Una donna, Francesca, andò a trovare unamica dinfanzia, Giovanna. Giovanna si era appena sposata per la seconda volta. Il primo matrimonio era stato un disastro totale: il marito beveva, aveva il carattere impossibile e, alla fine, se nera andato con unaltra. Una storia tristissima. Francesca aveva sostenuto Giovanna in tutto, laveva confortata, aiutata, aveva ascoltato ore di sfoghi Del resto, a cosa serve unamica, se non a questo?
Passarono dieci anni, e finalmente Giovanna incontrò Paolo, un uomo davvero in gamba: istruito, con un ottimo lavoro, praticamente lopposto del primo marito. Francesca era proprio felice per lei. Quando vide il nuovo appartamento appena acquistato dalla coppia, portò una torta e dei regali. Ammirò la ristrutturazione: Bellissimo, davvero! Poi si sedettero a tavola a bere un tè con la torta. Paolo, il nuovo marito, era uno di quelli pieni di battute. Molto colto, con la risposta sempre pronta. Aveva cominciato subito a scherzare su Francesca, sul suo orizzonte culturale un po stretto, sulle sciocchezze che secondo lui le riempivano la testa. Dal suo tono, lei intuiva una certa aria di superiorità. Non hai mai letto Calvino? E Baricco chi è, tuo cugino? rideva. La scienza ormai ha dimostrato che tutte quelle superstizioni che racconti tu sono sciocchezze, commentava con aria saccente.
Poi Paolo ci mise anche i commenti su come si vestiva Francesca, sulla sua pettinatura, sulla sua figura. Lo stile anni Novanta è tornato di moda? No? Ah, credevo, continuava a ridere lui. E Francesca, di fronte a quel presunto genio della battuta, rimaneva congelata, incapace di reagire, inghiottiva ogni colpo. Giovanna rideva anche lei, visibilmente compiaciuta dallironia tagliente del marito.
Alla fine, quel fenomeno sfornò una battutaccia anche sul gatto di Francesca. Per cambiare argomento, Francesca aveva raccontato che aveva salvato una micina randagia, e Paolo non aspettava altro per lanciarsi: I gatti sono pieni di malattie. E chi raccoglie i randagi, sai, ha chiaramente dei problemi psicologici, una specie di narcisismo represso. Giovanna rideva ancora, mentre il marito citava esempi di zitelle con venti gatti come se raccontasse barzellette da bar.
A quel punto Francesca, letteralmente, si mise a piangere. Ridicolo, da bambina, inaspettato. Si scusò, disse che le era venuto il mal di testa, salutò ed uscì.
In effetti, il mal di testa era atroce, come se qualcuno le avesse dato una padellata. E le lacrime Che vergogna, ma che scenata aveva fatto! Camminava per le vie di Firenze piena di vergogna: non era riuscita a tenere testa a quel pozzo di cultura, le mancavano le citazioni di Calvino, aveva addirittura parlato di un sogno premonitore, che figura! Faceva pure freddo, benché fosse piena estate, e lei tremava più per limbarazzo che per la temperatura. Si vergognava di tutto: delle lacrime, della sua ignoranza letteraria, della gatta.
In realtà, la vergogna doveva provarla chi invita qualcuno a casa e lascia che venga attaccato. Chi racconta agli altri dei suoi amici, dei suoi libri preferiti, dei suoi credi, e poi lascia che siano massacrati a parole. Chi pubblica su Facebook una foto del suo scrittore amatissimo, e poi tollera i commenti velenosi degli altri. Alla fine, è sempre la stessa cosa: un tradimento tranquillo, silenzioso.
Il vero tradimento è lasciar consegnare il proprio caro alla derisione, allumiliazione. Ecco cosè il tradimento. Ma Francesca, che non aveva letto Proust (italianizzato per loccasione), non riusciva neppure a formularlo a parole, quel concetto. Si affrettava solo a tornare a casa dalla sua gatta, che di romanzi non ne aveva mai letti e, di certo, non faceva la spiritosa. La gatta, semplicemente, si sdraiava accanto a lei sul divano e faceva le fusa in silenzio
Dopo quella sera, Francesca non tornò più a casa di Giovanna. Tanto, poco tempo dopo, non avrebbe più avuto dove andare: Giovanna e il marito si dividevano lappartamento e si facevano causa. Paolo, evidentemente, era un uomo energico e, sì, molto intelligente. Forse troppo.
Ma capita sempre così: chi hai tradito per qualcun altro alla fine tradisce te. È una catena che si ripete sempre uguale. E bastava davvero poco: fermare con delicatezza quella foga di battute a carico degli altri, non permettere che nel proprio salotto venisse umiliato un amico. Chissà, forse anche il marito avrebbe imparato a rispettare di più sua moglie. Forse non avrebbe osato comportarsi come poi ha fatto?
Chi tradisce non merita rispetto. Né fiducia. E i traditori, come è noto, vengono sempre traditi a loro volta.






