La cognata pretendeva che le regalassi la mia nuova pelliccia, ma io ho pensato a un regalo… molto più “adatto”

21 gennaio

Non so proprio come dimenticare la giornata di ieri. Ancora adesso, mentre scrivo nel silenzio del salotto, sento il profumo del caffè e dei pasticcini che avevo preparato per rendere laccoglienza più piacevole. Eppure la voce di Federica, così squillante e prepotente, è risuonata nellingresso quasi stonando con tutto quellabbraccio di casa.

«Ma dai, fammela provare! Sei proprio tirchia? Un attimo, solo una girata allo specchio!» ha insistito, già con la mano infilata nella manica della mia nuova pelliccia.

Ed io, accanto allarmadio, sono rimasta rigida. Ero rientrata da poco e cercavo solo di sistemarla sulle grucce, di carezzarne il pelo e nasconderla bene nella custodia acquistata in boutique. Quella pelliccia di visone, nera come la notte, non era semplicemente un capo: per me incarnava sacrifici, due anni senza vacanze, straordinari infiniti, pranzi al volo per risparmiare, progetti chiusi col fiato corto. Sognavo il visone fin da quando, passando davanti a una vetrina in via Montenapoleone sotto la pioggia, avevo intravisto un modello simile, favoloso, avvolgente. E mi ero giurata che, prima o poi, sarebbe stato mio.

«Federica, lascia stare, siamo appena rientrate» ho tentato di spiegarle con gentilezza, ma la mano della cognata era più rapida. «Guarda che il pelo si rovina a toccarlo sempre, e poi fa caldo in casa»

«Ma che delicatezza! Che sarà mai sto pelo?» mha interrotta, con i suoi soliti occhi al cielo. Da sorella maggiore di Alessandro, mio marito, si sente in diritto di decidere e pretender tutto. «Sono tua cognata, sangue del tuo sangue, Ale diglielo tu!»

Lui, che nel frattempo cercava di togliersi le scarpe reggendo una sporta di spesa, mi ha lanciato uno sguardo smarrito. Certe tensioni lo mettono in crisi, specie tra me e la sorella, le due donne di spicco della sua vita.

«Falle provare la pelliccia, dai cosa può succedere?» ha borbottato, evitando di guardarmi negli occhi.

Un sordo fastidio è risalito in me, ma leducazione mha frenata: non potevo strappare fisicamente di mano la mia preziosa pelliccia allospite. Stringendo i denti, ho lasciato andare la presa e Federica, come un falco, sè avvolta nel visone, subito troppo stretto per le sue spalle. Porto una 44, lei sicura una 50. Lho sentito quasi gemere, il povero capo, quando lei ha cercato di stringere le falde davanti.

«Eh, piccolo nel petto» ha sentenziato guardandosi allo specchio, tirando il visone così tanto che ho sperato non cedesse la cucitura. «Però il taglio è bello, fa figura. Quanto te lha costata? Ale, ti sei giocato la tredicesima?»

«Lho pagata io, con i miei risparmi», ho mormorato avvicinandomi, pronta a intervenire se la situazione fosse degenerata. «Alessandro ha appena finito di saldare il debito della macchina, lo sai».

Lei ha ghignato, accarezzando il pelo contropelo. Mi sono accorta di avere un tic allocchio.

«Pagata da sola. Certo. Ma i soldi in famiglia sono di tutti! Avrai tirato la cinghia ad Ale per mesi Io invece do tutto ai miei figli, vesto la stessa giacca trapuntata da cinque anni e mi vergogno a uscire. E pensa che lavoro in ufficio personale, con le persone, dovrei presentarmi bene!»

Finalmente ha tolto la pelliccia e lha sbattuta sul pouf, senza nemmeno rimetterla in custodia. Mi sono precipitata per prenderla e rimetterla via, sigillando la cerniera fino in cima.

Il resto della serata è scivolato teso. Federica era lì per informarsi sul regalo di compleanno della suocera, Lucia. Tra un boccone e laltro di parmigiana, ha ripreso il solito argomento.

«Il freddo questanno sarà micidiale» annunciava, sventolando la forchetta. «Dice la TV che arriverà anche a meno dieci. Come faccio io, con questa giacchetta sgualcita? Mi prenderò una polmonite, e ai miei figli chi ci pensa?»

«Comprati un piumino buono, ce ne sono di ottimi e caldi ora» ha suggerito Alessandro, porgendole il tè.

«I piumini sono da sportivi. Serve il prestigio a una donna. Io magari vorrei rifarmi una vita: che uomo mi guarda se non ho almeno una pelliccia? Capitano solo netturbini Guarda te, Sara che fortuna ha avuto, e io niente.»

Io bevevo il tè in silenzio, indifferente alle provocazioni ricorrenti. Federica aveva sempre avuto questa maschera di povera vittima, eppure tra stipendio e alimenti vive più che bene. Non ha mai saputo mettere da parte un euro: tutto speso in cene consegnate a domicilio, taxi, piccoli sfizi.

Dopo che se ne andò, Alessandro sospirò e cominciò a riordinare.

«Non prendertela», si azzardò. «Ha due figli da crescere da sola e a volte ti invidia, tutto qua»

«Linvidia è inutile, Ale. Io su quel visone ho sgobbato senza chiedere un euro a nessuno. Anche Federica potrebbe risparmiare, se solo volesse».

«Hai ragione, certo. È che Beh, mentre eri in bagno, cha lasciato intendere qualcosa.»

«Cosa?»

«Dice che già hai un bel cappotto di lana. La pelliccia la metti solo a capodanno o giù di lì. Magari gliela presti per linverno. O, volendo, potresti regalarla. Per lei sarebbe il massimo: compie trentacinque anni, cifra tonda.»

Ho sbattuto il piatto sul tavolo. Ho fissato Alessandro.

«Sei serio?»

«Lei è tua cognata e ha freddo. E tu sei buona, tesoro».

«Sono generosa, Ale, ma mica stupida! Quella pelliccia costa 4500 euro! Non è una sciarpetta. E nemmeno le starebbe: la strapperebbe dopo il secondo uso. Se la vuole, se la compri!»

«Ok, ok, non arrabbiarti. Ho solo ripetuto il suo discorso. Ma la conosci: ora tartasserà mia mamma, e non solo».

Aveva ragione. La campagna di bombardamento iniziò il mattino dopo. La suocera mi telefonò:

«Sara cara, come stai, tutto bene? Senti, ieri Federica è venuta con il cuore in mano, e mi ha raccontato di come hai fatto sfoggio della pelliccia nuova, e lei mortificata per la sua giacchetta»

«Non è vero, Lucia» ho risposto calma. «È stata lei a chiedermi di provarla. E quella giacca, tutto sommato, va ancora bene. La pelliccia è mia. Lho pagata io».

«Ma dai, che saranno mai i soldi! Le cose passano, la famiglia resta. Tu e Ale non avete figli, siete sistemati, Federica invece ha difficoltà. Fra poco fa gli anni: ecco, per il suo compleanno potresti farle un bel gesto. Le dai la tua pelliccia, e chissà, Ale te ne regala una anche più bella O te la compri tu, sei così in gamba!»

«Non la regalo, Lucia. Mi spiace.»

«Quanta freddezza, Sara Ma non aspettavo altro da te Se non cè cuore, non cè famiglia!»

La telefonata mi lasciò la mano tremante. Prima ero buona a fare la chaperon a medici e nipoti, a ristrutturare la casa di campagna di Lucia gratis, ad aiutare tutti coi compiti. Ora, niente pelliccia = nemica pubblica.

La sera, Federica passò allattacco anche sulla chat familiare: frasi a effetto e immagini tristi sulla generosità mancata e la freddezza dei parenti. Poi, un vocale sicuro solo a me:

«Sara, dai, pensandoci hai ragione, regalarla è troppo. Vendimela piuttosto, tipo a 300 euro in dodici comode rate. Dai, lo fanno tutti, tra parenti! Poi a te quel nero nemmeno dona così tanto come a me»

Quando ho ascoltato quel messaggio ho provato una specie di ammirazione per la sua sfacciataggine. Ma mi si accese una lampadina.

Ho ripensato alle parole di Lucia: «Regala a Federica la pelliccia cosí si sentirà donna». Era il momento di insegnare una lezione.

«Federica vuole la pelliccia? Avrà una pelliccia. Anzi, LA pelliccia.»

Chiamai Alessandro mentre era ancora in ufficio.

«Ho riflettuto Forse sono stata troppo rigida»

«Davvero?» Fece quasi un sospiro di sollievo. «Vuoi regalarle la pelliccia?»

«Sì. Sarebbe assurdo discutere per degli stracci. Le farò davvero il regalo.»

«Sei fantastica! Lo dico subito a mamma!»

«No, aspetta! Non svelare nulla. Solo che il regalo è risolto, sarà un capo in vero pelo, caldissimo.»

«Parola donore. Non dico una parola.»

Tre giorni passai a cercare larticolo perfetto. Volevo una pelliccia vera, ma davvero memorabile. Su internet trovai infine loccasione: Vendo pelliccia vera dagnello, confezione artigianale anni 80, taglia comoda, perfetta, mai usata. La foto era un incrocio tra unarmatura e una coperta, color marrone castagna, con colletto e polsini larghi, bottoni giganti, taglia perfetta per Federica.

Mi recai in periferia a ritirarla. La signora che me la vendette, dolce e gentile, era contentissima:

«Guardi, è una pelliccia per la vita! Nei freddi si dorme fuori senza battere ciglio. Mia figlia dice che non è più di moda, ma io dico che è roba fatta per durare!»

Sette chili pesava quella pelliccia, con un sentore di naftalina e vecchi ricordi, ma robusta e indistruttibile. 70 euro e laffare era fatto. A casa lho lasciata tutto il giorno in balcone e spazzolata con cura. Poi, armata di una scatola regalo extralarge piena di carta dorata e una bella card, lho impacchettata da regina.

Alla festa di compleanno in trattoria erano venuti tutti: cugini, zii, amici, persino la nonna. Federica sfoggiava un tubino aderente con brillantini, capelli cotonati, già pronta a ricevere il regalo dellanno. La notizia era circolata: Sara le regala la pelliccia.

Lucia, al mio arrivo, quasi mi abbraccia.

«Bravissima, Sara! Lo sapevo che saresti stata generosa. Federica non sta più nella pelle, non vede lora.»

Io serena e compita nella mia giacca di lana, il visone a casa, per non sviare lattenzione dalla star.

Alessandro entrò con la scatola gigante con il fiocco rosso. Silenzio in sala.

«Auguri sorella! Da parte mia e di Sara. Ecco il regalo più importante. Usalo e non prendere troppo freddo!»

Federica saltò dalla sedia, per poco non faceva cadere i bicchieri da quanto era entusiasta. Rompendo la carta, aveva gli occhi accesi di aspettativa.

Sollevò il coperchio. Uno spesso strato di carta cullava la massiccia pelliccia vintage. Federica la tirò fuori con due dita, come se scottasse.

Il salone ammutolì per qualche secondo. La pelliccia era un monumento agli anni 80, imponente, lucida, pesante, col colletto che sembrava poter difendere dal vento di tramontana o una bufera sulla Majella.

«Che cos’è?» biascicò lei, pallida.

«Una pelliccia vera, Federica! Naturale, depoca, stile unico!». Ho alzato il bicchiere. «Così non avrai più freddo. Altro che quelle leggere per la macchina: questa qui la metti al mercato al mattino e non ti entra neppure un refolo daria! E il vintage oggi va fortissimo, si sa!»

Qualcuno tra le zie ha sussurrato: «Bisogna accontentarsi, è roba che dura». Alcune amiche hanno fatto fatica a trattenere la risata.

Federica si è accesa in volto:

«Stai scherzando, vero? Io volevo la tua pelliccia! Quella di visone!»

«Avevi detto che avevi freddo e volevi sentirti elegante. Questa è proprio perfetta, per la salute e la moda retrò.»

«Retrò? Questa puzza di armadio! Mi stai prendendo in giro!» Ha lanciato la pelliccia nella scatola e cercato lo sguardo della madre.

Lucia non sapeva più che dire.

«Sarà ma pensavamo che avresti dato la tua, o che avresti comprato una simile.»

Mi sono alzata con calma, scandendo bene: «Quella che porto io costa 4500 euro. Non sono ricca e nessuno è obbligato a regalare così tanto a nessuno. Ho trovato una pelliccia vera, calda, il meglio per il freddo. Se si vuole solo apparire, non posso aiutare.»

Alessandro ha osservato la scena per qualche istante, poi è scoppiato a ridere.

«In fondo Sara ha ragione, Fede! Ti ricordi la nonna con quella pelliccia che sembrava unarmatura? Indistruttibile! E tu ai tempi ci giocavi sopra… Volevi il calore, no? Ecco a te!»

Alla fine Federica, vedendo tutti sorridere, è corsa in bagno asciugandosi le lacrime. Lucia le ha seguito, gettandomi uno sguardo di fuoco.

«Sei stata dura, Sara…» ha detto una zia.

«Equa», ha ribattuto Alessandro stringendomi la mano. «Grazie tesoro. Sei bellissima, astuta e con i piedi per terra.»

La serata poi si è un po smorzata. Federica ha mangiato in silenzio, ignorandoci. La scatola, col suo antico carico, è rimasta là in un angolo, simbolo dei sogni sperperati.

Tornati a casa, Alessandro mi ha guardata gonfio di gratitudine.

«Dove lhai trovata quella pelliccia?» ha chiesto curioso.

«Segreto professionale», ho sorriso. «Ma pare porti fortuna e salute.»

«Allinizio pensavo fossi impazzita ma poi ho capito che Federica voleva solo accattarsi qualcosa di valore senza sforzo. Hai fatto bene.»

Il giorno dopo Federica ha messo in vendita la pelliccia retrò su Internet. La descrizione recitava Regalo esclusivo, stile unico, non adatto ai miei gusti. Io me la sono risa sotto i baffi.

Il rapporto con lei e Lucia si è un po raffreddato. Ma ora, ogni volta che torno a trovarle col mio visone sulle spalle, nessuno osa più chiedermi di prestarlo, né suggerire regali improbabili. Sanno che la mia inventiva fa miracoli: potrei regalare anche scarponi di feltro o cappotti depoca!

E Federica, alla fine, sè comprata un piumino. Termico, con membrana. Dice che scalda più della fantasia di rubarsi la pelliccia daltri.

Che dire, mi sento quasi sollevata.

Chissà come avrebbero reagito le altre, al mio posto.

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La cognata pretendeva che le regalassi la mia nuova pelliccia, ma io ho pensato a un regalo… molto più “adatto”
L’uomo tornò a casa e, senza nemmeno togliersi il cappotto, esclamò subito: ‘Dobbiamo parlare seriamente’