Solo quando sono andato a vivere con la mia amante mi sono reso conto di quale grande errore avessi commesso

Mia moglie è sempre stata una donna molto riservata. Tra i nostri amici era silenziosa e modesta. Non prendeva mai la parola per prima, iniziava a parlare solo se qualcuno le rivolgeva una domanda. Non faceva mai scenate o drammi di gelosia. Mi mostrava attenzione senza pretendere nulla, accettando con gratitudine tutti i regali che le facevo.
La nostra relazione si poteva definire perfetta. Non avevamo segreti, affrontavamo insieme ogni questione. Ogni volta che tornavo a casa dal lavoro, ero sicuro di trovare un pranzo delizioso, mia moglie che mi sorrideva e la casa sempre pulita. Cosaltro avrei potuto desiderare?
Eppure, come spesso accade Nonostante la mia vita familiare fosse quasi da sogno, sentivo il bisogno di qualcosa di diverso, di unavventura. Cera qualcosa in mia moglie che non mi soddisfaceva del tutto: la nostra intimità. Per essere onesto, praticamente non esisteva, e questo non mi andava bene. Così decisi di avere unamante.
Mia moglie, Giulia, scoprì tutto e ci lasciammo.
Andai a vivere con la mia amante, ma fu solo allora che mi resi conto di quanto fossi stato sciocco. Lappartamento era sempre in disordine, e al rientro dal lavoro non cera mai una cena calda ad aspettarmi. Non avevamo nemmeno gli stessi interessi, non sapevamo nemmeno di cosa parlare.
Alla fine ho deciso di tornare da Giulia, ma era troppo tardi. Nel frattempo aveva conosciuto un altro uomo.
Non mi perdonerò mai per questo. Ho perso una donna perfetta per colpa della mia stupidità.

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Solo quando sono andato a vivere con la mia amante mi sono reso conto di quale grande errore avessi commesso
Non vedo l’ora di sposarmi! – Dimi, quando arrivi? – Tra poco, sono quasi a casa. – Sbrigati che qui c’è da parlare! – È successo qualcosa? – si agitò Dimitri. – Mah, non ancora… ma dobbiamo parlare, – rispose Galja chiaramente agitata, anche se niente sembrava grave. Quindici minuti dopo, il capofamiglia varcava la soglia di casa. – Allora, cos’è successo qui? – chiese cauto alla moglie. – Cambiati, lavati le mani, non devi mica lasciare tutto per salvare il mondo, – lei gli diede un bacio, spingendolo verso il bagno. Dopo le solite faccende, si cambiò e andò in salotto. – Vieni, – la moglie lo condusse nella stanza della figlia. Maia era rannicchiata sul divano, gli occhi rossi di pianto. – Allora, cosa è successo? – cercò di essere sereno Dimi. – Chiedilo a tua figlia, – sbottò Galja, – avanti, racconta a papà che ti frulla in testa! Maia si chiuse ancora di più, voltandosi verso la finestra, chiaramente decisa a non parlare. – Allora, signorine, – Dimi batté il palmo sul tavolo, – o adesso mi dite tutto, senza drammi e scene da teatro, oppure ve la vedete voi e io vado a riposarmi dopo il lavoro! – Qui c’è chi ha fretta di sposarsi, – dichiarò la moglie con sarcasmo, – subito, oggi stesso, senza perdere tempo! – Non ho capito… così, di punto in bianco vuoi sposarti? Con chi, se non è segreto? Visto che Maia si ostinava a non parlare, toccò di nuovo alla mamma, Galja: – Oleg Mamurin, quello con gli occhiali e i brufoli, che ultimamente si vedeva spesso da queste parti. – Ah, Mamurin… Insomma, figlia? Maia non diceva nulla. – Senti, tesoro. Adesso basta fare la partigiana durante un interrogatorio. Cosa devo fare, il circo perché tu parli? – il padre cominciava a perdere la pazienza. – Io e Oleg ci amiamo! – esplose infine la figlia. – È il migliore e ci sposeremo! – Almeno adesso è tutto più chiaro… – sospirò il padre, – studia con te? – Sì, stesso corso. – Primo anno… – sospirò Dimitri, fra comprensione e la resa – bambini… – Non siamo bambini! – scattò la figlia. – Abbiamo già compiuto diciotto anni, siamo maggiorenni! – Va bene. Se siete maggiorenni, allora siete adulti. E da adulti parliamo. – Non voglio parlarne! Tanto so cosa direte: “Siete giovani, dovete aspettare, sistemarvi, vedere se è vero amore” e tutte quelle noiose stupidaggini. Siete adulti, intelligenti, ma non capite: noi ci amiamo, c’è un sentimento! E voi volete rovinarlo! – Figlia mia, nessuno vuole rovinare niente, – sospirò stanco il padre, – voglio solo capire bene. Dunque, vi amate, sì? – Maia annuì con sfida. – Bene. E volete sposarvi? Lo volete entrambi? – Papà, non fare l’offensivo con Oleg. Anche lui vuole sposarsi con me. – Bravi. Allora, spiegatemi: dove vivrete, come vi manterrete? Avete pensato a questo? – Non importa! Se c’è l’amore, il resto non conta! – esclamò la figlia. – Maia, ma quanti anni hai? – chiese il padre a voce bassa. – Sembri una di prima elementare, non di università. Qualunque sia il sentimento, bisogna pure vivere da qualche parte, mangiare ogni giorno… Perché tanta fretta di sposarsi, vi bruciano le piante dei piedi? Nessuno è contro Oleg, anzi, venga pure che ci conosciamo tutti, incontriamo i suoi genitori… Corretto, Cara? – chiese rivolto alla moglie. – Correttissimo, tesoro. Ma c’è un dettaglio… loro hanno una buona ragione per tanta fretta. – Che succede? Oleg va militare? Ma non erano esonerati gli studenti… – No, non va militare, e nemmeno Oleg. Maia, vuoi parlare tu o devo sempre fare tutto io? – Non sto zitta, – brontolò la figlia, – Io e Oleg aspettiamo un bambino. – Ecco… – mormorò sconvolto Dimi, – Situazione interessante. Allora che avete deciso di fare? – Sposarci! Avere il bambino! E non provate nemmeno a suggerirmi certe cose… Il nostro bambino nascerà! – Va bene, calmati! Nessuno vuole obbligarti a nulla, dobbiamo capirci bene noi. Dimmi, i genitori di Oleg lo sanno? – Lo sa… Abbiamo detto che oggi ognuno ne avrebbe parlato coi genitori… – E allora? Oleg non ha ancora fatto sapere come è andata? – N-No… – Va bene, quando chiama mi avvisi. Nel frattempo fammi cenare, che con tutte queste emozioni mi viene da svenire dalla fame. Si chiusero in cucina, Galja mise subito il piatto davanti al marito. – E ora cosa facciamo? – chiese sottovoce. – Ancora non lo so. Vediamo cosa dicono i suoi, forse così troveremo una soluzione comune… Appena finita la cena, arrivò la brutta notizia: i genitori di Oleg erano assolutamente contrari, la discussione era finita in lite. Male… Dopo un quarto d’ora Maia uscì in soggiorno con il telefono in mano e disse sottovoce: – La mamma di Oleg… vuole parlare con uno di voi… Galja incrociò le braccia: – Tesoro, parli tu, io non ci riesco… Dimi la guardò severo, poi prese la cornetta, mise il vivavoce, facendo cenno di stare zitti. – Pronto? Sono il papà di Maia, Dimitri. – Laria. Mamma di Oleg. Oggi nostro figlio ci ha detto che esce con vostra figlia. E, visti i fatti, sono già “andati oltre”. E ora grandi progetti. Voi ne eravate al corrente? – Sì, abbiamo parlato con Maia. – Bene. Allora vi chiedo di considerare che noi siamo assolutamente contrari a questi… – la donna accentuò la parola con sarcasmo, – “progetti”! Nostro figlio deve studiare, laurearsi, fare carriera. Matrimoni e figli al primo anno non fanno parte delle nostre intenzioni. – Neanche noi avevamo programmato nozze lampo di nostra figlia. Ma… Maia aspetta un figlio da vostro figlio, per inciso. Cosa suggerisce di fare? – Questi sono problemi vostri, Dimitri. Primo, non sono nemmeno sicura che sia il figlio di Oleg. Secondo, anche se fosse, il “trucchetto” – sposiamoci perché sono incinta – con noi non funziona. Vostra figlia è come tante altre, si vuol sistemare, e Oleg non è certo uno sprovveduto, ottima famiglia, casa, posizione… Da donna capisco, ma da madre farò di tutto affinché lasciate nostro figlio in pace. Non è solo la mia opinione, anche mio marito la pensa così. Abbiamo parlato con Oleg e lui è d’accordo e vi prega di non disturbarlo più. Che vostra figlia faccia un aborto, o tenga il bambino, non ci interessa. Buona serata. Caddero i toni brevi di chiusura. Dimitri fece un lungo sguardo grave alle sue donne e sospirò: – Avete sentito tutto? Insomma, nessun aborto – non si sopprime un’anima innocente, e poi è rischioso. Non è una tragedia. Quando sarà, prenderai un anno di pausa all’università, poi tornerai, non sei la prima né l’ultima. Con i soldi ce la caviamo, ti aiuteremo con il piccolo. E con “quelli”… ci rivedremo. M-Che gente! “Non è mio figlio”. Basta, vi consiglio un po’ di valeriana, fatevi pure una bella pianta di lacrime, ma non troppo. Ce la faremo! Chiamò la moglie e le disse sottovoce: – Stanotte tieni Maia con te, non si sa mai che pianti qualche cavolata. Le parli, la rassicuri. Io dormirò nella sua stanza. Un’ora dopo, suonarono alla porta. – Chi sarà mai? – brontolò Dimitri, andando ad aprire. Poco dopo comparve in soggiorno, assieme a un ragazzo con gli occhiali e i brufoli. – Oleg! – Maia gli saltò al collo, – Sei venuto per me? – Sì, per te. Dimitri, Galja, sono qui per portare via Maia. – Portarla dove, se posso? – Non lo so ancora. Forse prenderemo una casa in affitto. Siamo maggiorenni, quindi vi prego di non opporvi! Maia, vieni con me? – Certo! Ovunque! – Alt, ragazzi, – il papà sollevò la mano, – Un paio di domande. Tua madre ha detto che tutta la vostra famiglia, anche tu, siete contrari a questa storia. – Non proprio, Dimitri. Così ha deciso mamma. Papà, come sempre, la segue, – usò il termine “a priori” con naturalezza, senza darci peso, – io ho solo fatto finta di cedere, sennò mi tagliavano i viveri. Ho preso il portafoglio con i documenti e la carta, e puff! Eccomi qui. – Beh, interessante! – papà Dimi era piacevolmente sorpreso. – Vuoi portarla via, affittare casa… con quali soldi, scusa? – Ho messo da parte qualcosa, lavorando la sera, ho un blog con iscritti, il mio canale. Per un paio di mesi sarà sufficiente, poi lavorerò ancora. – Niente male… Tu che ne pensi, moglie, la lasciamo andare? Il ragazzo sembra meno ingenuo di come pensavamo. – Non so… Così, di notte… – Giusto, la notte non si parte. Facciamo così, decidiamo insieme. Quindi vi sposate? «Sì!» – risposero entrambi. – E il bambino lo tenete? Stessa risposta. – Ok, allora noi vi sosterremo, ma a delle condizioni. Primo: tu, Oleg, cerchi di fare pace con i tuoi, e tu, Maia, lo sostieni in tutto. Oleg, stanotte stai qui, niente follie in giro. Ti prepariamo il letto in salotto, per noi sei solo un amico di nostra figlia. Scrivi ai tuoi che dormi fuori. Poi li prepari alla verità, senza liti! Niente abbandono degli studi! Soprattutto tu, – guardò Oleg, – Maia andrà in maternità, poi recupererà. Noi vi aiuteremo come possiamo, sia materialmente che col bimbo, ma non lavoreremo al posto vostro. Niente matrimonio in pompa magna, si risparmia ora. Poi più avanti, si festeggia con tutti. Siete d’accordo? – Sì, – rispose Oleg senza esitazioni. – Mah… io volevo il matrimonio vero, con velo, limousine, ospiti… – sospirò Maia. – Non è il momento! – tagliò corto Oleg. – Ora matrimonio civile, poi fra uno o due anni quello con tutto il resto. – Va bene… – Perfetto, bambini, tutto chiaro, compiti assegnati. Ora a dormire che domattina tocca svegliarsi presto. Galja agganciò il marito in cucina mentre beveva un bicchiere d’acqua. – Senti, volevo chiedertelo: ma come mai hai cambiato idea così di colpo? – Così dite? Dopo aver parlato con quella arpia di sua madre ero sconvolto. Poi si presenta questo che credevo il solito figlio di mamma, timidino… Invece si è dimostrato un vero uomo, non si è tirato indietro, non ha lasciato la ragazza da sola. Un tipo così merita davvero di avere mia figlia come sposa! – Come sempre hai ragione, amore! – lei lo baciò e andò sistemare tutti a dormire.