Oh, ascolta che storia ti devo raccontare, sembra presa da una commedia allitaliana, davvero.
Il nuovo cerchio di famiglia A quarantadue anni Loredana si trovò a trasferirsi in una vita già costruita
Mia moglie, Gioia Bianchi, ha appena compiuto cinquantanni e, dal giorno dopo, ha rivoluzionato armadio
La suocera dava via le mie cose ai parenti e io mi sono trasferita con i mobili. Signora Teresa, non
Dopo che la suocera, Guglielmina Petroni, ebbe una chiacchierata con la sua amica Teresa Ilenia, smise
30 ottobre 2025 Oggi ho messo fine a un patto a cui non ho più voluto aderire. «Aspetta! Non ho finito! Dove vai?
Marina Rossi aveva sempre fretta. Sempre di corsa. Quel pomeriggio di novembre attraversava via degli Argentieri con il cappotto semiaperto e una cartelletta piena di documenti che minacciavano di volare via ad ogni passo. La pioggerellina aveva iniziato come un sussurro, ma in pochi secondi era diventata una cortina fitta che cancellava i marciapiedi. Marina borbottò tra sé e sé. Il suo piano era tornare a casa, farsi una doccia e lavorare alla presentazione per il giorno dopo. Ma il temporale non le lasciava scelta: doveva trovare riparo. Spinse la porta di una piccola libreria-caffetteria, una di quelle che sembrano uscite da un’altra epoca, con mobili in legno consumato e profumo di caffè appena macinato. Si scrollò l’acqua dai capelli e si avvicinò al bancone. “Un tè nero, per favore,” chiese senza alzare lo sguardo. “Non sei da caffè?” domandò una voce maschile, con tono tra il curioso e il divertito. Marina sollevò finalmente gli occhi. Dietro il bancone, un uomo alto, sulla trentina, capelli castani e barba di pochi giorni, la guardava con un sorriso come se la conoscesse da sempre. “Non quando devo pensare,” rispose Marina, un po’ sulla difensiva. “Il caffè mi agita troppo.” “Allora… tè nero. Ma ti avverto che qui tutti finiscono per cedere al caffè,” disse lui indicando il locale quasi vuoto. Lei sorrise, la prima volta in quella giornata. “E tu sei…?” “Luca Moretti. Proprietario, barista e lettore accanito,” si presentò lui, porgendole la mano da sopra il bancone. Marina fece lo stesso, prese il suo tè e cercò un tavolo vicino alla finestra. La pioggia picchiettava sui vetri come volesse entrare. Mentre cercava di concentrarsi sulle sue note, Luca si avvicinò con un libro in mano. “Se posso permettermi… credo che questo ti piacerebbe.” Era un romanzo antico, con la copertina blu e lettere dorate. “E come fai a sapere cosa mi piace?” chiese Marina. “Non lo so. Ma di solito chi entra trafelato sotto la pioggia, chiede tè e ha proprio quell’aria di chi non vuole parlare… ha bisogno di una buona storia più che di ogni altra cosa.” Marina accettò, ancora sorpresa. Sfogliando le pagine, il rumore della pioggia e il profumo del caffè alle altre tavole si mescolavano in un’atmosfera accogliente. “Lavori sempre qui?” chiese dopo un po’. “Sempre quando piove,” rispose lui con un sorriso enigmatico. Lei rise, pensando fosse una battuta. Ma non lo era. Nei giorni successivi la città riprese il suo ritmo e Marina la sua routine frenetica. Ma un martedì un altro temporale la spinse di nuovo nella libreria. Luca era lì, come se l’aspettasse. “Sei ancora tu,” disse versandole il tè senza che lei glielo chiedesse. “E ancora la pioggia,” rispose lei. Stavolta parlarono di più. Marina raccontò di essere architetto in uno studio prestigioso dove le giornate di dodici ore sono la normalità. “Deve essere stancante,” osservò Luca. “Lo è. Ma non so fare altro che correre,” ammise lei. Lui la guardò con una calma che la spiazzò. “A volte bisogna lasciare che sia la vita a raggiungerci,” disse. Da allora, la pioggia divenne una complice. Ogni volta che iniziavano a cadere le prime gocce, Marina trovava una scusa per passare per via degli Argentieri. A volte leggeva in silenzio mentre Luca serviva altri clienti; altre parlavano di libri, cinema e viaggi che nessuno dei due aveva mai fatto. Un giovedì di dicembre, Luca la invitò: “Sabato chiudiamo prima. Ci saranno dei musicisti jazz a suonare qui. Ti va di venire?” Marina esitò. Non era abituata ad accettare inviti improvvisati. Ma disse di sì. Quella sera il locale era illuminato solo da candele, gli scaffali proiettavano ombre sulle pareti. Luca le aveva tenuto un posto in prima fila. Durante il concerto, le ginocchia si sfiorarono, forse per caso… forse no. Alla fine Luca le servì un bicchiere di vino e si sedette al suo fianco. “Ti ho vista entrare così tante volte per sfuggire alla pioggia,” disse. “Ma forse stavi scappando da qualcos’altro.” Marina rimase in silenzio, colpita dalla precisione delle sue parole. “Forse sì,” ammise. “E forse… qui dentro mi dimentico di cosa sia.” Quella sera, all’uscita, la pioggia era tornata. Luca l’accompagnò fino alla porta. “Non ho l’ombrello,” disse lei. “Nemmeno io. Ma se corriamo, arriviamo in fondo prima di inzupparci.” Non corsero. Attraversarono la strada piano, ridendo mentre l’acqua scorreva tra i capelli e sui vestiti. All’angolo, prima di salutarsi, Luca le disse: “Non aspettare che piova per tornare.” Marina sorrise. “Ci proverò.” Non tornò il giorno dopo. Né quello successivo. Ma la domenica, senza una nuvola in cielo, Marina entrò in libreria. Luca la guardò fingendo sorpresa. “E la pioggia?” “Oggi… l’ho portata dentro.” Quel giorno niente tè, né caffè. Solo una conversazione lunga, lenta, con silenzi pieni e sguardi che dicevano più delle parole. Quando fu buio, Luca le mostrò un angolo segreto della libreria: una piccola sala con vetrata sul fiume. “Qui leggeva mio nonno nei giorni di pioggia,” spiegò. “Diceva che il rumore dell’acqua gli ricordava che tutto continua a scorrere.” Marina appoggiò la fronte al vetro. “Forse è questo che mi piace di questo posto… mi fa sentire che posso fermarmi.” Luca si avvicinò, piano, così vicina da sentirne il respiro prima di vederlo accanto a sé. “Puoi fermarti… e restare.” Marina lo guardò. In quell’istante la pioggia iniziò a picchiettare sul vetro, come se aspettasse il segnale. “Sembra che il cielo sia dalla nostra parte,” sussurrò lui. “Pare proprio di sì,” rispose lei prima di baciarlo. Un bacio morbido, caldo, che sapeva di caffè e tè nero. Un bacio senza fretta. Da allora, ogni pioggia fu un nuovo incontro. Ma non importava più se ci fosse il sole o fosse tempesta: la libreria di via degli Argentieri era diventata il loro posto. In quell’angolo davanti al fiume, tra libri e tazze fumanti, Marina Rossi e Luca Moretti scoprirono che a volte l’amore non arriva con il sole… ma quando la pioggia ti costringe a fermarti un po’ di più. Diario, 15 novembreLavinia Rinaldi aveva sempre fretta. Corro da quando mi ricordo, e oggi non è stato diverso.
12 aprile, 2025 Oggi il caos ha invaso di nuovo il mio piccolo regno. Luca ha portato Giulia a vivere
Coppia svanita a Matera nel 1988 nel 2010 trovano corpi avvolti in teli in una palude…
Sono due giorni che giaccio con la febbre, e tu non mi hai nemmeno preparato un tè! Non sei un vero uomo