andrea, lo sguardo più scuro. Mi sono stancato del Nord. Ho lasciato la moglie, diviso lattività. Lei è rimasta lì, io sono tornato, ho comprato un edificio qui vicino, lo sto ristrutturando per una nuova impresa di lavorazione del pesce. Vogliamo far ripartire lantica fabbrica.

Vi siete mantenuti in buoni rapporti? ch

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