Pronta a Fuggire con Mio Figlio e Tutto ciò che Conta da Questo Paese
Avevo già messo mentalmente in valigia tutto ciò che era essenziale per scappare con mio figlio da mio marito e dai suoi genitori, da questo paesino sperduto nellentroterra italiano. No, non intendo sacrificare tutta la vita alle pecore, alle mucche e agli orti eterni della loro cascina. Solo perché ho sposato Giulio, hanno subito pensato che firmassi un accordo per diventare la serva gratuita della loro famiglia. Ma io non ci sto. Questa non è la mia vita e non voglio che mio figlio cresca in questo pantano sospeso nel nulla, dove lunico argomento di conversazione è quanta panna abbia fatto la mucca Bianca.
Quando sono arrivata qui dopo il matrimonio, poteva sembrare che le cose non fossero poi così male. Giulio era premuroso, i suoi genitori, la signora Rosina e suo marito, gentili allapparenza. Il paese aveva persino una sua poesia: i campi dorati, laria fresca, i rumori soffusi come in una cartolina antica. Per un attimo avevo creduto di potermi abituare. Ma la realtà ha impiegato poco a togliersi la maschera. Una settimana dopo il trasloco, Rosina mi ha porto un secchio e mi ha detto di andare a mungere le capre. Ormai sei dei nostri, Caterina, ora tocca a te! mi disse con un sorriso che ancora oggi mi fa tremare. Io, cresciuta in città, che non avevo mai sollevato niente di più pesante di uno zaino, mi sono ritrovata a imparare la mungitura prima che calasse il sole. Un primo avvertimento.
Giulio, in realtà, non aveva alcuna intenzione di difendermi. Ha ragione mia madre, qui lavorano tutti, mi disse calmo, mentre io tentavo di ribellarmi. Così è iniziata la mia nuova esistenza: sveglia alle cinque, nutrire gli animali, zappare lorto, pulire, cucinare per tutti. Mi sentivo più una domestica che una moglie. Se solo osavo accennare a una pausa, Rosina storceva il naso e partiva con la solita filastrocca: Ai miei tempi le donne non si lamentavano e lavoravano dallalba alla sera! Giulio taceva, guardando altrove come se fosse affar daltri.
Il mio piccolo di appena tre anni era lunica cosa luminosa. Guardo Lorenzo e sento che non voglio cresca qui, dove il destino è restare alla fattoria o, al massimo, scappare a Milano dove resterebbe uno straniero. Vorrei che andasse in un buon asilo, che imparasse, che viaggiasse, che vedesse altro mondo. Qui nemmeno la connessione internet basta per fargli vedere un cartone animato. Quando parlai di iscriverlo a un laboratorio di disegno nel paese vicino, Rosina sbuffò: Perché? Meglio che impari a mungere la mucca, quello sì che serve!
Tentai di parlarne con Giulio, provai a spiegare che mi sentivo soffocare, che non era questo ciò che avevo sognato. Lui si strinse nelle spalle: Così fanno tutti, Caterina. Che pensavi? E poco fa ho scoperto che Rosina programma di allargare la stalla e comprare unaltra mucca. Indovinate su chi ricadrebbe tutto il lavoro. Lì ho capito che era la goccia.
Ho iniziato di nascosto a mettere da parte gli euro. Non tantissimi, ma abbastanza per due biglietti dellautobus verso la città. Unamica a Bologna ha giurato che ci aiuterà con casa e lavoro. Mi immagino già io e Lorenzo salire su quellautobus, lasciando dietro la nebbia, le pecore, le mucche e le prediche di Rosina. Sogno un piccolo appartamento solo per noi due, dove posso lavorare e lui crescere libero, con mille opportunità. Voglio tornare a sentirmi viva, non una macchina inchiodata al ritmo della campagna.
Certo, ho una paura nera. Non so cosa ci aspetta in città. Troverò lavoro? I soldi basteranno? Ma una cosa la so: non posso più restare qui. Ogni volta che vedo Lorenzo giocare nel cortile, sento che gli devo molto di più. Me lo devo anchio. Non voglio che cresca vedendomi spezzata, piegata per compiacere gli altri, svuotata di desideri.
Qualche giorno fa Rosina mi ha detto che sono troppo cittadina e che mai sarò davvero una di loro. Sai che cè? Ha ragione lei. Non voglio esserlo. Voglio tornare ad essere Caterina quella che sognava una carriera, i treni, le valigie, una casa felice. E farò di tutto per riprendermi questa vita. Anche se significa afferrare una valigia e scappare con mio figlio dove nessuno potrà obbligarmi a mungere una mucca.



