Valentina tornava dal supermercato con le buste piene, chiacchierando con la vicina Natalina; ma qua…

Caro diario,

Oggi, tornando dal supermercato con le buste della spesa, mi sono fermata a parlare con la mia vicina, Natalia. Stavamo chiacchierando delle solite faccende del quartiere, quando, arrivando davanti al mio portone a Modena, ho notato unauto elegante parcheggiata proprio davanti. Distinto mi sono raddrizzata con un certo orgoglio.

Guarda un po, sarà mica il mio futuro genero che mi viene a trovare di mattina?

Natalia ha buttato locchio verso la macchina e le si è accesa una scintilla non proprio benevola.

Addirittura già lo chiami genero? Non ha mica ancora fatto la proposta ad Anita. E poi, chissà chi è davvero Potrebbe essere un lestofante! Un furbo di quelli che girano le città, sai mai

Ho alzato lo sguardo, un po infastidita:

Ma per favore, smettila. È un bravuomo e con Anita ha intenzioni serie. Ora scusami, ho i minuti contati. Devo preparare il tè al nostro ospite e guarda caso oggi ho preso quei cioccolatini finissimi.

Sistemandomi meglio le buste strapiene di leccornie prosciutto, formaggio buono parmigiano e le caramelle per accompagnare il tè mi sono incamminata spedita verso casa. Natalia, alle mie spalle, mi guardava con la solita espressione storta.

«Ecco cosa cera dietro a tutto quellaffannarsi per comprare salumi costosi e cioccolato pregiato Sta preparando la tavola per il futuro genero Ha fretta di sposare la sua Anita, povera ragazza».

***

A casa, appena ho varcato la porta, mi si è stampato un sorriso in viso. Dietro al tavolo ho trovato Anita, seduta con unaria un po sognante, e accanto a lei, lui. Era tutto inclinato verso di lei, guardandola negli occhi. Quando mi ha sentita entrare, si è subito ricomposto, facendo finta di niente Ma era chiaro che si stessero scambiando dolci sguardi!

Si è comportato con grande educazione, come suo solito. Aveva portato ad Anita un mazzo di fiori, una scatola di cioccolatini e persino del profumo francese molto buono.

A me, quasi sinchinava. Io non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso.

Oh Anita, mamma mia, ma è davvero bello! Quelle lievi sfumature grigie tra i capelli non fanno che aggiungere fascino, sembra quasi un dandy! più tardi ho confidato a mia figlia, ancora tutta emozionata.

Anita mi ha guardata da sotto le ciglia sorridendo con fierezza:

Mamma, lui è davvero un uomo distinto.

Ma perché è passato oggi? Ha portato regali Fiori non riuscivo a contenermi.

Il volto di Anita si è rabbuiato:

No, mamma, nessuna proposta. Voleva solo insistere per invitarmi a teatro, a Bologna.

Il sorriso sulle mie labbra è sbiadito allistante.

Solo un invito? Ti corteggia così Ma li conosco io questi signori di città! Si divertono con le ragazze, poi spariscono cercandone altre Due mesi che vieni in questo paesino e neanche una parola sul matrimonio! Sembra che stia solo prendendo tempo

Mamma

E cosa? Hai trentanni ormai! Lui vicino ai quaranta! Potreste già essere tranquillamente sposati. Se ha delle intenzioni serie, che le dimostri!

Mamma, dai, facciamo decidere a noi!

Tu adesso taci e ascolta tua madre! Mi sono infuriata e, con una mossa decisa, le ho strappato il salamino di mano.

Posalo subito, fatti il favore di pensare alla linea! Il prosciutto è costoso e magari torna domani il tuo corteggiatore, meglio tenerlo da parte!

Anita mi ha fissato con quegli occhi azzurri profondi, riflessivi. Poi ha chiesto piano:

Mamma, perché ti arrabbi di nuovo? Cosa cè che non va?

Ho sistemato il prosciutto nel frigorifero e tolto anche la ciotola del parmigiano dal tavolo, insieme alla scatola di cioccolatini. Ho lanciato uno sguardo deluso ad Anita e, stizzita, ho detto:

Ho solo paura! Paura che venga qui a farsi vedere in tutto il paese e poi ci lasci a mani vuote! Che non ti sposi più nessuno, poi, ormai sei diventata grande!

E dopo questi signori aristocratici chi ti guarderà più?

Mamma, non stare in pensiero mi ha sorriso serena. Se nè innamorato, stai tranquilla.

***

Una settimana dopo, piangendo, stavo preparando la valigia per Anita. Ecco, io che speravo in una figlia allantica, mi sono trovata davanti a una sorpresa.

La mia bambina aspettava un bimbo! Alla mia domanda: Ma quando avete fatto tutto questo?, lei mi ha risposto con una malizia negli occhi:

Mi portava spesso fuori città, a raccogliere fragole nei boschi Ricordi, mamma? Lì vicino mi aspettava e poi insomma, non resisteva al mio fascino, sai che sono una bella ragazza

E così, direttamente nel bosco? Ma comè possibile? Dimmi subito la verità, devo sapere dove ho sbagliato con te!

Lei, ridendo e mangiando il mio formaggio preferito insieme al prosciutto, mi ha detto:

Non importa dove e quando, mamma! Ahah, limportante è che ora mi sposo!

E agli invitati penseremo tutti insieme! Non credere che tu possa sposarti senza una bella festa di famiglia! Ho insistito Oh, come farò a lasciarti andare via da qui, tra gente che non conosco Sei la mia unica figlia!

Mamma, ti verrò a trovare spesso, promesso

Le amiche e le comari hanno cominciato a bussare forte alla porta:

Vale, ma tua figlia parte e non ci dici niente? E noi senza pensieri per i regali!

Nessun regalo, va in città, col suo fidanzato, nientaltro

Che felicità, finalmente!

***

E così il mio tesoro, la mia unica figlia, è partita. Il suo uomo lha portata a vivere in città.

Mi chiamava, ogni tanto, raccontandomi delle meraviglie della casa di Marco. Sì, futuro genero.

Io speravo solo di avere notizie delle nozze, ma passava un mese, poi un altro, mezzo anno E poi, un giorno, la Natalia è corsa a raccontarmi che aveva visto Anita in città con una carrozzina!

Con la carrozzina?!?

Non ricordo nemmeno come ho fatto a preparare la sacca, abbottonarmi la giacca e correre verso il pullman per Bologna. In paese il cellulare non prende mai, ma in città sì!

Ho chiamato mia figlia subito dalla stazione. Lei non rispondeva, mi riattaccava in faccia ed io bollivo di rabbia.

Ma dove sei!? ho urlato nel telefono, mentre tutti mi guardavano storto. Sono alla stazione e voglio delle spiegazioni! Perché hai partorito e non mi hai detto niente?!

È arrivata da sola in taxi, lo sguardo basso. Mi ha detto con voce incerta:

Mamma, perdonami, non ho trovato il tempo di spiegarti. Ho avuto una bambina, si chiama Martina. È identica a te

E viviamo nella casa di Marco La sua casa è magnifica!

E allora?

Lho fissata dritta negli occhi.

Ti vergogni di me, vero?

Anita si è quasi spaventata:

Ma no, mamma! Non dire così Solo che Marco vive con sua madre.

Questa casa immensa, la macchina, tutto appartiene a lei. E lui fa quello che vuole la madre. Lei non vuole che mi sposi con lui!

***

Ho varcato il portone della casa con lidea chiara di sistemare tutto.

Ma che madre era quella di Marco? Suo figlio porta a casa una donna incinta e lei le impedisce di sposarsi? Sono andata dritta verso di lei, incurante di Marco e della piccola che Anita mi allungava tra le braccia.

Ho trovato la madre seduta suona il pianoforte a coda, al piano superiore della villa, indossando abiti eleganti. Dopo essermi fatta notare, visto che nemmeno mi guardava, ho chiuso decisamente la copertura del pianoforte.

Lei si è voltata, fredda.

Cosa succede? ha chiesto con tono pungente. Chi è lei?

Sono la madre di Anita! ho ribattuto senza mezzi termini. Ma non si vergogna a suonare il pianoforte quando la bambina vuole dormire?

Martina? Ha già dormito abbastanza, ha sussurrato sprezzante. E in fondo, in questa casa si dorme quando dico io!

Ma come? Le dà così fastidio una bambina? E allora perché non lascia in pace almeno i giovani? Potrebbe andarsene, vivere altrove

Io dovrei lasciare la mia villa? ha risposto quasi indignata.

Certo, così loro potrebbero vivere la loro vita.

Io dimpiccio? ha sollevato il sopracciglio. Nessuno li obbliga a restare, la porta è sempre aperta.

Quindi di tua nipote non te ne importa nulla

Lei mi ha squadrata, rigida. E ha detto:

Piacere, Valeria, vero? Spiegami, perché mai dovrei occuparmi di tua figlia e di tua nipote, se cè già te e Marco? Ho già dato a tua figlia il meglio che avevo: mio figlio! Lautista, il mio braccio destro. Ma tu vuoi pure altro Se continui così, ti faccio cacciare dalla villa, ed anche tutti voi dritti in paese!

Sentendo le nostre voci alterarsi, Marco è corso dentro, sè avvicinato e mi ha detto sottovoce:

Mamma Valeria, sarà meglio venire di là, Anita le ha preparato un tè caldo.

***

Il tè, lo ammetto, a volte calma gli animi. Ho fissato laltra madre con occhi carichi di rabbia mentre bevevamo in silenzio, lei con un sorrisino sardonico.

Vedremo chi sopravviverà più a lungo pensavo tra me e me, senza simpatia.

Marco sembrava teso, scrutava Anita con locchio, come a dirle di chiarire qualcosa con me. E in effetti, la situazione imponeva una chiacchierata seria.

Mamma! mi ha detto Anita, chiudendosi con me nello studio di Marco mentre in alto sentivamo ancora scale e arpeggi di pianoforte. Dobbiamo parlare.

Parliamo allora sbottai, ma vedo che con le buone maniere non risolvi niente! La tua suocera vi tiene sotto scacco!

Mamma lei non è la madre di Marco. Abbassò la voce, quasi imbarazzata. È la moglie! Sua moglie, mamma. Lunica!

Sono rimasta di sasso. Non riuscivo a credere a quello che sentivo.

Ma come hai fatto?

Anita abbassò lo sguardo:

Marco, mamma è così benestante solo grazie a lei. Si sono sposati ventanni fa, lei aveva quasi cinquantanni. Nessun figlio, non ha mai voluto, non le interessa Childfree, come si dice ora.

Mi sono guardata attorno, in quello studio-fattoria, con pareti dorate, velluti pesanti, librerie da sogno, mobili antichi. Chissà quanti euro vale tutto questo

Qui tutto è suo continuava Anita malinconica. Allinizio non capivo nulla, pensavo fosse la madre

E quando ho provato a lottare, proprio come faresti tu, lui mi ha raccontato la verità.

Che mascalzone, ho detto senza pensarci. Ma che lo vuoi fare a fare, allora?!

È semplice, mamma. Marco voleva una famiglia, dei figli lei non ha mai voluto saperne. Dopo tanti anni gli ha permesso di avere unamante. E così sono comparsa io. Da anni non vivono da marito e moglie, sono solo coinquilini.

Basta, ho sentito abbastanza. Fai la valigia, prendi la bambina, torniamo tutti in paese!

Ma Anita, con fierezza, mi ha guardato dritta negli occhi:

Neanche per sogno. Io qui resto! Amo Marco. Un giorno, quando sarà libero, mi sposerà.

E intanto lei ti farà vedere i sorci verdi!

Fa niente, mamma. Questa è la mia vita, la scelgo io.

E allora vivi pure così, da ospite, senza nessun diritto Io torno a casa! ero furiosa.

***

I giorni si sono fatti lunghi e vuoti per me. Le voci delle vicine, le notizie di figli e nipotini degli altri, mi ferivano sempre più. Passavo ogni pomeriggio a casa di Natalia, coccolando il suo nipotino, sospirando pensando alla mia Anita e a Martina.

Alla fine non ce lho più fatta e sono partita per la città. Sono rimasta nascosta dietro il cancello della villa, spiando di nascosto.

Ho visto la mia nipotina Martina giocare in giardino con i suoi cagnolini barboncini e gridare Nonna, nonna! ma non si rivolgeva a me, bensì alla moglie di Marco.

Ma che scherziamo? mi sono detta arrossendo di gelosia. Quella non è nessuno, la nonna sono io!

Sono uscita dal mio nascondiglio e ho bussato al pesante cancello.

***

Nessuno mi ha buttato fuori dalla villa. Persino la padrona di casa si è limitata a dire: La casa è grande, cè posto per tutti.

Le liti tra noi due finirono presto, solo qualche stoccata maligna mentre diserbavamo il giardino o giocavamo a nascondino con Martina.

Guarda un po, sei venuta perché ti preoccupavi che la tua bambina soffrisse senza di te? Hai fatto bene, tua figlia non ha carattere, ha bisogno di protezione.

Se voglio, la butto fuori io di casa, oppure la lascio restare. Non ti somiglia molto, Anita, sarà suo padre così?

Senti, tra poco ti becchi una scopa in testa, che tu sia la padrona o no. E poi perché dici che sono debole? rispondevo io stizzita.

Perché sei corsa qui tu, anziché aspettare che venisse da te. Non sei tosta abbastanza.

Facile parlare, vedrai che ti sistemo io quando ti prendi un malanno e avrai bisogno di qualcuno che ti accudisca. In fin dei conti, fare assistenza familiare per me non è mai stato un problema. Purché non capiti tutto ad Anita!

Ah ah, mi fai ridere. Mangio bene, faccio check-up dai migliori dottori e non ho mai partorito in vita mia quindi niente stress. Da cosa hai capito che sarò io la prima ad aver bisogno?

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Valentina tornava dal supermercato con le buste piene, chiacchierando con la vicina Natalina; ma qua…
Ha detto che non sono “adatto a fare il papà” — ma io ho cresciuto questi bambini da solo, giorno dopo giorno, fin dalla loro nascita